Il mio té marocchino alla shiba

Gli ingredienti ci sono tutti, e sono genuini: il té verde importato direttamente dal Maghreb, con un dromedario sulla scatola, e un mazzetto di shiba, l’erba che Abdul, macellaio marocchino in via Palazzuolo a Firenze, ci ha fornito (come vi raccontavo nello scorso post). Aggiungiamoci poi la mia teiera marocchina e il servito di bicchieri di vetro e l’illusione di trovarsi nel souq di Marrakesh è completa.

Ecco dunque il mio té alla shiba:

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Ho messo poco zucchero, per cui la bevanda è risultata lievemente zuccherata. Le foglioline di shiba hanno rilasciato il loro aroma, mentre il té verde del dromedario ha dato colore e il giusto carattere a questo té.

Il primo bicchiere è stato gradevole, un mix ben riuscito tra il té, lo zucchero usato con moderazione e la shiba messa in infusione. Il secondo bicchiere invece è risultato più amaro, in quanto ho lasciato il té in infusione probabilmente troppo a lungo, oppure è colpa della shiba, che senza abbastanza zucchero diventa troppo amara. Ma vabbé, bisogna provare per capire se e dove si fanno degli errori, e sbagliando si impara, sempre.

A questo punto, solo un nodo rimane da sciogliere, ovvero: cos’è la shiba?

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Il nostro Abdul non sapeva il nome italiano. Così ho fatto qualche ricerca su google e il risultato è stato sorprendente: la shiba (o sheba, o chiba, a seconda della traslitterazione dall’arabo) è la Artemisia Absinthium, ovvero la pianta da cui si ricava l’assenzio! Ora, se avete sentito mai parlare di Poeti Maledetti, di Praga, di bevande vietate in Europa, allora avete capito di che si tratta. Altrimenti, sappiate che l’assenzio è un distillato tratto dalle foglie dell’Artemisia Absinthium, inventato da un francese, Pierre Ordinaire, alla fine del Settecento e noto fin da subito con il nome di Fata Verde (Fée Verte); piacque particolarmente agli artisti parigini che avevano uno stile di vita bohèmien. Famosissimo il dipinto del pittore Degas, l’Absinthe, nel quale è ritratta una donna dallo sguardo assente davanti ad un bicchiere di Fata Verde. L’Assenzio per decenni è stato vietato in buona parte d’Europa, mentre oggi ormai si trova a vendere un po’ ovunque. Ricordo però sempre con affetto la mia “prima volta” a Praga, quando fresca di studi ne assaggiai un goccio in punta di lingua e stabilii che i poeti decadenti francesi forse avevano esagerato, e le mie (troppo poche) serate in una osteria nei vicoli di Genova (La Lepre), dove l’Assenzio era base di cocktails e di infusi.

Tornando alla shiba, in Marocco la pianta è utilizzata nella medicina tradizionale per eliminare i parassiti, per aiutare la digestione e per alleviare i dolori mestruali (qui la descrizione della pianta). Un toccasana, insomma, che viene utilizzato in infusione col té verde in aggiunta o in alternativa alla menta; il sapore è amarognolo, per questo l’aggiunta di zucchero diventa importante (qui le istruzioni per il té alla shiba marocchino). La pianta può essere utilizzata sia a foglie fresche che secche. Seccate, infatti, non perdono nulla delle loro proprietà, al pari della salvia, con cui nel mondo arabo si realizza un ottimo té.

Ho ancora della shiba da parte, ripeterò l’esperimento. Poi, il prossimo passo, è andare direttamente in Marocco. Allora sì che il té alla shiba non avrà più segreti per me!

7 responses to this post.

  1. un tocco di esotismo in questo tuo post che fa subito venir voglia di viaggio!
    buon lunedi
    daniela
    https://infusodiriso.wordpress.com/

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  2. bellissimo set! mi piace molto.
    Ho bevuto il te in Marocco, ma temo fosse fatto per la “banda” di europei , compresa la sottoscritta, tutti in fila indiana che usciva dalla moschea, di esotico nel bicchiere di plastica aveva davvero poco. sigh!

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    • Oh, peccato! Invece è proprio bello bere il tè marocchino nel bicchiere di vetro, servito dalla teiera in argentone. L’ho bevuto così a Parigi nell’hammam presso la moschea e me ne sono innamorata🙂

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  3. […] le teiere per il té marocchino (che non necessariamente è alla menta, ma può essere anche alla shiba, come ho raccontato qui), ma si vede subito che non si tratta di merce di qualità, ma di produzione industriale fatta […]

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  4. […] Aušra fa un peeling eccezionale e tutto il necessario per un buon thé come invece scopriamo dal post de Il mio tè). Certo, talvolta è vero, convivere non è facile e di sicuro i media non aiutano, però se si […]

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