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Il miele del sole

Estate, un lieve venticello spettina i campi di girasole, che dipingono di un giallo intenso il panorama. Non posso fare a meno di incantarmi ogni volta a guardarli, sempre come se fosse la prima volta. Troppo belli.

Quest’estate, in Mugello, mi sono fermata proprio presso un campo di girasoli. Armata della mia macchina fotografica, mi sono accostata ai primi fiori di un filare (non sono entrata nel campo, lungi da me rovinare la coltivazione!) e ho cominciato a prendere la mira e a scattare. Il venticello non era proprio dalla mia parte, e il girasole che volevo riprendere a tutti i costi si divertiva a farmi i dispetti, agitandosi e dondolando da un lato e dall’altro, senza mai stare fermo: sembrava che ridesse di me e dei miei tentativi di metterlo a fuoco. Comunque alla fine non è stato un problema, qualche foto gliel’ho scattata, e ve le propongo qui.

Mentre mi appostavo come un leone nella savana per fotografare di soppiatto i girasoli, intorno a me era un ronzare di api. “E certo”, penso io, “sono fiori, attirano sicuramente tanti insetti”. A me personalmente le api non danno noia, anzi, ho sempre convissuto con loro, e sono ben contenta quando le vedo intente al loro lavoro.

Quello che non sapevo è che dalle api viene ricavato il miele di girasole.

Mi ci sono imbattuta poco tempo dopo, a Civita di Bagnoregio (che personalmente mi ha deluso, come ho scritto qui, ma questa è un’altra storia): un piccolissimo vasetto di miele, giallo del colore dei petali dei girasoli, giallo come il miele.

L’ho preso. L’ho assaggiato. Dolce, come solo il miele sa essere; sapido, come il sole che scalda e mette sete, solare, come l’estate che l’ha prodotto.

Appena giungerà la stagione dei raffreddori e del maldigola, lo abbinerò con un té nero che già per sua natura ha delle note di miele: il darjeeling. Puristi in ascolto, non storcete il naso: lo farò solo quando avrò bisogno di massaggiare la gola! Lo so che il darjeeling, principe dei té neri, va sorbito da solo.

È incredibile scoprire ogni volta quante varietà di miele possano esistere! Un miele per ogni singolo fiore o essenza, come il miele di acacia, il miele di lavanda, il miele di corbezzolo, il miele di castagno e il miele di girasole. Com’è possibile ottenere un miele ricavato da un singolo fiore? Molto semplice: le arnie vengono trasportate nei pressi del campo o degli alberi interessati, in modo che le api possano prelevare il polline e trasformarlo solo in quello spazio ridotto. Nel caso del mio miele di girasole è stato così.

Ringrazio ancora una volta le api industriose. Il loro lavoro è davvero importante, e non solo per il miele, ma per gli ecosistemi tutti: senza la loro attività di impollinazione, il nostro mondo si impoverirebbe. Quanto all’uomo, conosce il miele fin dall’antichità, e ne ha fatto il più antico dolcificante naturale. Quanta storia, e quante storie, in un piccolo vasetto giallo.

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Il tempo del miele

Un novembre da favola, quello che si sta concludendo: 20 giorni di temperature calde, di bel tempo, di sole e di primavera: giornate in cui nelle aiuole vedi fiori che spuntano tra le foglie secche, perché se da un lato la natura fa il suo corso, dall’altra però si è ben confusa: ho visto rose di un rosso tonante rosseggiare ancora di più sullo sfondo di foglie gialle in bilico sui rami secchi. Ho visto addirittura primule e viole del pensiero sbocciate nei vasi sui poggioli, e ho visto ciclamini selvatici violacei all’ombra umida degli abeti.

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Ma negli ultimi giorni il calendario si è ricordato che siamo a Novembre e che le temperature dovrebbero essere un po’ più rigide. Ha mandato Attila dal Polo Nord a ricordarci che neanche quest’anno avremo scampo e che anzi il freddo, invece che arrivare graduale, lo beccheremo tutto in una volta.

Il solo rimedio è, ancora una volta, quello che vado sostenendo da anni: rifugiarsi in casa, copertina sulle gambe, tazza di té o infuso in mano, arricchito da un po’ di miele. Perché col freddo arriva il raffreddore, lo so bene. Col raffreddore il mal di gola, che io personalmente non sopporto e per eliminare il quale venderei l’anima al diavolo. Così, in vista delle sofferenze che potrei patire anche quest’inverno, ho già fatto scorta di miele per la stagione. Come al solito però, non tutti i mieli che ho preso finiranno in tazza. Perché alcuni sono buoni così, da mangiare a cucchiaiate da soli. Così dolci da far venire essi stessi mal di gola, ma volete mettere la goduria?

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In Provenza, ad Aix-en-Provence, mi sono procurata un profumato miele alla lavanda. È molto chiaro e pastoso, diverso dal solito miele color ambra quasi trasparente. Al contrario è denso, torbido, quasi una crema. Nelle terre della lavanda, il miele è uno dei prodotti più commercializzati: avete mai attraversato un campo di lavanda? È tutto un ronzare di api indaffarate a suggere il nettare dai piccolissimi fiori a tubicino; il loro lavoro non va sprecato, gli apicoltori provenzali si danno un gran daffare per ricavare un miele profumato che vendono poi su mercati regionali o nei negozi di souvenirs a Gordes, a Aix-en-Provence, ad Avignone e a Grasse.

