L’origine del té, tra leggende e storia

L’origine del té risale indietro nel tempo e si perde in quel luogo e momento difficile da distinguere in cui Storia e leggenda si fondono. Qui vi racconto le leggende legate all’origine del té in Cina, in India e in Giappone. E come vedrete tutte hanno degli agganci con la Storia.

In Cina

L’imperatore cinese Cheng Nun è uno dei più noti tra gli imperatori cinesi antichi: è ricordato come il “divino mietitore”, colui che promosse l’a rivoluzione agricola in Cina. Siamo all’incirca nel 2700 a.C., quando l’umanità nel Vicino Oriente e in Europa aveva da poco più di un millennio scoperto l’agricoltura, gettando le basi per la formazione delle prime vere società stanziali e delle prime città. Fin qui la Storia.

Narra la leggenda che l’imperatore Cheng Nun avesse imposto ai suoi sudditi di bere solo acqua bollita, per questioni di igiene e salute, e lui stesso beveva acqua bollita. Una volta, mentre era in viaggio, si fermò, accese un fuoco, mise a bollire l’acqua, e intanto si poggiò contro il tronco di un albero e si addormentò. Dal ramo dell’albero si staccarono due foglie che caddero nella pentola, colorarono l’acqua e le diedero sapore e profumo. Cheng Nun, risvegliatosi, fu incuriosito da questa nuova bevanda: trattandosi pur sempre di acqua bollita, la bevve e si sentì carico di energia e benessere. Aveva scoperto il té.

Il té si diffuse tra i ceti nobili e sacerdotali, con scopi medicinali per le sue proprietà curative. Tuttavia il té in Cina si diffuse molto più tardi a tutti i livelli della popolazione, dal 200 d.C. circa.

Nell’VIII secolo della nostra era il monaco Lu Yu scrisse il Canone del té, un volume nel quale raccolse tutti i suoi consigli, i suoi rimedi, il suo sapere: è una fonte preziosissima per noi oggi, perché parla della qualità dell’acqua, della temperatura che deve avere, della qualità delle foglie e delle teiere. Una fonte inesauribile di conoscenza.

Una pagina del Canone del té di Lu Yu. Credits: Viaggiointornoalte.net

In India

La leggenda indiana è legata al buddismo. Essa narra che il principe Bodidharma, quando si trovava in Cina per diffondere il Buddismo, fece voto di non dormire mai nel corso dei 7 anni di meditazione che si era imposto. Ma verso il quinto anno di meditazione, giorno più giorno meno, a Bodidharma prese sonno. Lo risolse masticando alcune foglie che gli diedero immediato sollievo e energia. Le foglie erano quelle della pianta del té.

Secondo la versione giapponese, decisamente più truce, Bodidharma verso il quinto anno di meditazione si addormentò, e risvegliatosi si arrabbiò talmente tanto con se stesso da strapparsi le palpebre e seppellirle nella terra. E dalla terra spuntarono due piante: le piante del té.

In India in realtà il té arriva solo alla fine del Settecento, e per l’interessamento di Sua Maestà Britannica. La Gran Bretagna intratteneva infatti rapporti commerciali di importazione del té con la Cina, all’epoca unico Paese esportatore. Ma sull’“Isoletta” (come la chiama Bill Bryson) il consumo di té era andato aumentando vertiginosamente nell’ultimo secolo e occorreva trovare una soluzione per abbassare i prezzi della merce. L’unica soluzione era cominciare a coltivare la pianta del té. La soluzione arrivò grazie ad un avventuriero scozzese che si travestì da cinese (come fece a risultare credibile per me resta un mistero), lavorò in una piantagione in Cina, imparò le tecniche di produzione, quindi rubò quelle migliaia di piantine utili ad impiantare una coltivazione di té in India, all’epoca parte integrante dei possedimenti inglesi. Ed ecco come il té giunse in India. Questa storia la racconta Bill Bryson nel suo “Breve storia della vita privata”.

Raccolta del té nella regione indiana del Darjeeling. Credits: Infothè.it

In Giappone

Ritratto di Sen Rikyu. Credits: urasenke.or.jp

La leggenda giapponese non è altro che la tradizione buddista trasportata in Giappone quando il Buddismo giunse nella terra dei Samurai, in un’epoca corrispondente al nostro basso medioevo. Qui i monaci buddisti portarono l’uso del té come veniva consumato all’epoca in Tibet: una foglia ridotta a poltiglia e una bevanda ottenuta per emulsione. Quest’uso è rimasto nel matcha, il té verde giapponese per eccellenza, protagonista della cerimonia del té, il cha no yu. Il canonizzatore della cerimonia del té giapponese è Sen Rikyu, monaco zen che stabilì le regole che i Maestri del té devono seguire ogni volta che preparano il té secondo questo rituale. Siamo nel XVI secolo della nostra era.

La storia personale di Sen Rikyu è particolare: da Maestro del té apprezzato a corte, consigliere di Hideyoshi, che fu samurai e importante uomo politico e militare nella seconda metà del XVI secolo, fu da questi condannato a morte per motivi che non sono chiari. Fu condannato al suicidio, ovvero ad infliggersi la morte da solo, e lui obbedì, perché un maestro zen segue sempre il volere di chi comanda, pur se non è d’accordo. Di Sen Rikyu parla diffusamente Kakuzo Okakura ne “Lo zen e la cerimonia del té”, un libricino che uscì ai primi del Novecento con l’intento di narrare all’Occidente le peculiarità della cultura giapponese. Recentemente un romanzo, Morte di un maestro del té, di Yasushi Inoue, ha per protagonista assente proprio Rikyu, il quale, defunto, è al centro delle riflessioni e delle ricerche dei “vivi” che vogliono capire perché fu condannato e perché si uccise.

Gli elementi della Cerimonia del té, così come sono rimasti dall’epoca di Sen Rikyu: la teiera in ghisa, il frullino (chasen) il fazzoletto (fukusa)

Come vedete sono tante le leggende, intrecciate con la Storia, che circolano intorno al té. Io, personalmente, le trovo tutte ugualmente affascinanti. Di tutte, però, preferisco la storia di Rikyu, tragica ed epica, come solo le storie giapponesi di virtù sanno essere.

2 responses to this post.

  1. […] Matta per l’occasione, alle 17, proprio all’ora del té, ho raccontato ai presenti la storia e le leggende legate all’origine del té, ho spiegato la differenza tra té nero, té verde e té bianco, che ho fatto poi […]

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  2. Grazie mille per avermi citata 🙂 L’immagine rappresenta Lu Yu ma non credo sia dentro al libro “Il canone del tè”.
    Qui una citazione sulle foglie 🙂
    https://viaggiointornoalte.net/2014/05/06/citazione-sulle-foglie-da-il-canone-del-te/

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