Perché non amo il té col limone

Personalmente ho l’incubo fin da quando ero piccina: se al bar chiedo una tazza di tè, immancabilmente mi arriva il bricco di acqua calda, la tazza, la bustina di English Breakfast (anche se sono le 4 di pomeriggio) e lei, una macchia gialla a completare il tutto: la fettina di limone.

limoni

Ora, io personalmente amo il giallo, purché abbia senso la sua presenza: per esempio, in un té al bar, avrebbe senso una tazza gialla, o la tovaglia gialla, o la teiera gialla. Ma non la fetta di limone.

La fetta di limone nel té non ci va.

Invece quante volte ce la propinano? Se siamo fortunati, ci viene proposta su un piattino a parte. Ma molto spesso, ahimè, pensando di far cosa gradita, la fettina viene calata nella tazza. Così, anche se la togli, rimane l’aspro di limone.

teiera da collezione

la mia miniteiera “limone”

Il succo acido del limone condiziona tantissimo il sapore del té. Vero è che soprattutto in passato, quando una sensibilità verso il té era dura a venire, il té era talmente inodore e insapore da rendere necessario un aiuto esterno, cui il limone poteva ben assolvere. Ma oggi non lo si può più tollerare.

Oggi se voglio un té al limone trovo infinite varietà di té in bustina con infinite variazioni sul tema (limone e zenzero, ad esempio, è un blend ormai storicizzato); se non trovo il té al limone certo non mancano nei negozi più forniti i té agrumati, dall’Earl Grey in avanti. Poi ci sono le infinite potenzialità offerte dagli infusi: qui il limone è lecito, anzi: ma per favore, non chiamatemelo té.

Insomma,un conto è un té al limone, un conto è un té col limone: le preposizioni sono importanti! Non voglio bere una roba che sia ottenuta mediante spremitura di spicchio di limone in tazza di tè.

Con lo spicchio di limone si irrora la frittura mista oppure le fragole. Non il té.

E voi invece amate il té col limone? Vediamo se riuscite a convincermi a berlo!

La bustina di té e la raccolta differenziata

Il dilemma: dove butto butto la bustina ti té?

Mi sono trasferita da poco in una nuova città. Nuove abitudini, nuovi vicini, nuove regole per la spazzatura. Eh sì, perché ne vengo da un quartiere in cui la raccolta differenziata era lasciata al buon cuore degli abitanti e arrivo ora invece in un borgo in cui essa è regolata in base a giornate, orari e cassonetti predefiniti. La raccolta differenziata porta a porta non permette deroghe. Rispetto al passato, quindi, sono diventata molto più attenta nella selezione dei miei rifiuti e cerco di differenziare il più possibile. Mi applico piuttosto bene, tuttavia ci sono degli oggetti che mi mettono in difficoltà, e uno di questi è proprio la bustina da té. Dove la butto? Semplicemente nell’indifferenziato? Nell’umido, forse? Nel dubbio mi sono un po’ documentata, e ora racconto a voi cosa ho scoperto.

bustine di té

differenti tipi di bustine di té (e il colino naturefriendly a forma di vaso di fiori)

Non tutte le bustine di té sono uguali…

Innanzitutto non tutte le bustine da té sono uguali: ne esistono infatti, oltre che di varia forma e dimensione, anche di vario materiale. Le più diffuse sono realizzate in canapa naturale o in cellulosa, dunque di per sé compostabili. Un articolo di greenme.it, però, avverte che tali bustine, per poter restare chiuse vengono incollate con polipropilene, un materiale termoplastico che serve proprio a sigillare le bustine e che, a contatto con l’acqua calda rilascia BPA, un interferente endocrino che non fa proprio bene alla salute, soprattutto delle future mamme. Vi ricordate il post di qualche tempo fa sugli ftalati utilizzati per le bustine di té? Ecco, di nuovo tornano a galla.

Le materie termoplastiche non sono compostabili né tantomeno, direi, biodegradabili. Però in linea di massima si fa finta di niente e vengono gettate nell’umido.

pompadour

Winter collection Pompadour: bustine biodegradabili, chiuse con la graffetta

E se invece che chiudere le bustine con polipropilene si usa una bella pinzatrice? Ebbene sì, esistono anche le bustine pinzate, con una bella graffetta di metallo a chiuderle. Non c’è colla, è vero, ma una graffetta di metallo che finisce nell’acqua calda. Al momento dello smaltimento dobbiamo staccare la graffetta dalla bustina, come quando sgraffettiamo un plico di fogli pinzati insieme, e gettarla nell’indifferenziato.

