infusioni di maggio: i té alla rosa

credits: pinterest

Maggio è il mese delle rose: ovunque nei giardini fioriscono di tutti i colori e formati: da quelle piccoline bianche, poco più che boccioli, a quelle grosse, enormi, screziate, da quelle profumatissime, che quasi storidiscono a quelle tenui, delicatissime, che a malapena si percepiscono. Il mondo delle rose è vastissimo, ed esse popolano tanti giardini pubblici e privati. Addirittura alcuni giardini pubblici sono interamente dedicati a questi romantici fiori: a Firenze c’è il Giardino delle Rose, mentre a Roma è il Roseto Comunale sull’Aventino ad essere interamente dedicato a questi fiori.

Il profumo delle rose è impiegato in vari campi: nei profumi e nella cosmesi, per esempio, ma anche in cucina e nel té.

Ovviamente è proprio del té che voglio parlarvi, perché i petali profumati delle rose ben si prestano a profumare e aromatizzare la nostra bevanda preferita, sia nella versione verde che nera che, anche, bianca.

Sul mercato troviamo spesso il té alla rosa. Dobbiamo prestare attenzione a come lo vogliamo il té: scented, ovvero ottenuto naturalmente, per osmosi dei profumi, per cui le foglie di té sono poste ad appassire con i petali di rosa, trasferendosi i profumi dalle foglie ai petali e viceversa? Oppure vogliamo un té aromatizzato, ottenuto con l’olio essenziale di rosa che viene addizionato alle foglie di té?

rose gong fu

Il gong fu rose tea (durante il corso di té di Vania Coveri-Teateller)

Il primo caso segue un processo di produzione tradizionale e antico. Viene chiamato Té Rose GongFu, e consiste nel mettere a seccare le foglie di té nero insieme ai petali di rosa, sostituendo i petali ogni tot di tempo in modo da immetterne sempre nuovi e profumati. Il procedimento è lo stesso del té al gelsomino (altro fiore che sta per sbocciare), e fa sì che si ottenga un té profumato naturalmente, semplicemente grazie al contatto con i petali. Questo té è davvero delicato, il profumo è volatile e fresco, non persistente, ma proprio per questo è un piacere da gustare ad occhi chiusi.

I té aromatizzati alla rosa si basano sull’aggiunta di oli essenziali alle foglie di té. Il profumo questa volta sarà molto persistente e deciso. In genere vengono aromatizzati alla rosa con questo procedimento i té verdi, in qualche caso anche i té bianchi; inoltre alla rosa possono essere aggiunti altri profumi di fiori o di frutta che si abbinano insieme (ad esempio la mandorla, oppure il fiordaliso, il pepe per quanto riguarda le spezie). Ogni casa di produzione di té aromatizzati dà libero sfogo alla fantasia creando sempre nuovi profumi basati sull’abbinamento di essenze variegate.

Cosa preferisco io? Beh, per quanto mi riguarda, quando hai provato il Rose Gongfu non puoi tornare indietro.

E voi? Avete un té alla rosa preferito? Ma soprattutto, vi piace il profumo della rosa nel té?

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Andare al mercato di Zagabria e… trovare il té!

Sono stata di recente in viaggio, e come voi sapete ogni volta che vado all’estero cerco comunque ispirazioni e segnali della presenza del té all’estero, per rendermi conto dei gusti e delle conoscenze altrove in materia di té. Su questo blog, infatti, la categoria Reportages è dedicata proprio a queste indagini che conduco a margine dei miei viaggi.

Questa premessa era doverosa per introdurvi il mio ultimo reportage, dall’ultimo luogo al mondo dove avrei pensato di trovare a vendere il té. Vi parlo di Dolac, il mercato di Zagabria, capitale della Croazia, un luogo che non potete saltare in un itinerario alla scoperta della città.

Dolac Zagreb

il mercato Dolac, nel cuore di Zagabria

Altra premessa: adoro i mercati. Sono i luoghi secondo me più autentici delle città, quelli frequentati dalla gente del posto, dagli abitanti e che pertanto agli abitanti si rivolgono. Per questo la loro esplorazione è importante. Col Dolac non ho fatto eccezione, anzi, l’ho inserito volutamente nel mio itinerario di Zagabria. Però certo non immaginavo di trovare il té in vendita.

