Archive for the ‘eventi e manifestazioni’ Category

Il mio té in diretta TV!

Ebbene sì, sono stata in tv. E non una tv qualsiasi: la tv di stato. Nella settimana del Festival di Sanremo, anch’io ho fatto la mia parte.

Sono stata ospite de I fatti vostri di Magalli su Raidue l’8 febbraio 2017. Sono stata chiamata per presentare la mia collezione di teiere all’interno della rubrica settimanale dedicata ai collezionisti.

Sono stata contattata e ho accolto la proposta con entusiasmo: un po’ perché sono un’incosciente, un po’ perché sono vanesia e un po’ perché l’idea di parlare del té in tv, anche solo per pochi minuti, mi è sembrata una grandissima occasione da non perdere.

Il mio té da Magalli a I fatti vostri

Il mio té da Magalli a I fatti vostri

È stata un’esperienza divertentissima per me che non ho a che fare con il magico mondo della tv. Un’atmosfera molto rilassata, familiare direi. Tutti molto carini, a partire da Silvia Squizzato che mi ha coinvolto in questa impresa, e da sua sorella Laura che mi ha sostenuto durante la mattinata.

Vi posto il link su raiplay alla puntata. Il mio intervento è dal minuto 52.

Cos’ho dovuto fare? Ho illustrato a Magalli e al pubblico a casa la mia collezione di teiere, una collezione di cui, a spizzichi e bocconi, ho parlato anche qui sul blog. Anzi, il motivo per cui sono andata in Rai è proprio perché ne ho parlato qui su queste pagine post dopo post.

Ho disposto le mie teiere, e altri accessori per il té, su dei tavoli ricoperti di velluto rosso. Una collezione preziosa, la mia ;). Ho fatto una prova velocissima, nella quale la regista mi ha spiegato come mi sarei dovuta muovere. E poi è arrivato il momento della diretta vera e propria.

Nei miei 10 minuti di spazio ho chiacchierato con Magalli, il quale mi ha condotto dal Giappone al Marocco alla Cina, tra qualche battuta e qualche osservazione arguta. Una breve, brevissima rassegna dei miei oggetti: 10 minuti sono volati proprio, nell’indicare le teiere in ghisa, il chasen e il matcha, le teiere marocchine, tra cui quella di Tangeri, e i bicchieri in vetro, il servizio cinese, la bombilla sudamericana per il mate, le teiere a forma di castello medievale, di lumaca, di conchiglia, quelle a forma di casa e quella in vetro, nella quale avevo fatto preparare un fiore di té.

Un momento del mio intervento a I fatti vostri

Un momento del mio intervento a I fatti vostri

Al termine della diretta mi rimane nel cuore un’esperienza incredibile, divertente ed emozionante, mi rimane la sensazione di aver fatto qualcosa di speciale, che non avrei mai immaginato di poter fare; e mi rimane soprattutto la bellezza delle dimostrazioni di affetto che mi sono arrivate da più parti, convogliate su fb in particolare, da parte di amici, parenti, semplici  conoscenti e, non ultimi, dai lettori del blog.

Sono anni che curo questo teablog. Ho avuto alti e bassi, e ammetto che dei vari blog che gestisco questo è quello su cui investo meno. Ma è quello che ultimamente mi ha dato più soddisfazioni. A dicembre, infatti, il mio té blog è finito sul giornalino mensile del Conad: voi direte “capirai!” e invece è importante, perché ha distribuzione nazionale e il traffico del blog ha risentito positivamente di questa menzione. Adesso questa nuova esperienza, questa consacrazione televisiva è la conferma che con questo blog sto lavorando bene, e  ciò mi è di stimolo ad andare avanti con rinnovato vigore ed entusiasmo.

