Archive for the ‘té e dintorni’ Category

Iced Tea e Bubble Tea a Firenze

Estate, sole, caldo, ferie già finite e già rientrata a lavoro. Ho sete. Ho tanta sete. E sono accaldata. E voglio qualcosa di fresco e di buono. E poi e poi e poi.

Ho trovato a Firenze 3 posti che soddisfano tutte le mie esigenze estive: bere un té freddo, se bubble ancora meglio, sorseggiandolo per le vie della città in modo da non avvertire il caldo e, soprattutto, godendomi un prodotto davvero di qualità.

FirenZen

Cominciamo da FirenZen, ultimo arrivato tra i ristoranti giapponesi (veri) a Firenze. Per conquistare anche il pubblico dei passanti questo locale in via Guelfa propone iced matcha latte oppure, su richiesta, Iced green tea, che poi è semplicemente il matcha freddo.

Sapete tutti cos’è il té matcha: è il té verde in polvere tipico della cerimonia del té giapponese. Un rituale antico prevede movimenti e strumenti particolari per la preparazione di questo té dal sapore unico e concentrato. Tuttavia nel tempo e in Occidente il matcha ha preso piede in cucina, dove è utilizzato per aromatizzare e caratterizzare soprattutto i dolci (qui la ricetta delle madeleines di Pane Libri e Nuvole), e per bevande come il matcha latte, appunto.

Inutile dire che le due preparazioni proposte da FirenZen diano esiti differenti: l’Iced matcha latte rinfresca ma non disseta, ed è dolciastro. Il matcha ghiacciato, invece, è amarognolo: a tutti gli effetti un té matcha, che di base è amaro e concentrato, con aggiunta di ghiaccio. Ognuno scelga il suo preferito! Io, ovviamente, preferisco il matcha ghiacciato.

Matcha latte (fonte: pinterest)

San Tea House

Diladdarno, come si dice da queste parti, a pochi passi da Palazzo Pitti si trova San Tea House, un locale gestito da ragazzi orientali che parlano a malapena l’italiano, ma che sanno farsi capire. La clientela è per la maggior parte giovane e orientale, che per quanto mi riguarda è garanzia di qualità. Propongono una vasta scelta di Ice Tea, di Cold Tea e di Bubble Tea. Qui ho preso bubble tea sia freddo che caldo, a seconda della stagione. Mi piace molto il Bubble Tea Ice al mango, ma anche quello tradizionale al té nero regala soddisfazioni. Il locale ha il wifi e i tavolini per sedersi, sicché non è necessario dover bere per forza per strada. Certo che la soddisfazione di bere il bubble tea guardando Ponte Vecchio però è notevole…

Sapete tutti cos’è il bubble tea: è una bevanda a base di té nero o verde, aromatizzato o meno, con aggiunta di latte o meno, caldo o freddo a seconda di come lo si desidera e addizionato con perle di tapioca, nere e gelatinose o, in alternativa, da gelatine di frutta. Le perle di tapioca si depositano sul fondo del bicchiere e per berle occorre una cannuccia molto larga che viene ovviamente fornita col bicchiere. Si tratta di una bevanda da passeggio inventata a Taiwan e che ormai ha preso piede in tutto il mondo.

Just Tea

Nella zona del Mercato centrale, in via Sant’Antonino, si trova Just Tea. Stesso concept di San Tea House, gestito da personale orientale e frequentato da giovani orientali e da turisti stranieri, propone milk tea (bubble tea), ice tea, granite e frullati. Ampia scelta e menu in italiano, inglese e cinese.

Ho preso un normale milk tea/bubble tea al té nero con le perle di tapioca. Per gli ice tea è prevista la possibilità di aggiungere jellies, ovvero gelatine di frutta. Interessante la proposta della granita al matcha, che voglio provare quanto prima. Il locale, che è ospitato in un edificio storico nel quartiere del Mercato Centrale di San Lorenzo, fornisce wi-fi (così come anche San tea House). L’ambiente è accogliente, con tavolini, ma non è particolarmente grande.

