Calmiamoci un po’

Tranquilli, non è un monito e non sto sgridando nessuno. Semplicemente, è un invito. Un invito a prendersi cura di sé, a coccolarsi, anzi, a curarsi, ad ascoltare il proprio corpo e la propria testa, per una volta.

La calma è la virtù dei forti, dice un vecchio proverbio. E in effetti riuscire a non farsi prevaricare dalle preoccupazioni e dalle azioni quotidiane non è impresa semplice. Di carattere le persone sono più o meno predisposte ad agitarsi anche per un nonnulla. Difficile è trovare qualcuno che non sia smosso da niente e da nessuno. Ciascuno di noi, chi più, chi meno, vive le sue preoccupazioni quotidiane. Vi è chi le esterna in modo pure troppo teatrale, vi è chi invece si tiene tutto dentro, ma ugualmente soffre.

 

 

Mi sono accorta ultimamente di aver avuto degli sbalzi di nervi che non mi appartengono, momenti di esplosione di rabbia che mi hanno preoccupato più del motivo stesso che li ha generati. In quel frangente avrei voluto calmarmi, avrei desiderato una camomilla. E mi sono accorta, invece, che di tutti gli infusi che avevo nella mia dispensa, la camomilla era l’unico che mancava. Così alla prima occasione utile sono corsa in erboristeria. Mi è stato consigliato un infuso di camomilla, melissa, fiori d’arancio, dal profumo di miele che riporta all’infanzia e che funziona già solo come aromaterapia.

Lungi da me pensare, e scrivere pubblicamente, che un infuso possa curare. Ma sicuramente le erbe con effetto calmante possono alleviare il senso di agitazione che uno ha. Il mio infuso non è una cura, dunque, ma un sostegno. Del resto si è sempre detto che la camomilla è un calmante, ma non è una medicina.

C’è un altro tipo di stress, che apparentemente non appare come tale, ma che in realtà affatica l’organismo perché sottoposto ad uno sforzo notevole: è lo stress da troppo cibo. Sotto le Feste appena concluse siamo stati bombardati da pranzi, cenoni, dolciumi. E basta aprire facebook per vedere tutte le vignette create appositamente per prendere in giro le sbafate di Natale e Capodanno e le diete che iniziano dal 7 gennaio. Luoghi comuni a parte, è vero che in tanti casi il corpo va in affaticamento: si mangia in maniera diversa rispetto al solito e per più occasioni ravvicinate, per cui l’organismo non fa a tempo a rilassarsi che subito arriva una nuova bordata di stress sottoforma di lasagne, agnello e panettone.

La mia tisana dopopasto

La mia tisana dopopasto

In mio soccorso è arrivata in regalo, proprio in occasione dell’ultimo pranzo delle feste, una bella e gradita tisana dopopasto: nuovamente un infuso di erboristeria, a base di malva, achillea millefolium, finocchio e rosa: un infuso fatto apposta per aiutare la digestione, il migliore amico che possiamo incontrare dopocena.

Il debutto del 2016 mi ha imposto di calmarmi. L’aiuto me lo offrono questi due infusi che vi ho descritto. Con essi calmo sia l’organismo ingolfato che l’animo alterato. Non sono una cura ma, spero, un supporto prezioso.

E voi? Ricorrete a camomilla e simili per calmarvi e a tisane dopopasto e digestive per andare a letto senza il peso sullo stomaco? Quali sono i prodotti migliori? Discutiamone insieme nei commenti e sulla pagina facebook de Il mio té!

Regali dal Giappone

Adoro la mia padrona di casa. È una persona carinissima ed ha un pregio: per lavoro vola spesso in Giappone. Così, ogni tanto quand’è laggiù mi pensa, e al suo ritorno mi porta del té.

Questa volta si è superata: un regalo di Natale in anticipo che mi ha tanto sorpreso quanto entusiasmato. Sì, perché non si tratta di té qualunque, ma di tre té decisamente rappresentativi del Giappone. E non solo, ma le loro confezioni parlano da sole.

I due contenitori cilindrici, rivestiti in carta giapponese, contengono l’uno bustine di GenMaicha, l’altro di Gyokuro.