E inoltre, ho scoperto che la telecamera non mi intimidisce per niente. Sono pronta per il grande salto nel piccolo schermo 😂

C'è feeling... ;-)

C’è feeling… 😉

Sydney Tea Festival. Il té dall’altra parte del mondo

Il 21 agosto 2016 si apre il Sydney Tea Festival. Un evento che esiste dal 2014 e che quest’anno è arrivato anche a Melbourne, segno che il té, che in Australia è giunto insieme ai primi coloni inglesi, è sempre più parte della vita attiva australiana.

Mi direte: “Beh, c’è tempo! Perché parlarne con tutto questo anticipo?” Avete ragione. O forse no. Ne parlo ora, perché ora ne sento l’esigenza. Perché se sento parlare di Sydney ritorno con la mente in Australia, per esempio. E il ricordo è tanto vivido che sarebbe un peccato lasciarlo sfumare.

welcome to Sydney Tea Festival

Welcome to Sydney Tea Festival

Quando ho letto della notizia del Sydney Festival Tea, la mia mente si è riempita di pensieri contrastanti. Da un lato, la prima cosa che ho pensato è stata: “Che idea bislacca fare il festival del té in agosto. Oh che è, la festa del té freddo?“. Poi ci ho pensato bene: in Australia agosto è inverno pieno, è la stagione in cui il té va bevuto per scaldarsi, un po’ come faccio io a dicembre/gennaio (e febbraio/marzo/aprile/ecc.).

Quindi è sopravvenuta un’altra considerazione. Che in realtà è stata la prima. Perché io nella mia vita finora ho visto solo una piantagione di té degna di questo nome (se si eccettua quella in Italia a Sant’Andrea in Compito), e l’ho trovata proprio in Australia, durante un’escursione nel Daintree National Park, foresta pluviale meravigliosa e intricata, abitata da quel buffo e pericoloso animale che è il casuario, e in mezzo alla quale, ad un certo punto, quasi inaspettatamente, si apre una radura coltivata interamente a té. Dico quasi perché se del viaggio in Australia non avevo studiato pressoché nulla, quella volta lì per qualche fortuito caso avevo scoperto che avremmo attraversato una piantagione di té, il Daintree Tea. E durante il viaggio ero stata in perenne apprensione, perché per nessuna ragione al mondo l’avrei persa. Così, quando la vidi comparire dietro una curva, senza esitare chiesi alla guida di fermare il pulmino e scesi, e sotto la pioggia tropicale scattai due o tre foto venute malissimo ma che mi sono rimaste nel cuore come il ricordo più prezioso.

daintree tea

La piantagione di té nel Daintree National Park

Data questa premessa, capite bene che se sento parlare di un festival del té in Australia non posso restare insensibile.

Il festival di Sydney ha una sezione market e una workshop. Meglio, una grande sezione market, a giudicare dalle foto, e una parte riservata ai workshop. Io so solo che sarei in paradiso, che spenderei i miei pochi averi, che tornerei a casa con tanto té in più che non saprei dove mettere e quando bere, ma sarei felice. E poi parteciperei ai workshop: la cerimonia del té giapponese l’ho già imparata in Italia, ma sarebbe sempre un piacevole ripasso; e poi potrei imparare a ricreare a casa il blend del chai, sul quale tra l’altro mi sto concentrando ultimamente: il chai è un particolarissimo mix indiano di spezie e té nero, ammansito da quel tocco di latte che appiana le asperità date dal contrasto troppo forte del cardamomo a contatto con le foglie essiccate in infusione. Ritrovarlo in Italia, fatto come dio comanda, è difficilissimo (lo fanno, buono, ma zuccherato, da Mago Merlino Tea House a Firenze), figurarsi riprodurlo in casa. Un workshop di questo tipo lo seguirei subito, senza pormi troppi problemi, magari anche prendendo ferie, tiè.

