Archive for the ‘eventi e manifestazioni’ Category

Il Coffee&Tea Festival di Dubai

Credits: instagram

Adoro Dubai. Chi di voi segue il mio travelblog sa che per Dubai nutro un’attrazione e una predilezione particolari. Se poi proprio il mio Emirato preferito ospita un festival del té, non posso fare altro che amarlo ancora di più!

In realtà si tratta di un festival dedicato sia al té che al caffè. Cos’hanno in comune queste due bevande e perché proprio a Dubai si svolge un festival dedicato a entrambe?

La ragione va cercata nelle tradizioni del mondo arabo.

Oggi sono rimasti in pochi, ma fino a un secolo fa tutto il Medio Oriente e la penisola araba erano abitati da popolazioni beduine: vivevano nelle aree desertiche, in tende, popolazioni seminomadi, anche abbastanza attaccabrighe, ma estremamente ospitali. Un bellissimo affresco di queste genti è tratteggiato nel racconto del viaggio in Siria di Gertrude Bell, all’inizio del Novecento. Lei, archeologa inglese, viaggiava con la sua scorta personale di té, tuttavia spesso durante il suo viaggio fu ospitata dagli emiri locali, i quali avevano l’abitudine di bere té chiacchierando davanti al focolare. La geografia umana del Medio Oriente naturalmente era molto più complessa: agli inizi del Novecento non esisteva ancora l’organizzazione politica degli Stati che conosciamo noi, e che fu sostenuta fortemente dal governo inglese (avete presente Lawrence d’Arabia? No? Beh, guardate il film e capirete).

Il racconto di Gertrude Bell aiuta a farci un’idea della complessità delle relazioni umane nella pur semplice (per l’epoca) organizzazione territoriale. Ma sto divagando.

giordania

caffettiere a Petra, in Giordania

In Medio Oriente, dunque, l’uso di bere té risale piuttosto indietro nel tempo. Non deve dunque stupire che gli vengano dedicate manifestazioni proprio in quest’area del mondo.

credits: instagram

Per quanto riguarda il caffè, invece, vi basti pensare al caffè turco, così diverso dal nostro, così forte e aromatico: ho avuto modo di assaggiarlo in Giordania (dove peraltro ho assaggiato molto té) ed è stato un incontro molto particolare. Addirittura in Giordania, al centro delle rotonde si trovano caffettiere monumentali. Qualcosa vorrà dire. E poi, Giordania a parte, il nome arabica non vi dice niente? 😉

Ecco che in estrema sintesi vi ho spiegato il perché di un Festival del té e del caffè a Dubai.

Ne sono venuta a conoscenza su instagram: incredibile? A pensarci bene no: se saputo usare o veicolare, instagram, come tutti i social media, è in grado di far circolare le notizie su base mondiale ad una velocità molto maggiore e un’efficacia molto più ampia del semplice sito web. Così dal mio account instagram ho scoperto l’esistenza di questo Festival, che non si limita solo al té e al caffè, ma in generale si rivolge al mondo dei bar.

Non nego che sarei curiosa di andare a Dubai per seguirlo. Vabbè, diciamo pure che sarebbe una scusa per tornare a Dubai! Magari proprio per comprare del té nel Souq delle Spezie. Il té speziato più buono che io abbia mai bevuto viene proprio da quel Souq.

Seguirò il Festival via instagram: sono sicura che si rivelerà molto interessante.

Il Coffee&Tea Festival di Dubai si svolge dal 14 al 16 dicembre 2017. Per info: http://www.coffeeteafest.com/index.php/media-centre/photo-gallery-2016

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“Un té con Alice” e la Cappellaia Matta!

Domenica 10 dicembre alla Libreria delle Donne di Firenze ho partecipato a “Un té con Alice“, un bel pomeriggio a base di libri, di favole e di té. Nello specifico, io, Cappellaia Matta per l’occasione, alle 17, proprio all’ora del té, ho raccontato ai presenti la storia e le leggende legate all’origine del té, ho spiegato la differenza tra té nero, té verde e té bianco, che ho fatto poi assaggiare.

Un té con Alice alla Libreria delle donne di Firenze

Era la prima volta (ospitata da Magalli a I fatti vostri a parte) che parlavo di té in pubblico. Di solito infatti scrivo qui, o sulla pagina facebook (a proposito, la seguite?), o rispondo a qualche curiosità di qualche amica (magari proprio davanti a una tazza di té), ma non avevo mai fatto una “conferenza” pubblica sul té. Ero piuttosto emozionata, ma l’attenzione e il calore del pubblico mi hanno aiutata molto.

