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Viaggio in treno e voglio un té. In terra britannica

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E dove sennò? Dove potrei mai desiderare di sorseggiare una calda tazza di té nero se non su un treno che attraversa la campagna inglese, in una bella giornata di sole primaverile, in cui l’aria ancora frizzantina però fa ancora provare un breve brivido lungo la schiena?
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Veder scorrere sotto i propri occhi la campagna inglese è quanto di più rilassante ci possa essere per l’occhio del viaggiatore: un paesaggio di colline talmente dolci da sembrare piane, campi verdi, verdi pascoli, qua e là greggi di pecore, il classico fienile sulla cresta del dolce pendio e poi di tanto in tanto un’esplosione di colore: il giallo intenso, intensissimo, dei campi di trifoglio in fiore. Al sole risplendono come un grande tappeto di luce; all’ombra di qualche nuvola impertinente invece sembrano risplendere di luce propria, illuminando ogni cosa circostante su cui lo sguardo si possa poggiare.
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Non si può far altro che contemplare un tale spettacolo. E anche se il treno che da Londra mi porta a Birmingham non è certo un elegante convoglio con camerieri in livrea che servono il Five o’Clock Tea a benestanti signore in viaggio, l’illusione comunque si può creare. E anche se il té non ce l’ho, ho gli occhi pieni di questo rilassante ed elegante paesaggio. E quasi inconsapevolmente, e del tutto meccanicamente e istintivamente, mi porto alla bocca una tazza immaginaria, facendo attenzione a non bruciarmi le labbra, mentre fuori dal finestrino scorrono sotto il mio sguardo campi gialli e pascoli verdi a perdita d’occhio, mentre il sole pomeridiano, nel cielo, gioca a nascondino con le nuvole.

Viaggio in treno e voglio un té

É da un po’ che non aggiorno il blog. É da un po’, soprattutto, ed é la cosa grave, che non ho l’ispirazione, mi dico “dovrei” aggiornare quando invece la parola giusta dovrebbe essere “vorrei” aggiornare. Non so a cosa dare la colpa, se alle mie giornate che ultimamente sono state un po’ pienotte, se al cambio di abitudini dovuto sia al cambio di casa che, soprattutto al cambio di orario al lavoro, se allo spirito con cui torno a casa dopo il lavoro. In effetti ultimamente ho avuto poco tempo da dedicare a me stessa e alle cose che più mi rilassano, quindi ai blog, e dovendo guardare alla scaleta delle priorità nei miei blog, ho dovuto fare delle scelte dovute all’urgenza (se di urgenza si può parlare) di aggiornare quello o quell’altro blog invece di questo. Ilmiote é per sua natura e per l’argomento di cui tratta un blog votato totalmente al relax, alla calma e alla pacatezza di un movimento lento e naturale come può essere sorseggiare il té da una bella tazza fumante.
Eppure non é che non ho bevuto té in questo periodo, anzi! Non dico mai di no ad una tazza di té, né di infuso nel dopocena. É mancata solo la disposizione d’animo necessaria. Che piano piano spero ritorni.
Ora sono in treno, per esempio, su un AV da Roma a Firenze sulla via del ritorno verso casa, e ho avuto la folgorazione che potevo utilmente spendere quest’ora e mezza postando qualcosina, giusto per dire a me stessa che se voglio posso trovare il tempo e le parole per scrivere, senza che necessariamente diventi un impegno con cui autoschiavizzarmi (per quello bastano le pulizie in casa!). Tra l’altro sono contenta perché due mie colleghe al lavoro hanno intrapreso la bella strada del blog attraverso il quale parlare delle proprie passioni e interessi: l’una, Fancyhollow, taglia, cuce, inventa, crea, riutilizza vecchi tessuti e ne crea di nuovi, dimostra che la creatività non ha confini; l’altra, 12mqdiesperimentibotanici, racconta la sua passione per le piante grasse, passione che posso dire di aver visto nascere, e racconta di come il pollice verde non é un fatto genetico, ma piuttosto un atto d’amore o di attenzione, se preferite. E mi fa piacere parlarne qui perché entrambe mi hanno detto che il fatto che già io avessi (un) blog le ha spronate a fare altrettanto. La cosa mi fa molto piacere, come si può immaginare, e la cosa che in assoluto mi colma il cuore di gioia é che, ora che sono agli inizi, mi chiedono consigli in materia che a me piace tanto dispensare! E questo non per manie di protagonismo, che nei bloggers é sempre in agguato, ma in quell’ottica di condivisione di esperienze e di conoscenza che é caratteristica del web 2.0 di cui il blog é la massima espressione.
Non ho parlato di té in questo post. Ho parlato di me (orribile gioco di parole) piuttosto, ma questo é il classico post che uno può leggere davanti ad una tazza di té, oppure, se preferite, é la tipica pausa di riflessione che uno può fare mentre beve il suo té in tutta tranquillità. Una volta ho letto un librino dal titolo “La vicevita” il cui sunto era che il tempo trascorso in treno non é vita vera, perché é tempo pressoché perso nell’attesa di ciò che bisogna fare giunti a destinazione. Non sono per nulla d’accordo: in treno come da nessun’altra parte riesco a prendermi del tempo per me, a fermarmi, a riflettere un po’, ad organizzarmi. In treno spesso sento la mancanza di un té che mi accompagni nelle riflessioni (oggi ci starebbe bene un Anastasia di Kusmi Tea, agrumato e profumatissimo, di note russe ideali col tempo nuvoloso/temporalesco che sto attraversando nella campagna umbro-toscana). E soprattutto é in treno, e non altrove, che vedo l’arcobaleno eccezionale, che così vivo non l’avevo mai visto, che mi fa sobbalzare dalla poltrona per quanto é meravigliosamente bello.

