Tè giapponesi da medaglia d’oro

Siamo in periodo di Olimpiadi, e di Olimpiadi del Giappone, per giunta. Mi pare doveroso, quindi, scrivere questo post in cui assegno le medaglie d’oro olimpiche ai tè giapponesi che più si distinguono per storia, carattere, qualità, diffusione. Si tratta di una guida ai tè giapponesi più noti, più pregiati e più interessanti presenti sul mercato anche italiano.

Le Olimpiadi del tè giapponese stanno per avere inizio. Mettetevi comodi, con la vostra tazza da tè in mano. Che si dia il via alle premiazioni!

Medaglia d’oro al tè matcha

Il Matcha è il principe dei tè giapponesi. Unico nella sua specialità, è un tè verde in polvere, dunque non in foglia come tutti gli altri tè giapponesi. Per questa sua particolarità si prepara in un modo tutto particolare, che non prevede l’infusione, ma il discioglimento in acqua mediante l’utilizzo di un frullino in bambù, il chasen.

In realtà la preparazione del tè matcha è legata alla tradizionale cerimonia del tè giapponese, chiamata Chanoyu, la via del tè, canonizzata dal Maestro del Tè Sen No Rikyu nel XV secolo e riportata in auge nel Novecento dopo un momento di smarrimento, da Kakuzo Okakura che l’ha spiegata al pubblico occidentale nel suo libro-capolavoro Lo Zen e la Cerimonia del tè.

Il té matcha

Il Matcha è però un tè molto versatile: come polvere trova impiego in cucina, soprattutto per la preparazione di dolci, sia per il suo colore verde brillante che per la nota dolciastra della polvere. In infusione, invece, il tè risulta decisamente amaro: per questo per prepararne una tazza (il matcha si prepara di tazza in tazza, non in teiera) bisogna impiegarne davvero un piccolissimo quantitativo.

Bisogna però fare molta attenzione. Il tè matcha è un tè abbastanza costoso, per cui occorre diffidare da chi cercherà di vendervi un prodotto a basso costo. In tal caso non si tratta di vero matcha, ma di tè verde polverizzato. Il colore ne é la spia: non il bel verde brillante del matcha vero, ma un verde scipito e spento.

Infine, e a maggior ragione, non va tralasciato l’aspetto estetico: il tè matcha è decisamente instagrammabile e lo dimostra il cospicuo numero di account, di hashtag e di foto che lo vedono protagonista di volta in volta come ingrediente, come polvere o come infuso.

Un esempio di matcha su instagram: non è assolutamente instagrammabile?

Per tutti questi motivi il tè matcha si merita la medaglia d’oro.

Per approfondire: Non tutti i tè verdi in polvere sono tè matcha

Per approfondire: Il primo tè Matcha non si scorda mai

Per approfondire: quant’è fotogenico il matcha!

Medaglia d’oro al Genmai-cha

Il Genmai-cha è un tè molto interessante: nasce dall’unione di cha, ovvero tè verde bancha in foglie al genmai, ovvero riso soffiato e tostato. Ciò che si ottiene in tazza è un’infusione sapida – che personalmente amo molto – che si presta ad essere consumata in accompagnamento ai pasti, a pranzo e a cena. A basso contenuto di teina, data dal bancha, non è un tè particolarmente pregiato (il bancha è il tè verde più a buon mercato e più comune prodotto in Giappone), ma è senz’altro curioso per il suo sapore che sa appunto di tostato, ma non di bruciato: un sapore che il palato occidentale è poco abituato a sentire, soprattutto in una bevanda.

Un tè che incuriosisce e che si può pure usare in cucina al posto del brodo per preparare risotti: consiglio vivamente di provarci, darà una nota di sapidità inedita che vi colpirà.

Una curiosità: dall’unione del genmai-cha col tè verde in polvere matcha si ottiene lo Yiemon Cha: un blend che a me piace molto perché unisce il dolciastro della polvere di matcha al tostato del Genmai-cha: è abbastanza difficile procurarselo in Italia, se non ricorrendo agli acquisti online.

Yiemon Cha

Per questi motivi il Genmai-cha si merita la medaglia d’oro. Mentre lo Yiemon Cha si merita una pur dignitosa medaglia d’argento.

Medaglia d’oro al tè verde Sencha

Il Sencha è il primo tè verde in foglia a fare la sua comparsa in Giappone. Fino al XVII secolo il consumo di tè (matcha) era appannaggio delle élites che si potevano concedere il lusso di una cerimonia del tè celebrata da un grande maestro del tè. Mercanti giapponesi apprendono in Cina la cerimonia del tè cinese e scoprono l’esistenza dei tè in foglia. Detto fatto, il tè verde in foglia conquista il Giappone. Con il XIX secolo il tè verde in foglia è ormai prodotto e commercializzato presso le classi sociali medio-basse.

Nasce così il Sencha, al quale viene riferita subito una cerimonia del tè specifica, il Sencha-do, che trae ispirazione dal Gong-fu Chai, ovvero dalla cerimonia del tè cinese (anche se la cerimonia del tè cinese non utilizza tè verde).

Le foglie del tè verde Sencha si presentano di colore verde molto intenso e appiattite; emanano profumi di erba e alghe. Questa sapidità quasi salmastra si ritrova anche nell’infuso, lievemente amaro, ma proprio per questo stuzzicante.

Il tè verde Sencha rappresenta l’80% della produzione giapponese di tè: segno di quanto esso sia apprezzato innanzitutto in Giappone, e poi nel resto del mondo.

