Il mio té da Abu Tbeirah

té nero iraq

🇬🇧 English version below 🇬🇧

Dall’Iraq con passione

Quello dell’archeologo è il mestiere più bello del mondo. Se si abbina ad un animo curioso e, diciamolo pure, irrequieto, il mix è davvero vincente. Se poi l’animo curioso, irrequieto e archeologo beve pure il té, per me hai fatto bingo.

Io sono archeologa, sono curiosa, amo il té. Magari sono poco irrequieta (ma non ci giurerei). Però conosco una persona che è tutte queste cose insieme. La mia cara amica Antonia Falcone, archeologa, fondatrice di Professione Archeologo, lo scorso autunno ha partecipato alla missione archeologica italiana in Iraq presso il sito archeologico di Abu Tbeirah. Già solo questo per me fa di lei un idolo. Sia chiaro, anche gli archeologi italiani che scavano abitualmente ad Abu Tbeirah sono idoli, anzi. Ma Antonia è andata ad Abu Tbeirah col preciso scopo di documentare la missione di scavo: come lavorano gli archeologi in Iraq? Come vivono il loro quotidiano?

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Dove si trova Ur, in Iraq, rispetto all’Italia – da Google Maps

Beh, in Iraq bevono il té.

Antonia è una patita di té: vi dico solo che quando si esce per un caffé, lei ordina il té con mio sommo imbarazzo, perché nella mia mente dovrei essere io la teinomane che vuole il té a tutti i costi!

Ma torniamo a noi.

Antonia in Iraq documenta il lavoro degli archeologi italiani sui tell sumeri. Poi, quando la giornata di lavoro finisce, si ritira e si prepara la sua bella tazza di té. E qui viene il bello. Perché il té iracheno è semplicemente favoloso. Antonia me ne ha portato un pacchetto preziosissimo, e io lo sto degustando ogni volta con una delizia che non ha pari. Questo té nero, a foglia spezzata, ha un profumo dolciastro particolare, che – sarà la suggestione – mi porta immediatamente in un souq mediorientale. Vorrei sapere di più però di questo té e di come lo si beve in Iraq. Non mi bastano le suggestioni e la fantasia che si scatena col profumo in tazza. Voglio saperne davvero di più.

té nero iraq
té nero da Abu Tbeirah, Iraq

Ho chiesto così ad Antonia di aiutarmi a parlare sia del té iracheno che della vita quotidiana ad Abu Tbeirah: potete leggere il suo resoconto archeologico su Professione archeologo; qui invece ci racconta il post scavo, e come lei si è procacciata il té.

Insomma Antonia, com’è andata? Ho visto sui social che “ti sei fatta riconoscere” dall’équipe di scavo di Abu Tbeirah proprio per la tua ostinata devozione al té…

Ciao Marina! E come poteva essere altrimenti? Esiste tutto un immaginario del tè legato all’oriente, ai profumi, ai sapori e agli aromi che raccontano di terre lontane. Vogliamo per caso dimenticare Il tè nel deserto? Che era sì ambientato in Africa, ma sempre nel deserto era geolocalizzato! A parte le boutade cinematografiche e i luoghi comuni, non essendo consumatrice di caffè e avendo la sveglia all’alba a Ur per andare in cantiere sul tell di Abu Tbeirah, per me è stato necessario fare incetta di teina durante la settimana che ho trascorso in Iraq. E dal momento che il tè in casa missione non mancava di certo, ero quella fotografata perennemente con una tazza di tè in mano. Coerente fino alla fine l’ultima mia Instagram Stories dall’Iraq mi immortalava con una tazza fumante nell’aeroporto di Bassora!

Dove ti sei procacciata il té iracheno? In un souq, in un bazar… come funziona la vendita e l’acquisto di beni di questo tipo?