E allora, vi ho dato 3 buonissime idee per un drink rinfrescante e corroborante? Fatemi sapere se conoscete locali analoghi in altre città d’Italia!

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Tisane a freddo in filtro L’Angelica: come ho svoltato l’estate

Un’idea per l’estate: infusioni in acqua fredda by l’Angelica

Nei miei post estivi vi ho parlato spesso di come preparare té freddi secondo i metodi tradizionali o più innovativi. Vi ho raccontato quali infusioni si prestino bene ad essere preparate fredde, come preparare un ice-brewed tea, un té infuso direttamente nel ghiaccio, come aromatizzare l’acqua con i cubetti di ghiaccio al té, come preparare il calippo al té. Sicuramente, però, si tratta spesso di metodi che richiedono tempo oppure programmazione: entrambe cose che io spesso e volentieri non ho, dato che lavoro e che sono spesso fuori casa.

E allora come fare per avere subito il mio necessario té o infuso freddo? 

L’Istituto Erboristico l’Angelica ci ha pensato creando una gamma di prodotti in filtro fatti apposta per l’infusione a freddo: acqua a temperatura ambiente oppure fresca e bustina, che rilascia nell’acqua i suoi aromi e sostanze come se fosse un’infusione a caldo.

La gamma è piuttosto varia. Io ho provato la versione “Tisana sgonfiante digestiva” un po’ perché al supermercato ho trovato solo quella, un po’ perché mi piaceva l’accostamento fragola, limone, genziana, camomilla e zenzero. Il mio gusto mi ha dato ragione: il sapore è davvero piacevole in bocca, fresco e dissetante. Se sgonfia non lo so. Io ne ho tracannato litri quest’estate e sicuramente posso dire una cosa: è diuretica.

I prodotti di questa linea comunque sono numerosi e variano dal té al limone alla Tisana Abbronzatura (ah! Averla scoperta prima!): un infuso a base di curcuma, vitamina C e vitamina A al sapore di mandarino.

La vita per chi ama il té e gli infusi, ma non ha voglia di mettersi lì a prepararselo freddo e ad aspettare ore e ore che il ghiaccio si sciolga o che l’infusione si accettabile, è sempre più facile. Sarei curiosa di sapere quale principio sfruttano le infusioni a freddo per riuscire rispetto ad una normale bustina di té che ha bisogno dell’acqua calda: chissà se qualcuno all’Angelica leggerà il post e mi vorrà rispondere. La mia è una curiosità che mi piacerebbe soddisfare. 🙂

FALSO! 7 miti da sfatare sul té

È giunto il momento di sfatare alcuni miti sul té. Sì, perché nonostante la conoscenza del té in Italia si stia diffondendo anche piuttosto rapidamente (prova ne sono i tanti shop online, i negozi e le sale da té che offrono finalmente un’offerta diversificata, i corsi sul té come quello di Vania Coveri che ho frequentato pochi mesi fa a Firenze), ci sono ancora tante false credenze e tanti luoghi comuni che circolano sul té. Io ne ho individuato alcuni, che propongo qui. In fondo al testo trovate un’agevole infografica che riassume questi punti.

1) Il miglior modo per bere il té è accompagnarlo con una fettina di limone

FALSO!

È un uso italiano duro a morire, ma non è assolutamente il modo migliore per bere il té! Innanzitutto perché il limone modifica tantissimo il gusto del té, e poi perché ne modifica le proprietà organolettiche. Diffidate da quelle sale da té in cui vi servono al pomeriggio una bustina di English Breakfast e una fettina di té: non sono vere sale da té. Fuggite da quei locali in cui la fettina di limone è già dentro la tazza e non poggiata sul piattino! Il té, qualunque esso sia, va bevuto senza limone, in purezza e possibilmente senza zucchero o miele, proprio per sentirne al meglio il profumo e il sapore.

