Archive for the ‘una tazza di té’ Category

Drink tea & eat cake

Ogni tanto dedico un post a un teatime con le amiche. Per cui non vi stupirà se dedico anche questo ad un evento del genere. In un mondo pieno di fretta, di chat veloci, di rapidi incontri e di ritmi forsennati, un pomeriggio con le amiche a bere una tazza di té e a mangiare una fetta di torta è un evento sempre più raro.

Raro, e prezioso.

Così, non vi stupirà se dedico un post all’ultimo pomeriggio tra amiche (e colleghe, evento raro che le due cose coincidano) che ho trascorso. Il protagonista in effetti non era il té, ma una torta. La torta, nello specifico, era una creazione bellissima di Alice di Pane Libri e Nuvole, la quale ci ha invitato a casa ed ha organizzato il teatime apposta per farcela provare. Questo è affetto sincero, io ve lo dico.

Teatime with Alabama Lane Cake

La torta in questione è la Alabama Lane Cake. Una torta bellissima da vedere, una di quelle che le hai sempre visto sulle riviste o in tv, ma che seriamente non pensi che possano esistere davvero. Non credi che sia davvero possibile prepararle. Poi però ti ritrovi l’amica foodblogger che te la fa trovare lì davanti sul tavolo della cucina di casa sua. E ti commuovi.

teatime with Alabama Lane Cake

L’Alabama Lane Cake è una torta bellissima, americana, con un’interessante storia alle spalle. Alice nel suo blog racconta molto bene la storia e la ricetta, per cui rimando direttamente al suo post e non sto a farne un doppione. Ciò che Alice nel post non racconta (e infatti tocca a me farlo) è dire come ha servito la torta, con quale accompagnamento in tazza. Perché vi ricordo che l’invito era per un té delle cinque con annesso dolciume.

La Alabama Lane Cake ci è stata servita con un té nero al maple syrup, ovvero allo sciroppo d’acero, ingrediente fondamentale dei pancakes tipici del breakfast americano. Questa scelta è stata particolarmente azzeccata, per via dei legami geografico/culturali che lo sciroppo d’acero ha con il popolo degli Stati Uniti, al pari di questa torta. Mancavano sul tavolo bandierine americane e poi l’illusione sarebbe stata perfetta. Ma per fortuna non siamo negli USA oggi, e ci siamo godute la torta, il té e le ciane (le chiacchiere) in tutta tranquillità, come una torta così elegante richiede.

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Si fa presto a dire Té Verde

“Ah sì, a me piace il té verde”

“Eh sì, io preferisco di gran lunga il té verde al té nero”

“Eh, il té verde è leggero, è adatto a tutti, fa bene”

“W il té verde!”

Bene. Ti piace il té verde. Allora ti faccio una domanda: esattamente quale té verde ti piace?
Sì, perché non esiste un solo té verde. Esistono tanti té verdi. Di diverse qualità, di diverso taglio, con profumi e intensità diverse. Con origini diverse. Le vogliamo scoprire insieme?

tre diversi tipi di té verde prima, durante e dopo l'infusione: gunpowder, sencha e té verde al gelsomino

Tre diversi tipi di té verde prima, durante e dopo l’infusione: gunpowder, sencha e té verde al gelsomino

Innanzitutto dirò la prima grande verità sul té verde: esistono té verdi prodotti in Cina, e té verdi prodotti in Giappone. Parlo naturalmente dei principali té verdi, poi altre regioni orientali del mondo producono té verde. Ma concentriamoci su queste due: Cina e Giappone. Quindi, cominciamo a capire che esistono aree geografiche differenti produttrici di té verde.

Parliamo ora della lavorazione del té verde, che è diversa se realizzata in Cina o in Giappone.