La cucina della casa missione nel Parco Archeologico di Ur era ben equipaggiata di tè, da dividere in due categorie. Da una parte le confezioni di tè portate da noi archeologi dall’Italia in valigia, quindi diverse qualità di tè e infusi Twinings (quello allo zenzero il mio preferito, per tornare ai profumi d’oriente, in questo caso estremo) e dall’altra il tè iracheno. Che si presenta in modo meno glamour, niente barattoli coloratissimi o scatolette di design come siamo abituati a vedere nei negozi occidentali. Nella nostra cucina il tè, rigorosamente in foglie, era custodito in una busta enorme, di quelle per la conservazione degli alimenti, e veniva piluccato un po’ alla volta quando arrivava il momento rituale del tè. L’acquisto del tè va a ettogrammi o chili, il che la dice lunga su quanto tè venga consumato in Iraq!

Quando e come si consuma il té in Iraq? Hai avuto modo di approfondire quest’aspetto della vita quotidiana?

In Iraq la consumazione del tè è prima di tutto un momento sociale, una forma di accoglienza verso l’ospite, tema molto sentito dagli iracheni. Quando qualcuno bussa alla porta della casa missione non passano 5 minuti che la teiera è già sul fuoco e il narghilè pronto all’uso: si tratta di forme di cortesia per gli ospiti che raccontano tanto del carattere accogliente e cordiale del popolo iracheno. Il tè iracheno si prepara versando in una pentola l’acqua che viene portata a ebollizione, quindi si aggiunge il tè in foglie che rimane in infusione per 3-5 minuti a gas acceso ma basso. La bevanda calda viene poi servita nei tipici bicchierini di vetro dalla forma sinuosa, ricolmi fino all’orlo (tanto da strabordare) e a piacere si aggiunge lo zucchero. Generalmente gli iracheni bevono un tè molto zuccherato!

il mio té dall'iraq

Com’è una giornata tipo della missione italiana ad Abu Tbeirah? Gli archeologi per la tua esperienza sono più da té o da caffé?

La giornata a Ur inizia prestissimo: sveglia all’alba, alle 5-5.30 circa, ci si prepara e veste a strati così da poter sfidare sia il freddo pungente della mattinata che il caldo afoso della mattinata inoltrata. Immancabili sciarpe e kefia per proteggersi la testa da sole e vento. Ad attendere gli archeologi fuori dalla casa missione c’è il furgoncino (dono di Iveco) guidato da Ghani, il logista factotum della missione, e caricato con tutta l’attrezzatura di scavo: carriole, secchi, pale, picconi, stazione totale e livello ottico, archeologi ancora dormienti.

Ur Nassiriyah
L’area archeologica di Ur, Iraq – credits: Wikipedia

Si parte e si costeggia Nāṣiriya per recuperare gli operai iracheni che lavoreranno fianco a fianco degli archeologi. Dopo aver superato diversi posti di blocco per i controlli di routine si arriva sul tell di Abu Tbeirah dove può iniziare la giornata lavorativa. Ognuno ha il proprio compito ben definito: ci sono i funzionari iracheni alle Antichità, i responsabili dei diversi settori di scavo, i capisquadra, gli operai, gli addetti al rilievo, il geologo e quest’anno c’ero anche io, munita di macchina fotografica e block notes per prendere appunti e raccontare la mia avventura irachena sul blog di Professione Archeologo. Qui trovate le puntate del mio diario dall’Iraq:

Diario dall’Iraq. Ur, alle origini della civiltà

Diario dall’Iraq. Sul tell di Abu Tbeirah

Diario dall’Iraq. Quando non si va in cantiere

Diario dall’Iraq. Il primo giorno di scavo nel deserto

Durante la giornata è prevista una pausa pranzo che si consuma in compagnia: tutti seduti per terra con il pranzo a sacco e dalle borse vengono fuori uova, pane, frutta, verdura. Si mangia e si chiacchiera, pronti ad affrontare le ultime ore di lavoro. Il pasto ovviamente si conclude con del bel tè caldo, conservato in enormi thermos .
Tornati poi alla casa missione, dopo una pausa relax con tè e narghilè, ricomincia il lavoro: stavolta si schedano materiali, si compila il giornale di scavo, si sistemano le foto. Insomma tutta quella parte invisibile di lavoro che gli archeologi svolgono quando abbandonano la terra e che occupa gran parte del loro tempo post scavo.
Torniamo alla tua domanda: gli archeologi sono più da tè o da caffè? Senza ombra di dubbio sono caffeinomani, io e te Marina siamo davvero un’eccezione!