Una tazza di té con la fettina di limone? No grazie! Credits: veralline.com

2) Lo zucchero esalta il sapore del té

FALSO!

Zucchero nel té. credits: Viaggiointornoalté

Lo zucchero, come qualsiasi dolcificante, modifica il sapore, non lo esalta, ma lo addolcisce, lo rende più gradevole – per chi ama le bevande zuccherate – e altera la percezione del gusto. Nei té puri, verdi o neri che siano, mettere lo zucchero è quasi un sacrilegio: proprio perché si perde totalmente il bouquet di partenza, ciò che fa la differenza tra un té di qualità, proveniente da un giardino particolare o da un determinato raccolto, e l’altro.

Non sto dicendo che non dovete mettere lo zucchero nel té, quello dipende dai vostri gusti. Semplicemente, non è vero che esalta il sapore, ma al contrario lo copre.

3) Il té in bustina è meglio del té sfuso

FALSO!

Meglio? Da che punto di vista? Della praticità, forse. E in effetti è proprio per una finalità pratica che fu inventato il té in bustina, e che le teabags ebbero grande diffusione, inutile dirlo, durante la Seconda Guerra Mondiale: invece del té sfuso, più difficile da gestire in situazioni di non comodità, la bustina permetteva una veloce e pratica infusione.

Il té dentro le bustine però, salvo rarissimi eccellentissimi casi che si trovano sul mercato, è costituito da foglie di té rotte quando non addirittura polverizzate. La qualità di un té, invece, la fa l’arrotolamento e la lavorazione della singola foglia intera, mentre le foglie che si rompono non finiscono nei té sfusi, ma in quelli da destinare alla bustina.

Una comunissima bustina di té. Credits: greenme.it

4) Il té non contiene caffeina

FALSO!

La teina non è che lo stesso nome della caffeina, e il té la contiene. A seconda della lavorazione del té, se nero o verde, cambia la modalità di rilascio di essa (che comunque è contenuta in quantità ridotte rispetto ad una tazzina di caffè): a rilascio immediato nel caso del té nero, a rilascio lento nel caso dei té verdi.

5) L’acqua per il té deve bollire a 100°

FALSO!

Il livello di calore dell’acqua varia in linea generale dai 90° per i té neri ai 70° per i té verdi, con alcune eccezioni che vanno valutate (e vengono indicate) caso per caso. Come fare a sapere a quale temperatura si trova l’acqua? La cosa migliore è usare un bollitore elettronico che dia l’indicazione della temperatura. Impostata quella, l’acqua si riscalda fino alla temperatura stabilita. Et voila, neppure un grado andrà sprecato. Se invece usate il solito vecchio e rassicurante pentolino (oui c’est moi!), potete basarvi sull’osservazione e l’udito per capire all’incirca la temperatura: a 70° si cominciano a formare sul fondo le prime bollicine, simili a occhietti. A 80° cominciate a sentire un gorgoglio, ma ancora non è ebollizione. A 90° le bolle salgono in superficie. A 100°… beh, lo sapete tutti come bolle l’acqua, no? 😉

6) Il té verde fa dimagrire

FALSO!

Il té verde fa dimagrire solo se svolgete una corretta e costante attività fisica e un’adeguata alimentazione. Il che vuol dire che dovete svolgere attività fisica unita ad un’adeguata alimentazione a prescindere dal té verde, se volete dimagrire.

Diffidate da quei siti web o da quelle pubblicità che per vendervi il té verde vi dicono che, per l’appunto, fa dimagrire. Fa bene bere molti liquidi, a prescindere che siano té verdi, neri, acqua liscia, succhi di frutta, infusi e tisane. Fa bene, dunque, ma non fa dimagrire né, tantomeno, brucia i grassi (altra castroneria che ho letto in giro, sia su riviste cartacee che sul web).

Una piantagione di té nel Darjeeling, India. La coltivazione del té in India è stata introdotta dagli Inglesi. Credits: NyTimes.com

7) Gli Inglesi hanno imparato a bere il té in India dagli Indiani

FALSO!

