Sydney Tea Festival. Il té dall’altra parte del mondo

Il 21 agosto 2016 si apre il Sydney Tea Festival. Un evento che esiste dal 2014 e che quest’anno è arrivato anche a Melbourne, segno che il té, che in Australia è giunto insieme ai primi coloni inglesi, è sempre più parte della vita attiva australiana.

Mi direte: “Beh, c’è tempo! Perché parlarne con tutto questo anticipo?” Avete ragione. O forse no. Ne parlo ora, perché ora ne sento l’esigenza. Perché se sento parlare di Sydney ritorno con la mente in Australia, per esempio. E il ricordo è tanto vivido che sarebbe un peccato lasciarlo sfumare.

welcome to Sydney Tea Festival

Welcome to Sydney Tea Festival

Quando ho letto della notizia del Sydney Festival Tea, la mia mente si è riempita di pensieri contrastanti. Da un lato, la prima cosa che ho pensato è stata: “Che idea bislacca fare il festival del té in agosto. Oh che è, la festa del té freddo?“. Poi ci ho pensato bene: in Australia agosto è inverno pieno, è la stagione in cui il té va bevuto per scaldarsi, un po’ come faccio io a dicembre/gennaio (e febbraio/marzo/aprile/ecc.).

Quindi è sopravvenuta un’altra considerazione. Che in realtà è stata la prima. Perché io nella mia vita finora ho visto solo una piantagione di té degna di questo nome (se si eccettua quella in Italia a Sant’Andrea in Compito), e l’ho trovata proprio in Australia, durante un’escursione nel Daintree National Park, foresta pluviale meravigliosa e intricata, abitata da quel buffo e pericoloso animale che è il casuario, e in mezzo alla quale, ad un certo punto, quasi inaspettatamente, si apre una radura coltivata interamente a té. Dico quasi perché se del viaggio in Australia non avevo studiato pressoché nulla, quella volta lì per qualche fortuito caso avevo scoperto che avremmo attraversato una piantagione di té, il Daintree Tea. E durante il viaggio ero stata in perenne apprensione, perché per nessuna ragione al mondo l’avrei persa. Così, quando la vidi comparire dietro una curva, senza esitare chiesi alla guida di fermare il pulmino e scesi, e sotto la pioggia tropicale scattai due o tre foto venute malissimo ma che mi sono rimaste nel cuore come il ricordo più prezioso.

daintree tea

La piantagione di té nel Daintree National Park

Data questa premessa, capite bene che se sento parlare di un festival del té in Australia non posso restare insensibile.

Il festival di Sydney ha una sezione market e una workshop. Meglio, una grande sezione market, a giudicare dalle foto, e una parte riservata ai workshop. Io so solo che sarei in paradiso, che spenderei i miei pochi averi, che tornerei a casa con tanto té in più che non saprei dove mettere e quando bere, ma sarei felice. E poi parteciperei ai workshop: la cerimonia del té giapponese l’ho già imparata in Italia, ma sarebbe sempre un piacevole ripasso; e poi potrei imparare a ricreare a casa il blend del chai, sul quale tra l’altro mi sto concentrando ultimamente: il chai è un particolarissimo mix indiano di spezie e té nero, ammansito da quel tocco di latte che appiana le asperità date dal contrasto troppo forte del cardamomo a contatto con le foglie essiccate in infusione. Ritrovarlo in Italia, fatto come dio comanda, è difficilissimo (lo fanno, buono, ma zuccherato, da Mago Merlino Tea House a Firenze), figurarsi riprodurlo in casa. Un workshop di questo tipo lo seguirei subito, senza pormi troppi problemi, magari anche prendendo ferie, tiè.

Chai in vendita al Sydney Tea Festival

Chai in vendita al Sydney Tea Festival

Mi piace l’idea del Tea Festival. Mi sembra una manifestazione fatta apposta per avvicinare il grande pubblico ad una bevanda che forse nella giovane e mescolatissima Australia è avvertita come vecchia, o senza una propria identità, e che va riscoperta. Pensate soltanto che in Australia nei decenni passati l’immigrazione dall’estremo Oriente, con tutto il suo bagaglio culturale che include tra le altre cose anche il té, ha lasciato un forte segno. Non c’è angolo di strada senza che ci si imbatta in un bubble tea, invenzione (buonissima) taiwanese, mentre ogni etnia, giapponese e cinese in primis, ha il proprio modo di preparare e bere il té. In questo panorama così vasto e frastagliato, un festival del té può essere il modo per unire e differenziare, per far conoscere e apprezzare l’altro, un luogo di unione e di confronto, di incontro e di sorrisi, mentre si sorseggia, provando qualcosa di nuovo, abbandonando per una volta le proprie tradizioni e le proprie origini, una tazza di té.

2 responses to this post.

  1. Grazie Marina per aver condiviso i tuoi ricordi di questo tuo viaggio in Australia.
    Ci vorrebbe anche da noi, in Europa, un Tea Festival. Lo fanno anche negli USA.
    Barbara di http://www.viaggiointornoalte.net

    Rispondi

    • Eh sì, ci vorrebbe anche in Europa. Ma tolta la Gran Bretagna e l’Irlanda, il té negli altri Paesi europei non è così tanto un aspetto di cultura

      Rispondi

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