Chai in vendita al Sydney Tea Festival

Chai in vendita al Sydney Tea Festival

Mi piace l’idea del Tea Festival. Mi sembra una manifestazione fatta apposta per avvicinare il grande pubblico ad una bevanda che forse nella giovane e mescolatissima Australia è avvertita come vecchia, o senza una propria identità, e che va riscoperta. Pensate soltanto che in Australia nei decenni passati l’immigrazione dall’estremo Oriente, con tutto il suo bagaglio culturale che include tra le altre cose anche il té, ha lasciato un forte segno. Non c’è angolo di strada senza che ci si imbatta in un bubble tea, invenzione (buonissima) taiwanese, mentre ogni etnia, giapponese e cinese in primis, ha il proprio modo di preparare e bere il té. In questo panorama così vasto e frastagliato, un festival del té può essere il modo per unire e differenziare, per far conoscere e apprezzare l’altro, un luogo di unione e di confronto, di incontro e di sorrisi, mentre si sorseggia, provando qualcosa di nuovo, abbandonando per una volta le proprie tradizioni e le proprie origini, una tazza di té.

Pausa Caffé Festival: a Firenze vince la cultura del caffé (ma tranquilli: io preferisco il té!)

012In questi giorni si sta svolgendo a Firenze in piazza della Repubblica il Pausa Caffé Festival: una manifestazione concepita per avvicinare la gente alla cultura del caffé. Assaggi di caffé e degustazioni gratuite, dal 7 al 9 maggio 2014: eh sì, ahimè oggi chiude, ma quel poco che ho visto, sentito e assaggiato ieri mi è bastato per ritenermi soddisfatta.

Oltre a bere il té, io bevo il caffé. Tanto caffé, lo ammetto. Lo bevo la mattina presto, unico elemento della mia colazione, perché ho la psicologica convinzione che mi dia la sveglia (di fatto non lo so se è vero, perché se capita di rimettermi a letto dormo comunque); lo bevo spesso, forse troppo spesso, a lavoro: ed è un momento di convivialità cui non rinuncerei per niente al mondo; lo bevo al bar, quando mi va, più come uno sfizio che non perché ne senta davvero il bisogno.

Però, diciamoci la verità, io di caffé non so proprio niente. So solo che personalmente non sono in grado di fare un caffé con la moka che sia decente, so che le cialde Roma della Bialetti sono più forti delle cialde Napoli e quindi le preferisco, so che non mi piace il caffé troppo lungo e aborro totalmente il caffé americano. Io sono per l’espresso: rapido e indolore. Ma non so riconoscere se un caffé è buono o cattivo, a mala pena mi accorgo se è bruciato, di sicuro non so riconoscere un’arabica da un monorigine, né tantomeno capisco se mi state propinando un decaffeinato di nascosto.

014Come me sono tantissimi, anzi la stragrande maggioranza della popolazione italiana, coloro che consumano caffé senza sapere però in realtà cosa stanno bevendo. Perché nonostante l’Italia sia una nazione in cui il caffé è un’arte, non esiste una vera e propria cultura del caffé. Per cui sostanzialmente noi, io sicuramente, trangugiamo qualunque cosa ci sia in quella tazzina che ci viene servita al bar. E se non ci piace, almeno io ragiono così, forse non è perché è cattivo, ma perché sono io che non lo capisco.

Si discuteva proprio di questo ieri al Pausa Caffé Festival in Piazza della Repubblica, col responsabile dello stand del caffé Piansa, un simpatico signore con tanta voglia di raccontare e tanta passione nel farlo. Mi fa provare un caffé prodotto in una piccola fattoria in Honduras e mi dice che il caffé è come il vino (e come il té, aggiungo io): esistono degli assaggiatori che sanno riconoscere le sfumature di profumo e di aroma, il raccolto di quest’anno dà una resa diversa rispetto a quella dell’anno scorso e dell’anno prossimo, e quindi anche l’aroma, il gusto, il profumo, ne risentiranno (e anche in questo è come il té, aggiungo io).

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Gli chiedo il perché di questa manifestazione e mi dice che serve proprio per avvicinare la gente alla cultura del caffé, perché “si fa presto a dire caffé”. Al tempo stesso è un modo per incontrare i distributori, i commercianti, i baristi, e questa manifestazione, a poche settimane dal servizio televisivo di Report in cui si denunciava la pessima qualità dei caffé nei bar italiani (compresi quelli di Firenze), la trovo più che mai appropriata.