E ancora: bustine in garza di seta, un tessuto biodegradabile che quindi si può tranquillamente gettare nell’umido una volta esaurita la sua funzione. Ad esempio, il marchio Essenza del the vende té in bustine di questo tipo, spiegando la scelta del materiale proprio in virtù della sua biodegradabilità.

Di sicuro, se il té ce lo confezioniamo noi, utilizzando le bustine in cellulosa fai da te come quelle Teefilter che si trovano anche sullo shop online de La via del té, possiamo decidere noi stessi se e come chiuderle: io di solito uso un pezzo di spago da alimenti oppure del filo per cucire. In ogni caso non ho dubbi sulla biodegradibilità del tutto.

Le bustine piramidali in plastica della Lipton

Una soluzione adottata da alcune case produttrici è direttamente la bustina in plastica. Tra queste la Lipton che rassicura circa la non tossicità delle sue bustine a piramide in plastica (plastica che non avrebbe a che fare con gli ftalati di cui sopra), ma ammette che la bustina non sia biodegradabile. E quindi che facciamo? Se siamo riciclo-nazi apriamo la bustina e gettiamo nell’umido il té, mentre buttiamo nell’indifferenziato l’involucro. Sostenibile, però, forse le prime 10 volte.

Fin qui le informazioni che ho reperito da sola, ma poi ho pensato che fosse utile sentire i diretti interessati. Ho scritto pertanto su instagram (ebbene sì) a Pompadour e a Twinings per sapere direttamente dall’azienda se le loro bustine sono biodegradabili o come vanno smaltite.

Pompadour mi ha risposto:

“I nostri filtri sono compostabili, quindi puoi smaltirli nell’umido”.

Va da sé che la graffetta che chiude la bustina e la carta dell’involucro e dell’etichettina vanno gettate separatamente, l’una nell’indifferenziato, l’altra nella carta.

Twinings mi ha risposto

“Per quanto riguarda le bustine classiche Twinings, ti informiamo che il packaging esterno è di carta (va quindi riciclato con la carta), la bustina che contiene il filtro va buttata nell’indifferenziato, mentre il filtro, compreso di cordino e parte in carta, può essere riciclato nell’umido”

premettendomi che

“Twinings è costantemente impegnata nella ricerca di soluzioni migliorative per l’ambiente.”

bustine twinings

bustine twinings

Insomma, la situazione è più intricata di quanto pensassi. Per districarmi, sulla base delle info che ho reperito e che ho raccontato qui sopra, ho realizzato una velocissima infografica: un promemoria per tutti noi, per evitare di trovarci in difficoltà al momento spazzatura.

E voi vi siete mai posti il problema? Come vi regolate con la raccolta differenziata? Parliamone nei commenti oppure sulla pagina facebook de Il mio té (che vi invito a seguire)

Dolce-tour a Galatina, a mangiare il pasticciotto

Sono appena rientrata da un educational tour in Salento. Anche se l’aspetto gastronomico non era quello rilevante, tuttavia io e le altre blogger e influencer non abbiamo avuto di che lamentarci, anzi. Il top l’abbiamo raggiunto a Galatina, dove abbiamo assaggiato il dolce tipico salentino: il pasticciotto.

dolce tour a galatina

Il pasticciotto

pasticciotto

Pasticiotto mon amour

Narra la leggenda che il pasticciotto sia nato a Galatina. Per la precisione lo inventò nel XVIII secolo il pasticcere Nicola Ascalone che, durante la festa della Taranta, essendo rimasto a corto di pasta frolla e di crema pasticcera con cui stava realizzando torte, decise di realizzare dei dolcini piccini. Non ne doveva essere molto soddisfatto, visto che da subito definì questo dolciume un “pasticcio”: ma lo regalò a un passante che evidentemente non la pensava come lui e che immediatamente sparse la voce di un nuovo strepitoso dolce. In breve tempo il pasticciotto si diffuse in tutto il Salento e la pasticceria Ascalone continua a portare avanti questa tradizione.

Il pasticciotto è appunto un piccolo dolciume di pasta frolla riempito di abbondante crema pasticcera. Servito caldo è davvero una libidine, ve l’assicuro, ma pure freddo ha il suo perché.

