Darjeeling mon amour

darjeeling tea indiano

Scopriamo insieme il Darjeeling, uno straordinario té indiano

In uno dei miei tanti viaggi nel cassetto c’è l’India. Non tanto Delhi, il Taj Mahal o Mumbai. A me piacerebbe poter prendere una volta il treno del Darjeeling, ovvero un treno che attraversa la regione del Darjeeling, una regione montuosa e umida, la terra ideale in cui coltivare il té.

Mi par di vederle, le donne nei loro abiti variopinti, mentre nel mezzo delle piantagioni raccolgono i germogli. Quante volte abbiamo visto su internet, nelle pubblicità, ovunque, quest’immagine? Amo pensare che un giorno mi ritroverò anch’io nel bel mezzo di una piantagione di té a vivere quest’esperienza dal vivo. E chissà che la piantagione non possa trovarsi proprio nel Darjeeling.

Ma cos’è il Darjeeling Tea?

Con Darjeeling Tea si indica il più pregiato, forse, tra i té neri. Si tratta di un té nero prodotto per l’appunto nella regione del Darjeeling, nell’India prehimalayana. La sua produzione è tutelata in India, proprio perché la sua fama acquisita nel mondo ne fa un prodotto facilmente falsificabile: quanti di voi saprebbero riconoscere un Darjeeling da un té nero che non lo è? Proprio perché in molti non sanno distinguere al palato la differenza è facile cadere in piccole truffe. È un po’ come avviene nel vino: sapresti distinguere un Sangiovese da un Sirah o da un Cabernet? Io francamente no. Proprio per questo, a tutela del consumatore, ma anche del produttore, il té Darjeeling viene venduto con il nome del Giardino di provenienza.

darjeeling gardens
Raccolta del té nella regione indiana del Darjeeling. Credits: Infothè.it

I Giardini di té Darjeeling

Quando si parla di Darjeeling non si parla di piantagioni, ma è più corretto parlare di Giardini di té. Ciò che contraddistingue questi giardini è l’altitudine alla quale essi si collocano: dai 1000 ai 2100 m, sui versanti sud dell’Himalaya. E scusate se è poco. Il clima è quindi umido e fresco.

Sono molti i Giardini di té, ben 87 quelli riconosciuti, e tra di essi alcuni si distinguono per particolare pregio: Margaret’s Hope, ad esempio, oppure Puttabong, Castleton, Namring, Selimbong… e potrei andare avanti. Ciò che è importante sapere è che ogni volta che acquistiamo un té Darjeeling, il suo nome deve accompagnarsi al nome del Giardino di produzione: un po’ come succede per i vini e le cantine che li producono: è una garanzia di qualità e di origine geografica garantita.

selimbong tea estate darjeeling
Selimbong tea estate Darjeeling: ho tenuto la confezione di questo strepitoso Darjeeling

I raccolti del Darjeeling

Le donne si arrampicano fin dal mattino su per i terrazzamenti per raggiungere i filari più alti dei Giardini. Durante l’anno si fanno vari raccolti. Il primo è a marzo, il First Flush, in assoluto il più pregiato, e consiste nei primi germogli, più delicati, ma anche più profumati, della pianta. Le foglie di questo raccolto sono di colore verde bruno, in infusione diventano verdi ed hanno un profumo decisamente intenso. L’infusione è di colore dorato molto chiaro.

Segue il Second Flush, tra maggio e giugno, prima che si scatenino le piogge monsoniche. Questo è il raccolto più abbondante e la qualità è ancora eccellente. Le foglie sono di colore bruno scuro con punte argentate; in infusione diventano ramate e danno un profumo molto pronunciato, mentre l’infusione è di colore dorato carico.

Tra il primo e il secondo raccolto si colloca il raccolto In Between: si compie tra aprile e maggio, è rarissimo e di conseguenza molto ricercato.

C’è poi un raccolto che avviene nonostante le piogge monsoniche: è per l’appunto il Monsoon Flush, tra agosto e settembre. Il liquore che ne deriva è denso e dal sapore più pronunciato; va detto però che la stagione particolarmente umida non fa bene al té. Meglio scegliere, quindi, un altro raccolto per le nostre teiere se vogliamo bere il top di gamma.

Ed ecco l’ultimo raccolto dell’anno, l’Autumn Flush. Passato il monsone, tra ottobre e novembre si raccolgono le foglie, ormai ambrate, che danno vita ad un liquore ramato.

darjeeling tea
Darjeeling tea

Non solo té nero Darjeeling

darjeeling poster
Finest Himalayan Darjeeling Tea Poster | Illustration Copyright © 2012 Scott Plumbe All Rights Reserved

Esistono i Blend di Darjeeling che possono consistere nel mescolare foglie provenienti da diversi giardini o foglie di uno stesso giardino ma raccolte in periodi diversi. Gli esiti sono ovviamente eccellenti, soprattutto dal punto di vista dell’esplosione di sapori, ma i puristi sicuramente preferiscono il singolo raccolto del singolo giardino. In effetti non mi sento di biasimarli.

Per la cronaca, occorre segnalare l’esistenza di un Darjeeling té verde: la differenza tra té verde e té nero si basa sostanzialmente sul tipo di lavorazione, che prevede ossidazione nel caso del té nero, e di stabilizzazione mediante calore senza ossidazione nel caso del té verde (in questo post parlo nello specifico del té verde) quindi qui mi limito a dire che in alcuni giardini, tra cui Arya, si produce té Darjeeling le cui foglie non sono sottoposte ad ossidazione e al processo che porta quindi alla produzione di té nero. Il prodotto che ne deriva è eccezionale, soprattutto perché inaspettato.

Io ne ho scoperto l’esistenza da poco, in un blend di Peter’s Tea House di cui ho parlato qui. Ma Mariage Frères, che importa té del giardino di Arya, lo propone da anni nella sua carta.

Sempre il giardino di Arya produce il té bianco. E perché no, del resto? Si tratta di té che richiamano fin dal nome l’imitazione del modello cinese del té bianco: Peonia di Himalaya oppure Neve di Giada  – sempre commercializzati in Occidente da Mariage Frères – si rifanno al Pai Mu Tan cinese. Sono esperimenti senza dubbio interessanti.

Infine, Mariage Frères commercializza in Occidente alcuni Oolong di Darjeeling, ovvero té semifermentati. A dimostrazione che più della regione di produzione, vale il metodo di lavorazione delle foglie.

Lo Champagne dei té

darjeeling tea
Darjeeling tea

Il Darjeeling viene definito lo champagne dei té. Colore dorato/ambrato, profumo di moscato, di frutta, talvolta ombre di mandorla, comunque dolcissimo al naso tanto che (almeno a me) immediatamente suscita il sorriso. Il paragone con lo champagne non è del tutto campato in aria: come per il vino esistono i vitigni e soprattutto i vigneti, così per il Darjeeling esistono i Giardini. Ed è incredibile verificare quanto da un giardino all’altro, su un versante più a est o a ovest del Meridione dell’Himalaya i profumi dei terreni, i minerali delle acque e l’umidità dell’aria possano influire sull’aroma finale della foglia e del liquore.

Un té, tanti té davvero pregiati e assolutamente da assaporare nella tranquillità del proprio relax, ma meglio ancora in una sala da té, consigliati con garbo da chi del té ha fatto la propria professione e ragione di vita.

E tu che esperienza hai col Darjeeling? Raccontamelo nei commenti oppure sulla pagina fb de Il mio té: sorseggiamo insieme una tazza virtuale di té!

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