Racconti di te all’ora del té. And the winner is…

Io! Ho vinto io!!!

Qualche tempo fa ho pubblicato su queste pagine la notizia di un concorso letterario dedicato al té organizzato da Marina Pasotti di Edonè l’ora del Tè di Casteggio (PV). In quell’occasione avevo espresso l’intenzione di partecipare: a me piace tanto scrivere (chi mi segue qui su questo blog e altrove lo sa) e ultimamente ho scoperto la scrittura di narrativa. Ho fatto alcuni corsi di scrittura creativa, per cui ho affinato anche la tecnica e ho imparato alcune finezze che servono assolutamente nel momento in cui si scrive: perché va bene la scrittura di pancia, ma tutti i grandi scrittori (eccetto Jack Kerouac in On the road) editano sempre la loro prima versione.

Il momento della premiazione. Viva me! E viva il té!

Ho detto anche in più di un’occasione che la scrittura, così come la lettura, va d’accordo col té. Il té è pace, meditazione, tranquillità e relax, tutte condizioni ideali per lasciare la fantasia libera di inseguire un pensiero e di dargli forma compiuta. Il té dà anche concentrazione, e fa sì che l’ispirazione non si perda dietro la prima mosca che vola, ma si faccia acchiappare dalle dita che scorrono leste sulla tastiera.

Tutto questo per dirvi che ho partecipato al concorso letterario “Racconti di te all’ora del té e che il mio racconto ha addirittura vinto il primo premio! Di questo sono molto felice perché un conto è scrivere, e un conto è sapere che chi legge apprezza a tal punto le tue storie da premiarle.

Il mio premio: un confanetto di té pregiati e una copia dell’antologia dei Racconti di te allora del té

Il concorso consisteva nello scrivere un racconto a partire da un incipit fisso e immutabile. Ne ho tratto la storia di un nipote che attraverso la collezione di oggetti da tutto il mondo del nonno appena defunto, e attraverso l’amicizia di costui con un personaggio del tutto particolare, riscopre il valore delle “cose” e ne celebra il ricordo diffondendone la conoscenza: un racconto sull’amicizia, sull’affetto, sul valore della memoria personale e collettiva. E sul té, che fa da sfondo ai passaggi principali della trama.

I racconti finalisti e vincitori sono stati raccolti in un’antologia che è stata pubblicata. Così, emozione e onore, posso vedere il mio nome e il mio racconto stampato: mi sembra di aver fatto qualcosa di tangibile e di aver partecipato a qualcosa di grande.

La premiazione, che si è svolta nella bella cornice della Certosa Cantù di Casteggio è stata tra l’altro l’occasione di conoscere dal vivo Marina, senza il cui entusiasmo non sarebbe mai nato nulla. Marina al termine della premiazione mi ha ospitato nella sua sala da té: davanti a una favolosa tazza di sencha nero (incredibile, vero? siamo abituati al té sencha verde!) abbiamo chiacchierato del più e del meno, del té, di come sarebbe bello fare rete tra di noi e di come Marina effettivamente ci sia riuscita e ci riesca, riunendo intorno a sé persone appassionate.

È bello incontrare persone così. La sala da té Edonè l’ora del té poi è bellissima: ma ve ne parlo nel prossimo post!

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Storia di una caffettiera che si travestì da teiera per entrare nella mia collezione

Eh, evidentemente il richiamo della mia collezione è irresistibile. Dopo che le mie teiere hanno avuto la consacrazione televisiva con Magalli a I fatti vostri (clicca qui per saperne di più) le teiere che bussano ogni giorno alla mia porta si sono duplicate, triplicate, quintuplicate!

Vi presento la mia caffettiera Letizia, caffettiera italiana vintage degli anni ’70

Tra tutte quelle su cui si è posato il mio sguardo ce n’è una che, per farsi accogliere, mi ha ingannato!

Si chiama Letizia, come la mi’ nipote. E questo me l’ha fatta subito amare, nonostante si sia rivelata cosa ben diversa da quello che è.

Ma andiamo con ordine.

Qualche giorno fa sono entrata nel Mercatino dell’ANT, Associazione Nazionale Tumori, che si trova vicino a casa mia a Firenze. Come sapete amo curiosare tra i mercatini, a caccia di qualche nuovo vecchio pezzo e per scattare qualche foto. Rovistando tra i mille servizi da té e caffé ne ho notato uno che non sapevo classificare: sembrava una teierina con un qualche sistema di riscaldamento dell’acqua al di sotto, ma l’etichetta era perentoria: caffettiera.