Due stand del Dolac di Zagabria, il mercato coperto che è stato realizzato in anni recenti sotto la piazza del Dolac tradizionale, a due passi dalla Cattedrale, nel cuore della città vecchia, vendono il té. O meglio, vendono erbe per infusi e tisane, ma già che ci sono hanno espanso il business al té di importazione cinese e giapponese.

erbe per tisane

camomilla, calendula e tiglio per infusi in vendita al Dolac di Zagabria

La scoperta è stata davvero interessante comunque, perché anche solo vedere le erbe officinali in vendita mi ha permesso di capire quanto, rispetto all’Italia, esse siano utilizzate per infusi e tisane. Abbiamo l’erica, la camomilla, il tiglio, la menta, la calendula e i frutti di marruca, conosciuta col nome scientifico di Paliurus Spina Christi e che io ho visto per la prima volta in questa occasione. Scopro però che l’infuso di frutti di marruca ha una importante funzione diuretica, motivo per cui viene commercializzato. Anche l’elicriso è commercializzato per la preparazione di infusi: questa pianta, che è meglio nota come semprevivo, perché i suoi fiori si mantengono anche se seccati, nel loro bel colore giallo, ha proprietà terapeutiche per le sue caratteristiche antinfiammatorie e antiallergiche, ed è utilizzato per la preparazione di infusi proprio per queste sue proprietà. Ho scoperto le funzioni dell’elicriso in questo interessante post scritto da chi ne sa più di me.

erbe per tisane

frutti di marruca e fiori di elicriso in vendita per la preparazione di tisane

C’è sempre qualcosa da imparare, anche e soprattutto in un mercato estero.

La scelta di té, come vi dicevo, riguarda té verdi giapponesi e neri cinesi e indiani, variamente aromatizzati.

il mio té

Il té in vendita al Dolac Zagabria

Si tratta di preparati e infusioni tutto sommato abbastanza “globali” come l’earl grey special o il chai. Certo i nomi scritti in croato non aiutano, ma laddove abbiamo le tipologie specifiche allora le cose si semplificano. La varietà è ampia, e questo non può farmi che piacere.

A presto col prossimo reportage!

Le teiere più buffe della mia collezione

Nel post precedente vi ho mostrato le teiere dal mondo, ovvero le teiere della mia collezione che provengono da varie parti del mondo e che raccontano, attraverso la loro forma e i loro accessori, il rito del té per il quale sono state realizzate.

Questa volta, invece, preparatevi a riempirvi gli occhi di “Oooh!”: vi mostro le teiere più buffe della mia collezione, quelle con le forme più strane, più simpatiche, più geniali, quelle che vedendole penserete “Non pensavo potessero esistere delle teiere così!

Teiera rosa 

Erboristeria Spada

La mia teiera rosa

Certi oggetti colpiscono non tanto per il loro valore, quanto per il fatto che fanno simpatia. A me questa teierina fa simpatia: mi ricorda la zuccheriera burbera del cartone animato La spada nella roccia. Al di là di questo, ha una forma non canonica e l’ansa così spigolosa sembra davvero un gomito poggiato su un fianco. Burbera, ma simpatica, come un nonnino con gli occhi piccini pronto ad agitare i gomiti ma poi, all’atto pratico, estremamente dolce e comprensivo.

Oppure, a guardarla bene, potrebbe essere una signora in palestra che fa aerobica: vedete come agita le braccia? È così dinamica!

Teiera lumaca 

teiere da collezione

La mia teiera lumaca si mangia la bietola!!!