Innanzitutto occorre sapere che il té verde è un té nel quale le foglie non subiscono processo di ossidazione, a differenza di quanto avviene nel té nero, basato proprio sull’ossidazione delle foglie. Nella lavorazione del té verde, l’ossidazione viene scongiurata il più possibile evitando di rompere le foglie, dunque di spezzare le nervature, la cui rottura è la causa prima di ossidazione. Sia in Cina che in Giappone per evitare l’ossidazione le foglie sono trattate col calore, ma mentre in Cina il calore è secco, in Giappone esse sono sottoposte allo sbuffo di vapori bollenti, che inumidiscono l’aria e fanno sì che le foglie mantengano un colore vivo e un sapore erbaceo e vegetale. In Giappone, poi, le foglie vengono maneggiate e modellate in modo da distribuire equamente i fluidi e la linfa all’interno della foglia, già di per sé pregiata, in modo che mantenga intatte in ogni punto le sue proprietà. In Cina, invece, la modellazione della foglia è piuttosto un fatto estetico: e abbiamo così piccoli capolavori come le perle di té, realizzate a mano, una per una.

Abbiamo visto la lavorazione, ora vediamo i singoli tipi.

Té verde cinese gunpowder

Té verde cinese gunpowder

In Cina, il té verde per eccellenza è il Gunpowder: è in assoluto il té verde più diffuso al mondo, il più comune e il più bevuto: oltre al mercato cinese, infatti, esso è il té impiegato nel Maghreb per il té alla menta marocchino! Oriente e Occidente mediterraneo si incontrano, e l’esito non potrebbe essere più positivo. Il Gunpowder si presenta come una fogliolina arrotolata. A vederlo così non gli daresti tanto credito: il profumo non è certo invitante, sapido, quasi salmastro, mentre il colore, più grigio-argenteo che verde, lo rende quasi metallico. La foglia in infusione si apre, sprigiona il suo profumo e ci regala un infuso giallo caldo.

Ma il trionfo del té verde è il Giappone. Qui il té (verde) arrivò intorno al 550 d.C. portato dai monaci buddisti. Inutile dire che il Buddismo nella sua forma zen sposi perfettamente la pratica del té, che assume i caratteri della tranquillità, della serenità, della pace interiore. Tale pratica prese talmente piede da entrare a pieno titolo nella cultura e nel rituale giapponese.

Il té matcha

Il té matcha

Il re dei té verdi giapponesi è il té matcha che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è l’unico dei té verdi ad essere in polvere e a dover essere preparato non per infusione ma per emulsione: il chasen, il frullino in bambù, è accessorio irrinunciabile per quanti vogliono prepararselo, Il matcha è il protagonista per eccellenza della cerimonia del té giapponese, il Chanoyu. Ma ormai è entrato a pieno titolo nelle cucine occidentali come ingrediente per dolci o per piatti particolarmente ricercati e profumati. Anzi, dispiace dire che è stato un po’ sdoganato male: in rete si trovano tante aberrazioni (come il matcha alla coca-cola) dalle quali occorre davvero stare alla larga.

sencha

Té verde sencha

Restando in Giappone, è solo nel XIX secolo che prendono piede i té verdi in foglia. La cerimonia del té a base di matcha era infatti appannaggio delle classi sociali più elevate, mentre i poveracci stavano a guardare. Finalmente comparirono altri té verdi in foglia sullo scorcio dell’800. Il principale fu il sencha, cui fu dedicata una cerimonia del té tutta sua, il Sencha-do, ma altri té verdi da lì in avanti fiorirono: il bancha, così adatto ai bambini per il suo scarso contenuto di caffeina, il gyokuro, il genmaicha (a base, questo, di riso tostato che conferisce una certa tostatura a tutta l’infusione). Il Giappone vanta oggi una quantità di tipologie diverse di té verdi davvero invidiabile. Per essere che il Giappone ricevette il té dalla Cina, va detto che fin da subito trovò la sua strada.

Ma allora, di cosa parliamo quando parliamo di té verde?

Non possiamo parlare semplicemente di té verde, ma dobbiamo contestualizzarlo, dargli un nome e una provenienza più specifici. A seconda di come è lavorata la foglia e a seconda del suo colore, già possiamo capire molto del té che abbiamo davanti. Fermo restando che il matcha è in polvere, dunque è un té verde totalmente a sé stante, gli altri té verdi vengono spesso scambiati perché, sostanzialmente, non se ne conosce la differenza.