Cosa ci sarà sotto i cappelli della Cappellaia Matta? Ma certo! Un té nero, un té verde e un té bianco!

Ho trovato una platea curiosa, attenta, recettiva, proprio come si addice a chi scopre cose nuove e non vuole farsele sfuggire.

Ho raccontato le leggende intorno alla nascita del té:

  • la leggenda cinese, che narra che l’imperatore Cheng Nung, 2700 anni e più a.C., scoprì il té perché alcune foglie si staccarono dall’albero presso cui stava riposando e si depositarono nella pentola nella quale stava facendo bollire l’acqua per depurarla;
  • la leggenda indiana, secondo la quale il principe Bodidharma predicando il buddismo in Cina fece voto di non dormire per 7 anni, ma giunto al quinto rischiò di addormentarsi, e allora masticò alcune foglie che immediatamente gli diedero vigore e gli consentirono di proseguire la meditazione;
  • la variante giapponese, secondo cui Bodhidarma verso il quinto anno di meditazione si addormentò e al risveglio, arrabbiato con se stesso, si strappò le palpebre che l’avevano tradito, e le seppellì sottoterra. E da esse nacquero due piante di té.

Ecco la Cappellaia Matta in azione alla Libreria delle Donne!

Ho raccontato di Robert Fortune, lo scozzese che si finse cinese per carpire i segreti della coltivazione del té in Cina e che li esportò in India (ne racconta le gesta Bill Bryson in Breve storia della vita privata): grazie alla sua impresa nel XIX secolo finalmente l’Inghilterra si sganciò dal monopolio commerciale della Cina in fatto di té decretando, di fatto, il boom di questa bevanda presso tutte le classi sociali.

Ho spiegato, poi, la differenza tra té nero, té verde e té bianco. Una differenza cromatica delle foglie e della bevanda in tazza, certo, ma anche una differenza di profumi e di tecnica di produzione.

Ho fatto assaggiare un té nero Gong fu Rose, il té nero profumato naturalmente alla rosa, per la cui produzione i petali di rosa sono uniti alle foglie di té durante l’essicazione, in modo che trasmettano il profumo. Ho fatto assaggiare un té verde Gyokuro, che arriva direttamente dal Giappone: bello, verde, profumato e intenso. Ho fatto assaggiare un té bianco profumato al gelsomino, prodotto alla maniera tradizionale, con fiori di gelsomino uniti alle foglie di té durante la preparazione, in modo che trasmettano il profumo. Tutti té che ho ricevuto in regalo: il nero alla rosa e il bianco al gelsomino provengono dal mio premio per il Premio Letterario “Racconti di té all’ora del té”. Tre té di gran pregio, che sono contenta di aver dedicato a quest’occasione: il té migliore va consumato quando ne vale la pena, di questo ne sono convinta. E “Un té con Alice” era l’evento per cui ne valeva la pena.

L’assaggio è andato esattamente come prevedevo: in pochissimi conoscevano il té bianco, che quindi è andato per la maggiore. Il primo assaggio, per quasi tutti è stato dunque il té bianco al gelsomino. A seguire, il té verde ha avuto il suo momento di gloria. Il té nero, più diffuso nelle nostre tazze quotidiane, è stato l’ultimo assaggio. Ma la delicatezza del profumo di rosa ha lasciato tutti d’incanto.

Durante e dopo gli assaggi di té: teiere, infusori e tazze vuote

L’evento alla Libreria delle Donne è stato la prima occasione in cui ho parlato pubblicamente del té, ma anche la mia ultima “apparizione” pubblica a Firenze: mi trasferirò per lavoro, infatti, a Ostia Antica. Da Firenze vado alla conquista di Roma. Auguratemi buona fortuna! E se qualcuna di voi è di Roma Capitale, sarò felice di conoscerla!

Ringrazio la Libreria delle Donne e Stefania, che mi ha coinvolto: carissima amica che non si libererà facilmente di me nonostante la distanza che si verrà a creare! Infine, un ringraziamento speciale alle amiche e amici del Bookclub Firenze, che hanno partecipato numerosi: è stato bellissimo avervi nel pubblico!

Il mio té in diretta TV!

Ebbene sì, sono stata in tv. E non una tv qualsiasi: la tv di stato. Nella settimana del Festival di Sanremo, anch’io ho fatto la mia parte.