Pensieri di viaggio in una tazza di té

Sono di nuovo in treno, su quel lungo treno regionale che impiega 4 ore da Firenze a Roma, ma cui non rinuncerei per nessuna ragione al mondo. Oggi c’è brutto tempo, tetre nuvole si inseguono in un cielo plumbeo, rari squarci d’azzurro stanno per soccombere di nuovo.

Scorre accanto a me la campagna, il paesaggio verde dei boschi e dei prati risalta di più nell’ombra delle nubi. Un antico ponte diroccato, a cavallo di un fiume, di cui rimane in piedi solo un’arcata e mezzo pilone rende uno squarcio di paesaggio sublime. Mi ricorda le Lettere da Ventimiglia di Iacopo Ortis, quando lui, inoltrandosi nella stretta Val Roja descrive affascinato e spaventato le bellissime e terribili creste rocciose che cadono a strapiombo nel fiume. Così quel ponte, distrutto da secoli di storia, è stato sconfitto dalla natura: magari una piena del fiume, magari l’instabilità del terreno, magari semplicemente il tempo, che scorre lento, inesorabile ma implacabile. Il tempo vince su tutto, i nostri tentativi per misurarlo, per razionalizzarlo, magari per fermarlo, sono inutili.

Di nuovo sono in treno, e desidero una tazza di té. Una tazza di té caldo, scuro come scura è l’atmosfera là fuori, che sollevi un fumo denso come dense sono le nubi che nascondono il cielo. Accanto a me un signore sta fotografando il paesaggio. Invano cerca di fissare per sempre un’impressione che è fugace nel momento stesso in cui la si coglie, è già p persa per sempre. Ne serberà il ricordo, ma gli resterà avvolto nella nebbia, come le cime di queste montagne che scorrono intorno.