Furono gli Inglesi a importare le piantagioni di té in India, nelle montagne dell’Assam e del Darjeeling. Essendo il popolo colonizzatore, imposero i loro usi, tra cui quello del té. In India il Chai era inizialmente un’altra cosa, una miscela di latte e spezie. Introdotto il té dagli Inglesi, esso fu aggiunto a questa miscela. Ma in India, altrimenti, del té all’Occidentale ne avrebbero fatto tranquillamente a meno. Tra l’altro, che si sappia, le prime piantagioni furono impiantate dagli Inglesi di nascosto perché fino a quel momento (metà ‘800) la produzione mondiale di té era monopolio cinese che guadagnava un sacco di soldi dal commercio con l’Europa (non solo Gran Bretagna, ma Francia e Olanda). Coltivando direttamente il té nel proprio territorio, invece, gli Inglesi risparmiarono un bel po’ di spese di esportazione, di dazi e di tasse.

Col tempo, le piantagioni indiane divennero delle produzioni di grandissima qualità: i vari Giardini del Darjeeling sono considerati tra le più pregiate produzioni di té nero al mondo, mentre per le produzioni dell’Assam è utilizzata una cultivar di camelia sinensis particolare e indigena, la Assamica, per l’appunto.

Con quest’ultimo falso mito storico concludo questa rassegna. E voi avete altri falsi miti che vorreste sfatare? Esponeteli nei commenti, che sono curiosa! Poi ne discutiamo insieme!

Godetevi ora l’infografica!

Il mio té per l’estate: Matcha-lime sparkler Ice Tea

E tanto lo so che siete tutti a caccia di drink estivi che sostituiscano il té caldo e che non facciano rinunciare al gusto di una tazza di té.

Non cercavo io l’idea, è l’idea che mi ha trovato per caso, in una delle tantissime e-mail di pseudospam che mi arrivano quotidianamente. Questa volta, però, l’e-mail l’ho aperta. E non me ne sono pentita. All’interno del link la ricetta, se così la si può definire, di un drink fresco al té matcha e lime: che ribattezzo Matcha-lime sparkler Ice Tea. Prendo l’idea da Epic Matcha, che tante volte fornisce consigli un po’ estremi. Questa volta però, penso proprio che proverò la loro ricetta. E voi? Volete provarla con me?

Qui di seguito il procedimento.

Il Matcha-lime sparkler Ice tea è, come dice il nome, un té freddo a base di té verde matcha, il té verde in polvere, caratteristico della cerimonia del té giapponese, il Cha-do, lime, che noi tutti associamo al mojito, e acqua frizzante che, con le sue bollicine, vivacizza il tutto.

Serve un cucchiaino di té matcha in polvere, da preparare col frullino nella tazzina in poca acqua calda come secondo il metodo tradizionale. Servono due lime da tagliare a spicchi; uno di essi, fatto a spicchi, lo calate sul fondo del bicchiere, e lo pestate come se si trattasse di preparare un mojito; poi riempite il bicchiere (bello alto e lungo, eh?) di cubetti di ghiaccio. Unite a questo punto il matcha con l’acqua frizzante e spremete l’altro lime nel bicchiere. Tenete uno spicchio per decorazione mentre, se vi piace una bevanda particolarmente acidula, calcolate che vi serviranno più lime.

Fatemi sapere se questo drink particolarmente estivo e analcolico è di vostro gradimento. Io per ora vi ho raccontato come prepararlo; ma presto me lo preparerò anch’io, e vi saprò dire!

Buona estate! E non dite che non trovate consigli su come prepararvi il té freddo!

Fresche infusioni per sere d’estate

Infine giunse l’estate.

E noi, amanti di quelle caldissime e corroboranti tisane alla mela e cannella rimaniamo orfani indifesi. Come fare a continuare a bere qualcosa di diverso dall’acqua e che ci dia la stessa soddisfazione di un infuso profumato?

