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Dlin Dlon! Comunicazione di servizio: Il mio té è su Facebook!

Ebbene sì, ho aperto da qualche tempo la fanpage de Il Mio Té. Non posso pubblicare tutto su questo blog, e sempre più spesso ahimè non riesco a organizzare il mio tempo libero per dedicarmi interamente a questo blog. Con la pagina facebook posso essere più presente, condividendo immagini, pensieri e tazze di té in qualunque momento della giornata.

ilmioté

La pagina facebook de Il mio té

Ma ora siete ancora in pochi ad aver messo il vostro “mi piace”, per cui approfitto di questo post per pubblicizzare la pagina che, vi prometto, sarà il completamento virtuale di questo blog. Se già per me il blog è un salotto virtuale in cui sorseggiare amabilmente il té con voi tutti, la pagina facebook, a maggior ragione è il luogo per chiacchierare ancora di più con voi.

Vi invito a venire a prendere il té da me sulla fanpage de Il mio té! Vi aspetto!

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Tweeting about tea: Il mio té e Ahmad Tea

Tutto è iniziato qualche tempo fa, quando mi è arrivata su twitter (io sono @maraina81, per chi mi volesse seguire anche se, vi avverto, sono ahimè pochi i tweet che dedico al té rispetto a quelli che dedico ad altro) una notifica del tutto inaspettata: @ahmadteaUK is now following you. Gioia e giubilo da parte mia, per due motivi: intanto perché io ancora non lo seguivo, e poi perché Ahmad Tea mi aveva “beccato” grazie ad uno dei miei pochi tweet taggati #teatime. Beh, credo di aver saltellato da sola per casa per 10 minuti buoni dalla gioia. Perché essere seguiti da una casa produttrice di té londinese di un certo livello è un po’ come per il fan di un cantante essere seguito da quel cantante! Ma quello è stato nulla in confronto a quello che è successo poi, e che sta succedendo tutt’ora.

Sì, perché da qualche settimana a questa parte sto amabilmente conversando, a colpi di tweet, proprio con Ahmad Tea. Un’ottima scusa per fare esercizio di inglese, anche se credo di scrivere ogni volta una serie di castronerie, visto che quel corso d’inglese che dovrei fare continuo a rimandarlo, ma ogni volta è una gioia quando al mio tweet Ahmad Tea risponde con un altro tweet.

Tutto è (ri)cominciato infatti da quando @AhmadteaUK ha pubblicizzato il suo profilo instagram.

Mi ha invitato a nozze, perché adoro le foto di still life a soggetto té, e in generale tutte le immagini che si possono riferire al té. E infatti sono andata a guardare, ho apprezzato, e ho subito scritto: I love your Instagram profile! Da lì è partita la conversazione… quali tipi di foto dedicate al té mi piacciono, quant’è ampia la mia collezione, qual è la mia teiera preferita, e poi se sono già stata a Londra, di dove sono io, cosa mi piace fare nella mia città…    

brani di conversazione tra me e @AhmadTeaUK: cose che danno soddisfazione... ;-)

brani di conversazione tra me e @AhmadTeaUK: cose che danno soddisfazione… 😉

  Insomma, va detto che chi si occupa dei social per l’Ahmad Tea ci sa fare, tratta ogni follower come se fosse l’unico e il più importante, lo coccola come coccolerebbe un ospite per il té delle Cinque, insomma, fa un ottimo servizio clienti. Perché volete mettere? Ora che tra poche settimane torno a Londra pensate che acquisterò il té della Twinings o piuttosto quello dell’Ahmad Tea con cui chiacchiero abitualmente? Peccato solo che non abbiano uno store (mi sono già informata), perché giuro che ci avrei montato le tende!