Spero, con questo post, di avervi chiarito le idee in merito al té verde. A scanso di equivoci, ho preparato una semplicissima infografica che trovate qui in fondo al post. Guardatela e facciamo così, ditemi nei commenti e sulla pagina fb qual è il vostro té verde preferito. Vi dico i miei? Per me è il matcha, preparato naturalmente in poca acqua col frullino in bambù chasen. A seguire adoro il gen-maicha, té verde sencha addizionato con chicchi di riso tostati che conferiscono al té un carattere davvero unico. E se proprio vogliamo esagerare, il più buono in assoluto è il Iyemon Cha, che è un blend di matcha e gen-maicha. E il vostro té verde preferito qual è?

té-verde-infografica

PS: io qui vi ho scritto qualcosa, ma se volete apprendere, e assaggiare in modo consapevole i té verdi (e non solo) seguite i corsi di Vania Coveri tea-teller. Se siete a Firenze non fateveli scappare. Io sto seguendo il suo corso di degustazione del té e sono molto contenta. Ve lo racconterò tra qualche post.

 

 

Il chai che viene dal Nord

Profuma di fiordi e di acque impetuose;  di boschi di conifere e di renne al trotto nella neve; il fumo crea quelle illusioni che solo l’aurora boreale nelle lunghe notti invernali può creare.

Non conosco la Svezia, per cui non so se queste immagini possano davvero riferirsi ad essa. Non conosco la Svezia, ma conosco il suo té.

Si chiama Nordic Chai e, lo dice il nome, è un chai, un té nero fortemente speziato che porta con sé tutte le spezie solitamente attribuite al chai indiano, ma con la forte preponderanza dello zenzero (che, mi si dice, nel Regno dei Ghiacci piace molto): troviamo la cannella, il cardamomo, i chiodi di garofano, petali di fiori che aspettano la fine dell’inverno per fiorire. E poi, appunto, tantissimo zenzero. A differenza del chai indiano, poi, non ha bisogno del latte per essere completo.

A dispetto del panorama bianco che mi posso immaginare pensando ad un té che viene dal Nord, il té sciolto, con tutti i suoi ingredienti, è un mix colorato e vivace. In tazza non viene particolarmente scuro e può stare in infusione meno dei 5 minuti previsti dalla confezione (e se l’illusione è quella di trovarsi quasi al Polo, io il té lo voglio bollente, mica posso aspettare 5 minuti!).

Sarà la vicinanza con le latitudini della Russia, ma questo blend mi ricorda alcune infusioni della linea dedicata al Russian Tea di Kusmi Tea. Non mi riferisco ad Anastasia, blend di té neri e agrumi, ma ad altri blend.

La Svezia è parecchio lontana e, in effetti, è una terra che conosciamo (almeno io) meno di altre regioni d’Europa. Così, anche per quanto riguarda il té, ne so veramente poco. Ma qualcosa l’ho scoperto, giusto di recente: fu un botanico svedese, allievo di Linneo, a rivelare agli Europei l’esistenza del Rooibos (anche se poi fu un russo due secoli dopo a commercializzarlo) e in generale mi immagino che alle elevate latitudini per riscaldarsi si sia sempre bevuto qualcosa di caldo, anche se non era té, prima che le varie Compagnie delle Indie iniziassero a importarlo dalla Cina.

Basta un pacchetto di té, un nome evocativo, e via, si innesca il meccanismo della curiosità e della fantasia. Bisognerà andare in Svezia per soddisfarla 😉

Christmas Teatime. Con le amiche, ovviamente

Amo le tradizioni. Sono così rassicuranti!

christmas teatimeCosa fa sì che un gesto, o un evento, diventi tradizione? Lo scambio dei regali a Natale, a cena fuori (pago io) per il compleanno, un pic-nic per ricordare l’anniversario dell’assunzione a lavoro, un pranzo in inverno tra amiche nel luogo più accogliente che esista: una bella casa antica, già addobbata per le feste, con la tavola apparecchiata, tante leccornie da gustare e a seguire lo scambio di pensierini di Natale e immancabile il té a metà pomeriggio. Sono queste, le rassicuranti tradizioni che amo.