Per questi motivi il tè verde Sencha si merita la medaglia d’oro.

Medaglia d’oro al tè verde Bancha

Il tè verde Bancha è un tè verde nazionalpopolare: piace a tutti, è alla portata di tutti, è il meno costoso e proprio per questo è la base della stragrande maggioranza dei tè verdi aromatizzati che troviamo sul mercato. Di fatto si tratta del raccolto tardivo delle foglie dalle stesse piante i cui germogli all’inizio della primavera danno origine al Sencha. Un fratello minore dunque? Forse sì, ma con una spiccata personalità.

Il tè verde Bancha ha un basso contenuto di teina, altro dato che lo rende particolarmente appetibile e adatto ad essere consumato anche dai bambini. Un tè kid-friendly: lo avreste mai detto?

Proprio per questi motivi il tè verde Bancha si merita la medaglia d’oro. La medaglia d’argento va invece al Roasted Bancha, chiamato anche Houjicha.

Houjicha è una variante del Bancha che prevede che le foglie vengano arrostite. In tazza il profumo tostato e il sapore sapido sono pregevoli; questo tè ben si accompagna ai pasti.

Roasted Bancha o Hujicha

Medaglia d’oro al tè verde Kukicha

Come negli sport, il Kukicha è l’eterno secondo, il tè di minore qualità, ottenuto dagli steli delle piante di camellia sinensis le cui foglie sono destinate solitamente alla produzione di tè verde Sencha. Eppure proprio questa sua anomalia lo rende unico nel suo genere.

I rametti del kukicha sono color verde chiaro, l’infusione viene di un bel verde invitante. Non si rimpiange il tè verde tratto da foglie. Anzi, diciamo che molti neanche lo sanno, che questo tè non è come tutti gli altri. A chi lo considera un tè di “scarto” ottenuto cioè con le parti meno nobili della pianta rispondo che proprio la filosofia del tè ci insegna che ciò che agli occhi dei più è meno pregiato in realtà può restituire gioie e meraviglie, che ciò che è più umile spesso può rivelarsi regale.

tè verde kukicha: i rametti e l’infusione

Per questi motivi il tè verde Kukicha si merita la medaglia d’oro.

Medaglia d’oro al tè verde Gyokuro

Il Gyokuro è in assoluto il tè verde più pregiato del Giappone. La sua delicatezza deriva dalle modalità della coltivazione: nelle tre settimane precedenti la raccolta delle foglie la piantagione viene coperta completamente da teli che mantengono le piante in ombra: in questo è molto simile alla coltivazione delle piante di tè che daranno vita al matcha, altro tè pregiato del Giappone.

Le foglie, una volta raccolte sono arrotolate longitudinalmente, molto strette, il che dà loro un aspetto molto fine e aghiforme. Sono di colore verde scuro intenso e l’infusione, che invece risulta verde-gialla, lievemente torbida, regala un aroma fresco e “verde”, se ai profumi possiamo mai assegnare un colore, nonché sapido tendente al salmastro: e questo è un carattere comune ad altri tè verdi, come abbiamo visto anche pocanzi.

Per questi motivi il Gyokuro si merita la medaglia d’oro.

Medaglia d’oro al tè Benifuuki

La prima volta che ho assaggiato un Benifuuki è stato a Casteggio, presso la sala da tè Edonè l’Ora del tè di Marina Pasotti. Poi l’ho ritrovato e acquistato anni dopo da Tè e teiere a Roma. Mi ha incuriosito questo tè del quale sapevo veramente poco. Poi ho scoperto che in effetti la sua produzione è relativamente recente, risale al 1993 quando è stata isolata definitivamente la sua cultivar, derivante da un ibrido di camellia sinensis e camellia assamica. Si può dire, dunque, che sia un tè molto giovane: il più giovane di queste nostre Olimpiadi del tè!

Non solo, da questa cultivar si ricava soprattutto un tè oolong, dunque un semifermentato più tipico delle lavorazioni cinesi che non di quelle giapponesi. La produzione di tè verde, che prendo in considerazione qui, è realizzata su minore scala.

Le foglie sono arricciate e di colore verde scuro. Sia il profumo che il sapore sono floreali, tuttavia in tazza si sprigiona il sentore di un fiore un po’ particolare, il carciofo: è l’unico sentore amaro che si avverte, perché in realtà si tratta di un tè naturalmente dolce. Ha un contenuto di teina importante: è pieno di energia, dunque, come si addice ai giovani!

Per questi motivi il tè Benifuuki si merita la medaglia d’oro.

Conoscete altri tè giapponesi che secondo voi meritano la medaglia d’oro? O quella d’argento? O che proprio non vi piacciono e quindi vanno squalificati da qualsiasi Olimpiade dei tè? Scrivetemelo nei commenti oppure sulla pagina facebook de Il mio tè!

5 Comments

  1. Ciao cara
    Il matcha hai ragione molti in commercio lo danno per vero matcha ma non lo è..sapore e colore lo testimoniano.. ne avevo nprovato uno sfuso di peter tea house e lo sentivi autentico…colore poi perfetto…lasciava la polvere verde ovunque sul tavolo !!!
    Mi.piacerebbe provare qualche ricetta dolce a base di matcha prima o poi!!!magari il tiramisù 😉

      1. Anch’io adoro il tiramisù, ma quando voglio farmi un dolce preferisco preparare una torta con i Pan di Stelle: li hai mai usati per una tua ricetta?

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