La soluzione c’è: preparare degli infusi che, bevuti freddi, diano altrettanta soddisfazione che bevuti d’inverno caldi.

In questo post non parlo di té, ma mi rivolgo a ciò che té non è, anche se ogni tanto qualcuno tende a confonderli.

In particolare, per quest’estate  ho tre soluzioni da proporvi. Prendete appunti!

fresche infusioni per sere d'estate

 

 

Karkadé

Il karkadé è perfetto per chi da un’infusione fredda si aspetta un carattere particolarmente pungente e proprio per questo dissetante. Il karkadé, di colore rosso rubino, si ottiene dal fiore di ibisco. Spesso si trova in unione con la rosa canina, che contribuisce al carattere pungente dell’infusione e contribuisce al colore rosso. Potete preparare il karkadé con il normale procedimento che usate per il té, ovvero portando ad alta temperatura l’acqua, mettendo in infusione e poi aspettando che si raffreddi. Per rendere le cose più veloci potete preparare un’infusione particolarmente concentrata, quindi piuttosto forte, usando almeno due cucchiaini per tazza in luogo di uno (come prevederebbe un’infusione normale), dopodiché per raffreddare più velocemente buttate dentro cubetti di ghiaccio in modo da raddoppiare il volume dell’infusione. Il karkadé non ha bisogno di essere zuccherato. Tuttavia, se proprio non potete farne a meno, zuccherate appena pronta l’infusione calda, in modo che lo zucchero possa sciogliersi subito.

Cubetti di ghiaccio al karkadé

Un’alternativa è preparare cubetti di ghiaccio al karkadé: sono bellissimi, rossi rossi! Preparate anche in questo caso un’infusione molto concentrata, aspettate che si raffreddi e mettete nelle formine del ghiaccio. Quando i cubetti sono formati potete utilizzarli per aromatizzare e raffreddare un comune bicchiere d’acqua. Bella idea, vero? 😉

Rooibos

Il rooibos, ne ho già parlato in altre occasioni, è l’infuso di un arbusto sudafricano che per comodità viene chiamato té rosso, ma che con il té vero non ha niente a che vedere. Il suo colore in infusione è ambrato, dolciastro al sapore; solitamente viene aromatizzato con profumi dolci, come i frutti rossi, la ciliegia o la fragola, oppure delicati come la mandorla e il pistacchio: si tratta di profumi che non vanno in contrasto con la base rooibos. Anche il rooibos si presta ad essere bevuto freddo. Come nel caso del karkadé, va preparato come se fosse un’infusione calda e poi lasciata raffreddare. Tenete solo conto che a differenza del karkadé, il rooibos ha un aroma più delicato, per cui diventa difficile farlo risaltare se lo allungate con acqua o ghiaccio. Potete invece addizionarlo con frutta fresca in infusione: fragole, albicocche, ciliegie, pezzi di mela, ananas: una sangria analcolica che potrebbe stupirvi.

Frutta di stagione e rooibos: e l’infuso estivo è servito!

Tisana alla menta

La mia proposta, poco originale, forse, è la tisana alla menta. Conosciamo tutti il té alla menta, ampiamente bevuto nel Maghreb e associato ai Berberi o ai Beduini, comunque alle genti del Sahara. Il té alla menta solitamente è un té verde (per la precisione viene utilizzato un gunpowder cinese). Ma basta togliere il té verde per ottenere ugualmente un infuso fresco e dissetante. Le proprietà della menta sono note, per cui è inutile che vi dica quanto sia balsamica e profumata. A me non fa impazzire, sono onesta, ma mi piace utilizzarla in cucina in alcune preparazioni, come con le zucchine, proprio perché ha la capacità di svegliare alimenti che altrimenti alla lunga sarebbero mosci o stucchevoli al palato. Preparare una tisana alla menta è semplicissimo: acqua e qualche rametto di menta lasciato in infusione. Man mano che l’acqua raffredda la menta rilascia il suo profumo e caratterizza tantissimo l’infusione. La tisana fredda alla menta è pronta. Se preferite la versione dolce (del resto il té alla menta marocchino va bevuto zuccherato) ricordatevi di zuccherare subito, quando l’infusione è calda.