Tra chiacchiere, scambi di complimenti (“Che buono…” “Che brava!” “Oh che bellino!”), coccole al bel micio vanesio e le immancabili grasse risate, tra porzioni abbondanti di dolce (sì, è Alice di Pane Libri e Nuvole che prepara la torta ogni volta, e ogni volta supera il concetto di slurp!), regalini DIY (sempre made in Fancyhollow by Silvia, sennò che Natale sarebbe?), tra la risata spontanea e contagiosa di Chiara, la parola saggia, ma che nasconde quel pizzico di rompete-le-regole di Barbara, tra l’ospitalità della padrona di casa, Ada, che ci tratta sempre da principesse quando, con la sua forza carismatica potrebbe rovesciar governi, e la bellezza di Irene+1, che ci ha trasformato tutte in zie prima del tempo (però troviamoglielo un nome a ‘sto figliolo, eh?), anche quest’anno la tradizione si è rinnovata. E abbiamo avuto il nostro pranzo a Sinalunga.

Siamo nella Valdichiana, ma molto vicino alla Valdorcia. Nella bella campagna toscana insomma, quella delle dolci colline, dei campi di grano e dei prati in cui pascolano le vacche chianine, dei bei borghi medievali appoggiati sulla cima dei colli, e di un antico passato etrusco che nessuno qui dimentica. Poi noi siamo tutte archeologhe, tranquilli che ce l’abbiamo ben presente. In un paesaggio antico, in un paese che ha ritmi ben diversi dalla Firenze di tutti i giorni, la gita a Sinalunga è sempre una gioia.

È una gioia il pranzo, ed è una gioia il té.

il mio té di NataleQuest’anno è stata Irene ad animarlo. Il suo regalo di Natale è stato un bellissimo vasetto di vetro riempito del blend Il sogno di Michelangelo de La via del Té. Non potevamo farlo passare inosservato, così l’abbiamo subito provato: pinoli, petali di fiori  (fiordaliso e girasole) un lieve sentore di cioccolato ci hanno riscaldato l’anima. Ada ha tirato fuori, come tradizione, la sua collezione di favolose tazze a tema natalizio (quest’anno abbiamo contribuito noi colleghe a incrementarla). Presto fatto: metti una cassapanca, un vassoio, le tazze da té, i biscotti spekulaas preparati da Barbara e il christmas teatime scocca improvvisamente!

E tra una tazza di té e un biscotto, scorrono come l’acqua le chiacchiere e le risate di cuore; i problemi e le incognite lavorative gettano ogni tanto un’ombra, ma come una nuvola passeggera vengono spazzate via dalla prima battuta, dal primo starnuto, o dalla coda del gatto che si struscia su una gamba. Basta poco per donarci il sorriso, in fondo.

E a pensarci bene, non è il blend che rende tale il té di Natale. Ma è l’atmosfera, il luogo, la compagnia, la disposizione d’animo. E io sì, a Sinalunga con le amiche mi sono goduta il mio té di Natale.

Auguro a tutti voi di passare momenti come questo. Fanno bene all’anima.

Buon Natale

Marina

 

Breve storia del Rooibos

In tanti fanno ancora confusione. Siccome per questioni di marketing spesso viene venduto come té rosso, molti credono che il rooibos sia una varietà di té.

Errore.

Ripetiamo insieme: il rooibos non è un té. Il rooibos non è un té

Ripetiamo insieme: il rooibos non è un té. Il rooibos non è un té

Ne ho già parlato in un altro post, ma lo ribadisco: il rooibos non ha niente a che vedere con il té, perché non viene tratto dalle foglie della camelia sinensis, ma da un arbusto sudafricano, il rooibos appunto in lingua Afrikaans, che significa redbush (arbusto rosso) e il cui nome scientifico è aspalathus linearis. In Sudafrica il rooibos è coltivato nell’area montuosa di Cederberg, nella regione del Capo di Buona Speranza.

