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Quant’è fotogenico il matcha!

credits: @matchabay

credits: @matchabay

Sarà il suo colore verde acceso, sarà il fatto che è in polvere, sarà la sua grande versatilità in cucina oltre alla grande suggestione che ispira la cerimonia del té giapponese, di cui è protagonista, fatto sta che il té matcha è una vera star di instagram.
Sono numerosi i profili instagram dedicati al matcha. Scorrere le loro gallerie è un tripudio di verde, di eleganti composizioni fotografiche cui si intervallano foto evocative della cerimonia del té. Il colore predominante è il verde, che in tanti casi viene esaltato dall’utilizzo di un qualche filtro hdr, o da una sapiente modulazione della saturazione. Quale che sia la scelta dell’autore dello scatto, sia esso un teablogger, un rivenditore di té, un food-ografo (non ci credo, l’ho scritto davvero!) o un appassionato, seguire i profili dedicati al matcha vivacizza la propria timeline, spiega un sacco di curiosità e soprattutto suggerisce tante idee in cucina. Il matcha è molto versatile, questo si sa, ma scommetto che nessuno di voi aveva mai pensato di usarlo, ad esempio, per il mojito!

credits: @matchabay

credits: @matchabay

Vi accompagno a fare un giro sui profili instagram che raccontano per immagini il té matcha. Ditemi poi cosa ne pensate. A me tutto questo verde mette tanta allegria! E attraverso le foto percepisco il profumo, così caratteristico, della polvere: dolciastra a sentirla, mentre il té, quand’è preparato secondo il metodo tradizionale (un cucchiaino raso in una tazza non troppo piena d’acqua, girato velocemente col frullino) è amaro e molto forte.

@Tea_mill

@matchadesserts

@matcha_latte_art

@matchabay

@matchaeologist

credits: @tea_mill

credits: @tea_mill

Io personalmente amo il matcha, proprio per la sua diversità rispetto agli altri té, ma soprattutto per la sua storia: la cerimonia del té giapponese, il chanoyu, è una delle tradizioni più autentiche del Giappone: generazioni di maestri del té la insegnano e la praticano, con una gestualità, una ritualità che è rimasta invariata da millenni e che non può lasciare indifferenti gli Occidentali che la approcciano. Io stessa ho impressa nella mente in maniera indelebile la cerimonia del té così come l’ho imparata: mi sembrava di essere messa a parte di pensieri e gesti ignoti ai più e dei quali mi sfuggiva in parte l’essenza. Allora, anche prepararmi il matcha nell’intimità della mia casa non è più un fattore di “moda” o di curiosità, ma di consapevolezza e rispetto di ciò che sto facendo.

Tolta questa parentesi cultural/sentimentale, restano gli infiniti usi cui il matcha si presta: anche solo a guardare le foto, vedete bene che gelati, biscotti, torte e cappuccini verdi sono una gioia per gli occhi e, sono sicura, anche per il palato. Se non avete mai provato il matcha fuori dalla tazza, ecco l’idea per voi: madeleines al matcha, direttamente dal nuovo blog di Panelibrienuvole. Provateli, mi ringrazierete.

Iyemon Cha: il mio té che arriva direttamente dal Giappone

Bei gesti che non ti aspetti: la mia padrona di casa, che recentemente è stata in Giappone, mi ha portato dalla terra del Sol Levante un sacco di té: un matcha in un elegante scatolino colorato e uno Iyemon Cha, che non conoscevo e che ieri per la prima volta ho provato, con grande soddisfazione!
Iyemon Cha è un blend di matcha in polvere e Genmaicha, il té verde arricchito con riso tostato. Quando si apre la confezione la polvere verde del matcha riempie l’aria del suo profumo, mentre solo in un secondo tempo sale l’aroma tostato del riso.

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Per apparecchiarlo ho usato tutti i sacri crismi: acqua bollente ma non troppo nella teiera di ghisa giapponese, due minuti in infusione e poi l’ho bevuto in una tazzina giapponese, perfetto completamento dell’apparecchiatura.

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A pensarci bene sono rimasta un po’ perplessa all’idea di mettere in infusione il matcha, che andrebbe sciolto col frullino (chasen in Giapponese, strumento essenziale nella cerimonia del té), ma la presenza del genmaicha non permetteva di preparare direttamente in tazza il té verde, come avviene invece nella cerimonia del té giapponese.