Questa teiera non poteva rimanere sulla bacheca del negozio di artigianato cinese in cui l’ho scovata! In realtà non credo che la sua forma abbia un qualche significato in Cina, però senz’altro si presta ad essere trasformata in teiera: la chiocciola è tonda, la bocca della lumaca diventa la bocca della teiera. Il corpo della lumaca, cioè il collo e la testa, è ruvido, mentre il guscio, molto elaborato, è smaltato e lucido. L’espressione della lumachina sembra stupita: piccoli occhietti tondi e la bocca spalancata, quasi che fosse stupita di tutto ciò che la circonda. Un amore di teiera, senza dubbio la più tenera della mia collezione.

Teiera conchiglia 

teiera-conchiglia

La mia teiera a forma di conchiglia

So che di questa teiera esiste tutto il servizio da té, perché ho ricevuto negli anni varie offerte da parte di gente che mi diceva che possedeva la zuccheriera, una tazza, e altre componenti. Ho sempre rifiutato di vendere (e di acquistare il resto, in effetti) e mi sono tenuta la mia bella conchiglia verde. Pronta ad adagiarsi sui fondali, a servire il té alla Sirenetta, la mia teiera a forma di conchiglia è stata, tra tutte, la prima teiera buffa della mia collezione, e si merita di essere ricordata.

Teiera a forma di castello di Enrico VIII 

Un altro di quegli oggetti che non potevo lasciare sul banchino dello svuotacantine di Firenze in cui l’ho trovata: forma assolutamente fantasiosa, anche molto fumettosa, si inserisce in un filone di teiere da collezione che imitano oggetti di qualunque forma e ambito: case, pianoforti, pompe di benzina, barche, librerie, chi più ne ha più ne metta. Alcune sono molto curate, al dettaglio, altre, come questa teiera a forma di castello di Enrico VIII, sono più infantili nella resa, ma non per questo meno stravaganti.

teiera Re Enrico VIII

La mia teiera Re Enrico VIII. Lato B

Teiera a forma di casa dei folletti (fairy teapot)

Questa teiera mi ricorda tanto la casetta dei folletti, per i suoi colori tenui, la forma tondeggiante, e soprattutto per il fatto che se si guarda bene il tetto, sembra la cappella di un fungo: l’effetto casa dei Puffi è servito. La forma di casa è un filone piuttosto seguito nelle forme delle teiere da collezione, perché il tetto a spiovente solitamente si presta bene a fare da coperchio. La fantasia delle decorazioni poi si spreca e abbiamo case del Nord Europa, case mediterranee, baite di montagna, igloo, a due piani, a un piano solo, ce n’è per tutti i gusti e tutte le dimensioni.

fairy teapot

La mia fairy teapot

Teiera coi gattini

teiere da collezione

La mia teiera coi gattini

L’ultima arrivata nella mia collezione, un bellissimo regalo del quale sono onorata, è la teiera coi gattini: il corpo della teiera è una cassettiera con i gomitoli; i gattini intorno giocano e si arampicano. Questa teiera rientra nel filone delle teiere da collezione che ritraggono mobili o pezzi di arredamento: la teiera a forma di pianoforte, di stufa, di cucinotto, di vasca da bagno. Non nego che il mio sogno sarebbe quello di farmi una casa delle teiere da arredare proprio con questi meravigliosi oggetti che sono vere piccole opere d’arte. Per ora mi accontento della mia cassettiera coi gattini. Poi si vedrà!

Giro del mondo del té (attraverso le teiere della mia collezione)

Fermo restando che è sempre valido il motto “Ad ogni té la sua teiera“, vi porto a fare il giro del mondo in teiera.

Questo post è un inventario della mia collezione di teiere, necessario in questa fase di traslochi. Al tempo stesso è un modo per ricordarsi che ad ogni té corrisponde la sua teiera in una determinata parte del mondo.