Il mio té alla menta a Tangeri

Volendo, se siete ggiovani e seguite le tendenze, potete stupire i vostri ospiti con una tisana mojito: semplicemente aggiungete a quanto vi ho detto qualche fettina di lime e lasciate in infusione. Oppure, e qui mi sconfesso subito, potete preparare un té verde mojito: té verde gunpowder, oppure bancha in infusione con menta e lime, zuccherato con zucchero di canna e servito nei bicchieri con ghiaccio tritato. Il té verde al posto del rum bianco è senz’altro l’alternativa analcolica che stavate aspettando, ne sono certa 😉 Altrimenti, se lo volete alcoolico, potete seguire la ricetta che ho scovato qui.

té verde Mojito. l’ideona dell’estate. Credits: achillea.com

Queste sono le mie proposte per affrontare al fresco questa lunga estate calda. E voi? Avete qualche tisana preferita per l’estate? Qualche ricetta segreta che volete condividere qui? Dai, dai, raccontatela nei commenti!

Cos’ho imparato da un corso sul té

Se avete letto gli scorsi post di questo blog avrete visto che quest’inverno ho partecipato ad un corso di degustazione di té che si è svolto a Firenze, presso la sede della Società Toscana di Orticoltura, tenuto da Vania Coveri, Teateller, con un passato professionale a La Via del Té di Firenze, e scusate se è poco. La passione per il té ha guidato Vania al punto da farla diventare una teateller, appunto, una che racconta il té, che porta la conoscenza del té a chi vuole accostarvisi senza preconcetti né pregiudizi.

Un esercito di teiere pronto per la degustazione di té

Ho trovato una classe eterogenea: tra chi beveva il té col limone, chi non andava oltre il té in bustina, chi voleva scoprire attraverso il té nuovi modi di usarlo in cucina, chi voleva ampliare le sue conoscenze e chi, infine, blogger come me (di Cognathé) voleva scoprire qualcosa di più. E poi c’ero io.

Ma è per principianti, che ci vai a fare?” “Ma ti annoierai, saprai già tutto!

No, no, e no. Io sono autodidatta. Ho cominciato come tutti con le bustine di té Ati, poi ho scoperto l’earl grey, poi ho scoperto che grazie a dio il limone nel té è un’aberrazione, quindi mi sono sentita legittimata a buttare via quella fettina gialla ogni volta che mi veniva propinata; poi ho scoperto i té aromatizzati, quindi i té verdi, e poi i té bianchi. Un percorso di scoperta che va avanti da 17 anni ormai. Eh sì, il té l’ho scoperto davvero al primo anno di università, nell’ormai lontano 2000.

Il té è pronto! Andiamo a degustare

Ho un blog, scrivo post più o meno approfonditi, tocco svariati argomenti e tipologie di té, ma con un taglio sempre da autodidatta, finora avevo seguito solo il corso di cerimonia del té giapponese con Lailac Firenze, ma niente di più. Per cui mi è sembrato naturale iscrivermi ad un corso di té che partisse da zero, che affrontasse un po’ tutte le varietà di té. È vero, non sono del tutto tabula rasa, ma mi manca un’educazione al gusto, un’educazione al té puro. Perciò mi sono iscritta con entusiasmo e curiosità.

Fin dalla prima lezione mi sono detta che ho fatto bene.

Perché in 4 lezioni di corso ho imparato quelle piccole grandi cose che diventeranno d’ora in avanti dei capisaldi nel mio modo di bere, e di scegliere il té.

La cosa fondamentale, per esempio, è che bisogna scegliere té puri.

Darjeeling, Pu-erh, Yunnan, oppure Bancha, Sencha, Gen-maicha. Il té dev’essere puro. La cosa che ho imparato è che se scelgo un té nero aromatizzato non capisco un accidente di té. Può soddisfarmi il palato, ma è ingannatore.