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In infusione al naso, così come al palato, il té risulta profumato e delicato, il tostato dato dai chicchi di riso bruniti è stemperato e aromatizzato dall’inconfondibile profumo del matcha.
Il prodotto è rigorosamente giapponese: nessuna istruzione in inglese sulla preparazione, solo ideogrammi e poco più: un vero prodotto made in Japan che mi ha letteralmente conquistato.

Il saluto a Rykiu

Ho iniziato a fare un corso di cerimonia del tè. Lo faccio a Firenze, al Lailac, l’associazione Culturale Giapponese che cura una serie di manifestazioni di cui ho parlato qui in varie occasioni (Natsu Matsuri, i tamburi Taiko…). È da qualche anno che faccio la corte al corso di cerimonia del té, e quest’anno, 2013, le congiunzioni astrali hanno fatto sì che io riuscissi finalmente a iscrivermi. Ho assistito alla prima lezione mercoledì scorso. È un’esperienza interessante, che mi piacerà raccontare qui. Questo è il primo post che dedico all’argomento, pertanto l’ho intitolato con uno dei gesti rituali della cerimonia: il saluto a Rykiu, Sen Rykiu, colui che canonizzò la cerimonia del tè giapponese riportando lo spirito del tè ad un’essenzialità e una semplicità che si era persa nonostante la filosofia zen imperante nel Giappone del XVI secolo. A lui, dunque, si deve il canone del Chado, la via del tè, che viene praticata tuttora in Giappone.

Una stampa giapponese con una bella rappresentazione di una cerimonia del té

Il saluto a Rykiu si compie durante la cerimonia del tè, ed è l’omaggio che maestro del tè e invitati seduti sul tatami rivolgono a colui che per la prima e unica volta fissò le azioni, i movimenti, gli oggetti, tutto ciò che avviene durante il chanoyu. Senza il quale, probabilmente non esisterebbe più nulla di tutto ciò.

La cerimonia del tè, chanoyu, si svolge nella stanza del tè, una camera spoglia col pavimento coperto dal tatami. In fondo alla stanza bolle l’acqua e accanto, su un basso tavolino sta il tokonoma, un fiore o un’opera d’arte, realizzato o posizionato lì per deliziare la vista e lo spirito dell’ospite d’onore della cerimonia.

Ogni cerimonia del tè che si rispetti ha un ospite d’onore. A lui vanno le maggiori attenzioni, lui entra per primo, beve per primo, a lui spetta l’omaggio da parte degli altri invitati, che hanno l’onore di poter bere il tè con lui, a lui spetta di decidere quando la cerimonia del tè può avere termine.

Cerimonia del té, photo by Eliza R. Scidmore, National Geographic Archive

La prima lezione di corso è stata… curiosa: curiosa perché io ero curiosa e guardavo tutto con gli occhi aperti il doppio, con i sensi tutti tesi a cercare di carpire e capire quanto più possibile. Improvvisamente, infatti, sono stata sbalzata in un mondo totalmente nuovo, del quale poco conosco, eccetto quello che ho letto ne “Lo zen e la cerimonia del tè” di Kakuzo Okakura; un mondo fatto di cerimoniale, di cura e attenzione alle piccole, minuscole cose, attenzione che da fuori potrebbe sembrare maniacale ai gesti, gestualità che ha dell’artefatto e del sacro, forse: il tutto è un inno alla semplicità, ma quanto sono complicate agli occhi degli occidentali queste cose semplici!

Nella prima lezione abbiamo imparato ad essere ospiti, quindi a bere il tè. A bere il tè son buoni tutti, si potrebbe pensare, e invece no, perché anche per bere il tè ci sono regole da seguire, movimenti da compiere e pose da assumere.

una cartolina del 1931 raffigurante la cerimonia del té giapponese

una cartolina del 1931 raffigurante la cerimonia del té giapponese

Incredibile quante cose ci siano da imparare: a camminare innanzitutto, e a stare seduti. A stare seduti a lungo. Perché sul tatami si sta seduti, o meglio, inginocchiati per tutto il tempo della cerimonia. E noi occidentali abituati alle sedie e non a stare in ginocchio per ore, per quanti sforzi possiamo fare non resistiamo più di tanto: si comincia con un formicolio che diventa poi indolenzimento e infine dolore che distrae. E questo non deve accadere.