La pasticceria Ascalone a Galatina

Interni d’altri tempi, con la moquette rossa alle pareti, il pavimento a mattonelle bianche e nere, il bancone decisamente vintage: Ascalone ha mantenuto l’aspetto di un bel caffè del Novecento, anche se in realtà è piuttosto piccolino. Non produce soltanto pasticciotti, ma naturalmente chi viene qui, soprattutto da fuori, una sola cosa vuole. E una sola cosa porta via, tutto goduto.

Il dolce-tour di Galatina quindi ha solo una tappa: questa pasticceria; e ha un solo dolce: il pasticciotto. Va detto, però, che durante il mio soggiorno in Salento, ho assaggiato la torta pasticciotto, ovvero un trionfo di pasta frolla ripiena di crema pasticcera. La gioia la mattina a colazione. E un 10 al B&B Manipinta di Corigliano d’Otranto che me l’ha proposta.

pasticceria ascalone galatina

La Pasticceria Ascalone a Galatina: qui è nato il pasticciotto

Non c’è pasticciotto senza té

Lo so, lo so, il pasticciotto è un dolce della tradizione salentina e io arrivo qui ad abbinarci una bevanda che col Salento non c’entra nulla. Ma questo è un teablog, quindi non posso limitarmi a dirvi che in Salento si prende il caffé con ghiaccio e latte di mandorle, che è una delizia rinfrescante senza pari. Ci abbino perciò un té, com’è giusto che sia, e come questo blog prevede.

Il pasticciotto è un dolce che soprattutto a colazione dà il meglio di sé. Dunque ci abbino molto bene un blend di té neri, come ad esempio un English Breakfast (senza limone, mi raccomando!) oppure un té nero aromatizzato alla vaniglia, già lievemente più dolce e profumato, che va nella direzione del nostro dolciume. No a té agrumati, né speziati, che rischiano di snaturare la percezione al palato del pasticciotto. Potremmo chiamare questa colazione Salentinian Breakfast, che ve ne pare?

I due prodotti, pasticciotto e té, devono essere complementari, nella misura in cui l’uno esalta il profumo e i sapori dell’altro e viceversa. Un moderato equilibrio che dia quella sensazione che noi tutti abitualmente chiamiamo in un solo modo: goduria.

torta pasticciotto

La torta pasticciotto: ideale per il mio Salentinian Breakfast al B&B Manipinta di Corigliano d’Otranto

PS: questo non è in alcun modo un post sponsorizzato. Piuttosto, è un post in cui mi permetto di parlare di esercizi commerciali e ricettivi a mio parere validi. Siete liberi di seguire i miei consigli oppure no.

GDPR, lo zen e la cerimonia del té

Son qui seduta in poltrona a sorbirmi la mia quotidiana tazza di té. Lo so, sto andando fuori stagione, ma per me il té non ha mesi, né periodi, e non c’è caldo o freddo che tenga. Il té è té, fine. La quiete delle mie pacifiche sorsate è interrotta dalle notifiche continue di email su email che arrivano.

tea pc

Le guardo, una dopo l’altra. Il testo è sempre lo stesso:

Gentile utente,

a seguito dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo (UE) 2016/679 (c.d. GDPR) relativo alla privacy ed in considerazione dell’importanza che riconosciamo alla tutela dei tuoi dati personali, abbiamo provveduto ad aggiornare la nostra informativa privacy sulla base del principio della trasparenza e di tutti gli elementi richiesti dall’articolo 13 del GDPR. Per rendere maggiormente agevole la lettura, noterai che l’informativa privacy è articolata in singole sezioni ognuna delle quali tratta uno specifico argomento in modo da renderti più rapida l’individuazione degli elementi di tuo maggior interesse.

L’informativa privacy è consultabile cliccando qui

In qualsiasi momento potrai contattarci utilizzando tutti i canali di contatto presenti all’interno della specifica sezione dell’informativa privacy per ottenere chiarimenti qualora lo ritenessi opportuno.

Letto una volta dici “Ah, bene, interessante.” Letto la seconda dici “Sì, ok“. Letto la terza ti chiedi quando ti fossi mai iscritta a quella newsletter che ora ti chiede di accettare che la tua email sia in indirizzo, o di cancellarti se non vuoi più essere contattata. Alla quarta capisci che negli anni ti sei iscritta davvero a troppe cose che non segui. Alla quinta cominci a pensare di essere stata iscritta alle varie, numerose, troppe newsletter “a tua insaputa“. La sesta neanche la cogli, perché il tuo provider di posta elettronica è intelligente, capisce e sa che deve mandare tutte le ulteriori scocciature in spam.