Andiamo con ordine.

La prima e fondamentale cosa che ho scoperto sul té è che esiste una differenza tra i té scented, profumati a contatto con l’ingrediente profumatore, e i té aromatizzati. Questi ultimi, che sono la maggior parte, sono il frutto di accozzaglie chimiche che soddisfano i sensi con le loro note speziate, fiorite, fruttate, cioccolatose, ma che non contengono per davvero nessuno degli ingredienti di volta in volta proposti. Il té al cioccolato, per esempio: vi siete mai chiesti come faccia a profumare davvero di cioccolato? Non c’è né cacao né cioccolato tra i suoi ingredienti e, se mai ci fosse, sciogliendosi in tazza non rilascerebbe mai tutto il profumo che invece si percepisce. Idem per il té alla pesca, arancia e cannella e via di seguito tutti gli abbinamenti che vi possono venire in mente. Il concetto, o il procedimento chimico, è lo stesso dei bagnoschiuma alla fragola, allo zucchero filato e alla vaniglia che andavano di moda qualche anno fa: da una stessa molecola viene tratto un profumo differente.

degustaziò degustaziò!

A me questa cosa ha shockato molto. Non che non avessi lievemente intuito che ci doveva essere qualcosa sotto, però sentirmelo dire così con tanta franchezza mi ha proprio fatto sentire nuda e ingenua.

Ho deciso così che d’ora in avanti, salvo rarissime eccezioni, acquisterò solo té puri, darjeeling, pu-erh, lapsang souchong, jokuro, sencha e via di seguito: raccolti puri da foglie pure senza nessun aromatizzante.

Eh, ma così vuoi fare la purista e rinunci al profumo. E vuoi fare la snob

No, un momento. Non è che se comincio a bere té da raccolti puri divento snob e non bevo il resto. No. Però sono consapevole della differenza. E soprattutto, se permettete, affino il gusto. Facile dire che un té alla pesca è profumatissimo e buonissimo. Diverso è spiegare perché un darjeeling First flush è pregiato e delicatissimo. Ma il Darjeeling è uno dei raccolti più pregiati al mondo; ogni raccolto prende il nome dal giardino di provenienza e la regione in cui è coltivato, il darjeeling, appunto, è una meraviglia paesaggistica senza paragoni nel Nord dell’India. Uno di quei posti dove, prima di morire, dovrò andare per forza.

Un’altra cosa che ho imparato sul té è che il té al gelsomino, quello sì che è scented sul serio! Ovvero, se preparato col metodo tradizionale, si ottiene dal contatto dei fiori di gelsomino (che sono profumatissimi e stanno sbocciando proprio ora!) con le foglie di té appena colte: per osmosi il profumo del gelsomino si trasmette alle foglie che così acquisiscono la loro profumazione così unica e… naturale!

Degustazione di té Earl Grey: foglie asciutte, foglie bagnate (rilasciano profumi differenti!) e l’infusione

La terza cosa che ho scoperto sul té, ma cui potevo facilmente arrivare con un minimo di ragionamento, è che il té in bustina è poco pregiato perché raccatta tutte le foglie rovinate, rotte, frammentate e polverizzate, in una parola gli scarti della lavorazione del té. Anche se ultimamente si stanno imponendo sul mercato delle bustine di pregio, la grande distribuzione infila in bustina té di infima qualità. Lo stato di conservazione della foglia determina la qualità: se la foglia è rotta malamente, è facile che finisca in bustina piuttosto che nel té sfuso. Naturalmente dipende dal tipo di té, ma se consideriamo che molti té prevedono proprio una preparazione manuale di ciascuna foglia, che viene piegata, arrotolata, sistemata, allora forse ciò che vi sto dicendo non sarà del tutto assurdo.