Due teiere giapponesi in ghisa + strumenti in bambù + té matcha + 2 tazze 

La cerimonia del té giapponese è uno degli aspetti più interessanti della cultura giapponese. Il suo canonizzatore fu il monaco Sen Rykiu nel XVI secolo: egli istituzionalizzò il rito del Cha no Yu, la Via del té, che non è semplicemente preparare una tazza di té, ma è un vero e proprio stile di vita votato alla semplicità, alla sobrietà, alla pacatezza, al rifiuto delle forti passioni che agitano lo spirito e la vita quotidiana, in onore di una grandissima pace interiore. Alla cerimonia presenzia un maestro del té e uno o più ospiti per i quali viene preparato il té. Per prepararlo, il maestro del té prende un poco di polvere di matcha e lo mette nella tazza, poi versa poca acqua e mescola il tutto con il chasen, il frullino. Quando la polvere è sciolta ed è diventato un composto verde brillante, il té è pronto e viene servito all’ospite.

Le mie teiere in ghisa giapponesi con il chasen e gli altri accessori per il té

Una teiera marocchina in argentone + bicchieri in vetro decorati + vassoio sbalzato in alluminio

Questa è la teiera che usano i beduini per preparare il té alla menta oppure alla shiba, ovvero la pianta dell’assenzio. Una delle due teiere, molto decorata, l’ho comprata su un mercatino dell’antiquariato in Italia e il venditore non mi seppe dire molto (ma ha suscitato l’interesse di una mia collega: presto vi racconterò cosa ha scoperto). Un’altra teiera, invece, che vi ho mostrato qui, proviene proprio dal Marocco, da Tangeri, dov’è stata oggetto di contrattazione come le regole del mercato marocchino vogliono. A Tangeri, tra l’altro, ho bevuto un té alla menta esagerato. Il té lì è servito naturalmente zuccherato nel bicchiere di vetro, decisamente bollente. La storia di questa tipologia di teiere è interessante. A Tangeri, nei negozini si trovano a vendere tante teierine a marchio Manchester. Ho scoperto che questo marchio deriva dal fatto che l’inventore di questa forma di teiera, originariamente in argento, era un signore ebreo di Manchester, tal Richard Wright, che nel 1770 decise di produrre argenterie per il mercato nordarfricano. Ecco che allora il nome Manchester è diventato oggi, per le produzioni industriali, un marchio che identifica la forma della teiera. Teiere marchiate Richard Wright ne esistono, ma ormai sono rare. Chi se le aggiudica ha davvero un pezzo di valore nella sua collezione.

Il mio servizio da té marocchino: teiera, bicchieri e vassoio

Un servizio da té cinese

Acquistato in un negozio di artigianato cinese, è uno di quei casi in cui il made in China è garanzia di qualità. In realtà non si tratta di un servizio da té utilizzabile: le tazzine sono davvero troppo piccole. Va detto, però, che in Cina la cerimonia tipica del té, il Gong Fu Cha, prevede una piccola teiera e tazzine ancora più piccole. Si tratta di una cerimonia in cui si sottopone a tre infusioni successive il té oolong, che è un té semifermentato, a metà strada come lavorazione tra il té nero e il té verde. Noi conosciamo per la maggior parte il té nero e il té verde, e invece esiste una grande gamma di tipologie di té. Quello del té è un mondo davvero vastissimo, che solo ultimamente stiamo imparando a conoscere in Italia.

i miei due servizi da té per la cerimonia del té cinese, il Gong Fu Cha

Un servizio da té con Teiera verde + 4 tazzine 

Questo servizio da té è interessante perché le tazzine sono esattamente delle dimensioni di quelle per la cerimonia del té cinese Gong Fu Cha. Per il resto, però, è un servizio da té cui sono molto affezionata, uno dei primi con cui ho avviato la collezione. Non è però un servizio da té originale cinese.

Teiera stile inglese + 2 tazze decorate

cup of tea

tazza da té manifattura inglese

Anche in Gran Bretagna la cerimonia del té è importante. In particolare l’Afternoon Tea è una vera e propria grande merenda nel corso della quale non solo si beve il té, ma si fa conversazione e si mangiano dolcini oppure sandwiches salati. La Gran Bretagna, e in generale l’Europa, conosce il té da tempi relativamente recenti: dal 1600, per essere precisi, quando fu scoperto grazie a contatti commerciali con la Cina. Come ho raccontato in questo post, per un bel po’ di tempo la Cina ebbe l’esclusiva della produzione e quindi dell’esportazione di té, poi un giorno, nell’800, un avventuriero inglese rubò in Cina delle piante, dopo aver imparato le tecniche per la coltivazione, e le trapiantò in India. Da allora l’India divenne un grandissimo produttore di té e l’Inghilterra poté sganciarsi dalla dipendenza dalla Cina. Se fino a quel momento il té era stato una bevanda appannaggio dei ricchi, con le coltivazioni in India, che era colonia inglese, i prezzi si abbassarono e il té divenne una bevanda adatta a tutte le classi sociali.