Dopo questa chiacchierata sono senz’altro più consapevole. Certo, avere la cultura del caffé è tutt’altra cosa, ma sono comunque contenta. Dal mio punto di vista, di una che cerca di fare la stessa cosa con il té, trovo molto importanti manifestazioni di questo tipo. E forse varrebbe la pena di fare qualcosa di simile anche per il té. Perché anche nel nostro campo “si fa presto a dire té”, e sono ancora tantissimi coloro che credono che il té sia semplicemente la bustina twinings e non hanno idea che esista il té nero, il té verde, il té bianco… addirittura non sanno che il té deriva da una pianta (e pazienza sapere quale)! Io sono decisamente a favore di un consumo più consapevole dei prodotti che amiamo o che consumiamo maggiormente. Imparare a conoscere questi prodotti richiede molto tempo, anni almeno nel mio caso con il té, ed è un’apprendere che non si ferma, ma è in continuo divenire e non avrà mai fine. In Italia manca una cultura del té, come dico fin dai primi post di questo blog, anche se vedo intorno a me un interesse crescente e una certa curiosità verso le infinite sfumature che un té può assumere.

Ah, intanto che ero lì a sorseggiare caffé è passato un corteo di giapponesi in kimono, per il Wa! Japan Film Festival che si sta svolgendo in questi giorni a Firenze. E mi hanno riportato sulla retta via… del té… 😉

016In bocca al lupo a chi promuove in Italia la cultura del caffé, e a chi fa lo stesso con il té. Con l’augurio che in Italia ci siano sempre più consumatori consapevoli di prodotti di qualità. Perché io di bere acqua sporca (sia in un senso che nell’altro) mi sono sinceramente stufata.

Rivedere la Cerimonia del Té

Non mi è bastato fare un corso di cerimonia del té. Non mi è bastato imparare tutti i termini degli strumenti, i vari passaggi della cerimonia, provare a preparare io stessa il té proprio secondo il Chado, rifarlo a casa, allestire anche dei set fotografici con mio marito per immortalare il momento. No. Io quando so che in giro viene fatta una cerimonia del té, devo vederla, devo andare: da vera “collezionista” appassionata della materia, non mi basta vederla una volta per dire “ok, l’ho aggiunta all’archivio delle cose fatte e viste”, no: piuttosto sono come gli appassionati d’opera lirica, che sapranno a memoria tutte le arie di un’opera, ma vanno ugualmente, anno dopo anno, a rivederla a teatro (e casomai diventano così bravi da riuscire a fare confronti, sviluppando anche uno spirito critico oltre ad appagare il loro piacere). 

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Così, quando ho saputo che al XV Festival Giapponese a Firenze indetto da Lailac ci sarebbe stata una dimostrazione di Cerimonia del té, mi sono precipitata senza por tempo in mezzo! Nella tensostruttura montata davanti alla Limonaia di Villa Strozzi che ospita il Festival, sul palco approntato per i vari eventi della manifestazione, la ragazza che ha insegnato a me la cerimonia del té questo inverno ha illustrato tutti i passaggi della cerimonia. Per l’occasione hanno fatto provare due persone del pubblico, una che preparasse e l’altra che bevesse il té, cioè l’ospite (perché anche l’ospite ha un ruolo non di poco conto nella cerimonia). Mi sono proposta per preparare il té, ma la sorte non mi ha arriso, ahimè. Questo però mi ha consentito di guardare la cerimonia con una maggiore consapevolezza questa volta rispetto alle mie esperienze precedenti: così ho sorriso vedendo le difficoltà nel piegare il fukusa, ho ricordato i movimenti del braccio per muovere l’hishaku per prendere l’acqua calda, i giri col frullino all’interno della tazza per pulirla, l’inchino degli ospiti e il dolcino zuccherosissimo con il quale si accompagna la bevuta, le operazioni di pulizia e ancora il difficoltosissimo fukusa. 