E poi ho imparato che ogni té ha una personalità, e che quella personalità è data da come noi percepiamo quel té sulla lingua, al profumo e alla vista. Un po’ come quando cerchiamo di indovinare una persona da come si muove, da come parla, da come si presenta. In questo caso abbiamo giocato, per ogni té, ad attribuirgli un personaggio. Un giochino strano, direte voi. Un giochino utile, vi dico io, perché insegna a guardare e osservare con tutti i 5 sensi ciò che state bevendo. Non è esperienza da poco, e vi renderà quel té più familiare. lo potrete chiamare per nome, quasi, e magari, se siete romantiche, ve ne innamorerete.

 

Come ti cucino il pollo al té affumicato Lapsang Souchong 

Questo non è un foodblog e io tutto sono fuorché una foodblogger (se volete conoscere una brava foodblogger guardate qui). Mi piace cucinare anche se ultimamente pratico pochissimo; soprattutto ho il terrore di preparare i dolci. Ogni tanto dai miei fornelli si materializzano cose degne del gruppo facebook Cucinare male (e ogni tanto qualcosa condivido), ma nella maggior parte dei casi, però, me la cavo egregiamente.

Era da un po’ che l’idea mi girava per la testa. Volevo preparare un secondo di carne usando il té. Non un té qualunque, ma il té affumicato Lapsang Souchong.

Questo té dall’aroma affumicato molto particolare o lo si odia o lo si ama. Io personalmente lo amo. Profuma di legna da ardere, con un sentore anche, se vogliamo, di cacio stagionatissimo (o di provola affumicata, non a caso). Detto così presenta malissimo, ma vi assicuro che se superate la diffidenza iniziale (e se vi piace il sapore affumicato) questo té vi stupirà. E vi stupirà ancora di più usarlo al posto del brodo per cucinare. Io in passato l’ho usato proprio al posto del brodo per un risotto alla scamorza e speck. Capite bene, però, che sia la scamorza che lo speck sono affumicati, mentre io volevo capire fino a che punto posso spingermi a utilizzare il Lapsang Souchong come unico ingrediente affumicato.

Pollo al lapsang souchong in cottura

Così, l’altra sera ho preparato il pollo al Lapsang Souchong. Siccome mi è riuscito molto bene, a detta non solo mia 😊, ho deciso di proporre qui la ricetta, che è davvero molto semplice.
Ho usato le sovracosce di pollo, private della pelle: su di esse ho adagiato un po’ di foglie di té affumicato, come fosse una marinatura, ma senza esagerare. Ho preparato a parte un pentolino di té portando l’acqua quasi a ebollizione e mettendo in infusione un quantitativo di Lapsang Souchong piuttosto cospicuo: come dose mi sono regolata col mio dosatore per il té, che ha una dimensione standard, ma l’ho riempito ben bene, in modo da ottenere un té molto carico. Anche l’infusione è durata tanto: 4-5 minuti.

In una casseruola ho rosolato uno spicchio d’aglio a pezzettini e un mezzo cipollotto a rondelline, quindi ho aggiunto le sovracosce di pollo con la loro marinatura e le ho fatte rosolare. Le foglie al contatto con il fondo arroventato della casseruola sprigionano un fortissimo odore di affumicato. È il momento di versare una prima parte del té, che nel frattempo ho salato con sale grosso, e di avviare la cottura a fuoco lento e coperta.

Ho rabboccato di tanto in tanto il té che man mano si sfumava rilasciando un aroma affumicato che riempiva tutta casa. A metà cottura ho aggiunto delle olive nere e ho continuato a far cuocere tenendo coperto. A fine cottura, quando il té si è ritirato ma non troppo, ho aggiunto un cucchiaino di maizena sciolto in una mezza tazzina da caffè in modo da addensare una salsina affumicata.

Pollo al té Lapsang Souchong pronto in tavola!

Spento il gas e servito in tavola. Indecisa tra accompagnarci un bicchiere di vino o una tazza di té, ovviamente Lapsang Souchong, ho optato per… entrambi!