Due tazze vengono dalla Gran Bretagna e in particolare sono affezionata a questa in fotografia, su cui sono rappresentate proprio le fasi della coltivazione della camellia sinensis, la pianta da cui si trae il té.

Teiera stile Limoges

Dopo la sua scoperta da parte dell’Occidente, il té non si diffonde solo in Gran Bretagna, ma sulle tavole dei nobili di tutta Europa. In Francia le porcellane di Limoges hanno anche una produzione di teiere e servizi da té. Questa teiera nello specifico non è un originale, ma richiama molto la forma di quelle teiere di XVIII secolo che venivano prodotte in Francia. In Italia, invece, andava di più il caffè.

La mia teiera in stile Limoges

 

Teiera in plexiglas + fiore di té

Le teiere in vetro o plexiglas si prestano particolarmente nel caso di infusioni belle da vedere. Io solitamente la uso per due cose: per la preparazione del té freddo direttamente da ghiaccio, ovvero mettendo in infusione le foglie di té in mezzo ai cubetti di ghiaccio che, sciogliendosi si impregnano, oppure per l’infusione di un fiore di té: col calore dell’acqua le foglie di té si schiudono e il fiore si libera.

 

Il mio fiore di té

Nel prossimo post invece vi racconterò le mie teiere buffe, quelle dalle forme bizzarre: perché la forma della teiera ispira le fantasie più strane!

Nel continente (del té) nero…

Una scatolina da té a tema Africa

Nella mia collezione di té (eh sì, la posso definire una collezione: ho la dispensa veramente troppo piena!) un piccolo spazio è occupato dal té prodotto e proveniente dall’Africa.

Tranne che per una breve incursione a Tangeri, l’Africa è un continente a me totalmente ignoto, che conosco solo per i documentari, per qualche film e per qualche racconto di viaggio (un capitolo a parte merita l’Egitto e l’Africa mediterranea, che conosco archeologicamente). Da piccola guardavo Quark e amavo la savana, i leoni e gli elefanti, anche se il mio preferito era e resta il velocissimo ghepardo. Oggi so che l’Africa è molto più di questo, estremamente variegata. E per motivi storici vari produce, e consuma, il té.

Nella mia collezione di té ho due lotti di prodotto: il té nero proveniente da Zanzibar, un té decisamente broken, dalla foglia quasi polverizzata, non propriamente di buonissima qualità, ma comunque testimonianza di ciò che a Zanzibar si beve.

Il mio té dal Kenya

Un altro té proveniente dall’Africa, dal Kenya questa volta, è commercializzato in Italia da Storie di té e caffé. Si chiama Kenia Maynin ed è un té nero dal profumo dolciastro che anche in bocca lascia un senso di dolcezza. Secondo la scheda tecnica del prodotto, ha note di legno e di henné, è ottimo per la colazione o in alternativa per il brunch. Viene coltivato sull’altopiano di Kericho, una zona che copre entrambi i lati della Rift Valley tra il monte Kenya e il lago Vittoria: una terra ricca di suggestioni sia storiche che geografiche; la Rift Valley è l’area dell’Africa da cui provengono i nostri antenati più lontani: Lucy, la piccola australopiteco femmina, nonna di tutti noi, proviene proprio da questa remota regione del mondo. Anche il Lago Vittoria è denso di storia, perché da esso nasce il Nilo bianco, uno degli affluenti del Nilo. Nella storia delle esplorazioni geografiche la ricerca delle sorgenti del Nilo è stata un grande capitolo di imprese, di disavventure, di epopee, di sfide dell’uomo nei confronti della natura. Ecco, quando bevo il té nero Kenia Maynin penso a questi luoghi così carichi di significato per l’umanità, e mi sento davvero appagata.

