Scoprire a Firenze il vero té marocchino

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Abdul al bancone della sua macelleria in via Palazzuolo, Firenze

Abdul Kabir, proprietario della macelleria halal Elesraa in via Palazzuolo a Firenze, sulle prime ci guarda perplesso e ci risponde con un po’ di diffidenza. Sembriamo i soliti italiani curiosi, forse prevenuti, che fanno un sacco di domande sui prodotti “esotici” e poi vanno via senza comprare nulla. E in effetti gli chiediamo delle spezie, se ha l’anice stellato, se ha qualche dolcetto di quelli arabi tutti miele e frutta secca. Gli chiediamo quanto costa una teiera marocchina che ha lì in esposizione: piccolina, in acciaio inox, con qualche decorazione graffita sulla pancia.

Pian piano la diffidenza di Abdul si scioglie, perché una volta che vede che la teiera verrà venduta (non senza un minimo di contrattazione) allora capisce che non erano oziose le nostre domande, ma che davvero siamo interessati a ciò che abbiamo davanti. Come si utilizza la teiera? E Abdul ci spiega che non va messa direttamente sul fuoco, ma accoglie solo il té in infusione. Quale té? Il té verde alla menta, o in alternativa alla shiba.

Shiba?

Shiba. E ci mostra un’erba con le foglioline frastagliate, verde chiaro, lievemente profumata. Ci dice che in Marocco, dove lui è appena stato, il té tradizionale si fa anche con questa pianta, di cui non conosce il nome in italiano. Si mette in infusione qualche foglia con il té verde, si zucchera e si beve.

Siamo molto interessati, per cui ci regala un rametto di shiba che, avverte, in Italia non si trova. E in effetti non l’ho mai vista e non saprei nemmeno dove cercarla. La accettiamo di buon grado, e per ricreare anche a casa il té marocchino giusto acquistiamo una scatola di té verde sfuso studiato apposta per il mercato maghrebino: sulla confezione un dromedario racconta di té nel deserto, avventure tra le dune e teiere fumanti fuori dalla tenda al chiaro di luna.

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Shiba tea in un kebab di via della Scala, Firenze

Abdul ci suggerisce poi che in un kebab in via della Scala servono il té alla shiba realizzato con le foglie che lui stesso porta loro.

E noi, naturalmente, andiamo subito a provarlo.

Il té alla shiba che beviamo è dolcissimo, tanto tanto zucchero, di un bel colore ambrato, nonostante la base sia un té verde. Certo, non lo beviamo in un bel bicchiere di vetro decorato, come vorrebbe tradizione araba, ma in un bicchiere di plastica molto prosaico. L’effetto però va bene uguale, perché percepiamo tutta l’intensità dell’aroma di questa pianta di cui fino a pochi minuti fa ignoravamo l’esistenza.

È questo il bello della multiculturalità: la possibilità di conoscere aspetti della cultura dell’Altro che l’Altro conserva con sé in un ambiente diverso dal proprio luogo di origine, e che è disposto a condividere, se naturalmente gli si fanno le domande giuste. Il té alla shiba è la scoperta del giorno. E non vedo l’ora di rifarmelo a casa, nella mia teiera marocchina che è da tanto che attende di essere riutilizzata.

8 responses to this post.

  1. Non vorrei dire sciocchezze ma se non mi hanno detto balle è l’assenzio… Ti garba sì! 😂😂😂
    Il tè marocchino è dolcissimo e lo zucchero si mette già in infusione nella teiera. Quello alla menta è tè verde più menta secca in infusione

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  2. Uooops! Non avevo finito. Dicevo tè verde e menta secca, più menta fresca nei bicchieri! La teiera “seria” è d’argento. Come vedi ho preso appunti! 😉

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  3. Ah un’altra cosa: si versa dall’alto, facendo la schiuma, così, dice, si ossigena…

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