Qui gli abitanti indigeni bevevano un’infusione di rooibos già prima dell’arrivo degli Europei: raccoglievano i rami e battevano le foglie, simili ad aghi, con dei pestelli, in modo da sminuzzarle, quindi le facevano fermentare e seccare al sole. I primi coloni, scoperta questa bevanda, si fecero due conti in tasca e capirono che era molto più conveniente bere l’infuso di rooibos che non farsi importare il té nero dall’Europa (il quale té nero era a sua volta importato dalla Cina: vi immaginate che prezzi poteva raggiungere un pane di foglie di té?). Perciò cominciarono a berlo, e certo non rimpiansero le vecchie abitudini della Madrepatria.

L'area di produzione del rooibos in Sudafrica. Credits: Manutee-factur.com

L’area di produzione del rooibos in Sudafrica. Credits: Manutee-factur.com

Nel 1772 un naturalista svedese, Carl Peter Thunberg, allievo di Carl Linnaeus (che tutti noi abbiamo studiato a scuola: è lo studioso al quale dobbiamo la classificazione degli esseri viventi), considerato il padre della Botanica Africana, riportò nel Vecchio Continente la notizia dell’esistenza della pianta del rooibos e del suo utilizzo al posto del té. Ma è solo nel 1904 che il pioniere russo Benjamin Ginsberg, esploratore della regione del Capo di Buona Speranza, apprese dai Bushmen, gli indigeni, la preparazione dell’infuso e decise di diventare il primo coltivatore ed esportatore di rooibos in Europa. Ginsberg, del resto, proveniva da una famiglia di mercanti di té. Non gli fu difficile inserire il suo “nuovo” prodotto nelle vecchie vie commerciali. Da lì in avanti Benjamin, e poi il figlio Charles, trasformarono la coltivazione per renderla sempre più produttiva in modo da rispondere alle richieste di un mercato sempre più ampio. Oggi il rooibos è infatti molto diffuso, e continuerà ad esserlo sempre più.

Un mucchietto di rooibos

Un mucchietto di rooibos

La caratteristica principale del rooibos è quella di essere naturalmente dolce. Inoltre, proprio per la sua dolcezza intrinseca, si presta ad essere aromatizzato con profumi ancora più dolci o che tendono ad accentuare la piacevolezza dell’infusione. Ricordo ancora che il primo rooibos che bevvi, acquistato in Austria nell’ormai lontano 2003, era aromatizzato alla ciliegia: davvero dolcissimo (mi ricordo ancora la confezione: blu, con una giostra sull’etichetta). L’ultimo rooibos approdato in casa mia è invece aromatizzato alla mandorla e pistacchio, dolce regalo della mia amica Valeria. E poi c’è Cape Town, della serie Tea Travels de La Via del Té aromatizzato alla malva, alla rosa e ai petali di girasole. Infusioni dunque dolci, fruttate, leggere. L’infusione è di color arancio-ambrato tendente al rosso (diventa più o meno rosso a seconda degli ingredienti nei rooibos aromatizzati). Le foglie sono più simili ad aghi di pino sminuzzati. L’unico difetto di questa bevanda è il fatto che gli aghi di rooibos sono talmente piccoli e sottili, spesso, da passare il colino e finire in tazza. Ma se questo problema non vi infastidisce siete a posto. Io molto spesso me li bevo direttamente, senza farmi troppi problemi.

Non essendo un té, il rooibos non contiene caffeina. Per questo è particolarmente adatto a chi non vuole rinunciare alla sua tazza pur dovendo tenere sotto controllo l’assunzione di caffeina. Pare inoltre che il rooibos abbia proprietà salutari: combatte i radicali liberi ed ha proprietà digestive. Ciò sarà utile ricordarselo sotto le feste quando sarà necessario depurarsi dalle troppe mangiate: così spiega un articolo di Green.me che vi consiglio di leggere.

Té o non té, il té rosso è una valida alternativa alla tazza di té delle 5 oppure alla tisana dopopasto. E come per tutte le tazze da té, anche bere un rooibos è un puro piacere per il corpo e per la mente.

Bene, vado a prepararmene una tazza 😉

E voi avete mai bevuto il rooibos? Come vi piace? In purezza o aromatizzato? Raccontatemelo nei commenti, oppure sulla pagina Facebook de Il mio Té Blog!