Caffettiera? Con una teiera sopra? Abbiamo guardato bene e sì, è una caffettiera che ha la camera superiore in ceramica a forma di teiera, perfetta per servire il caffé senza portare in tavola l’intera caffettiera. Possibile? Ma da dove sbuca? Giuro che non ne avevo mai vista una.

L’acquisto è immediato, che ve lo dico a fare? Questa caffeteiera non poteva restare lì. L’ho presa con tutto il servizio da 5 tazzine (la sesta non pervenuta) e l’ho portata a casa.

La mia caffettiera letizia: l’interno. Purtroppo manca il cappuccio che consente al caffé di uscire senza sgorgare fuori dalla teiera

Ok. Funziona? È innegabile che sia un oggettino vintage, e a vederlo così ha avuto sicuramente una funzione pratica, non semplicemente da soprammobile. La proviamo subito. Il caffè esce, pure troppo! Manca un piccolo elemento che permetta di raccordare la ceramica della teiera con lo sfiato della caffettiera vera e propria. Poco male, troviamo il modo di metterci una pezza: viene su un caffè perfetto, come se Letizia (così recita il marchio di fabbrica sul fondo) non avesse mai smesso di preparare caffè.

Il mio servizio da caffé Letizia… con un intruso un po’ perplesso, made in Fancyhollow!

Finita la parte dell’incontro, inizia quella della conoscenza. E così scopriamo tutto di Letizia: è prodotta ad Altopascio, nell’azienda di Luciano Mangioli, figlio di Natale Mangioli che nella prima metà del Novecento aveva una grande azienda di ceramiche: sul sito del SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche) si trovano tutte le informazioni di cui ho bisogno. Altre info, altrettanto interessanti, le ricavo dal blog Caffettiere. Letizia segna proprio l’avvio dell’attività dello stabilimento di Altopascio dopo che quello storico di Montelupo fu alluvionato nel novembre 1966 e ne caratterizza l’attività negli anni ’70.

Di Letizia esistono vari modelli e varie pezzature, sia per la versione moka che per quella napoletana: se fate un giro su ebay troverete di che soddisfare gli occhi (ed eventualmente da acquistare)! Pare che a suo tempo abbia avuto un discreto successo. Ma ne ho parlato con un ormai anziano proprietario di una mesticheria in centro a Firenze e spergiura di non averla mai sentita nominare.

Io mi godo la mia Letizia personale. Sono contenta di averla incontrata: così non mi sentirò più in colpa ogni volta che al tè preferirò una tazzina di caffè!

Il miele del sole

Estate, un lieve venticello spettina i campi di girasole, che dipingono di un giallo intenso il panorama. Non posso fare a meno di incantarmi ogni volta a guardarli, sempre come se fosse la prima volta. Troppo belli.

Quest’estate, in Mugello, mi sono fermata proprio presso un campo di girasoli. Armata della mia macchina fotografica, mi sono accostata ai primi fiori di un filare (non sono entrata nel campo, lungi da me rovinare la coltivazione!) e ho cominciato a prendere la mira e a scattare. Il venticello non era proprio dalla mia parte, e il girasole che volevo riprendere a tutti i costi si divertiva a farmi i dispetti, agitandosi e dondolando da un lato e dall’altro, senza mai stare fermo: sembrava che ridesse di me e dei miei tentativi di metterlo a fuoco. Comunque alla fine non è stato un problema, qualche foto gliel’ho scattata, e ve le propongo qui.

Mentre mi appostavo come un leone nella savana per fotografare di soppiatto i girasoli, intorno a me era un ronzare di api. “E certo”, penso io, “sono fiori, attirano sicuramente tanti insetti”. A me personalmente le api non danno noia, anzi, ho sempre convissuto con loro, e sono ben contenta quando le vedo intente al loro lavoro.

Quello che non sapevo è che dalle api viene ricavato il miele di girasole.

Mi ci sono imbattuta poco tempo dopo, a Civita di Bagnoregio (che personalmente mi ha deluso, come ho scritto qui, ma questa è un’altra storia): un piccolissimo vasetto di miele, giallo del colore dei petali dei girasoli, giallo come il miele.

L’ho preso. L’ho assaggiato. Dolce, come solo il miele sa essere; sapido, come il sole che scalda e mette sete, solare, come l’estate che l’ha prodotto.

