Conservare il té: consigli pratici

conservare il té consigli pratici

Molti mi chiedono spesso come conservare il té affinché non si sciupi. Altri mi chiedono quanto dura – in termini di qualità – un té. Per rispondere a queste domande ritengo sia utile parlare di come conservare il té. Alcuni consigli pratici saranno senz’altro utili, insieme a qualche piccola curiosità.

Un po’ di storia: in principio era il tea caddy

Nel XVII secolo il té era un prodotto che giungeva in Inghilterra, in Francia e in generale in Europa dalle piantagioni dell’Asia trasportato dai grandi velieri delle Compagnie delle Indie (e simili) con lungo e periglioso viaggio. Il costo del té era decisamente elevato – destinato quindi, inizialmente, alla classe nobiliare – ed era conservato in tea caddies, comunemente noti come cofanetti. Il termine tea caddy deriva da una parola in lingua malese, katy, che indica un’unità di peso di 570 g.

Questi tea caddies erano cofanetti in legno pregiato finemente lavorati e decorati. Inoltre, avevano la possibilità di essere chiusi a chiave: onde evitare che la servitù di casa potesse “rubare” preziose foglie dalla fornitura della Lady di turno.

Contenitori per conservare il té

Il tea caddy continua ancora oggi a indicare il contenitore per il té. Oggi i tea caddies non sono più in legno, ma in latta, della quale è universalmente nota la capacità di conservare non solo il té ma tutta una serie di alimenti e di materiali deperibili.

Nel corso del tempo, anche altri materiali sono stati impiegati per la produzione di tea caddies: mi viene in mente il tea caddy in madreperla che fa bella mostra di sé nel soggiorno della casa fiorentina della poetessa Elizabeth Barrett Browning. Un gioiello che però racconta un’epoca e il valore che il rito del té delle Cinque e gli oggetti ad esso collegati aveva per una perfetta British Lady anche se viveva in Italia.

Tolta questa parentesi storico/poetico/sentimentale, quali sono i contenitori più adatti per conservare il té?

Premesso che il té si altera con l’umidità e con la luce, l’ideale è tenerlo in ambiente chiuso ermeticamente, privo di sbalzi di umidità, per l’appunto, e al buio. La soluzione migliore è offerta da scatole di metallo – latta o affini – a chiusura ermetica. Se vi piace il vetro o la trasparenza, sappiate che in ogni caso il contenitore dovrà essere quantomeno ambrato, proprio per evitare la luce.

Io personalmente prediligo le scatole di latta, di varia dimensione e formato, meglio se decorate variamente, e non disdegno le latte “firmate”: che siano Twinings, Mariage Frères, Damman Frères, La via del Té nelle sue rispettive collezioni, e ancora Kusmi Tea o qualche scatola che ne arriva direttamente dal Giappone o dall’Estremo Oriente, si può dire che ne abbia messo su una discreta collezione. Tanti, tantissimi cofanetti per il té, recuperati in giro per il mondo, di varia provenienza e varia epoca. Tantissimi tea caddies, per contenere tantissimo té.

conservare il té
Io preferisco le piccole scatoline di latta per conservare il té. Questa è solo una minima parte della mia collezione

Il punto è: ma il té per quanto si conserva?

Quanto dura il té

Con una dovuta eccezione (che tra poco dirò) il té ha una durata limitata. Questo non vuol dire che dopo quella durata va a male e che ci avvelena se lo beviamo. Semplicemente, oltre quella durata perde profumo e in infusione diventa poco più che acqua sporca. Guai a fare l’errore di centellinare un té -aromatizzato, profumato o puro che sia – che ci piace per paura che finisca: i té vanno consumati. Punto.

Si stima in due anni circa (fonte: L’arte francese del té a cura di Mariage Frères) la durata di conservazione dei té neri classici. Mentre i té aromatizzati e profumati si conservano per circa 12 mesi. Passati i quali, ribadisco, il té semplicemente perde profumo e proprietà organolettiche.