Io intanto continuo a sorseggiare il mio té e sono felice. Molto zen, va detto. Quasi quasi mi preparo un matcha ristoratore, e cerco di ricordare i passaggi della cerimonia del té giapponese. Sicuramente, concentrandomi in un’occupazione così mobile e impegnativa, ne trarrò giovamento.

Cerimonia del té homemade

Ma ahimè, non sempre possiamo stare sereni fino in fondo. Così siamo costretti a scuoterci dalla piacevole calma dei nostri tardopomeriggi per renderci conto di una drammatica realtà: il GDPR riguarda anche i blogger. Io che ho aperto questo innocuo blog sul té, che ho qualche assiduo lettore registrato il quale ogni volta che pubblico qualcosa di nuovo mi vede, e che ho qualche caro lettore che ogni tanto commenta, devo adeguarmi a questa nuova normativa europea che è un po’ più ampia rispetto alla vecchia normativa sui cookies che obbligava tutti i siti web ad informare gli utenti che i cookies di navigazione sarebbero rimasti. Questa volta il passaggio è ulteriore, perché gli utenti vanno avvisati del fatto che i loro dati (nel caso di questo blog, ribadisco: email se ti registri al sito, email se mi lasci un commento) sono registrati dalla piattaforma blog.

Siccome il mio profilo wordpress è veramente basilare (blog.wordpress.com) non ho possibilità di scaricare plugin aggiuntivi né di caricarne di esterni, come so che hanno fatto in molti. Mi attengo a ciò che la mia piattaforma vuole fare. Intanto continuo a bermi la mia tazza di té (sennò mi si fredda) e vi ricordo che se mi commentate o vi iscrivete a questo blog io potenzialmente possiedo il vostro indirizzo di posta elettronica. Il prossimo passaggio sarà rubarvi l’anima, ma ne parleremo, magari, la prossima volta.

infusioni di maggio: i té alla rosa

credits: pinterest

Maggio è il mese delle rose: ovunque nei giardini fioriscono di tutti i colori e formati: da quelle piccoline bianche, poco più che boccioli, a quelle grosse, enormi, screziate, da quelle profumatissime, che quasi storidiscono a quelle tenui, delicatissime, che a malapena si percepiscono. Il mondo delle rose è vastissimo, ed esse popolano tanti giardini pubblici e privati. Addirittura alcuni giardini pubblici sono interamente dedicati a questi romantici fiori: a Firenze c’è il Giardino delle Rose, mentre a Roma è il Roseto Comunale sull’Aventino ad essere interamente dedicato a questi fiori.

Il profumo delle rose è impiegato in vari campi: nei profumi e nella cosmesi, per esempio, ma anche in cucina e nel té.

Ovviamente è proprio del té che voglio parlarvi, perché i petali profumati delle rose ben si prestano a profumare e aromatizzare la nostra bevanda preferita, sia nella versione verde che nera che, anche, bianca.

Sul mercato troviamo spesso il té alla rosa. Dobbiamo prestare attenzione a come lo vogliamo il té: scented, ovvero ottenuto naturalmente, per osmosi dei profumi, per cui le foglie di té sono poste ad appassire con i petali di rosa, trasferendosi i profumi dalle foglie ai petali e viceversa? Oppure vogliamo un té aromatizzato, ottenuto con l’olio essenziale di rosa che viene addizionato alle foglie di té?

rose gong fu

Il gong fu rose tea (durante il corso di té di Vania Coveri-Teateller)

Il primo caso segue un processo di produzione tradizionale e antico. Viene chiamato Té Rose GongFu, e consiste nel mettere a seccare le foglie di té nero insieme ai petali di rosa, sostituendo i petali ogni tot di tempo in modo da immetterne sempre nuovi e profumati. Il procedimento è lo stesso del té al gelsomino (altro fiore che sta per sbocciare), e fa sì che si ottenga un té profumato naturalmente, semplicemente grazie al contatto con i petali. Questo té è davvero delicato, il profumo è volatile e fresco, non persistente, ma proprio per questo è un piacere da gustare ad occhi chiusi.