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Non so, ma vedere la cerimonia con gli occhi di chi già la conosce mi ha permesso di apprezzarla forse ancora di più: perché se finora era stata semplice curiosità quella che mi aveva spinto a guardarla (e poi a provarla), oggi c’era soprattutto il puro piacere di vederla. Proprio come quando si va a vedere per l’ennesima volta il Barbiere di Siviglia e si canticchia tra sé e sé “Sono il factotum della città della città della città!“.

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I giovedì del té. A Firenze con Tealicious

I giovedì dell’autunno fiorentino profumano di té grazie agli eventi organizzati da Tealicious, quel piccolo e grazioso negozino di té in via Romana che evidentemente è molto più di quello che sembra. E ringrazio Marcela, che mi ha avvisato degli eventi in programma: se amate il té, e siete a Firenze, davvero non potete perderli!
Il primo si tiene a Palazzo Strozzi già questo giovedì, 14 novembre, dalle 19.30 alle 22. L’evento, gratuito, all’interno dei Giovedì al Quadrato proposti da Palazzo Strozzi, è “Un té per te“: un test sulla personalità stabilirà qual è il té più adatto a te! Divertente e interessante! Peccato che non potrò esserci, ma se del caso qualcuno di voi dovesse partecipare, mi raccomando raccontatemi, che sono avida di sapere!

tealicious strozzi

Il secondo è un appuntamento che si ripete e si ripeterà tutti i giovedì dalle 16 alle 18 alla biblioteca del British Institute of Florence: ogni giovedì al British al costo di 1.50 € la tazza (quindi davvero nulla!) viene servito un té con biscottini in perfetto English Style. L’evento ha uno scopo benefico, se così si può dire, perché i fondi raccolti serviranno al restauro dei libri della biblioteca. Questo appuntamento non ho intenzione di perderlo: riuscirò ad averlo un giovedì pomeriggio libero da qui in avanti? Mi auguro di sì! E se volete venire con me non avete che da dirlo! 🙂

tealicious british

L’autunno e il freddo inverno sono più sopportabili davanti ad una tazza di té. Cara Marcela, ci vediamo presto!

Confusa in mezzo al miele…

Sono appena rientrata da una visita-lampo alla Fiera di Firenze, che si terrà per tutta la settimana alla Fortezza da Basso, ad ingresso gratuito. La Fiera di per sé non è un granché, e io che sono assidua frequentatrice di manifestazioni di questo tipo mi sono anche un po’ annoiata (forse perché ero da sola? Forse perché era davvero così scarsa? Non lo so, ci penserò). Anche la parte dedicata ai prodotti alimentari non è che sia particolarmente sviluppata: c’è un settore dedicato al cioccolato che piacerà ai più, poi per il resto ci sono i soliti (soliti per chi, ripeto, frequenta spesso questo genere di manifestazioni) banchi dalle varie regioni italiane, tra salumi, formaggi, dolciumi e altro. Unica nota positiva che ho trovato, in tutto questo, è il piccolo banchino dell’Azienda Apistica Di Mauro, che ne è arrivata da Massafra (TA) col suo bel carico di miele.

miele

Ora, chi legge questo blog sa che il miele mi piace, che durante l’inverno lo trovo un toccasana per il mal di gola e che lo ritengo l’unico eventuale dolcificante da abbinare al té. Purché gli abbinamenti siano realizzati con criterio. Poi, come sapete, a me piace sperimentare, non solo il té. Il miele più è strano, o aromatizzato, più mi garba, per dirla alla fiorentina, e se nel miele particolare di turno intravvedo la possibilità di qualche abbinamento strano con qualcuno dei miei té allora è fatta! E infatti è andata così.