Da imparare ci sono anche alcune parole, i nomi giapponesi degli oggetti che vengono coinvolti nella cerimonia del tè, dal fukusa, che è il tovagliolo di seta non perfettamente quadrato che ogni maestro possiede, al chawan, che è la tazza in ceramica. La tazza ha sempre un decoro che ne identifica un “davanti” rispetto a un “dietro”: e la posizione del decoro è importante nel corso della cerimonia.

Chawan, chasen e nazuma, il contenitore del té matcha

Quando l’ospite entra nella stanza del tè per prima cosa deve rendere omaggio al tokonoma, poi prendere posto. L’ospite d’onore entra per primo, a seguire, in ordine di importanza, gli altri ospiti, che si vanno a mettere accanto. L’ospite d’onore beve per primo, per lui è preparata la prima tazza di tè. Chi viene dopo di lui, e dopo di lui berrà il tè, ha l’obbligo di rendergli omaggio, ringraziando per la possibilità di poter prendere il tè con lui, e all’ospite che viene dopo, scusandosi se beve il tè prima. Poi rivolge al maestro del tè la sua approvazione per la bevanda appena ricevuta.

Viene preparata una tazza di tè per volta, e mentre il maestro prepara, agitando nella tazza il chasen, il frustino di bambù che mescola la polvere di matcha all’acqua, l’invitato di turno mangia uno zuccherino o un dolcino, per compensare l’amaro del matcha. L’invitato riceve poi il suo tè, gira la tazza in modo da non bere sul lato “nobile”, quindi restituisce la tazza al maestro, che la pulisce e la riutilizza per servire il tè al prossimo invitato.

gli oggetti principali del chanoyu: la tazza chawan con il té matcha, il frustino in bambù chasen e il dolcetto per gli ospiti

Una cerimonia del tè, che si caratterizza per la calma e la lentezza dei suoi gesti, può durare anche ore. Ma quando l’ospite d’onore decide che ha bevuto abbastanza, allora il maestro ripone i suoi oggetti e conclude la cerimonia. Anche nell’uscire dalla stanza del tè si segue una regola: sempre per primo l’ospite d’onore, e a seguire gli altri invitati in ordine di importanza.

Non è facile ricordare tutti i gesti: sono tanti, minimi dettagli che contribuiscono a rendere speciale un evento del genere. Per riuscire al meglio bisogna calarsi nella parte (dando retta il meno possibile alle gambe doloranti), riuscire a pensare solo a quello che si sta facendo, ma nel più naturale dei modi: questo sarebbe lo spirito per partecipare ad una cerimonia del tè, che sempre più si connota come occasione per lasciare fuori dalla porta le preoccupazioni, gli affanni, le corse, la fretta che governa la nostra vita quotidiana, lasciandosi trasportare dalla calma, dall’attenzione ai singoli piccoli gesti che regolano la via del tè.

Coca-cola Matcha: da assaggiare, ma anche no

É una di quelle cose che fa rabbrividire anche una che, come me, in genere non si fa problemi ad assaggiare cose strane, anche e soprattutto in fatto di té. Eppure il té alla coca-cola, anzi, il té matcha alla coca-cola é una di quelle cose che proprio non mi ispira (ed é già tanto che non mi faccia urlare allo scandalo). Per me il té matcha va bevuto puro, semplice polverina verde brillante che fa disciolta nell’acqua con l’apposito frullino; c’é una tradizione che va rispettata quando si beve un té matcha, insomma, ci sono delle regole! Il té matcha ha una storia, é il protagonista della cerimonia del té giapponese, non posso mica contaminarlo con la coca cola!?

Eppure su un sito web americano, Red leaf tea, il Coca cola Matcha lo vendono, peraltro alla non proprio modica cifra di 15.99 $, tessendone le lodi come té adatto alla preparazione di molti cibi e bevande che acquistano così un “interesting adventurous twist“. La cosa più folle, poi, é che quello della coca cola viene definito un “natural flavor“… Commentate voi, perché io ho finito le parole.
Ho il terrore di come possa essere davvero. Vero é che non più cosa inventare… Poi, per carità, io sono la prima ad apprezzare i folli flavours di prodotti a base di té come i Bubble Tea/Milk tea che ho bevuto a New York e in Australia, però qui la questione mi sembra un po’ differente!
Comunque vi fornisco il link, così vi rendete conto che non me lo sono inventato…
http://www.redleaftea.com/matcha-tea/coca-cola-matcha.html

…e se volete, il té matcha è disponibile anche nella versione Bubble Gum Matcha…roba da intenditori…