Il mio té dal Giappone

Il mio té dal Giappone

In assenza di didascalie in caratteri europei – i soli caratteri riportati sono ideogrammi giapponesi a me incomprensibili – sono solo il profumo e l’aspetto fisico ad indicarmi di cosa si tratta.

Il mio té dal Giappone: le due scatole sono talmente belle che meritano di essere esposte :)

Il mio té dal Giappone: le due scatole sono talmente belle che meritano di essere esposte 🙂

Il Genmaicha l’ho riconosciuto a naso, davvero: il profumo del riso tostato è inconfondibile, conferisce un non so che di amarognolo e di tostato, appunto (la parola inglese roasted rende l’idea), che si mescola alla foglia del té verde già profumata di suo. Il té è in bustine piramidali setose, che consentono al té di conservare il suo aroma senza disperderlo, ma al contempo permettono di spiare il contenuto: il té è sminuzzato in foglia piccola, e il riso tostato, che assume il tipico colore ambrato, è poco più che polverizzato. In tazza rilascia tutto se stesso, la sua fragranza riempie la stanza e ne fa la bevanda ideale per accompagnare un pasto.

Il Gyokuro è un té verde particolarmente verde in foglia prodotto nella regione di Shizuoka. È molto ricco di clorofilla (a questo è dovuto il suo colore verde intenso) ed ha un sapore molto caratteristico, al tempo stesso delicato e strutturato. Il suo nome in giapponese richiama la giada, colore che risalta nell’infusione. Un té-gioiello, dunque.

Sono molto contenta di queste new entries nella mia collezione. Ma ce n’è un’altra di cui non vi ho parlato (ancora): è una scatolina dipinta, con il panorama del Monte Fuji. Spettacolare. Se avete pazienza ve ne parlerò in un’altra occasione!

Il chai che viene dal Nord

Profuma di fiordi e di acque impetuose;  di boschi di conifere e di renne al trotto nella neve; il fumo crea quelle illusioni che solo l’aurora boreale nelle lunghe notti invernali può creare.

Non conosco la Svezia, per cui non so se queste immagini possano davvero riferirsi ad essa. Non conosco la Svezia, ma conosco il suo té.

Si chiama Nordic Chai e, lo dice il nome, è un chai, un té nero fortemente speziato che porta con sé tutte le spezie solitamente attribuite al chai indiano, ma con la forte preponderanza dello zenzero (che, mi si dice, nel Regno dei Ghiacci piace molto): troviamo la cannella, il cardamomo, i chiodi di garofano, petali di fiori che aspettano la fine dell’inverno per fiorire. E poi, appunto, tantissimo zenzero. A differenza del chai indiano, poi, non ha bisogno del latte per essere completo.

A dispetto del panorama bianco che mi posso immaginare pensando ad un té che viene dal Nord, il té sciolto, con tutti i suoi ingredienti, è un mix colorato e vivace. In tazza non viene particolarmente scuro e può stare in infusione meno dei 5 minuti previsti dalla confezione (e se l’illusione è quella di trovarsi quasi al Polo, io il té lo voglio bollente, mica posso aspettare 5 minuti!).

Sarà la vicinanza con le latitudini della Russia, ma questo blend mi ricorda alcune infusioni della linea dedicata al Russian Tea di Kusmi Tea. Non mi riferisco ad Anastasia, blend di té neri e agrumi, ma ad altri blend.

La Svezia è parecchio lontana e, in effetti, è una terra che conosciamo (almeno io) meno di altre regioni d’Europa. Così, anche per quanto riguarda il té, ne so veramente poco. Ma qualcosa l’ho scoperto, giusto di recente: fu un botanico svedese, allievo di Linneo, a rivelare agli Europei l’esistenza del Rooibos (anche se poi fu un russo due secoli dopo a commercializzarlo) e in generale mi immagino che alle elevate latitudini per riscaldarsi si sia sempre bevuto qualcosa di caldo, anche se non era té, prima che le varie Compagnie delle Indie iniziassero a importarlo dalla Cina.