 

Guida ai té di Natale 

Ormai ci siamo, tra meno di 20 giorni è Natale. Campanellini, lucette rosse, alberi addobbati a festa, e per merenda una bella cioccolata calda o un té con biscottini. Nella teiera fumante si sprigiona l’infusione… già, ma quale?

Come per le birre, anche il té ha le sue stagioni. Per il té, ciò è particolarmente evidente nelle scelte stesse che facciamo noi: d’estate preferiamo tè leggeri e fruttati, che si prestino ad essere consumati freddi. Per contro, in inverno preferiamo (leggi: io preferisco) infusioni più forti, più corroboranti, più piene, che riempiano di sé e della propria fragranza l’ambiente e facciano atmosfera.

Un vero Christmas Tea Party: tazze a tema natalizio e profumo di calde spezie che si sprigiona da esse

Un vero Christmas Tea Party: tazze a tema natalizio e profumo di calde spezie che si sprigiona da esse

I té di Natale si inseriscono perfettamente in questa tendenza: che siano neri o verdi, sono caratterizzati da profumi intensissimi di spezie e fiori.

Il té verde e i té neri della collezione di Natale de La Via del Té: si differenziano anche cromaticamente, oltre che per profumo e ingredienti

Il té verde e i té neri della collezione di Natale de La Via del Té: si differenziano anche cromaticamente, oltre che per profumo e ingredienti

I té neri solitamente per l’occasione si fidanzano con i toni dell’arancia e della cannella, dello zenzero, del chiodo di garofano e del pepe, e con il colore dei boccioli di rosa gialla e delle bacche rosse.

I té verdi si accompagnano agli agrumi, ai fiori, al pepe rosa, e affidano quel certo non so che di dolce al cioccolato bianco, che per esigenze estetiche può essere a forma di stellina, o a zuccherini, anch’essi a forma natalizia.

Spesso questi té sono belli da guardare sfusi, ancora dentro il loro scatolino, o sul cucchiaio che li verserà nell’infusore. Allora si gioca tutto sui contrasti cromatici degli ingredienti, e forse uno degli aspetti divertenti è provare a indovinare tutti i vari elementi che, uniti insieme, danno vita a questa sinfonia di profumi.

Ormai quasi tutte le case produttrici di té hanno il loro té di Natale.

La Via del Té ha addirittura dedicato qualche anno fa un bel cofanetto con 3 differenti variazioni sul tema (cui se ne è aggiunta una quarta!): due té neri e un té verde, tutti con una fortissima personalità e adatti a tutti i gusti: gli amanti del té verde ad ogni costo sono solitamente svantaggiati per la produzione natalizia, ma invece La via del Té pensa anche a loro con la scatola verde del Green Christmas, un té bancha arricchito con arancia, girasole, pepe rosa. Personalmente, però, preferisco la loro scatola rossa, con il té nero Racconto di Natale, dal carattere secco e amarognolo in cui risalta la cannella e il chiodo di garofano; l’altro té nero, nella scatola bianca, White Christmas, è più dolce: al suo interno boccioli di rosa gialla, mandorla, arancia e cristalli di zucchero. La quarta variazione, che non ho ancora provato, ma che assaggerò quanto prima, è Orange Christmas, un rooibos con arancia, cannella, girasole (La Via del Té ha 3 punti vendita/sale da té a Firenze, altrimenti si trova online).

Il cofanetto di tre té di Natale della Via del Té

Il cofanetto di tre té di Natale della Via del Té

Mariage Frères, in assoluto la casa da té alla quale sono più affezionata (ogni volta che vado a Parigi il pellegrinaggio è d’obbligo in nella loro sala da té in rue del Bourg-Tibourg nel Marais), ha prodotto quest’anno un’intera linea di té di Natale, che si va ad aggiungere ad una vecchia linea di Thè de Noël. Quelli dell’edizione 2016 sono in eleganti confezioni cilindriche allungate e colorate variamente a seconda dell’aroma: Christmas Cake, Christmas Pudding, Christmas Orange e Christmas Strawberry si affiancano al più classico Noël Tea. E potessi ne farei la scorta (Mariage Frères è in vendita in Italia a Roma nella pasticceria D’Agnino, in Galleria Esedra, altrimenti online).