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Sempre in Provenza, anzi in Costa Azzurra, all’estremo confine con l’Italia, a Mentone mi sono procurata il miele al limone. Mentone è rinomata per la produzione di limoni, e anzi una volta l’anno organizza la Fête des citrons, la festa dei limoni, con tanto di parata di carri allegorici realizzati tutti interamente in limoni e agrumi. Il miele ha un profumo intensissimo di limone, è di un bel giallo chiaro e può anche avere effetto balsamico su una gola arrossata. Ma soprattutto è buonissimo da solo, o su una fetta biscottata. Credetemi.

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Ci spostiamo in Toscana, e precisamente a Pescia dove, durante la Festa della Castagna, all’inizio del mese, mi sono procurata presso un banchino di apicoltori del Pistoiese un miele di castagno, per l’appunto. Buono, profumato, le api non devono aver fatto troppa strada per procurarsi la materia prima: nell’entroterra di Pistoia, nella Montagna Pistoiese, il castagno è di casa, e tantissimi sono i prodotti che derivano dal suo frutto: la farina di castagne innanzitutto, con la quale in Toscana non solo si fa il castagnaccio, ma anche i necci, buonissime crêpes (che crêpes non sono: il termine è improprio, ma è l’unico che mi consente di rendere l’idea) di farina di castagne servite arrotolate con la ricotta. E poi il miele, appunto, che al primo assaggio ti riporta direttamente nel bosco dove come una bambina felice ti sei divertita a raccogliere frutti, a svuotare i ricci e sì, anche a bucarti le dita spesso e volentieri (è andata proprio così infatti).

Sempre il banchino di apicoltori pistoiesi ci ha rifornito di miele di melata. Che non sapevo cosa fosse, e che ho scoperto essere tratto non da fiori, ma dalla linfa delle piante. Il suo colore è scuro, al primo assaggio è molto aromatico e anche se non viene direttamente dai fiori, uno che non se ne intende non nota la differenza.

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Questa al momento la scorta per superare l’inverno. Ma non è escluso che altro miele arriverà in casa ad addolcirmi le fredde giornate invernali…

E voi amate il miele come me? Quale miele preferite? Scrivetelo nei commenti!

Confusa in mezzo al miele…

Sono appena rientrata da una visita-lampo alla Fiera di Firenze, che si terrà per tutta la settimana alla Fortezza da Basso, ad ingresso gratuito. La Fiera di per sé non è un granché, e io che sono assidua frequentatrice di manifestazioni di questo tipo mi sono anche un po’ annoiata (forse perché ero da sola? Forse perché era davvero così scarsa? Non lo so, ci penserò). Anche la parte dedicata ai prodotti alimentari non è che sia particolarmente sviluppata: c’è un settore dedicato al cioccolato che piacerà ai più, poi per il resto ci sono i soliti (soliti per chi, ripeto, frequenta spesso questo genere di manifestazioni) banchi dalle varie regioni italiane, tra salumi, formaggi, dolciumi e altro. Unica nota positiva che ho trovato, in tutto questo, è il piccolo banchino dell’Azienda Apistica Di Mauro, che ne è arrivata da Massafra (TA) col suo bel carico di miele.

miele

Ora, chi legge questo blog sa che il miele mi piace, che durante l’inverno lo trovo un toccasana per il mal di gola e che lo ritengo l’unico eventuale dolcificante da abbinare al té. Purché gli abbinamenti siano realizzati con criterio. Poi, come sapete, a me piace sperimentare, non solo il té. Il miele più è strano, o aromatizzato, più mi garba, per dirla alla fiorentina, e se nel miele particolare di turno intravvedo la possibilità di qualche abbinamento strano con qualcuno dei miei té allora è fatta! E infatti è andata così.

Dopo aver assaggiato parecchi mieli aromatizzati, quasi simili a marmellate nel gusto (e parlo del miele al lampone, alla ciliegia, al mirtillo), mi sono fatta tentare da ben tre mieli diversi:

  • Miele al bergamotto, che ha un intenso profumo e sapore di bergamotto e che già so come impiegare: per arricchire qualche té nero acquistato nei negozi di souvenir a Londra che in genere non mi preparo mai perché sa di poco, ma che con questa soluzione potrebbe rivelare delle sorprese
  • Nocciomiel, che è un composto di miele e di pasta di nocciola, che sto sperimentando in questo momento in abbinamento con il mio té alla nocciola che, come vi dicevo nello scorso post, è tanto profumato quanto poco “saporito”. E la nocciola ora, con questa lieve aggiunta, torna a farsi sentire
  • Miele al fico d’India, infine, che è dolcissimo, e tutto sembra fuorché miele. Non credo che lo abbinerò con un té. L’ho preso, però, perché ci si sente tutta l’estate e il caldo e il sole e una dolcezza che fa venire mal di gola. E in questa giornata piovosa e solitaria ci sta proprio bene.

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