Basta un pacchetto di té, un nome evocativo, e via, si innesca il meccanismo della curiosità e della fantasia. Bisognerà andare in Svezia per soddisfarla 😉

Christmas Teatime. Con le amiche, ovviamente

Amo le tradizioni. Sono così rassicuranti!

christmas teatimeCosa fa sì che un gesto, o un evento, diventi tradizione? Lo scambio dei regali a Natale, a cena fuori (pago io) per il compleanno, un pic-nic per ricordare l’anniversario dell’assunzione a lavoro, un pranzo in inverno tra amiche nel luogo più accogliente che esista: una bella casa antica, già addobbata per le feste, con la tavola apparecchiata, tante leccornie da gustare e a seguire lo scambio di pensierini di Natale e immancabile il té a metà pomeriggio. Sono queste, le rassicuranti tradizioni che amo.

Tra chiacchiere, scambi di complimenti (“Che buono…” “Che brava!” “Oh che bellino!”), coccole al bel micio vanesio e le immancabili grasse risate, tra porzioni abbondanti di dolce (sì, è Alice di Pane Libri e Nuvole che prepara la torta ogni volta, e ogni volta supera il concetto di slurp!), regalini DIY (sempre made in Fancyhollow by Silvia, sennò che Natale sarebbe?), tra la risata spontanea e contagiosa di Chiara, la parola saggia, ma che nasconde quel pizzico di rompete-le-regole di Barbara, tra l’ospitalità della padrona di casa, Ada, che ci tratta sempre da principesse quando, con la sua forza carismatica potrebbe rovesciar governi, e la bellezza di Irene+1, che ci ha trasformato tutte in zie prima del tempo (però troviamoglielo un nome a ‘sto figliolo, eh?), anche quest’anno la tradizione si è rinnovata. E abbiamo avuto il nostro pranzo a Sinalunga.

Siamo nella Valdichiana, ma molto vicino alla Valdorcia. Nella bella campagna toscana insomma, quella delle dolci colline, dei campi di grano e dei prati in cui pascolano le vacche chianine, dei bei borghi medievali appoggiati sulla cima dei colli, e di un antico passato etrusco che nessuno qui dimentica. Poi noi siamo tutte archeologhe, tranquilli che ce l’abbiamo ben presente. In un paesaggio antico, in un paese che ha ritmi ben diversi dalla Firenze di tutti i giorni, la gita a Sinalunga è sempre una gioia.

È una gioia il pranzo, ed è una gioia il té.

il mio té di NataleQuest’anno è stata Irene ad animarlo. Il suo regalo di Natale è stato un bellissimo vasetto di vetro riempito del blend Il sogno di Michelangelo de La via del Té. Non potevamo farlo passare inosservato, così l’abbiamo subito provato: pinoli, petali di fiori  (fiordaliso e girasole) un lieve sentore di cioccolato ci hanno riscaldato l’anima. Ada ha tirato fuori, come tradizione, la sua collezione di favolose tazze a tema natalizio (quest’anno abbiamo contribuito noi colleghe a incrementarla). Presto fatto: metti una cassapanca, un vassoio, le tazze da té, i biscotti spekulaas preparati da Barbara e il christmas teatime scocca improvvisamente!

E tra una tazza di té e un biscotto, scorrono come l’acqua le chiacchiere e le risate di cuore; i problemi e le incognite lavorative gettano ogni tanto un’ombra, ma come una nuvola passeggera vengono spazzate via dalla prima battuta, dal primo starnuto, o dalla coda del gatto che si struscia su una gamba. Basta poco per donarci il sorriso, in fondo.

E a pensarci bene, non è il blend che rende tale il té di Natale. Ma è l’atmosfera, il luogo, la compagnia, la disposizione d’animo. E io sì, a Sinalunga con le amiche mi sono goduta il mio té di Natale.

Auguro a tutti voi di passare momenti come questo. Fanno bene all’anima.

Buon Natale

Marina

 

Breve storia del Rooibos

In tanti fanno ancora confusione. Siccome per questioni di marketing spesso viene venduto come té rosso, molti credono che il rooibos sia una varietà di té.

Errore.

Ripetiamo insieme: il rooibos non è un té. Il rooibos non è un té

Ripetiamo insieme: il rooibos non è un té. Il rooibos non è un té

Ne ho già parlato in un altro post, ma lo ribadisco: il rooibos non ha niente a che vedere con il té, perché non viene tratto dalle foglie della camelia sinensis, ma da un arbusto sudafricano, il rooibos appunto in lingua Afrikaans, che significa redbush (arbusto rosso) e il cui nome scientifico è aspalathus linearis. In Sudafrica il rooibos è coltivato nell’area montuosa di Cederberg, nella regione del Capo di Buona Speranza.