C’è una gloriosa eccezione a quanto detto fin qui: i té Pu-ehr. Questi té prevedono una lavorazione piuttosto accurata e una conservazione molto particolare, tanto che il processo di invecchiamento potrebbe essere definito pari, con le dovute cautele, a quello di certi formaggi. Infatti, i Pu-ehr sono più o meno pregiati in funzione dei profumi che acquisiscono dall’ambiente di conservazione. Conservati, pressati e venduti in panetti, sono preziose reliquie di un sapere e di un sapore antico.

Questi sono té davvero pregiati e la loro durata arriva e supera anche i cinquant’anni. Qualche tempo fa mi ero divertita a guardare su un sito di e-commerce quanto potesse costare un pu-ehr d’annata, e ciò che vidi fu davvero sorprendente. Chissà se ancora oggi il mercato è così esigente quando si tratta di Pu-ehr.

Come non conservare il té: la mia esperienza personale

Mai e dico mai lasciare il té o l’infuso nel sacchettino di cellofan/plastica/non-lo-so in cui ci viene venduto: non essendo chiuso ermeticamente, né isolato termicamente e dall’umidità, può correre il rischio di avariarsi. Non ci credete? Ti racconto la mia esperienza personale.

Ormai quasi 20 anni fa (gulp!) acquistai online del té e degli infusi. All’epoca ero studentessa fuorisede e condividevo l’appartamento con altre ragazze; inoltre erano i miei primi passi nel mondo dei té sfusi: credo addirittura che quello sia stato il mio primo acquisto di té sfusi e non in bustina. Mi giunsero in confezioni trasparenti da 100 g. Dopo qualche mese che avevo ricevuto quei té e infusi, mi capitò di trovare in un infuso delle larve: l’errore era certo stato mio, perché avevo continuato a conservare l’infuso nel suo sacchettino trasparente, chiuso a malapena con una molletta, forse. La presenza di elementi zuccherini, come la frutta disidratata che spesso accompagna certi infusi, sicuramente attirò la procreazione di larve. Schifo a parte, ho fatto tesoro di quell’insegnamento e oltre a far finire, con mia desolazione, l’infuso nella spazzatura, l’esperienza mi ha insegnato che da lì in avanti non avrei mai più conservato té o simili in dispensa, accanto ad altri prodotti alimentari, alla mercé di sbalzi di temperatura e di umidità.

Negli anni infatti mi sono procurata due casse chiuse ermeticamente all’interno delle quali serbo tante scatolette di latta quanti sono i té in mio possesso. Non ho più avuto problemi di té avariato, parola mia.

E veniamo dunque al punto conclusivo, ma fondamentale di questo post: quali precauzioni usare per conservare al meglio il té?

Consigli pratici per una corretta conservazione del té

I nemici del té sono l’aria, la luce, l’umidità, il caldo.

Pertanto bisogna conservare il té in luoghi secchi e asciutti, possibilmente equilibrati dal punto di vista termico. Questo perché, essendo sostanzialmente una foglia – comunque un materiale deperibile – il té assorbe l’umidità e gli odori dell’ambiente in cui si trova e soffre delle condizioni esterne di temperatura. Gli sbalzi sono deleteri.

È bene che il té stia per conto suo, non venga cioè in contatto con altri prodotti alimentari. Non deve stare alla luce, per cui se abbiamo a disposizione solo recipienti trasparenti, almeno che siano di colore scuro. In ogni caso i recipienti devono essere a tenuta stagna, e soprattutto puliti, asciutti e inodori, perché altrimenti il té assorbe l’odore di ciò che vi era conservato prima e inevitabilmente si altera. Pensa, ad esempio, ad un delicato té bianco Pai-mu-Tan che viene conservato in un contenitore in cui fino a poco tempo prima era contenuto del caffé e il cui odore non si è ancora del tutto volatilizzato. Ecco. Direi che ti ho convinto.

Ti lascio qui una rapida infografica che riassume tutte queste cose. Spero che la gradirai e che potrai fare tesoro dei consigli.

conservare il té

E tu come conservi il té? Parliamone insieme nei commenti oppure sulla pagina fb de Il mio té.

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