Appena giungerà la stagione dei raffreddori e del maldigola, lo abbinerò con un té nero che già per sua natura ha delle note di miele: il darjeeling. Puristi in ascolto, non storcete il naso: lo farò solo quando avrò bisogno di massaggiare la gola! Lo so che il darjeeling, principe dei té neri, va sorbito da solo.

È incredibile scoprire ogni volta quante varietà di miele possano esistere! Un miele per ogni singolo fiore o essenza, come il miele di acacia, il miele di lavanda, il miele di corbezzolo, il miele di castagno e il miele di girasole. Com’è possibile ottenere un miele ricavato da un singolo fiore? Molto semplice: le arnie vengono trasportate nei pressi del campo o degli alberi interessati, in modo che le api possano prelevare il polline e trasformarlo solo in quello spazio ridotto. Nel caso del mio miele di girasole è stato così.

Ringrazio ancora una volta le api industriose. Il loro lavoro è davvero importante, e non solo per il miele, ma per gli ecosistemi tutti: senza la loro attività di impollinazione, il nostro mondo si impoverirebbe. Quanto all’uomo, conosce il miele fin dall’antichità, e ne ha fatto il più antico dolcificante naturale. Quanta storia, e quante storie, in un piccolo vasetto giallo.

Iced Tea e Bubble Tea a Firenze

Estate, sole, caldo, ferie già finite e già rientrata a lavoro. Ho sete. Ho tanta sete. E sono accaldata. E voglio qualcosa di fresco e di buono. E poi e poi e poi.

Ho trovato a Firenze 3 posti che soddisfano tutte le mie esigenze estive: bere un té freddo, se bubble ancora meglio, sorseggiandolo per le vie della città in modo da non avvertire il caldo e, soprattutto, godendomi un prodotto davvero di qualità.

FirenZen

Cominciamo da FirenZen, ultimo arrivato tra i ristoranti giapponesi (veri) a Firenze. Per conquistare anche il pubblico dei passanti questo locale in via Guelfa propone iced matcha latte oppure, su richiesta, Iced green tea, che poi è semplicemente il matcha freddo.

Sapete tutti cos’è il té matcha: è il té verde in polvere tipico della cerimonia del té giapponese. Un rituale antico prevede movimenti e strumenti particolari per la preparazione di questo té dal sapore unico e concentrato. Tuttavia nel tempo e in Occidente il matcha ha preso piede in cucina, dove è utilizzato per aromatizzare e caratterizzare soprattutto i dolci (qui la ricetta delle madeleines di Pane Libri e Nuvole), e per bevande come il matcha latte, appunto.

Inutile dire che le due preparazioni proposte da FirenZen diano esiti differenti: l’Iced matcha latte rinfresca ma non disseta, ed è dolciastro. Il matcha ghiacciato, invece, è amarognolo: a tutti gli effetti un té matcha, che di base è amaro e concentrato, con aggiunta di ghiaccio. Ognuno scelga il suo preferito! Io, ovviamente, preferisco il matcha ghiacciato.

Matcha latte (fonte: pinterest)

San Tea House

Diladdarno, come si dice da queste parti, a pochi passi da Palazzo Pitti si trova San Tea House, un locale gestito da ragazzi orientali che parlano a malapena l’italiano, ma che sanno farsi capire. La clientela è per la maggior parte giovane e orientale, che per quanto mi riguarda è garanzia di qualità. Propongono una vasta scelta di Ice Tea, di Cold Tea e di Bubble Tea. Qui ho preso bubble tea sia freddo che caldo, a seconda della stagione. Mi piace molto il Bubble Tea Ice al mango, ma anche quello tradizionale al té nero regala soddisfazioni. Il locale ha il wifi e i tavolini per sedersi, sicché non è necessario dover bere per forza per strada. Certo che la soddisfazione di bere il bubble tea guardando Ponte Vecchio però è notevole…

Sapete tutti cos’è il bubble tea: è una bevanda a base di té nero o verde, aromatizzato o meno, con aggiunta di latte o meno, caldo o freddo a seconda di come lo si desidera e addizionato con perle di tapioca, nere e gelatinose o, in alternativa, da gelatine di frutta. Le perle di tapioca si depositano sul fondo del bicchiere e per berle occorre una cannuccia molto larga che viene ovviamente fornita col bicchiere. Si tratta di una bevanda da passeggio inventata a Taiwan e che ormai ha preso piede in tutto il mondo.