Il té che mi hai portato dall’Iraq (un nettare, by the way) ha un’origine particolare? Sai dirmi qualcosa di più sulla sua tipologia?

Al mercato si trova principalmente il tè nero di Ceylon, che è quello che beviamo in casa missioni. Ma la caratteristica forse più particolare è l’aggiunta del cardamomo che conferisce alla bevanda un gusto davvero speciale.

té cardamomo iraq
Té al cardamomo dall’Iraq. Provenienza: British Museum, dono di un’altra cara amica: Stefania Berutti, Memorie dal Mediterraneo

Qui trovi la missione archeologica italiana di Abu TBeirah sui social: instagram: https://www.instagram.com/abu_tbeirah/ e facebook: https://www.facebook.com/AbuTbeirah/

Un grande grazie ad Antonia Falcone per il suo racconto (e per il té), e a Lucia Marino della missione archeologica ad Abu Tbeirah!

🇬🇧 English Version 🇬🇧

From Iraq with passion

The archaeologist is the most beautiful profession in the world. If it combines with a curious and restless soul, the mix is brilliant! If the curious, restless and archaeologist soul also drinks tea, you’ve made bingo for me.

I’m an archaeologist, I’m curious, I love tea. Maybe I’m not very restless (but I would not swear). But I know a person who is all of these things. My dear friend Antonia Falcone, archaeologist, founder of Professione Archeologo, last autumn attended the Italian archaeological mission in Iraq at the archaeological site of Abu Tbeirah. For me she is an idol. All the Italian archaeologists who habitually dig at Abu Tbeirah are idols, indeed. But Antonia went to Abu Tbeirah with the aim of documenting the excavation mission: how do archaeologists work in Iraq? How do their daily lives?

Well, in Iraq they drink tea.
Antonia loves tea. In Iraq, Antonia documents the work of Italian archaeologists. Then, when the workday ends, she prepares a cup of tea. And here comes the beauty. Because Iraqi tea is simply fabulous. Antonia brought me a very precious package, and I taste it every time with a great delight. This black loose tea, has a particular sweet scent, which – it will be the suggestion – leads me immediately into a Middle Eastern souq. I would like to know more about this tea and how it is drunk in Iraq. I really want to know more.

So I asked Antonia to help me talk about both Iraqi tea and everyday life in Abu Tbeirah: you can read her archeological story on Professione Archeologo Blog; here instead she tells how she got the tea.

So Antonia, how was it? I saw on social networks that you got “singled out” in the Abu Tbeirah excavation team because of your fierce devotion to tea …

Hi Marina! And could it be otherwise? Tea is strongly linked to our vision of the Near East: its flavors and aromas tell us of distant lands. How can we forget about “The Sheltering Sky” (the title in Italian is “Tè nel Deserto” which sounds like “the tea in the desert”)? Yes, the film was set in Africa, but we are always talking about desert! Leaving aside the cinematic puns and clichés, I do not drink coffee and drinking boatloads of tea was the only way to survive to the early rise during the weeks I spent in Iraq. And since the kitchen of the mission was full of tea, I was always photographed with a cup of tea stuck to my hand. Indeed, in my last Instagram Story from Iraq I was consistently holding a steaming cup in the Basra airport !

té al cardamomo
il mio té al cardamomo

Where did you get the Iraqi tea? In a souq, in a bazaar … how does the sale and purchase of goods of this kind work?