Qui gli abitanti indigeni bevevano un’infusione di rooibos già prima dell’arrivo degli Europei: raccoglievano i rami e battevano le foglie, simili ad aghi, con dei pestelli, in modo da sminuzzarle, quindi le facevano fermentare e seccare al sole. I primi coloni, scoperta questa bevanda, si fecero due conti in tasca e capirono che era molto più conveniente bere l’infuso di rooibos che non farsi importare il té nero dall’Europa (il quale té nero era a sua volta importato dalla Cina: vi immaginate che prezzi poteva raggiungere un pane di foglie di té?). Perciò cominciarono a berlo, e certo non rimpiansero le vecchie abitudini della Madrepatria.

L'area di produzione del rooibos in Sudafrica. Credits: Manutee-factur.com

L’area di produzione del rooibos in Sudafrica. Credits: Manutee-factur.com

Nel 1772 un naturalista svedese, Carl Peter Thunberg, allievo di Carl Linnaeus (che tutti noi abbiamo studiato a scuola: è lo studioso al quale dobbiamo la classificazione degli esseri viventi), considerato il padre della Botanica Africana, riportò nel Vecchio Continente la notizia dell’esistenza della pianta del rooibos e del suo utilizzo al posto del té. Ma è solo nel 1904 che il pioniere russo Benjamin Ginsberg, esploratore della regione del Capo di Buona Speranza, apprese dai Bushmen, gli indigeni, la preparazione dell’infuso e decise di diventare il primo coltivatore ed esportatore di rooibos in Europa. Ginsberg, del resto, proveniva da una famiglia di mercanti di té. Non gli fu difficile inserire il suo “nuovo” prodotto nelle vecchie vie commerciali. Da lì in avanti Benjamin, e poi il figlio Charles, trasformarono la coltivazione per renderla sempre più produttiva in modo da rispondere alle richieste di un mercato sempre più ampio. Oggi il rooibos è infatti molto diffuso, e continuerà ad esserlo sempre più.

Un mucchietto di rooibos

Un mucchietto di rooibos

La caratteristica principale del rooibos è quella di essere naturalmente dolce. Inoltre, proprio per la sua dolcezza intrinseca, si presta ad essere aromatizzato con profumi ancora più dolci o che tendono ad accentuare la piacevolezza dell’infusione. Ricordo ancora che il primo rooibos che bevvi, acquistato in Austria nell’ormai lontano 2003, era aromatizzato alla ciliegia: davvero dolcissimo (mi ricordo ancora la confezione: blu, con una giostra sull’etichetta). L’ultimo rooibos approdato in casa mia è invece aromatizzato alla mandorla e pistacchio, dolce regalo della mia amica Valeria. E poi c’è Cape Town, della serie Tea Travels de La Via del Té aromatizzato alla malva, alla rosa e ai petali di girasole. Infusioni dunque dolci, fruttate, leggere. L’infusione è di color arancio-ambrato tendente al rosso (diventa più o meno rosso a seconda degli ingredienti nei rooibos aromatizzati). Le foglie sono più simili ad aghi di pino sminuzzati. L’unico difetto di questa bevanda è il fatto che gli aghi di rooibos sono talmente piccoli e sottili, spesso, da passare il colino e finire in tazza. Ma se questo problema non vi infastidisce siete a posto. Io molto spesso me li bevo direttamente, senza farmi troppi problemi.

Non essendo un té, il rooibos non contiene caffeina. Per questo è particolarmente adatto a chi non vuole rinunciare alla sua tazza pur dovendo tenere sotto controllo l’assunzione di caffeina. Pare inoltre che il rooibos abbia proprietà salutari: combatte i radicali liberi ed ha proprietà digestive. Ciò sarà utile ricordarselo sotto le feste quando sarà necessario depurarsi dalle troppe mangiate: così spiega un articolo di Green.me che vi consiglio di leggere.

Té o non té, il té rosso è una valida alternativa alla tazza di té delle 5 oppure alla tisana dopopasto. E come per tutte le tazze da té, anche bere un rooibos è un puro piacere per il corpo e per la mente.

