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Si fa presto a dire Té Verde

“Ah sì, a me piace il té verde”

“Eh sì, io preferisco di gran lunga il té verde al té nero”

“Eh, il té verde è leggero, è adatto a tutti, fa bene”

“W il té verde!”

Bene. Ti piace il té verde. Allora ti faccio una domanda: esattamente quale té verde ti piace?
Sì, perché non esiste un solo té verde. Esistono tanti té verdi. Di diverse qualità, di diverso taglio, con profumi e intensità diverse. Con origini diverse. Le vogliamo scoprire insieme?

tre diversi tipi di té verde prima, durante e dopo l'infusione: gunpowder, sencha e té verde al gelsomino

Tre diversi tipi di té verde prima, durante e dopo l’infusione: gunpowder, sencha e té verde al gelsomino

Innanzitutto dirò la prima grande verità sul té verde: esistono té verdi prodotti in Cina, e té verdi prodotti in Giappone. Parlo naturalmente dei principali té verdi, poi altre regioni orientali del mondo producono té verde. Ma concentriamoci su queste due: Cina e Giappone. Quindi, cominciamo a capire che esistono aree geografiche differenti produttrici di té verde.

Parliamo ora della lavorazione del té verde, che è diversa se realizzata in Cina o in Giappone.

Innanzitutto occorre sapere che il té verde è un té nel quale le foglie non subiscono processo di ossidazione, a differenza di quanto avviene nel té nero, basato proprio sull’ossidazione delle foglie. Nella lavorazione del té verde, l’ossidazione viene scongiurata il più possibile evitando di rompere le foglie, dunque di spezzare le nervature, la cui rottura è la causa prima di ossidazione. Sia in Cina che in Giappone per evitare l’ossidazione le foglie sono trattate col calore, ma mentre in Cina il calore è secco, in Giappone esse sono sottoposte allo sbuffo di vapori bollenti, che inumidiscono l’aria e fanno sì che le foglie mantengano un colore vivo e un sapore erbaceo e vegetale. In Giappone, poi, le foglie vengono maneggiate e modellate in modo da distribuire equamente i fluidi e la linfa all’interno della foglia, già di per sé pregiata, in modo che mantenga intatte in ogni punto le sue proprietà. In Cina, invece, la modellazione della foglia è piuttosto un fatto estetico: e abbiamo così piccoli capolavori come le perle di té, realizzate a mano, una per una.

Abbiamo visto la lavorazione, ora vediamo i singoli tipi.

Té verde cinese gunpowder

Té verde cinese gunpowder

In Cina, il té verde per eccellenza è il Gunpowder: è in assoluto il té verde più diffuso al mondo, il più comune e il più bevuto: oltre al mercato cinese, infatti, esso è il té impiegato nel Maghreb per il té alla menta marocchino! Oriente e Occidente mediterraneo si incontrano, e l’esito non potrebbe essere più positivo. Il Gunpowder si presenta come una fogliolina arrotolata. A vederlo così non gli daresti tanto credito: il profumo non è certo invitante, sapido, quasi salmastro, mentre il colore, più grigio-argenteo che verde, lo rende quasi metallico. La foglia in infusione si apre, sprigiona il suo profumo e ci regala un infuso giallo caldo.

Ma il trionfo del té verde è il Giappone. Qui il té (verde) arrivò intorno al 550 d.C. portato dai monaci buddisti. Inutile dire che il Buddismo nella sua forma zen sposi perfettamente la pratica del té, che assume i caratteri della tranquillità, della serenità, della pace interiore. Tale pratica prese talmente piede da entrare a pieno titolo nella cultura e nel rituale giapponese.

Il té matcha

Il té matcha

Il re dei té verdi giapponesi è il té matcha che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è l’unico dei té verdi ad essere in polvere e a dover essere preparato non per infusione ma per emulsione: il chasen, il frullino in bambù, è accessorio irrinunciabile per quanti vogliono prepararselo, Il matcha è il protagonista per eccellenza della cerimonia del té giapponese, il Chanoyu. Ma ormai è entrato a pieno titolo nelle cucine occidentali come ingrediente per dolci o per piatti particolarmente ricercati e profumati. Anzi, dispiace dire che è stato un po’ sdoganato male: in rete si trovano tante aberrazioni (come il matcha alla coca-cola) dalle quali occorre davvero stare alla larga.

sencha

Té verde sencha

Restando in Giappone, è solo nel XIX secolo che prendono piede i té verdi in foglia. La cerimonia del té a base di matcha era infatti appannaggio delle classi sociali più elevate, mentre i poveracci stavano a guardare. Finalmente comparirono altri té verdi in foglia sullo scorcio dell’800. Il principale fu il sencha, cui fu dedicata una cerimonia del té tutta sua, il Sencha-do, ma altri té verdi da lì in avanti fiorirono: il bancha, così adatto ai bambini per il suo scarso contenuto di caffeina, il gyokuro, il genmaicha (a base, questo, di riso tostato che conferisce una certa tostatura a tutta l’infusione). Il Giappone vanta oggi una quantità di tipologie diverse di té verdi davvero invidiabile. Per essere che il Giappone ricevette il té dalla Cina, va detto che fin da subito trovò la sua strada.

Ma allora, di cosa parliamo quando parliamo di té verde?