Sono stata ospite de I fatti vostri di Magalli su Raidue l’8 febbraio 2017. Sono stata chiamata per presentare la mia collezione di teiere all’interno della rubrica settimanale dedicata ai collezionisti.

Sono stata contattata e ho accolto la proposta con entusiasmo: un po’ perché sono un’incosciente, un po’ perché sono vanesia e un po’ perché l’idea di parlare del té in tv, anche solo per pochi minuti, mi è sembrata una grandissima occasione da non perdere.

Il mio té da Magalli a I fatti vostri

Il mio té da Magalli a I fatti vostri

È stata un’esperienza divertentissima per me che non ho a che fare con il magico mondo della tv. Un’atmosfera molto rilassata, familiare direi. Tutti molto carini, a partire da Silvia Squizzato che mi ha coinvolto in questa impresa, e da sua sorella Laura che mi ha sostenuto durante la mattinata.

Vi posto il link su raiplay alla puntata. Il mio intervento è dal minuto 52.

Cos’ho dovuto fare? Ho illustrato a Magalli e al pubblico a casa la mia collezione di teiere, una collezione di cui, a spizzichi e bocconi, ho parlato anche qui sul blog. Anzi, il motivo per cui sono andata in Rai è proprio perché ne ho parlato qui su queste pagine post dopo post.

Ho disposto le mie teiere, e altri accessori per il té, su dei tavoli ricoperti di velluto rosso. Una collezione preziosa, la mia ;). Ho fatto una prova velocissima, nella quale la regista mi ha spiegato come mi sarei dovuta muovere. E poi è arrivato il momento della diretta vera e propria.

Nei miei 10 minuti di spazio ho chiacchierato con Magalli, il quale mi ha condotto dal Giappone al Marocco alla Cina, tra qualche battuta e qualche osservazione arguta. Una breve, brevissima rassegna dei miei oggetti: 10 minuti sono volati proprio, nell’indicare le teiere in ghisa, il chasen e il matcha, le teiere marocchine, tra cui quella di Tangeri, e i bicchieri in vetro, il servizio cinese, la bombilla sudamericana per il mate, le teiere a forma di castello medievale, di lumaca, di conchiglia, quelle a forma di casa e quella in vetro, nella quale avevo fatto preparare un fiore di té.

Un momento del mio intervento a I fatti vostri

Un momento del mio intervento a I fatti vostri

Al termine della diretta mi rimane nel cuore un’esperienza incredibile, divertente ed emozionante, mi rimane la sensazione di aver fatto qualcosa di speciale, che non avrei mai immaginato di poter fare; e mi rimane soprattutto la bellezza delle dimostrazioni di affetto che mi sono arrivate da più parti, convogliate su fb in particolare, da parte di amici, parenti, semplici  conoscenti e, non ultimi, dai lettori del blog.

Sono anni che curo questo teablog. Ho avuto alti e bassi, e ammetto che dei vari blog che gestisco questo è quello su cui investo meno. Ma è quello che ultimamente mi ha dato più soddisfazioni. A dicembre, infatti, il mio té blog è finito sul giornalino mensile del Conad: voi direte “capirai!” e invece è importante, perché ha distribuzione nazionale e il traffico del blog ha risentito positivamente di questa menzione. Adesso questa nuova esperienza, questa consacrazione televisiva è la conferma che con questo blog sto lavorando bene, e  ciò mi è di stimolo ad andare avanti con rinnovato vigore ed entusiasmo.

E inoltre, ho scoperto che la telecamera non mi intimidisce per niente. Sono pronta per il grande salto nel piccolo schermo 😂

C'è feeling... ;-)

C’è feeling… 😉

Sydney Tea Festival. Il té dall’altra parte del mondo

Il 21 agosto 2016 si apre il Sydney Tea Festival. Un evento che esiste dal 2014 e che quest’anno è arrivato anche a Melbourne, segno che il té, che in Australia è giunto insieme ai primi coloni inglesi, è sempre più parte della vita attiva australiana.