Bene, vado a prepararmene una tazza 😉

E voi avete mai bevuto il rooibos? Come vi piace? In purezza o aromatizzato? Raccontatemelo nei commenti, oppure sulla pagina Facebook de Il mio Té Blog!

 

Guida ai té di Natale 

Ormai ci siamo, tra meno di 20 giorni è Natale. Campanellini, lucette rosse, alberi addobbati a festa, e per merenda una bella cioccolata calda o un té con biscottini. Nella teiera fumante si sprigiona l’infusione… già, ma quale?

Come per le birre, anche il té ha le sue stagioni. Per il té, ciò è particolarmente evidente nelle scelte stesse che facciamo noi: d’estate preferiamo tè leggeri e fruttati, che si prestino ad essere consumati freddi. Per contro, in inverno preferiamo (leggi: io preferisco) infusioni più forti, più corroboranti, più piene, che riempiano di sé e della propria fragranza l’ambiente e facciano atmosfera.

Un vero Christmas Tea Party: tazze a tema natalizio e profumo di calde spezie che si sprigiona da esse

Un vero Christmas Tea Party: tazze a tema natalizio e profumo di calde spezie che si sprigiona da esse

I té di Natale si inseriscono perfettamente in questa tendenza: che siano neri o verdi, sono caratterizzati da profumi intensissimi di spezie e fiori.

Il té verde e i té neri della collezione di Natale de La Via del Té: si differenziano anche cromaticamente, oltre che per profumo e ingredienti

Il té verde e i té neri della collezione di Natale de La Via del Té: si differenziano anche cromaticamente, oltre che per profumo e ingredienti

I té neri solitamente per l’occasione si fidanzano con i toni dell’arancia e della cannella, dello zenzero, del chiodo di garofano e del pepe, e con il colore dei boccioli di rosa gialla e delle bacche rosse.

I té verdi si accompagnano agli agrumi, ai fiori, al pepe rosa, e affidano quel certo non so che di dolce al cioccolato bianco, che per esigenze estetiche può essere a forma di stellina, o a zuccherini, anch’essi a forma natalizia.

Spesso questi té sono belli da guardare sfusi, ancora dentro il loro scatolino, o sul cucchiaio che li verserà nell’infusore. Allora si gioca tutto sui contrasti cromatici degli ingredienti, e forse uno degli aspetti divertenti è provare a indovinare tutti i vari elementi che, uniti insieme, danno vita a questa sinfonia di profumi.

Ormai quasi tutte le case produttrici di té hanno il loro té di Natale.

La Via del Té ha addirittura dedicato qualche anno fa un bel cofanetto con 3 differenti variazioni sul tema (cui se ne è aggiunta una quarta!): due té neri e un té verde, tutti con una fortissima personalità e adatti a tutti i gusti: gli amanti del té verde ad ogni costo sono solitamente svantaggiati per la produzione natalizia, ma invece La via del Té pensa anche a loro con la scatola verde del Green Christmas, un té bancha arricchito con arancia, girasole, pepe rosa. Personalmente, però, preferisco la loro scatola rossa, con il té nero Racconto di Natale, dal carattere secco e amarognolo in cui risalta la cannella e il chiodo di garofano; l’altro té nero, nella scatola bianca, White Christmas, è più dolce: al suo interno boccioli di rosa gialla, mandorla, arancia e cristalli di zucchero. La quarta variazione, che non ho ancora provato, ma che assaggerò quanto prima, è Orange Christmas, un rooibos con arancia, cannella, girasole (La Via del Té ha 3 punti vendita/sale da té a Firenze, altrimenti si trova online).

Il cofanetto di tre té di Natale della Via del Té

Il cofanetto di tre té di Natale della Via del Té

Mariage Frères, in assoluto la casa da té alla quale sono più affezionata (ogni volta che vado a Parigi il pellegrinaggio è d’obbligo in nella loro sala da té in rue del Bourg-Tibourg nel Marais), ha prodotto quest’anno un’intera linea di té di Natale, che si va ad aggiungere ad una vecchia linea di Thè de Noël. Quelli dell’edizione 2016 sono in eleganti confezioni cilindriche allungate e colorate variamente a seconda dell’aroma: Christmas Cake, Christmas Pudding, Christmas Orange e Christmas Strawberry si affiancano al più classico Noël Tea. E potessi ne farei la scorta (Mariage Frères è in vendita in Italia a Roma nella pasticceria D’Agnino, in Galleria Esedra, altrimenti online).