Detto questo, è proprio vero che i social network, twitter in particolare, abbattono totalmente le distanze tra le persone. Nel caso di un marchio come può essere una casa da té, l’utilizzo dei social serve proprio per fidelizzare con i potenziali clienti. Ogni follower viene considerato importante, e davvero in questo caso mi sembra di essere in compagnia del signor Ahmad Tea, seduta al tavolino di una teahouse a conversare del più e del meno. Mi immagino la scena: siamo a Londra, quindi piove e non ho l’ombrello, perciò mi riparo in questa bella e luminosa teahouse, con i tavolini bianchi e le tazze a fiori rosa e lilla. Mi avvicino al banco, il mio inglese è stentato, ma accanto a me il signor Ahmad accorre in mio aiuto. E da qui si chiacchiera, dapprima del tempo, poi di quant’è bella Londra in primavera e dell’estate a Firenze che non è mai arrivata ma che sembra non volersene più andare, quindi del té, latte e limone o liscio?, e dei fiori, che a me piace fotografare, ma che è bene che non coltivo, perché non ho il pollice verde (come si dirà pollice verde?)… Intanto beviamo il nostro té, seduti al tavolino bianco decorato con un centrotavola floreale, mentre tutto intorno è luce bianca e ovattata. Poi fuori smette di piovere, spunta anzi un pallido sole londinese che illumina il Tamigi, e noi riprendiamo le nostre vie, ognuno la sua, io con un sorriso in più…

La collezione: il colino da té buddhista

L’avevo visto per la prima volta nel negozio di Té e teiere a Roma qualche tempo fa, ma avevo resistito alla tentazione. Poi è arrivato a me dopo essere stato per qualche tempo in vendita a Diano Marina (IM) in un negozio di oggettistica orientale, non di certo di accessori per il té, ma tant’è: dite “benvenuto!” all’ultimo arrivato nella mia collezione: il colino da té buddhista!

colino da té

Si tratta di un accessorio per il té che risponde ad una domanda molto pratica: dove appoggiare il colino dopo che ha svolto la sua funzione, ma è gocciolante e rischia di macchiarmi il pavimento nel trasporto dalla tazza al lavandino/cestino? La soluzione è semplice: lo si appende e lo si lascia a scolare in un piattino al di sotto di esso. Il resto, ovvero la forma, che nel mio caso è una testa di Buddha, ma in altri casi è una teiera francese o l’insegna di una sala da té inglese, varia. Quello che conta è però la sostanza, ovvero aver trovato un ulteriore modo per mettere da parte l’infusore subito dopo il suo utilizzo evitando di sporcare e, cosa non del tutto secondaria, consentendoci di fare quanta meno “fatica” possibile. Sennò che pausa del té sarebbe? 🙂

Its’raining: have a cup of tea

Profumo di castagne sul fuoco – una nonna alla porta accanto sta preparando la merenda ai nipoti – come una luce arancione rischiara un tardo pomeriggio piovoso di fine ottobre. La pacchia è finita, arriva il freddo annunciato da questa lunga e incessante pioggia.

Fa freschino anche in casa: troppo presto per accendere il riscaldamento, troppo prosaica la vita di tutti i giorni per poter dire di accendere il caminetto (e chi ce l’ha, in un appartamento in affitto in città?).

Mi posso riscaldare solo con una tazza di té, da sorseggiare magari guardando fuori dalla finestra, anche se ormai sta sopraggiungendo il buio che presto avvolgerà ogni cosa, oppure tendendo l’orecchio, nel silenzio di casa, a cogliere gli scrosci di pioggia più o meno intensa, le variazioni di ritmo, come se fosse una sinfonia da ascoltare a teatro.

Mi voglio preparare un té che sia adatto alla stagione in cui siamo immersi. Un té che abbia note calde e profumate, ma intime, che risveglino piacevoli e golose sensazioni, come quella fragranza di caldarroste che ho avvertito poco fa. Sarebbe perfetto il profumo di torta appena sfornata del té Piccolo Principe che ho bevuto qualche sera fa al Teatro dell’Ozio, ma ahimè non ce l’ho. Oppure un té alla mandorla potrebbe andare bene, dal profumo forte e intenso di amaretto. Ma anche di té alla mandorla ho finito la scorta. Anche note di cacao e cioccolata sono ben accette: e un buon Wedding Imperial Mariage Frères, té nero con profumo di cioccolato e caramello risponde alle mie richieste. Sì, mi preparerò proprio questo, e sarà un piacere gustarlo in tazza, appollaiata sul divano – forse esagero se azzardo la copertina sulle gambe – mentre fuori è ormai tutto buio, ma la pioggia continua a danzare.