La collezione natalizia di Mariage Freres

La collezione natalizia di Mariage Freres

Anche Damman Tea propone la sua collezione natalizia di té: piuttosto vasta, offre accanto ai té neri e ai té verdi anche un té bianco. Interessanti anche le preparazioni con il nome di città: Noël à Paris, Noël à Vienne, Noël à Prague… Suggestioni a go-go, di quelle che a me personalmente attirano sempre tanto (i prodotti Damman si trovano in tutta Italia in vendita in alcune pasticcerie particolarmente ben fornite, e altrimenti online).

Infine Peters’ TeaHouse ha una discreta collezione di té di Natale: le scelte cadono su un té nero speziato con lieve sentore di cacao, un té nero al profumo di strudel di mele (molto natalizio!), un rooibos con stelle di cioccolato e infusi alla frutta (Peter’s TeaHouse ha alcuni punti vendita in Italia – a Firenze e Genova, per esempio – altrimenti si trova online).

 

Avete scelto il vostro té di Natale 2016? Quali profumi vi fanno sentire di più l’atmosfera del Natale? Cannella, zenzero, chiodi di garofano, o le stelline di cioccolato? Parliamone nei commenti, oppure su facebook!

Tiare tea. Ed è subito Polinesia… forse.

Apro il boccettino di vetro che contiene il Tiare Flower Tea, e subito il profumo mi inebria. Non saprei definirlo: dolce, sì, fragrante, intenso, nonostante sia passato un po’ di tempo da quando la mia amica Irene l’ha portato di ritorno dal suo viaggio di nozze in Polinesia (beata lei… l’avete pensato tutte, vero?).

Il tiare è un bellissimo fiore tropicale. È bianco, carnoso, è il classico fiore che ti mettono all’orecchio quando scendi dall’aereo a Tahiti, è il fiore che staresti a guardare per ore, quando ti imbatti nel suo albero nei giardini di Darwin, in Australia. Eh sì, l’ho visto anch’io il tiare, quando sono stata in Australia. Visto, amato, fotografato, e ancora non sapevo che fosse usato per aromatizzare il té.

Il fiore di Tiare. La pianta è la Gardenia Tahitiensis, originaria dell'isola di Tahiti

Il fiore di Tiare. La pianta è la Gardenia Tahitiensis, originaria dell’isola di Tahiti

Un té nero dal sapore intenso. Secondo me, azzardo, lo coltivano in Australia, nel Daintree National Park. Oppure in Cina, chissà. Ma no, secondo me in Australia, la cui produzione può soddisfare il mercato dell’Oceania. La Polinesia è in Oceania del resto. Ed è difficile pensare che sugli atolli, all’ombra delle palme, qualcuno possa sorseggiare una tazza di té. Una batida di cocco, casomai, oppure un latte di cocco bevuto direttamente dalla noce, ma non un té. Non dimentichiamo però che il té è profumato di un fiore tropicale, anzi del fiore tropicale per eccellenza.

Bere il Tiare Tea al lavoro...

Bere il Tiare Tea al lavoro…

Mi vedo così, mollemente adagiata al sole, davanti a me il mare verde trasparente, sopra di me il cielo azzurro che solo l’Oceania può regalare, sotto il mio telo mare la sabbia finissima mista ai coralli del mio atollo. Le palme ci sono, naturalmente: sono due, baciate anch’esse come me dal sole, agitate da quel poco di vento che fa tanto Tropico del Cancro.

Poi apro gli occhi, però. E mi ritrovo in un grigio pomeriggio di novembre nella sala mensa del mio posto di lavoro. Da sola, in certi casi è un bene, davanti a me il boccettino di Tiare Tea e la mia tazza, piena di té fumante, poggiati sul triste tavolino grigio/azzurro. No, non c’è niente della Polinesia qui, proprio niente. Per fortuna c’è il profumo del té. E mi ci tuffo dentro, dimenticando per 5 minuti il bruttume che mi circonda.