Just Tea

Nella zona del Mercato centrale, in via Sant’Antonino, si trova Just Tea. Stesso concept di San Tea House, gestito da personale orientale e frequentato da giovani orientali e da turisti stranieri, propone milk tea (bubble tea), ice tea, granite e frullati. Ampia scelta e menu in italiano, inglese e cinese.

Ho preso un normale milk tea/bubble tea al té nero con le perle di tapioca. Per gli ice tea è prevista la possibilità di aggiungere jellies, ovvero gelatine di frutta. Interessante la proposta della granita al matcha, che voglio provare quanto prima. Il locale, che è ospitato in un edificio storico nel quartiere del Mercato Centrale di San Lorenzo, fornisce wi-fi (così come anche San tea House). L’ambiente è accogliente, con tavolini, ma non è particolarmente grande.

E allora, vi ho dato 3 buonissime idee per un drink rinfrescante e corroborante? Fatemi sapere se conoscete locali analoghi in altre città d’Italia!

Tisane a freddo in filtro L’Angelica: come ho svoltato l’estate

Un’idea per l’estate: infusioni in acqua fredda by l’Angelica

Nei miei post estivi vi ho parlato spesso di come preparare té freddi secondo i metodi tradizionali o più innovativi. Vi ho raccontato quali infusioni si prestino bene ad essere preparate fredde, come preparare un ice-brewed tea, un té infuso direttamente nel ghiaccio, come aromatizzare l’acqua con i cubetti di ghiaccio al té, come preparare il calippo al té. Sicuramente, però, si tratta spesso di metodi che richiedono tempo oppure programmazione: entrambe cose che io spesso e volentieri non ho, dato che lavoro e che sono spesso fuori casa.

E allora come fare per avere subito il mio necessario té o infuso freddo? 

L’Istituto Erboristico l’Angelica ci ha pensato creando una gamma di prodotti in filtro fatti apposta per l’infusione a freddo: acqua a temperatura ambiente oppure fresca e bustina, che rilascia nell’acqua i suoi aromi e sostanze come se fosse un’infusione a caldo.

La gamma è piuttosto varia. Io ho provato la versione “Tisana sgonfiante digestiva” un po’ perché al supermercato ho trovato solo quella, un po’ perché mi piaceva l’accostamento fragola, limone, genziana, camomilla e zenzero. Il mio gusto mi ha dato ragione: il sapore è davvero piacevole in bocca, fresco e dissetante. Se sgonfia non lo so. Io ne ho tracannato litri quest’estate e sicuramente posso dire una cosa: è diuretica.

I prodotti di questa linea comunque sono numerosi e variano dal té al limone alla Tisana Abbronzatura (ah! Averla scoperta prima!): un infuso a base di curcuma, vitamina C e vitamina A al sapore di mandarino.

La vita per chi ama il té e gli infusi, ma non ha voglia di mettersi lì a prepararselo freddo e ad aspettare ore e ore che il ghiaccio si sciolga o che l’infusione si accettabile, è sempre più facile. Sarei curiosa di sapere quale principio sfruttano le infusioni a freddo per riuscire rispetto ad una normale bustina di té che ha bisogno dell’acqua calda: chissà se qualcuno all’Angelica leggerà il post e mi vorrà rispondere. La mia è una curiosità che mi piacerebbe soddisfare. 🙂

Oggi cambio genere: caffé verde

Il mio caffè verde

No, tranquilli, la lunga pausa estiva (ben un mese senza pubblicare alcunché sul blog! Ma la pagina fb ha continuato ad essere aggiornata) non mi ha fatto perdere la retta via del té. Semplicemente, stamani ho riscoperto in casa un barattolo di caffé verde che poco tempo fa mi ha regalato mia madre dicendomi:

“Tu che bevi tutte quelle cose strane lì, magari ti garba anche questo”

Certamente, mamma, mi è garbato anche questo.

Diciamo subito una grande grandissima verità, così da fugare ogni dubbio. Il caffè verde non ha niente a che vedere col té, visto che è un caffé. Ma siccome si prepara per infusione, forse qualche punto in comune ce l’ha. Ecco perché ne parlo qui.

Cos’è il caffè verde?