Ancora desidero una tazza di té: il verde scuro dei boschi mi fa pensare alle pendici dell’Himalaya – non so se sono così, non le ho mai viste, ma mi piace immaginarle in questo modo – alle piantagioni in altura di camelie sinenses, alle donne in abito tradizionale che raccolgono nelle loro gerle i germogli autunnali. Voglio un té che raccolga in tazza tutte queste sensazioni, le rielabori e le renda mie. Voglio che questa tazza duri il più a lungo possibile: una calamita probabilmente attira il mio sguardo fuori dal finestrino, mi spinge a guardare, a osservare i più minuti dettagli, perché ogni singolo dettaglio concorre a creare la bellezza dell’insieme, la bellezza sublime che è qui intorno a me. Non voglio che finisca, questa tazza di té.

piantagione di té himalaya

Sono in treno e voglio un tè

Strade innevate da Transiberiana. Chiudo gli occhi e vedo un samovar che ribolle. Note di un Russian Karawan come trasportato da Cosacchi al galoppo.

Stenta ad albeggiare, colori da circolo polare artico. Il cielo non esiste. È tutto un blu chiaro indistinto. La neve azzurrina da sola fa luce. Nebbia fumosa avvolge ogni cosa. Neve intonsa copre ogni cosa. Il paesino sull’altura – si vede il campanile e qualche finestra accesa – è sospeso nel tempo. Appartiene a un presepe, non al mondo reale. Nessuno per la via. Tutto è fermo. Solo il treno si muove. Il suo passaggio disturba l’immoto silenzio che regna sovrano.

neve in Valdarno

Il cielo è di un blu acceso irreale. La nebbia tra gli alberi innevati e spogli – rami secchi come dita uncinate di strega, è un bosco incantato. Elfi e fate ne animano gli anfratti, come nelle antiche favole nordiche, tutti i bimbi accanto al focolare a scaldarsi col tè mentre la nonna racconta.

La immagino così la Siberia. non ci sono mai stata, ma immagino così le terre quasi disabitate dell’estremo Nord. Queste colline non sono mai state così selvagge, i loro pendii mai così scoscesi. L’Arno oggi si crede il fiume Ob: si sente libero, selvaggio, scorre impetuoso verso il mare Artico. Nella mia mente l’acqua scoppietta dentro il bollitore del Samovar. Presto assaggerò il tè caldo e denso delle steppe, mentre il treno lentamente scorre attraversando queste lande, questo Valdarno divenuto Siberia, che sino a ieri era verde e florido, e oggi è bianco e dormiente.

Viaggio in treno. E voglio un té

Dopo una vita passata sui treni, è da qualche mese che ho smesso. Ma può capitare una giornata come oggi in cui, dovendo andare a Roma in giornata senza voler spendere un’esagerazione, decido di prendere il regionale. Il regionale Roma-Firenze, con le sue 4 ore di viaggio, ha, si stenterebbe a crederlo, i suoi vantaggi: una volta che si è serenamente consapevoli della lunghezza del viaggio e delle ore di vita da trascorrere nello scompartimento, può donare un relax senza pari. Partire alle 16.43 da Roma, poi, permette in questa stagione di godere del panorama della campagna laziale, con i suoi pascoli erbosi in cui tra le greggi di pecore saltellano timidi e candidi agnellini. Questo succedersi di immagini bucoliche – orati, l’alveo del Tevere, casali, boschi – mi fa pensare all’Orient Express. In realtà non so come sia un viaggio su Orient Express, quello che so l’ho appreso da Agatha Christie, ma me l’immagino così, gaudiosamente rilassata a guardare il panorama.

orient express

E’ così che mi viene voglia di una tazza di té: un darjeeling magari, il cui nome mi trasporta su versi colline ricche di piantagioni, verdi come verdi sono i paesaggi che sto attraversando.

darjeeling

Allora mi sorprendo a immaginarmi di sorseggiare una tazza di té. in un servizio vittoriano ad un tavolino del vagone ristorante. Accanto a me è musica di violini, mentre fuori dal finestrino un agnellino saltella dietro la sua mamma, un batuffolino bianco che in quel verde si trasforma in una margherita.