Piantagione di té nella regione di Kericho, Kenya. Credits: 50treasuresofkenya.org

Il Kenya è il quarto produttore di té del mondo, dopo Cina, Sri Lanka e India. Ed è la regione dove viene coltivato il té per le grandi multinazionali (come la Unilever, di cui è parte il marchio Lipton, per capirci). Trovate tantissime informazioni in questo bel post di BianconeroKenia.

Il té nel resto dell’Africa

Il té in Africa viene prodotto non solo in Kenya, ma anche in Tanzania, in Mozambico e in Sudafrica, ovvero lungo il lato Sud Ovest del continente. In questa mappa, che ho rielaborato da La via del té, sono riportati gli Stati produttori.

In Sud Africa viene prodotto quello che erroneamente viene definito té rosso, ma che in realtà non ha niente a che vedere con il té: è il rooibos, tratto da un arbusto, il rooibos appunto, dal sapore naturalmente dolce e con molte proprietà utili all’organismo. Per saperne qualcosa di più, soprattutto sulla sua storia, potete leggere qui.

E nell’Africa mediterranea?

Io e il mio té alla menta a Tangeri

In questa regione così vicina geograficamente a noi il té non viene coltivato, ma è bevuto quotidianamente. Non si tratta di té nero, tra l’altro, ma di té verde alla menta. La cerimonia del té araba nasce nelle sabbie del deserto, nelle tende beduine e berbere, ed è un rito di condivisione e di ospitalità che passa attraverso tre infusioni successive, dalla più dolce e zuccheratissima, alla più forte e amara. Viene preparato nelle caratteristiche teiere di peltro e servito negli eleganti bicchierini di vetro. È una tradizione comune a tutto il mondo arabo mediterraneo, dalla Mauretania al Libano e qualche rimanenza è ancora evidente in Spagna a Granada, nelle teterias del quartiere  Albaicìn, dove però ormai ha una connotazione più turistica che altro. Il té alla menta, quello vero, quello bevuto nei café di Tangeri o di Marrakesh, porta con sé tante suggestioni, che Paul Bowles così bene fissò nel suo romanzo Il té nel deserto. Un mito per noi Occidentali in cerca di ispirazione.

L’origine del té, tra leggende e storia

L’origine del té risale indietro nel tempo e si perde in quel luogo e momento difficile da distinguere in cui Storia e leggenda si fondono. Qui vi racconto le leggende legate all’origine del té in Cina, in India e in Giappone. E come vedrete tutte hanno degli agganci con la Storia.

In Cina

L’imperatore cinese Cheng Nun è uno dei più noti tra gli imperatori cinesi antichi: è ricordato come il “divino mietitore”, colui che promosse l’a rivoluzione agricola in Cina. Siamo all’incirca nel 2700 a.C., quando l’umanità nel Vicino Oriente e in Europa aveva da poco più di un millennio scoperto l’agricoltura, gettando le basi per la formazione delle prime vere società stanziali e delle prime città. Fin qui la Storia.

Narra la leggenda che l’imperatore Cheng Nun avesse imposto ai suoi sudditi di bere solo acqua bollita, per questioni di igiene e salute, e lui stesso beveva acqua bollita. Una volta, mentre era in viaggio, si fermò, accese un fuoco, mise a bollire l’acqua, e intanto si poggiò contro il tronco di un albero e si addormentò. Dal ramo dell’albero si staccarono due foglie che caddero nella pentola, colorarono l’acqua e le diedero sapore e profumo. Cheng Nun, risvegliatosi, fu incuriosito da questa nuova bevanda: trattandosi pur sempre di acqua bollita, la bevve e si sentì carico di energia e benessere. Aveva scoperto il té.

Il té si diffuse tra i ceti nobili e sacerdotali, con scopi medicinali per le sue proprietà curative. Tuttavia il té in Cina si diffuse molto più tardi a tutti i livelli della popolazione, dal 200 d.C. circa.