Non possiamo parlare semplicemente di té verde, ma dobbiamo contestualizzarlo, dargli un nome e una provenienza più specifici. A seconda di come è lavorata la foglia e a seconda del suo colore, già possiamo capire molto del té che abbiamo davanti. Fermo restando che il matcha è in polvere, dunque è un té verde totalmente a sé stante, gli altri té verdi vengono spesso scambiati perché, sostanzialmente, non se ne conosce la differenza.

Spero, con questo post, di avervi chiarito le idee in merito al té verde. A scanso di equivoci, ho preparato una semplicissima infografica che trovate qui in fondo al post. Guardatela e facciamo così, ditemi nei commenti e sulla pagina fb qual è il vostro té verde preferito. Vi dico i miei? Per me è il matcha, preparato naturalmente in poca acqua col frullino in bambù chasen. A seguire adoro il gen-maicha, té verde sencha addizionato con chicchi di riso tostati che conferiscono al té un carattere davvero unico. E se proprio vogliamo esagerare, il più buono in assoluto è il Iyemon Cha, che è un blend di matcha e gen-maicha. E il vostro té verde preferito qual è?

té-verde-infografica

PS: io qui vi ho scritto qualcosa, ma se volete apprendere, e assaggiare in modo consapevole i té verdi (e non solo) seguite i corsi di Vania Coveri tea-teller. Se siete a Firenze non fateveli scappare. Io sto seguendo il suo corso di degustazione del té e sono molto contenta. Ve lo racconterò tra qualche post.

 

 

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Regali dal Giappone

Adoro la mia padrona di casa. È una persona carinissima ed ha un pregio: per lavoro vola spesso in Giappone. Così, ogni tanto quand’è laggiù mi pensa, e al suo ritorno mi porta del té.

Questa volta si è superata: un regalo di Natale in anticipo che mi ha tanto sorpreso quanto entusiasmato. Sì, perché non si tratta di té qualunque, ma di tre té decisamente rappresentativi del Giappone. E non solo, ma le loro confezioni parlano da sole.

I due contenitori cilindrici, rivestiti in carta giapponese, contengono l’uno bustine di GenMaicha, l’altro di Gyokuro.

Il mio té dal Giappone

Il mio té dal Giappone

In assenza di didascalie in caratteri europei – i soli caratteri riportati sono ideogrammi giapponesi a me incomprensibili – sono solo il profumo e l’aspetto fisico ad indicarmi di cosa si tratta.

Il mio té dal Giappone: le due scatole sono talmente belle che meritano di essere esposte :)

Il mio té dal Giappone: le due scatole sono talmente belle che meritano di essere esposte 🙂

Il Genmaicha l’ho riconosciuto a naso, davvero: il profumo del riso tostato è inconfondibile, conferisce un non so che di amarognolo e di tostato, appunto (la parola inglese roasted rende l’idea), che si mescola alla foglia del té verde già profumata di suo. Il té è in bustine piramidali setose, che consentono al té di conservare il suo aroma senza disperderlo, ma al contempo permettono di spiare il contenuto: il té è sminuzzato in foglia piccola, e il riso tostato, che assume il tipico colore ambrato, è poco più che polverizzato. In tazza rilascia tutto se stesso, la sua fragranza riempie la stanza e ne fa la bevanda ideale per accompagnare un pasto.

Il Gyokuro è un té verde particolarmente verde in foglia prodotto nella regione di Shizuoka. È molto ricco di clorofilla (a questo è dovuto il suo colore verde intenso) ed ha un sapore molto caratteristico, al tempo stesso delicato e strutturato. Il suo nome in giapponese richiama la giada, colore che risalta nell’infusione. Un té-gioiello, dunque.

Sono molto contenta di queste new entries nella mia collezione. Ma ce n’è un’altra di cui non vi ho parlato (ancora): è una scatolina dipinta, con il panorama del Monte Fuji. Spettacolare. Se avete pazienza ve ne parlerò in un’altra occasione!

Iyemon Cha: il mio té che arriva direttamente dal Giappone

Bei gesti che non ti aspetti: la mia padrona di casa, che recentemente è stata in Giappone, mi ha portato dalla terra del Sol Levante un sacco di té: un matcha in un elegante scatolino colorato e uno Iyemon Cha, che non conoscevo e che ieri per la prima volta ho provato, con grande soddisfazione!
Iyemon Cha è un blend di matcha in polvere e Genmaicha, il té verde arricchito con riso tostato. Quando si apre la confezione la polvere verde del matcha riempie l’aria del suo profumo, mentre solo in un secondo tempo sale l’aroma tostato del riso.

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Per apparecchiarlo ho usato tutti i sacri crismi: acqua bollente ma non troppo nella teiera di ghisa giapponese, due minuti in infusione e poi l’ho bevuto in una tazzina giapponese, perfetto completamento dell’apparecchiatura.

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A pensarci bene sono rimasta un po’ perplessa all’idea di mettere in infusione il matcha, che andrebbe sciolto col frullino (chasen in Giapponese, strumento essenziale nella cerimonia del té), ma la presenza del genmaicha non permetteva di preparare direttamente in tazza il té verde, come avviene invece nella cerimonia del té giapponese.

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In infusione al naso, così come al palato, il té risulta profumato e delicato, il tostato dato dai chicchi di riso bruniti è stemperato e aromatizzato dall’inconfondibile profumo del matcha.
Il prodotto è rigorosamente giapponese: nessuna istruzione in inglese sulla preparazione, solo ideogrammi e poco più: un vero prodotto made in Japan che mi ha letteralmente conquistato.