Mi direte: “Beh, c’è tempo! Perché parlarne con tutto questo anticipo?” Avete ragione. O forse no. Ne parlo ora, perché ora ne sento l’esigenza. Perché se sento parlare di Sydney ritorno con la mente in Australia, per esempio. E il ricordo è tanto vivido che sarebbe un peccato lasciarlo sfumare.

welcome to Sydney Tea Festival

Welcome to Sydney Tea Festival

Quando ho letto della notizia del Sydney Festival Tea, la mia mente si è riempita di pensieri contrastanti. Da un lato, la prima cosa che ho pensato è stata: “Che idea bislacca fare il festival del té in agosto. Oh che è, la festa del té freddo?“. Poi ci ho pensato bene: in Australia agosto è inverno pieno, è la stagione in cui il té va bevuto per scaldarsi, un po’ come faccio io a dicembre/gennaio (e febbraio/marzo/aprile/ecc.).

Quindi è sopravvenuta un’altra considerazione. Che in realtà è stata la prima. Perché io nella mia vita finora ho visto solo una piantagione di té degna di questo nome (se si eccettua quella in Italia a Sant’Andrea in Compito), e l’ho trovata proprio in Australia, durante un’escursione nel Daintree National Park, foresta pluviale meravigliosa e intricata, abitata da quel buffo e pericoloso animale che è il casuario, e in mezzo alla quale, ad un certo punto, quasi inaspettatamente, si apre una radura coltivata interamente a té. Dico quasi perché se del viaggio in Australia non avevo studiato pressoché nulla, quella volta lì per qualche fortuito caso avevo scoperto che avremmo attraversato una piantagione di té, il Daintree Tea. E durante il viaggio ero stata in perenne apprensione, perché per nessuna ragione al mondo l’avrei persa. Così, quando la vidi comparire dietro una curva, senza esitare chiesi alla guida di fermare il pulmino e scesi, e sotto la pioggia tropicale scattai due o tre foto venute malissimo ma che mi sono rimaste nel cuore come il ricordo più prezioso.

daintree tea

La piantagione di té nel Daintree National Park

Data questa premessa, capite bene che se sento parlare di un festival del té in Australia non posso restare insensibile.

Il festival di Sydney ha una sezione market e una workshop. Meglio, una grande sezione market, a giudicare dalle foto, e una parte riservata ai workshop. Io so solo che sarei in paradiso, che spenderei i miei pochi averi, che tornerei a casa con tanto té in più che non saprei dove mettere e quando bere, ma sarei felice. E poi parteciperei ai workshop: la cerimonia del té giapponese l’ho già imparata in Italia, ma sarebbe sempre un piacevole ripasso; e poi potrei imparare a ricreare a casa il blend del chai, sul quale tra l’altro mi sto concentrando ultimamente: il chai è un particolarissimo mix indiano di spezie e té nero, ammansito da quel tocco di latte che appiana le asperità date dal contrasto troppo forte del cardamomo a contatto con le foglie essiccate in infusione. Ritrovarlo in Italia, fatto come dio comanda, è difficilissimo (lo fanno, buono, ma zuccherato, da Mago Merlino Tea House a Firenze), figurarsi riprodurlo in casa. Un workshop di questo tipo lo seguirei subito, senza pormi troppi problemi, magari anche prendendo ferie, tiè.

Chai in vendita al Sydney Tea Festival

Chai in vendita al Sydney Tea Festival

Mi piace l’idea del Tea Festival. Mi sembra una manifestazione fatta apposta per avvicinare il grande pubblico ad una bevanda che forse nella giovane e mescolatissima Australia è avvertita come vecchia, o senza una propria identità, e che va riscoperta. Pensate soltanto che in Australia nei decenni passati l’immigrazione dall’estremo Oriente, con tutto il suo bagaglio culturale che include tra le altre cose anche il té, ha lasciato un forte segno. Non c’è angolo di strada senza che ci si imbatta in un bubble tea, invenzione (buonissima) taiwanese, mentre ogni etnia, giapponese e cinese in primis, ha il proprio modo di preparare e bere il té. In questo panorama così vasto e frastagliato, un festival del té può essere il modo per unire e differenziare, per far conoscere e apprezzare l’altro, un luogo di unione e di confronto, di incontro e di sorrisi, mentre si sorseggia, provando qualcosa di nuovo, abbandonando per una volta le proprie tradizioni e le proprie origini, una tazza di té.

Pausa Caffé Festival: a Firenze vince la cultura del caffé (ma tranquilli: io preferisco il té!)

012In questi giorni si sta svolgendo a Firenze in piazza della Repubblica il Pausa Caffé Festival: una manifestazione concepita per avvicinare la gente alla cultura del caffé. Assaggi di caffé e degustazioni gratuite, dal 7 al 9 maggio 2014: eh sì, ahimè oggi chiude, ma quel poco che ho visto, sentito e assaggiato ieri mi è bastato per ritenermi soddisfatta.

