Il té nel deserto, di Paul Bowles

Difficile definirlo un romanzo; difficile definirlo un racconto di viaggio. Il deserto, e il viaggio sempre più a sud, fa da sfondo al dramma interiore dei protagonisti, ne riflette le crisi, le nevrosi, luogo fisico, ma allo stesso tempo simbolo e metafora della loro vita. In due protagonisti, Port e Kit, non vanno considerati in modo disgiunto, ma nel loro essere coppia: entrambi totalmente irrazionali, lui incapace di trovare un senso alla propria condizione di uomo, convinto che nulla sia scritto, lei completamente incapace di agire da sola, in perenne ascolto di qualunque presagio, di segni, perché in realtà è tutto scritto. Tra i due ci si mette il terzo incomodo, elemento destabilizzante, che contribuisce a far sì che il viaggio della coppia diventi una fuga: fuga dal mondo, fuga da se stessi.

Romanzo interiore quindi, col paesaggio sahariano dipinto sullo sfondo, non in modo eccessivamente particolareggiato ma evocativo, in un continuo rimando tra l’esterno e l’interno, tra l’ambiente e la loro mente. Così le città sono sporche e disordinate, l’aria è talmente calda da togliere qualsiasi energia, qualsiasi volontà, il deserto è troppo luminoso, grigio per il riverbero, sempre uguale a se stesso: “diverse volte le passò per la mente che non stessero affatto andando da qualche parte, dato che non erano in nessuno luogo”.

Quasi tutti gli esseri umani che la coppia incrocia sono personaggi negativi, siano essi occidentali o arabi. E anche i rapporti umani che Port e Kit hanno con personaggi non negativi, sono sempre in qualche modo basati sull’inganno o su una sfiducia di fondo. Unica costante sembra essere il rito del té alla menta, al quale vengono costantemente sottoposti, senza possibilità di sottrarvisi.

La coppia parte dagli USA, decisa a fare un viaggio di scoperta del Sahara. Ognuno ha le sue motivazioni: il viaggio è fortemente voluto da Port, che forse fuggendo dalla civiltà occidentale vuole trovare un senso o forse, molto più prosaicamente, vuole cercare di ricucire il rapporto con la moglie, senza tuttavia risolversi a farlo. Kit d’altro canto subisce questo viaggio, così come subisce, del resto, tutti gli accadimenti della sua vita. Per tutta la prima parte del viaggio non esce dalla camera d’albergo. Solo quando resta da sola affronta per la prima volta un mondo che non è il suo: vuole perdersi, e smarrendosi nell’immensità del Sahara smarrisce anche la ragione.

Tutto il senso del romanzo è concentrato nella storia che viene raccontata all’inizio: tre fanciulle, dopo essere state sedotte da un affascinante targui che vive nel deserto, acquistano tre bicchieri e una teiera, e partono per il deserto, per ritrovarlo. Il loro desiderio è  poter bere insieme il tè sulla duna piú alta. Partono al seguito di una carovana, ma giunte nei pressi delle dune, le tre donne si addormentano prima di poter avverare il loro sogno. Vengono trovate qualche giorno più tardi da un’altra carovana di passaggio, sepolte sotto una duna e con i bicchieri pieni di sabbia.

One response to this post.

  1. […] té nel deserto, ecco cos’è Tuaregh, una miscela di té verde, menta e fiori blu che trasporta […]

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