Un pensiero rivolto al Giappone

Un pensiero di speranza rivolto al Giappone

La stanza del té – 2° parte

continua dallo scorso post

Dopo aver atteso nel machiai, gli ospiti attraversano il roji, che ha il compito di predisporre l’animo al pieno godimento estetico che si raggiungerà nella stanza del té. Qui gli invitati entrano uno per volta, rendono omaggio al tokonoma e si accomodano. Il padrone di casa entra per ultimo. Tutto è silenzio, si sente solo l’acqua che bolle nel bricco di ferro, sul fondo del quale sono disposti dei pezzi di ferro che battendo producono una melodia particolare. Nella stanza la luce è soffusa, tutto è avvolto dalla patina del tempo. Solo il mestolo di bambù e il tovagliolo di lino devono essere bianchi e immacolati.

cerimonia del té giapponese

La stanza del té non è una struttura solida, ma volutamente effimera: tetto di paglia, elevato in legno e bambù. La dimensione eterna non è nella sua struttura, ma nello spirito. Essa è precisa espressione del gusto individuale del maestro del té ed è del tutto vuota eccetto che per quanto vi si trova temporaneamente a soddisfare uno stato d’animo estetico. Questo è la ricerca del bello, del tema dominante da disporre sul tokonoma e da far risaltare con altri elementi scelti uno per uno con grande cura. Nulla deve essere ripetuto: se il bollitore è rotondo, il bricco deve essere spigoloso, se la tazza è nera, la scatoletta che contiene il té non deve essere nera. L’oggetto posto sul tokonoma non deve essere nel centro, perché non deve dividere lo spazio in due spazi uguali. L’asimmetria regna, nella stanza del té

La semplicità assoluta, ma al tempo stesso frutto di complessità, rende la stanza del té un autentico santuario nel quale “consacrarci all’indisturbata adorazione della bellezza”.

Da Kakuzo Okakura, Lo zen e la cerimonia del té, cap. IV

UN ESPERIMENTO RIUSCITO: tè nero alla menta-bergamotto

La menta-bergamotto è una particolare varietà di menta dal profumo leggermente agrumato: questo la distingue dalle altre varietà di menta, come la piperita, per esempio. Me ne sono procurata una pianta alla Mostra Mercato dei Fiori e delle Piante di Firenze, lo scorso 25 aprile. Oggi l’ho sperimentata come aromatizzante per il mio tè nero del Bazar di Damasco.

Il risultato è superlativo! Ho messo due foglie di menta-bergamotto spezzettate nell’ovetto insieme ad un cucchiaino di tè nero, ho lasciato in infusione per 3 minuti et voilà! È risultato un tè nero che profuma di agrume. Il profumo è molto delicato, e non si percepisce la menta, se non per il fatto che non si riesce ad individuare esattamente l’agrume cui si richiama il profumo. Al gusto l’agrume lascia lo spazio alla menta anche se, bisogna dirlo, non si tratta sicuramente di un tè alla menta canonico. Il fresco pizzicore che dà il tè alla menta canonico (che peraltro solitamente si fa col tè verde) qui non si percepisce, ma si ha solo un lieve sentore sul finale, quasi fosse il retrogusto.

cup of tea

Mi ritengo molto soddisfatta di questo esperimento, di questo té nero alla menta-bergamotto perché ho scoperto un nuovo gusto per il mio tè quotidiano, un tè aromatizzato inedito che, se vi capita tra le mani qualche foglia di menta-bergamotto, vi consiglio di sperimentare!