Venuto di moda pochissimi anni fa, il caffè verde non è altro che caffè in chicchi, ma crudi. Il caffè nero, quello che tutti noi abbiamo presente, è in chicchi neri perché già tostati che solo al momento della vendita o del confezionamento sono torrefatti e macinati (avete presenti le torrefazioni? In alcuni paesi o in alcuni quartieri delle città qualche torrefazione che macina il caffè sul momento si trova ancora…). Il caffè verde è caffè in chicchi verdi, che ancora non hanno subito (e che non subiranno mai) la tostatura.

Ma era proprio necessario inventarsi il caffè verde? Cos’ha di diverso dal caffè normale, colore a parte?

Beh, di diverso ha almeno due cose:

  1. la caffeina

  2. il metodo di preparazione

La caffeina nel caffè verde è a rilascio lento e graduale: ciò vuol dire che bere una tazza di caffé verde non dà il picco di energia come la tazzina di caffè espresso, ma rilascia un costante ed equilibrato quantitativo di caffeina nell’arco del tempo che ne fa perdurare gli effetti più a lungo. In questo senso svolge la stessa funzione del té verde col rilascio di teina, a lenta somministrazione, rispetto al té nero che invece dà immediatamente il picco.

chicchi di caffè nero e verde a confronto. Credits: Riza.it

Come si prepara il caffè verde? I chicchi vanno tritati, quasi polverizzati, quindi un cucchiaino generoso va messo in infusione in una tazza di acqua calda a 80° per 5/10 minuti. Il sapore è strano, sembra di bere l’acqua in cui sono stati a bagno i legumi, con un vago sentore di caffè, ma nel complesso è gradevole. E soprattutto noi siamo aperti a qualsiasi tipo di sperimentazioni, no? 😉

Se cercate in internet troverete che il caffè verde ha grandi proprietà in grado anche di far dimagrire. Come sempre sono scettica quando viene detta la parola magica “dimagrire” perché nessuna sostanza da sola è così miracolosa da risolvere i problemi di linea se non le si abbina una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica.

In ogni caso vale la pena di provarlo, no? Voi l’avete mai bevuto o lo bevete abitualmente? Cosa ne pensate? Come vi trovate? Sono curiosa di sapere il vostro parere!

FALSO! 7 miti da sfatare sul té

È giunto il momento di sfatare alcuni miti sul té. Sì, perché nonostante la conoscenza del té in Italia si stia diffondendo anche piuttosto rapidamente (prova ne sono i tanti shop online, i negozi e le sale da té che offrono finalmente un’offerta diversificata, i corsi sul té come quello di Vania Coveri che ho frequentato pochi mesi fa a Firenze), ci sono ancora tante false credenze e tanti luoghi comuni che circolano sul té. Io ne ho individuato alcuni, che propongo qui. In fondo al testo trovate un’agevole infografica che riassume questi punti.

1) Il miglior modo per bere il té è accompagnarlo con una fettina di limone

FALSO!

È un uso italiano duro a morire, ma non è assolutamente il modo migliore per bere il té! Innanzitutto perché il limone modifica tantissimo il gusto del té, e poi perché ne modifica le proprietà organolettiche. Diffidate da quelle sale da té in cui vi servono al pomeriggio una bustina di English Breakfast e una fettina di té: non sono vere sale da té. Fuggite da quei locali in cui la fettina di limone è già dentro la tazza e non poggiata sul piattino! Il té, qualunque esso sia, va bevuto senza limone, in purezza e possibilmente senza zucchero o miele, proprio per sentirne al meglio il profumo e il sapore.

Una tazza di té con la fettina di limone? No grazie! Credits: veralline.com

2) Lo zucchero esalta il sapore del té

FALSO!

Zucchero nel té. credits: Viaggiointornoalté

Lo zucchero, come qualsiasi dolcificante, modifica il sapore, non lo esalta, ma lo addolcisce, lo rende più gradevole – per chi ama le bevande zuccherate – e altera la percezione del gusto. Nei té puri, verdi o neri che siano, mettere lo zucchero è quasi un sacrilegio: proprio perché si perde totalmente il bouquet di partenza, ciò che fa la differenza tra un té di qualità, proveniente da un giardino particolare o da un determinato raccolto, e l’altro.

Non sto dicendo che non dovete mettere lo zucchero nel té, quello dipende dai vostri gusti. Semplicemente, non è vero che esalta il sapore, ma al contrario lo copre.

3) Il té in bustina è meglio del té sfuso

FALSO!