The kitchen of the house in the Archaeological Park of Ur was well equipped with two categories of teas. There were the tea bags that we took from Italy: different qualities of tea and Twinings infusions (the ginger infusion is my favorite one, always in line with the oriental flavors…). And obviously there was the Iraqi tea. It comes in a less glamorous package, no colorful jars or little design boxes as we are used to see in western shops. In our kitchen the tea, rigorously in leaves, was kept in a huge bag, those for the food preservation , and it was picked a little bit at a time when the tea ritual started. The Tea is acquired in the souq and sold by weight (usually at least half kilo per time for our mission plus me).

When and how is tea taken in Iraq? Have you had the opportunity to deepen this aspect of Iraqi daily life?

In Iraq, drinking tea is first and foremost a social moment, a form of welcoming towards the guest: hospitality is a very important aspect for Iraqi people. When someone knocks at the door of the mission house, after a few seconds the teapot is already on the fire and the hookah ready to use: it is a form of courtesy for guests that is very telling of the warmth and friendly character of the Iraqi people. The Iraqi tea is prepared by pouring water in a pot that is brought to a boil, then the tea leaves are added and left to infuse for 3 to 5 minutes on low gas. The hot drink is then served in typical glasses with a sinuous shape, filled to the brim (to overflow) and sugar is added. Usually Iraqis drink a very sweet tea!

What’s a typical day of the Italian mission in Abu Tbeirah like? Do archaeologists drink more tea or coffee?

The day in Ur starts very early: wake up at sunset, about 5-5.30, then we get ready and dress in layers so as to be able to face both the bitter cold of the early morning and the hotter hours towards midday. Scarves and kefia are fundamental to protect your head from the sun and wind. The Car of the mission (a 4×4 vehicle, gift by IVECO), already loaded with all the digging equipment (wheelbarrows, buckets, shovels, picks, total station, optical level, archaeologists still sleeping…) waits for the archaeologist outside the house with Ghani, the factotum of the Mission, as its driver.

Ancient_ziggurat_at_UR iraq
Ur, Ziggurat. Credits: wikipedia

The car leaves the house and during our ride towards the site we cross the city of Nasiriyah, picking up the workers and passing several checkpoints. Once arrived at the site of Abu Tbeirah, the work can start. Everyone has his or her own well-defined task: there are the Iraqi archaeologists of the State Board of Antiquities and Heritage, the leaders of the different excavation sectors, the foremen, the workers, the surveyors, the geologist and this year I was there too, equipped with a camera and block notes, ready to tell my Iraqi adventure on the Professione Archeologo blog. Here are the episodes of my diary from Iraq:

Diario dall’Iraq. Ur, alle origini della civiltà

Diario dall’Iraq. Sul tell di Abu Tbeirah

Diario dall’Iraq. Quando non si va in cantiere

Diario dall’Iraq. Il primo giorno di scavo nel deserto

During the day the entire team stops for a lunch break: everyone sits on the ground with a cold lunch made mostly of eggs, bread, fruit and vegetables kept in bags and backpacks. We eat and talk, ready to face the last hours of work. The meal obviously ends with some nice hot tea, stored in huge thermos.
When our working time on the site ends we go back to the mission house and, after a relaxing break with tea and hookah, we start working again: here we file the materials, compile the excavation reports, and arrange the photos. In short, we do all that invisible work that archaeologists do when they stop digging, a work that takes up most of their post-excavation time.

Let’s get back to your question: are archaeologists more tea or coffee addicted? Without a doubt they are caffeinmaniacs, you and I Marina are a real exception!

You brought me some tea from Iraq (a nectar, by the way): does it have a particular origin? Can you tell me something more about it?

In the Iraqi’s markets you can usually find the black Ceylon tea, which is what we drink at the mission home. But perhaps the most peculiar characteristic is the addition of cardamom which gives the drink a very special taste.

Many thanks to Antonia Falcone and Licia Marino (Abu Tbeirah Iraqi-italian mission in Sumer)!

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