I té aromatizzati alla rosa si basano sull’aggiunta di oli essenziali alle foglie di té. Il profumo questa volta sarà molto persistente e deciso. In genere vengono aromatizzati alla rosa con questo procedimento i té verdi, in qualche caso anche i té bianchi; inoltre alla rosa possono essere aggiunti altri profumi di fiori o di frutta che si abbinano insieme (ad esempio la mandorla, oppure il fiordaliso, il pepe per quanto riguarda le spezie). Ogni casa di produzione di té aromatizzati dà libero sfogo alla fantasia creando sempre nuovi profumi basati sull’abbinamento di essenze variegate.

Cosa preferisco io? Beh, per quanto mi riguarda, quando hai provato il Rose Gongfu non puoi tornare indietro.

E voi? Avete un té alla rosa preferito? Ma soprattutto, vi piace il profumo della rosa nel té?

Andare al mercato di Zagabria e… trovare il té!

Sono stata di recente in viaggio, e come voi sapete ogni volta che vado all’estero cerco comunque ispirazioni e segnali della presenza del té all’estero, per rendermi conto dei gusti e delle conoscenze altrove in materia di té. Su questo blog, infatti, la categoria Reportages è dedicata proprio a queste indagini che conduco a margine dei miei viaggi.

Questa premessa era doverosa per introdurvi il mio ultimo reportage, dall’ultimo luogo al mondo dove avrei pensato di trovare a vendere il té. Vi parlo di Dolac, il mercato di Zagabria, capitale della Croazia, un luogo che non potete saltare in un itinerario alla scoperta della città.

Dolac Zagreb

il mercato Dolac, nel cuore di Zagabria

Altra premessa: adoro i mercati. Sono i luoghi secondo me più autentici delle città, quelli frequentati dalla gente del posto, dagli abitanti e che pertanto agli abitanti si rivolgono. Per questo la loro esplorazione è importante. Col Dolac non ho fatto eccezione, anzi, l’ho inserito volutamente nel mio itinerario di Zagabria. Però certo non immaginavo di trovare il té in vendita.

Due stand del Dolac di Zagabria, il mercato coperto che è stato realizzato in anni recenti sotto la piazza del Dolac tradizionale, a due passi dalla Cattedrale, nel cuore della città vecchia, vendono il té. O meglio, vendono erbe per infusi e tisane, ma già che ci sono hanno espanso il business al té di importazione cinese e giapponese.

erbe per tisane

camomilla, calendula e tiglio per infusi in vendita al Dolac di Zagabria

La scoperta è stata davvero interessante comunque, perché anche solo vedere le erbe officinali in vendita mi ha permesso di capire quanto, rispetto all’Italia, esse siano utilizzate per infusi e tisane. Abbiamo l’erica, la camomilla, il tiglio, la menta, la calendula e i frutti di marruca, conosciuta col nome scientifico di Paliurus Spina Christi e che io ho visto per la prima volta in questa occasione. Scopro però che l’infuso di frutti di marruca ha una importante funzione diuretica, motivo per cui viene commercializzato. Anche l’elicriso è commercializzato per la preparazione di infusi: questa pianta, che è meglio nota come semprevivo, perché i suoi fiori si mantengono anche se seccati, nel loro bel colore giallo, ha proprietà terapeutiche per le sue caratteristiche antinfiammatorie e antiallergiche, ed è utilizzato per la preparazione di infusi proprio per queste sue proprietà. Ho scoperto le funzioni dell’elicriso in questo interessante post scritto da chi ne sa più di me.

erbe per tisane

frutti di marruca e fiori di elicriso in vendita per la preparazione di tisane

C’è sempre qualcosa da imparare, anche e soprattutto in un mercato estero.

La scelta di té, come vi dicevo, riguarda té verdi giapponesi e neri cinesi e indiani, variamente aromatizzati.

il mio té

Il té in vendita al Dolac Zagabria

Si tratta di preparati e infusioni tutto sommato abbastanza “globali” come l’earl grey special o il chai. Certo i nomi scritti in croato non aiutano, ma laddove abbiamo le tipologie specifiche allora le cose si semplificano. La varietà è ampia, e questo non può farmi che piacere.

A presto col prossimo reportage!

Le teiere più buffe della mia collezione

Nel post precedente vi ho mostrato le teiere dal mondo, ovvero le teiere della mia collezione che provengono da varie parti del mondo e che raccontano, attraverso la loro forma e i loro accessori, il rito del té per il quale sono state realizzate.