La collezione natalizia di Mariage Freres

La collezione natalizia di Mariage Freres

Anche Damman Tea propone la sua collezione natalizia di té: piuttosto vasta, offre accanto ai té neri e ai té verdi anche un té bianco. Interessanti anche le preparazioni con il nome di città: Noël à Paris, Noël à Vienne, Noël à Prague… Suggestioni a go-go, di quelle che a me personalmente attirano sempre tanto (i prodotti Damman si trovano in tutta Italia in vendita in alcune pasticcerie particolarmente ben fornite, e altrimenti online).

Infine Peters’ TeaHouse ha una discreta collezione di té di Natale: le scelte cadono su un té nero speziato con lieve sentore di cacao, un té nero al profumo di strudel di mele (molto natalizio!), un rooibos con stelle di cioccolato e infusi alla frutta (Peter’s TeaHouse ha alcuni punti vendita in Italia – a Firenze e Genova, per esempio – altrimenti si trova online).

 

Avete scelto il vostro té di Natale 2016? Quali profumi vi fanno sentire di più l’atmosfera del Natale? Cannella, zenzero, chiodi di garofano, o le stelline di cioccolato? Parliamone nei commenti, oppure su facebook!

Tiare tea. Ed è subito Polinesia… forse.

Apro il boccettino di vetro che contiene il Tiare Flower Tea, e subito il profumo mi inebria. Non saprei definirlo: dolce, sì, fragrante, intenso, nonostante sia passato un po’ di tempo da quando la mia amica Irene l’ha portato di ritorno dal suo viaggio di nozze in Polinesia (beata lei… l’avete pensato tutte, vero?).

Il tiare è un bellissimo fiore tropicale. È bianco, carnoso, è il classico fiore che ti mettono all’orecchio quando scendi dall’aereo a Tahiti, è il fiore che staresti a guardare per ore, quando ti imbatti nel suo albero nei giardini di Darwin, in Australia. Eh sì, l’ho visto anch’io il tiare, quando sono stata in Australia. Visto, amato, fotografato, e ancora non sapevo che fosse usato per aromatizzare il té.

Il fiore di Tiare. La pianta è la Gardenia Tahitiensis, originaria dell'isola di Tahiti

Il fiore di Tiare. La pianta è la Gardenia Tahitiensis, originaria dell’isola di Tahiti

Un té nero dal sapore intenso. Secondo me, azzardo, lo coltivano in Australia, nel Daintree National Park. Oppure in Cina, chissà. Ma no, secondo me in Australia, la cui produzione può soddisfare il mercato dell’Oceania. La Polinesia è in Oceania del resto. Ed è difficile pensare che sugli atolli, all’ombra delle palme, qualcuno possa sorseggiare una tazza di té. Una batida di cocco, casomai, oppure un latte di cocco bevuto direttamente dalla noce, ma non un té. Non dimentichiamo però che il té è profumato di un fiore tropicale, anzi del fiore tropicale per eccellenza.

Bere il Tiare Tea al lavoro...

Bere il Tiare Tea al lavoro…

Mi vedo così, mollemente adagiata al sole, davanti a me il mare verde trasparente, sopra di me il cielo azzurro che solo l’Oceania può regalare, sotto il mio telo mare la sabbia finissima mista ai coralli del mio atollo. Le palme ci sono, naturalmente: sono due, baciate anch’esse come me dal sole, agitate da quel poco di vento che fa tanto Tropico del Cancro.

Poi apro gli occhi, però. E mi ritrovo in un grigio pomeriggio di novembre nella sala mensa del mio posto di lavoro. Da sola, in certi casi è un bene, davanti a me il boccettino di Tiare Tea e la mia tazza, piena di té fumante, poggiati sul triste tavolino grigio/azzurro. No, non c’è niente della Polinesia qui, proprio niente. Per fortuna c’è il profumo del té. E mi ci tuffo dentro, dimenticando per 5 minuti il bruttume che mi circonda.