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FALSO! 7 miti da sfatare sul té

È giunto il momento di sfatare alcuni miti sul té. Sì, perché nonostante la conoscenza del té in Italia si stia diffondendo anche piuttosto rapidamente (prova ne sono i tanti shop online, i negozi e le sale da té che offrono finalmente un’offerta diversificata, i corsi sul té come quello di Vania Coveri che ho frequentato pochi mesi fa a Firenze), ci sono ancora tante false credenze e tanti luoghi comuni che circolano sul té. Io ne ho individuato alcuni, che propongo qui. In fondo al testo trovate un’agevole infografica che riassume questi punti.

1) Il miglior modo per bere il té è accompagnarlo con una fettina di limone

FALSO!

È un uso italiano duro a morire, ma non è assolutamente il modo migliore per bere il té! Innanzitutto perché il limone modifica tantissimo il gusto del té, e poi perché ne modifica le proprietà organolettiche. Diffidate da quelle sale da té in cui vi servono al pomeriggio una bustina di English Breakfast e una fettina di té: non sono vere sale da té. Fuggite da quei locali in cui la fettina di limone è già dentro la tazza e non poggiata sul piattino! Il té, qualunque esso sia, va bevuto senza limone, in purezza e possibilmente senza zucchero o miele, proprio per sentirne al meglio il profumo e il sapore.

Una tazza di té con la fettina di limone? No grazie! Credits: veralline.com

2) Lo zucchero esalta il sapore del té

FALSO!

Zucchero nel té. credits: Viaggiointornoalté

Lo zucchero, come qualsiasi dolcificante, modifica il sapore, non lo esalta, ma lo addolcisce, lo rende più gradevole – per chi ama le bevande zuccherate – e altera la percezione del gusto. Nei té puri, verdi o neri che siano, mettere lo zucchero è quasi un sacrilegio: proprio perché si perde totalmente il bouquet di partenza, ciò che fa la differenza tra un té di qualità, proveniente da un giardino particolare o da un determinato raccolto, e l’altro.

Non sto dicendo che non dovete mettere lo zucchero nel té, quello dipende dai vostri gusti. Semplicemente, non è vero che esalta il sapore, ma al contrario lo copre.

3) Il té in bustina è meglio del té sfuso

FALSO!

Meglio? Da che punto di vista? Della praticità, forse. E in effetti è proprio per una finalità pratica che fu inventato il té in bustina, e che le teabags ebbero grande diffusione, inutile dirlo, durante la Seconda Guerra Mondiale: invece del té sfuso, più difficile da gestire in situazioni di non comodità, la bustina permetteva una veloce e pratica infusione.

Il té dentro le bustine però, salvo rarissimi eccellentissimi casi che si trovano sul mercato, è costituito da foglie di té rotte quando non addirittura polverizzate. La qualità di un té, invece, la fa l’arrotolamento e la lavorazione della singola foglia intera, mentre le foglie che si rompono non finiscono nei té sfusi, ma in quelli da destinare alla bustina.

Una comunissima bustina di té. Credits: greenme.it

4) Il té non contiene caffeina

FALSO!

La teina non è che lo stesso nome della caffeina, e il té la contiene. A seconda della lavorazione del té, se nero o verde, cambia la modalità di rilascio di essa (che comunque è contenuta in quantità ridotte rispetto ad una tazzina di caffè): a rilascio immediato nel caso del té nero, a rilascio lento nel caso dei té verdi.

5) L’acqua per il té deve bollire a 100°

FALSO!

Il livello di calore dell’acqua varia in linea generale dai 90° per i té neri ai 70° per i té verdi, con alcune eccezioni che vanno valutate (e vengono indicate) caso per caso. Come fare a sapere a quale temperatura si trova l’acqua? La cosa migliore è usare un bollitore elettronico che dia l’indicazione della temperatura. Impostata quella, l’acqua si riscalda fino alla temperatura stabilita. Et voila, neppure un grado andrà sprecato. Se invece usate il solito vecchio e rassicurante pentolino (oui c’est moi!), potete basarvi sull’osservazione e l’udito per capire all’incirca la temperatura: a 70° si cominciano a formare sul fondo le prime bollicine, simili a occhietti. A 80° cominciate a sentire un gorgoglio, ma ancora non è ebollizione. A 90° le bolle salgono in superficie. A 100°… beh, lo sapete tutti come bolle l’acqua, no? 😉

6) Il té verde fa dimagrire

FALSO!

Il té verde fa dimagrire solo se svolgete una corretta e costante attività fisica e un’adeguata alimentazione. Il che vuol dire che dovete svolgere attività fisica unita ad un’adeguata alimentazione a prescindere dal té verde, se volete dimagrire.

Diffidate da quei siti web o da quelle pubblicità che per vendervi il té verde vi dicono che, per l’appunto, fa dimagrire. Fa bene bere molti liquidi, a prescindere che siano té verdi, neri, acqua liscia, succhi di frutta, infusi e tisane. Fa bene, dunque, ma non fa dimagrire né, tantomeno, brucia i grassi (altra castroneria che ho letto in giro, sia su riviste cartacee che sul web).

Una piantagione di té nel Darjeeling, India. La coltivazione del té in India è stata introdotta dagli Inglesi. Credits: NyTimes.com

7) Gli Inglesi hanno imparato a bere il té in India dagli Indiani

FALSO!

Furono gli Inglesi a importare le piantagioni di té in India, nelle montagne dell’Assam e del Darjeeling. Essendo il popolo colonizzatore, imposero i loro usi, tra cui quello del té. In India il Chai era inizialmente un’altra cosa, una miscela di latte e spezie. Introdotto il té dagli Inglesi, esso fu aggiunto a questa miscela. Ma in India, altrimenti, del té all’Occidentale ne avrebbero fatto tranquillamente a meno. Tra l’altro, che si sappia, le prime piantagioni furono impiantate dagli Inglesi di nascosto perché fino a quel momento (metà ‘800) la produzione mondiale di té era monopolio cinese che guadagnava un sacco di soldi dal commercio con l’Europa (non solo Gran Bretagna, ma Francia e Olanda). Coltivando direttamente il té nel proprio territorio, invece, gli Inglesi risparmiarono un bel po’ di spese di esportazione, di dazi e di tasse.

Col tempo, le piantagioni indiane divennero delle produzioni di grandissima qualità: i vari Giardini del Darjeeling sono considerati tra le più pregiate produzioni di té nero al mondo, mentre per le produzioni dell’Assam è utilizzata una cultivar di camelia sinensis particolare e indigena, la Assamica, per l’appunto.

Con quest’ultimo falso mito storico concludo questa rassegna. E voi avete altri falsi miti che vorreste sfatare? Esponeteli nei commenti, che sono curiosa! Poi ne discutiamo insieme!

Godetevi ora l’infografica!

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