Nell’VIII secolo della nostra era il monaco Lu Yu scrisse il Canone del té, un volume nel quale raccolse tutti i suoi consigli, i suoi rimedi, il suo sapere: è una fonte preziosissima per noi oggi, perché parla della qualità dell’acqua, della temperatura che deve avere, della qualità delle foglie e delle teiere. Una fonte inesauribile di conoscenza.

Una pagina del Canone del té di Lu Yu. Credits: Viaggiointornoalte.net

In India

La leggenda indiana è legata al buddismo. Essa narra che il principe Bodidharma, quando si trovava in Cina per diffondere il Buddismo, fece voto di non dormire mai nel corso dei 7 anni di meditazione che si era imposto. Ma verso il quinto anno di meditazione, giorno più giorno meno, a Bodidharma prese sonno. Lo risolse masticando alcune foglie che gli diedero immediato sollievo e energia. Le foglie erano quelle della pianta del té.

Secondo la versione giapponese, decisamente più truce, Bodidharma verso il quinto anno di meditazione si addormentò, e risvegliatosi si arrabbiò talmente tanto con se stesso da strapparsi le palpebre e seppellirle nella terra. E dalla terra spuntarono due piante: le piante del té.

In India in realtà il té arriva solo alla fine del Settecento, e per l’interessamento di Sua Maestà Britannica. La Gran Bretagna intratteneva infatti rapporti commerciali di importazione del té con la Cina, all’epoca unico Paese esportatore. Ma sull’“Isoletta” (come la chiama Bill Bryson) il consumo di té era andato aumentando vertiginosamente nell’ultimo secolo e occorreva trovare una soluzione per abbassare i prezzi della merce. L’unica soluzione era cominciare a coltivare la pianta del té. La soluzione arrivò grazie ad un avventuriero scozzese che si travestì da cinese (come fece a risultare credibile per me resta un mistero), lavorò in una piantagione in Cina, imparò le tecniche di produzione, quindi rubò quelle migliaia di piantine utili ad impiantare una coltivazione di té in India, all’epoca parte integrante dei possedimenti inglesi. Ed ecco come il té giunse in India. Questa storia la racconta Bill Bryson nel suo “Breve storia della vita privata”.

Raccolta del té nella regione indiana del Darjeeling. Credits: Infothè.it

In Giappone

Ritratto di Sen Rikyu. Credits: urasenke.or.jp

La leggenda giapponese non è altro che la tradizione buddista trasportata in Giappone quando il Buddismo giunse nella terra dei Samurai, in un’epoca corrispondente al nostro basso medioevo. Qui i monaci buddisti portarono l’uso del té come veniva consumato all’epoca in Tibet: una foglia ridotta a poltiglia e una bevanda ottenuta per emulsione. Quest’uso è rimasto nel matcha, il té verde giapponese per eccellenza, protagonista della cerimonia del té, il cha no yu. Il canonizzatore della cerimonia del té giapponese è Sen Rikyu, monaco zen che stabilì le regole che i Maestri del té devono seguire ogni volta che preparano il té secondo questo rituale. Siamo nel XVI secolo della nostra era.

La storia personale di Sen Rikyu è particolare: da Maestro del té apprezzato a corte, consigliere di Hideyoshi, che fu samurai e importante uomo politico e militare nella seconda metà del XVI secolo, fu da questi condannato a morte per motivi che non sono chiari. Fu condannato al suicidio, ovvero ad infliggersi la morte da solo, e lui obbedì, perché un maestro zen segue sempre il volere di chi comanda, pur se non è d’accordo. Di Sen Rikyu parla diffusamente Kakuzo Okakura ne “Lo zen e la cerimonia del té”, un libricino che uscì ai primi del Novecento con l’intento di narrare all’Occidente le peculiarità della cultura giapponese. Recentemente un romanzo, Morte di un maestro del té, di Yasushi Inoue, ha per protagonista assente proprio Rikyu, il quale, defunto, è al centro delle riflessioni e delle ricerche dei “vivi” che vogliono capire perché fu condannato e perché si uccise.