Oltre a bere il té, io bevo il caffé. Tanto caffé, lo ammetto. Lo bevo la mattina presto, unico elemento della mia colazione, perché ho la psicologica convinzione che mi dia la sveglia (di fatto non lo so se è vero, perché se capita di rimettermi a letto dormo comunque); lo bevo spesso, forse troppo spesso, a lavoro: ed è un momento di convivialità cui non rinuncerei per niente al mondo; lo bevo al bar, quando mi va, più come uno sfizio che non perché ne senta davvero il bisogno.

Però, diciamoci la verità, io di caffé non so proprio niente. So solo che personalmente non sono in grado di fare un caffé con la moka che sia decente, so che le cialde Roma della Bialetti sono più forti delle cialde Napoli e quindi le preferisco, so che non mi piace il caffé troppo lungo e aborro totalmente il caffé americano. Io sono per l’espresso: rapido e indolore. Ma non so riconoscere se un caffé è buono o cattivo, a mala pena mi accorgo se è bruciato, di sicuro non so riconoscere un’arabica da un monorigine, né tantomeno capisco se mi state propinando un decaffeinato di nascosto.

014Come me sono tantissimi, anzi la stragrande maggioranza della popolazione italiana, coloro che consumano caffé senza sapere però in realtà cosa stanno bevendo. Perché nonostante l’Italia sia una nazione in cui il caffé è un’arte, non esiste una vera e propria cultura del caffé. Per cui sostanzialmente noi, io sicuramente, trangugiamo qualunque cosa ci sia in quella tazzina che ci viene servita al bar. E se non ci piace, almeno io ragiono così, forse non è perché è cattivo, ma perché sono io che non lo capisco.

Si discuteva proprio di questo ieri al Pausa Caffé Festival in Piazza della Repubblica, col responsabile dello stand del caffé Piansa, un simpatico signore con tanta voglia di raccontare e tanta passione nel farlo. Mi fa provare un caffé prodotto in una piccola fattoria in Honduras e mi dice che il caffé è come il vino (e come il té, aggiungo io): esistono degli assaggiatori che sanno riconoscere le sfumature di profumo e di aroma, il raccolto di quest’anno dà una resa diversa rispetto a quella dell’anno scorso e dell’anno prossimo, e quindi anche l’aroma, il gusto, il profumo, ne risentiranno (e anche in questo è come il té, aggiungo io).

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Gli chiedo il perché di questa manifestazione e mi dice che serve proprio per avvicinare la gente alla cultura del caffé, perché “si fa presto a dire caffé”. Al tempo stesso è un modo per incontrare i distributori, i commercianti, i baristi, e questa manifestazione, a poche settimane dal servizio televisivo di Report in cui si denunciava la pessima qualità dei caffé nei bar italiani (compresi quelli di Firenze), la trovo più che mai appropriata.

Dopo questa chiacchierata sono senz’altro più consapevole. Certo, avere la cultura del caffé è tutt’altra cosa, ma sono comunque contenta. Dal mio punto di vista, di una che cerca di fare la stessa cosa con il té, trovo molto importanti manifestazioni di questo tipo. E forse varrebbe la pena di fare qualcosa di simile anche per il té. Perché anche nel nostro campo “si fa presto a dire té”, e sono ancora tantissimi coloro che credono che il té sia semplicemente la bustina twinings e non hanno idea che esista il té nero, il té verde, il té bianco… addirittura non sanno che il té deriva da una pianta (e pazienza sapere quale)! Io sono decisamente a favore di un consumo più consapevole dei prodotti che amiamo o che consumiamo maggiormente. Imparare a conoscere questi prodotti richiede molto tempo, anni almeno nel mio caso con il té, ed è un’apprendere che non si ferma, ma è in continuo divenire e non avrà mai fine. In Italia manca una cultura del té, come dico fin dai primi post di questo blog, anche se vedo intorno a me un interesse crescente e una certa curiosità verso le infinite sfumature che un té può assumere.

Ah, intanto che ero lì a sorseggiare caffé è passato un corteo di giapponesi in kimono, per il Wa! Japan Film Festival che si sta svolgendo in questi giorni a Firenze. E mi hanno riportato sulla retta via… del té… 😉

016In bocca al lupo a chi promuove in Italia la cultura del caffé, e a chi fa lo stesso con il té. Con l’augurio che in Italia ci siano sempre più consumatori consapevoli di prodotti di qualità. Perché io di bere acqua sporca (sia in un senso che nell’altro) mi sono sinceramente stufata.