Meglio? Da che punto di vista? Della praticità, forse. E in effetti è proprio per una finalità pratica che fu inventato il té in bustina, e che le teabags ebbero grande diffusione, inutile dirlo, durante la Seconda Guerra Mondiale: invece del té sfuso, più difficile da gestire in situazioni di non comodità, la bustina permetteva una veloce e pratica infusione.

Il té dentro le bustine però, salvo rarissimi eccellentissimi casi che si trovano sul mercato, è costituito da foglie di té rotte quando non addirittura polverizzate. La qualità di un té, invece, la fa l’arrotolamento e la lavorazione della singola foglia intera, mentre le foglie che si rompono non finiscono nei té sfusi, ma in quelli da destinare alla bustina.

Una comunissima bustina di té. Credits: greenme.it

4) Il té non contiene caffeina

FALSO!

La teina non è che lo stesso nome della caffeina, e il té la contiene. A seconda della lavorazione del té, se nero o verde, cambia la modalità di rilascio di essa (che comunque è contenuta in quantità ridotte rispetto ad una tazzina di caffè): a rilascio immediato nel caso del té nero, a rilascio lento nel caso dei té verdi.

5) L’acqua per il té deve bollire a 100°

FALSO!

Il livello di calore dell’acqua varia in linea generale dai 90° per i té neri ai 70° per i té verdi, con alcune eccezioni che vanno valutate (e vengono indicate) caso per caso. Come fare a sapere a quale temperatura si trova l’acqua? La cosa migliore è usare un bollitore elettronico che dia l’indicazione della temperatura. Impostata quella, l’acqua si riscalda fino alla temperatura stabilita. Et voila, neppure un grado andrà sprecato. Se invece usate il solito vecchio e rassicurante pentolino (oui c’est moi!), potete basarvi sull’osservazione e l’udito per capire all’incirca la temperatura: a 70° si cominciano a formare sul fondo le prime bollicine, simili a occhietti. A 80° cominciate a sentire un gorgoglio, ma ancora non è ebollizione. A 90° le bolle salgono in superficie. A 100°… beh, lo sapete tutti come bolle l’acqua, no? 😉

6) Il té verde fa dimagrire

FALSO!

Il té verde fa dimagrire solo se svolgete una corretta e costante attività fisica e un’adeguata alimentazione. Il che vuol dire che dovete svolgere attività fisica unita ad un’adeguata alimentazione a prescindere dal té verde, se volete dimagrire.

Diffidate da quei siti web o da quelle pubblicità che per vendervi il té verde vi dicono che, per l’appunto, fa dimagrire. Fa bene bere molti liquidi, a prescindere che siano té verdi, neri, acqua liscia, succhi di frutta, infusi e tisane. Fa bene, dunque, ma non fa dimagrire né, tantomeno, brucia i grassi (altra castroneria che ho letto in giro, sia su riviste cartacee che sul web).

Una piantagione di té nel Darjeeling, India. La coltivazione del té in India è stata introdotta dagli Inglesi. Credits: NyTimes.com

7) Gli Inglesi hanno imparato a bere il té in India dagli Indiani

FALSO!

Furono gli Inglesi a importare le piantagioni di té in India, nelle montagne dell’Assam e del Darjeeling. Essendo il popolo colonizzatore, imposero i loro usi, tra cui quello del té. In India il Chai era inizialmente un’altra cosa, una miscela di latte e spezie. Introdotto il té dagli Inglesi, esso fu aggiunto a questa miscela. Ma in India, altrimenti, del té all’Occidentale ne avrebbero fatto tranquillamente a meno. Tra l’altro, che si sappia, le prime piantagioni furono impiantate dagli Inglesi di nascosto perché fino a quel momento (metà ‘800) la produzione mondiale di té era monopolio cinese che guadagnava un sacco di soldi dal commercio con l’Europa (non solo Gran Bretagna, ma Francia e Olanda). Coltivando direttamente il té nel proprio territorio, invece, gli Inglesi risparmiarono un bel po’ di spese di esportazione, di dazi e di tasse.

Col tempo, le piantagioni indiane divennero delle produzioni di grandissima qualità: i vari Giardini del Darjeeling sono considerati tra le più pregiate produzioni di té nero al mondo, mentre per le produzioni dell’Assam è utilizzata una cultivar di camelia sinensis particolare e indigena, la Assamica, per l’appunto.

Con quest’ultimo falso mito storico concludo questa rassegna. E voi avete altri falsi miti che vorreste sfatare? Esponeteli nei commenti, che sono curiosa! Poi ne discutiamo insieme!

Godetevi ora l’infografica!