Gli elementi della Cerimonia del té, così come sono rimasti dall’epoca di Sen Rikyu: la teiera in ghisa, il frullino (chasen) il fazzoletto (fukusa)

Come vedete sono tante le leggende, intrecciate con la Storia, che circolano intorno al té. Io, personalmente, le trovo tutte ugualmente affascinanti. Di tutte, però, preferisco la storia di Rikyu, tragica ed epica, come solo le storie giapponesi di virtù sanno essere.

Il Coffee&Tea Festival di Dubai

Credits: instagram

Adoro Dubai. Chi di voi segue il mio travelblog sa che per Dubai nutro un’attrazione e una predilezione particolari. Se poi proprio il mio Emirato preferito ospita un festival del té, non posso fare altro che amarlo ancora di più!

In realtà si tratta di un festival dedicato sia al té che al caffè. Cos’hanno in comune queste due bevande e perché proprio a Dubai si svolge un festival dedicato a entrambe?

La ragione va cercata nelle tradizioni del mondo arabo.

Oggi sono rimasti in pochi, ma fino a un secolo fa tutto il Medio Oriente e la penisola araba erano abitati da popolazioni beduine: vivevano nelle aree desertiche, in tende, popolazioni seminomadi, anche abbastanza attaccabrighe, ma estremamente ospitali. Un bellissimo affresco di queste genti è tratteggiato nel racconto del viaggio in Siria di Gertrude Bell, all’inizio del Novecento. Lei, archeologa inglese, viaggiava con la sua scorta personale di té, tuttavia spesso durante il suo viaggio fu ospitata dagli emiri locali, i quali avevano l’abitudine di bere té chiacchierando davanti al focolare. La geografia umana del Medio Oriente naturalmente era molto più complessa: agli inizi del Novecento non esisteva ancora l’organizzazione politica degli Stati che conosciamo noi, e che fu sostenuta fortemente dal governo inglese (avete presente Lawrence d’Arabia? No? Beh, guardate il film e capirete).

Il racconto di Gertrude Bell aiuta a farci un’idea della complessità delle relazioni umane nella pur semplice (per l’epoca) organizzazione territoriale. Ma sto divagando.

giordania

caffettiere a Petra, in Giordania

In Medio Oriente, dunque, l’uso di bere té risale piuttosto indietro nel tempo. Non deve dunque stupire che gli vengano dedicate manifestazioni proprio in quest’area del mondo.

credits: instagram

Per quanto riguarda il caffè, invece, vi basti pensare al caffè turco, così diverso dal nostro, così forte e aromatico: ho avuto modo di assaggiarlo in Giordania (dove peraltro ho assaggiato molto té) ed è stato un incontro molto particolare. Addirittura in Giordania, al centro delle rotonde si trovano caffettiere monumentali. Qualcosa vorrà dire. E poi, Giordania a parte, il nome arabica non vi dice niente? 😉

Ecco che in estrema sintesi vi ho spiegato il perché di un Festival del té e del caffè a Dubai.

Ne sono venuta a conoscenza su instagram: incredibile? A pensarci bene no: se saputo usare o veicolare, instagram, come tutti i social media, è in grado di far circolare le notizie su base mondiale ad una velocità molto maggiore e un’efficacia molto più ampia del semplice sito web. Così dal mio account instagram ho scoperto l’esistenza di questo Festival, che non si limita solo al té e al caffè, ma in generale si rivolge al mondo dei bar.

Non nego che sarei curiosa di andare a Dubai per seguirlo. Vabbè, diciamo pure che sarebbe una scusa per tornare a Dubai! Magari proprio per comprare del té nel Souq delle Spezie. Il té speziato più buono che io abbia mai bevuto viene proprio da quel Souq.

Seguirò il Festival via instagram: sono sicura che si rivelerà molto interessante.

Il Coffee&Tea Festival di Dubai si svolge dal 14 al 16 dicembre 2017. Per info: http://www.coffeeteafest.com/index.php/media-centre/photo-gallery-2016