Questa volta, invece, preparatevi a riempirvi gli occhi di “Oooh!”: vi mostro le teiere più buffe della mia collezione, quelle con le forme più strane, più simpatiche, più geniali, quelle che vedendole penserete “Non pensavo potessero esistere delle teiere così!

Teiera rosa 

Erboristeria Spada

La mia teiera rosa

Certi oggetti colpiscono non tanto per il loro valore, quanto per il fatto che fanno simpatia. A me questa teierina fa simpatia: mi ricorda la zuccheriera burbera del cartone animato La spada nella roccia. Al di là di questo, ha una forma non canonica e l’ansa così spigolosa sembra davvero un gomito poggiato su un fianco. Burbera, ma simpatica, come un nonnino con gli occhi piccini pronto ad agitare i gomiti ma poi, all’atto pratico, estremamente dolce e comprensivo.

Oppure, a guardarla bene, potrebbe essere una signora in palestra che fa aerobica: vedete come agita le braccia? È così dinamica!

Teiera lumaca 

teiere da collezione

La mia teiera lumaca si mangia la bietola!!!

Questa teiera non poteva rimanere sulla bacheca del negozio di artigianato cinese in cui l’ho scovata! In realtà non credo che la sua forma abbia un qualche significato in Cina, però senz’altro si presta ad essere trasformata in teiera: la chiocciola è tonda, la bocca della lumaca diventa la bocca della teiera. Il corpo della lumaca, cioè il collo e la testa, è ruvido, mentre il guscio, molto elaborato, è smaltato e lucido. L’espressione della lumachina sembra stupita: piccoli occhietti tondi e la bocca spalancata, quasi che fosse stupita di tutto ciò che la circonda. Un amore di teiera, senza dubbio la più tenera della mia collezione.

Teiera conchiglia 

teiera-conchiglia

La mia teiera a forma di conchiglia

So che di questa teiera esiste tutto il servizio da té, perché ho ricevuto negli anni varie offerte da parte di gente che mi diceva che possedeva la zuccheriera, una tazza, e altre componenti. Ho sempre rifiutato di vendere (e di acquistare il resto, in effetti) e mi sono tenuta la mia bella conchiglia verde. Pronta ad adagiarsi sui fondali, a servire il té alla Sirenetta, la mia teiera a forma di conchiglia è stata, tra tutte, la prima teiera buffa della mia collezione, e si merita di essere ricordata.

Teiera a forma di castello di Enrico VIII 

Un altro di quegli oggetti che non potevo lasciare sul banchino dello svuotacantine di Firenze in cui l’ho trovata: forma assolutamente fantasiosa, anche molto fumettosa, si inserisce in un filone di teiere da collezione che imitano oggetti di qualunque forma e ambito: case, pianoforti, pompe di benzina, barche, librerie, chi più ne ha più ne metta. Alcune sono molto curate, al dettaglio, altre, come questa teiera a forma di castello di Enrico VIII, sono più infantili nella resa, ma non per questo meno stravaganti.

teiera Re Enrico VIII

La mia teiera Re Enrico VIII. Lato B

Teiera a forma di casa dei folletti (fairy teapot)

Questa teiera mi ricorda tanto la casetta dei folletti, per i suoi colori tenui, la forma tondeggiante, e soprattutto per il fatto che se si guarda bene il tetto, sembra la cappella di un fungo: l’effetto casa dei Puffi è servito. La forma di casa è un filone piuttosto seguito nelle forme delle teiere da collezione, perché il tetto a spiovente solitamente si presta bene a fare da coperchio. La fantasia delle decorazioni poi si spreca e abbiamo case del Nord Europa, case mediterranee, baite di montagna, igloo, a due piani, a un piano solo, ce n’è per tutti i gusti e tutte le dimensioni.

fairy teapot

La mia fairy teapot

Teiera coi gattini

teiere da collezione

La mia teiera coi gattini

L’ultima arrivata nella mia collezione, un bellissimo regalo del quale sono onorata, è la teiera coi gattini: il corpo della teiera è una cassettiera con i gomitoli; i gattini intorno giocano e si arampicano. Questa teiera rientra nel filone delle teiere da collezione che ritraggono mobili o pezzi di arredamento: la teiera a forma di pianoforte, di stufa, di cucinotto, di vasca da bagno. Non nego che il mio sogno sarebbe quello di farmi una casa delle teiere da arredare proprio con questi meravigliosi oggetti che sono vere piccole opere d’arte. Per ora mi accontento della mia cassettiera coi gattini. Poi si vedrà!