Dopo aver assaggiato parecchi mieli aromatizzati, quasi simili a marmellate nel gusto (e parlo del miele al lampone, alla ciliegia, al mirtillo), mi sono fatta tentare da ben tre mieli diversi:

  • Miele al bergamotto, che ha un intenso profumo e sapore di bergamotto e che già so come impiegare: per arricchire qualche té nero acquistato nei negozi di souvenir a Londra che in genere non mi preparo mai perché sa di poco, ma che con questa soluzione potrebbe rivelare delle sorprese
  • Nocciomiel, che è un composto di miele e di pasta di nocciola, che sto sperimentando in questo momento in abbinamento con il mio té alla nocciola che, come vi dicevo nello scorso post, è tanto profumato quanto poco “saporito”. E la nocciola ora, con questa lieve aggiunta, torna a farsi sentire
  • Miele al fico d’India, infine, che è dolcissimo, e tutto sembra fuorché miele. Non credo che lo abbinerò con un té. L’ho preso, però, perché ci si sente tutta l’estate e il caldo e il sole e una dolcezza che fa venire mal di gola. E in questa giornata piovosa e solitaria ci sta proprio bene.

honey

#sedicogelato per me è il gelato al té verde del Japan Village!

Con il blog di Viaggimarilore sono stata chiamata a fare da blogger al Festival del Gelato di Firenze il 18 maggio 2013. In particolare dovevo, insieme ad altre blogger, lanciare #sedicogelato, promosso da Sammontana che al Festival ha una sua postazione, il Villaggio Sammontana, nella centralissima Piazza della Repubblica: e non potrebbe essere altrimenti: la Sammontana è un’azienda italianissima, anzi toscanissima, produttrice di gelato; la sua presenza è d’obbligo!

Firenze Gelato Festival in piazza Santa Maria Novella

Firenze Gelato Festival in piazza Santa Maria Novella

Nel post apposito sul blog di Viaggimarilore ho raccontato la mia giornata a tutto gelato. Qui, dato l’argomento molto specifico del blog, vi racconto di uno degli assaggi che ho fatto. Già, perché non vi ho detto come funziona il festival del gelato: si acquista una Gelato Card e si hanno 5 assaggi di gelato. Si può scegliere in tutta libertà quali gelati assaggiare: può essere il “cantuccio” al gusto cantuccini e vinsanto, nuova creazione della Sammontana, oppure uno dei meravigliosi gusti creati da vari gelatieri d’Italia e oltre, posizionati in piazza Santa Maria Novella, oppure il gelato al té verde e riso al Japan Village in Piazza Strozzi.

E indovinate che ho fatto io?

Certo! Ho assaggiato il gelato al té verde e riso!

Il gelato al té verde e riso del Japan Village

Il gelato al té verde e riso del Japan Village

Una coppetta bianca e verde, che già solo a guardarla mette allegria. In più è stato l’ultimo dei miei assaggi, per cui gli ho riservato un’attenzione tutta particolare. Sospendo il giudizio sul gusto al riso, dolce, molto simile al Risolat come sapore, mentre il gelato al té verde mi ha molto soddisfatto.

Naturalmente il té verde in questione è matcha. Un matcha talmente abbondante che nel mangiare il gelato si sentiva la pastosità della polvere in bocca. E anche se addolcito, per forza di cose, anche dalla presenza del latte, necessario per fare il gelato, l’esperienza del gelato al matcha è stata positiva.

Certo, da una che ha appena finito un corso di cerimonia del té giapponese forse vi aspettereste peste e corna su una tale aberrazione! Ma, come probabilmente avete imparato leggendo questo post, io sono aperta ad ogni forma di sperimentazione che riguardi il té (beh, ecco, giusto l’idea del té matcha alla coca-cola continua a lasciarmi perplessa…), e poi il matcha non è diventato ormai un ingrediente usato dalla pasticceria?

Comunque, per chiudere, se vi capita di imbattervi nel gelato al té verde, assaggiatelo, e poi fatemi sapere cosa ne pensate…