Rivedere la Cerimonia del Té

Non mi è bastato fare un corso di cerimonia del té. Non mi è bastato imparare tutti i termini degli strumenti, i vari passaggi della cerimonia, provare a preparare io stessa il té proprio secondo il Chado, rifarlo a casa, allestire anche dei set fotografici con mio marito per immortalare il momento. No. Io quando so che in giro viene fatta una cerimonia del té, devo vederla, devo andare: da vera “collezionista” appassionata della materia, non mi basta vederla una volta per dire “ok, l’ho aggiunta all’archivio delle cose fatte e viste”, no: piuttosto sono come gli appassionati d’opera lirica, che sapranno a memoria tutte le arie di un’opera, ma vanno ugualmente, anno dopo anno, a rivederla a teatro (e casomai diventano così bravi da riuscire a fare confronti, sviluppando anche uno spirito critico oltre ad appagare il loro piacere). 

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Così, quando ho saputo che al XV Festival Giapponese a Firenze indetto da Lailac ci sarebbe stata una dimostrazione di Cerimonia del té, mi sono precipitata senza por tempo in mezzo! Nella tensostruttura montata davanti alla Limonaia di Villa Strozzi che ospita il Festival, sul palco approntato per i vari eventi della manifestazione, la ragazza che ha insegnato a me la cerimonia del té questo inverno ha illustrato tutti i passaggi della cerimonia. Per l’occasione hanno fatto provare due persone del pubblico, una che preparasse e l’altra che bevesse il té, cioè l’ospite (perché anche l’ospite ha un ruolo non di poco conto nella cerimonia). Mi sono proposta per preparare il té, ma la sorte non mi ha arriso, ahimè. Questo però mi ha consentito di guardare la cerimonia con una maggiore consapevolezza questa volta rispetto alle mie esperienze precedenti: così ho sorriso vedendo le difficoltà nel piegare il fukusa, ho ricordato i movimenti del braccio per muovere l’hishaku per prendere l’acqua calda, i giri col frullino all’interno della tazza per pulirla, l’inchino degli ospiti e il dolcino zuccherosissimo con il quale si accompagna la bevuta, le operazioni di pulizia e ancora il difficoltosissimo fukusa. 

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Non so, ma vedere la cerimonia con gli occhi di chi già la conosce mi ha permesso di apprezzarla forse ancora di più: perché se finora era stata semplice curiosità quella che mi aveva spinto a guardarla (e poi a provarla), oggi c’era soprattutto il puro piacere di vederla. Proprio come quando si va a vedere per l’ennesima volta il Barbiere di Siviglia e si canticchia tra sé e sé “Sono il factotum della città della città della città!“.

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I giovedì del té. A Firenze con Tealicious

I giovedì dell’autunno fiorentino profumano di té grazie agli eventi organizzati da Tealicious, quel piccolo e grazioso negozino di té in via Romana che evidentemente è molto più di quello che sembra. E ringrazio Marcela, che mi ha avvisato degli eventi in programma: se amate il té, e siete a Firenze, davvero non potete perderli!
Il primo si tiene a Palazzo Strozzi già questo giovedì, 14 novembre, dalle 19.30 alle 22. L’evento, gratuito, all’interno dei Giovedì al Quadrato proposti da Palazzo Strozzi, è “Un té per te“: un test sulla personalità stabilirà qual è il té più adatto a te! Divertente e interessante! Peccato che non potrò esserci, ma se del caso qualcuno di voi dovesse partecipare, mi raccomando raccontatemi, che sono avida di sapere!

tealicious strozzi

Il secondo è un appuntamento che si ripete e si ripeterà tutti i giovedì dalle 16 alle 18 alla biblioteca del British Institute of Florence: ogni giovedì al British al costo di 1.50 € la tazza (quindi davvero nulla!) viene servito un té con biscottini in perfetto English Style. L’evento ha uno scopo benefico, se così si può dire, perché i fondi raccolti serviranno al restauro dei libri della biblioteca. Questo appuntamento non ho intenzione di perderlo: riuscirò ad averlo un giovedì pomeriggio libero da qui in avanti? Mi auguro di sì! E se volete venire con me non avete che da dirlo! 🙂

tealicious british

L’autunno e il freddo inverno sono più sopportabili davanti ad una tazza di té. Cara Marcela, ci vediamo presto!