Archive for ottobre 2017

Té profumati e té aromatizzati: come distinguerli

Conoscete tutti il té alla pesca, il té al bergamotto, il té al gelsomino. Ma sapreste dire quale sia la differenza oltre che, ovviamente, nell’ingrediente base che dà il profumo?

Ve lo dico subito: il té al gelsomino è un té profumato (scented tea); té alla pesca e al bergamotto sono aromatizzati.

Per capire la differenza – a livello di significato molto sottile, ma a livello di prodotto decisamente differente – occorre che vi racconti i metodi di preparazione alla base di té scented e té aromatizzati.

I té profumati (scented tea)

Hanno profumazioni delicate, decisamente fresche e piacevoli. Sono ottenuti dall’unione al té di fiori. Il té scented più noto è quello al gelsomino, ma anche l’osmanto, la rosa e la rosa canina, alcune orchidee, la gardenia sono fiori impiegati nella profumazione dei té.

King of Jasmine è un pregiato té bianco profumato al gelsomino

Come funziona il procedimento? Varia a seconda che si tratti di té verdi o té neri. Nel caso dei té verdi è prevista una proporzione di 3 g di fiori per ogni 100 g di té. I fiori vengono uniti alle foglie di té che per osmosi assimilano il profumo, e vengono lasciati insieme per un giorno, dopodiché il té viene setacciato in modo da separare le foglie dai fiori quindi, a seconda dell’intensità che si vuole ottenere, si procede nuovamente con l’unione di altri fiori e via così seguitando. Per i té neri i fiori essiccati vengono mescolati al té nelle stesse proporzioni, 3 g ogni 100 g, che abbiamo visto per i té verdi.

Questo metodo di preparazione è piuttosto tradizionale e antico. Le profumazioni sono sempre fresche e le infusioni, dissetanti, non hanno bisogno di essere zuccherate (ma questo si sa, va a gusto personale).

I té aromatizzati

Sono decisamente più diffusi sul mercato, perché potenzialmente il té si può aromatizzare con qualunque cosa. Dicevo la pesca o il bergamotto, ma possiamo pensare anche all’arancia, alla ciliegia e ai frutti rossi, all’ananas, alla vaniglia o al cocco. Questi té sono aromatizzati in genere con oli essenziali estratti dai frutti dei quali si vuole conferire la profumazione. Il risultato è un prodotto decisamente più caratterizzato, dal profumo più intenso e deciso.

Il procedimento prevede che le foglie di té, in genere una miscela di té diversi, siano poste in una sorta di tamburo meccanico che ruota e nel quale viene vaporizzato l’olio essenziale prescelto. Le foglie ruotano e si rimescolano, in modo che l’olio essenziale aromatizzi davvero tutto quanto. A seconda poi dell’aromatizzazione che si è scelta, il produttore può decidere di inserire, ma a puro scopo decorativo, pezzettini di frutta o petali o spezie la cui presenza però non influisce sul profumo ottenuto.

Tra i té aromatizzati il più famoso è il té al bergamotto, cioè l’Earl Grey. La sua nascita l’ho raccontata anche in altre occasioni, ma la sintetizzo qui: Sir Charles Grey si trovava in Cina nel 1832 quando salvò la vita ad un Mandarino della corte cinese. Costui gli donò in segno di gratitudine un té aromatizzato al bergamotto con tanto di ricetta originale: e considerato quanto i Cinesi fossero gelosi del loro primato nella produzione di té (tanto che gli Inglesi dovettero ricorrere all’inganno e ad un avventuriero scozzese per riuscire ad impiantare una coltivazione in India come racconta Bill Bryson), questo gesto fu certo importante. Sir Grey tornato in patria commissionò alla Twinings la produzione del té al bergamotto che a questo punto prese il nome proprio del nobile inglese. Ed ecco così come nacque un vero mito.

Racconti di te all’ora del té. And the winner is…

Io! Ho vinto io!!!

Qualche tempo fa ho pubblicato su queste pagine la notizia di un concorso letterario dedicato al té organizzato da Marina Pasotti di Edonè l’ora del Tè di Casteggio (PV). In quell’occasione avevo espresso l’intenzione di partecipare: a me piace tanto scrivere (chi mi segue qui su questo blog e altrove lo sa) e ultimamente ho scoperto la scrittura di narrativa. Ho fatto alcuni corsi di scrittura creativa, per cui ho affinato anche la tecnica e ho imparato alcune finezze che servono assolutamente nel momento in cui si scrive: perché va bene la scrittura di pancia, ma tutti i grandi scrittori (eccetto Jack Kerouac in On the road) editano sempre la loro prima versione.

Il momento della premiazione. Viva me! E viva il té!

Ho detto anche in più di un’occasione che la scrittura, così come la lettura, va d’accordo col té. Il té è pace, meditazione, tranquillità e relax, tutte condizioni ideali per lasciare la fantasia libera di inseguire un pensiero e di dargli forma compiuta. Il té dà anche concentrazione, e fa sì che l’ispirazione non si perda dietro la prima mosca che vola, ma si faccia acchiappare dalle dita che scorrono leste sulla tastiera.

Tutto questo per dirvi che ho partecipato al concorso letterario “Racconti di te all’ora del té e che il mio racconto ha addirittura vinto il primo premio! Di questo sono molto felice perché un conto è scrivere, e un conto è sapere che chi legge apprezza a tal punto le tue storie da premiarle.

Il mio premio: un confanetto di té pregiati e una copia dell’antologia dei Racconti di te allora del té

Il concorso consisteva nello scrivere un racconto a partire da un incipit fisso e immutabile. Ne ho tratto la storia di un nipote che attraverso la collezione di oggetti da tutto il mondo del nonno appena defunto, e attraverso l’amicizia di costui con un personaggio del tutto particolare, riscopre il valore delle “cose” e ne celebra il ricordo diffondendone la conoscenza: un racconto sull’amicizia, sull’affetto, sul valore della memoria personale e collettiva. E sul té, che fa da sfondo ai passaggi principali della trama.

I racconti finalisti e vincitori sono stati raccolti in un’antologia che è stata pubblicata. Così, emozione e onore, posso vedere il mio nome e il mio racconto stampato: mi sembra di aver fatto qualcosa di tangibile e di aver partecipato a qualcosa di grande.

La premiazione, che si è svolta nella bella cornice della Certosa Cantù di Casteggio è stata tra l’altro l’occasione di conoscere dal vivo Marina, senza il cui entusiasmo non sarebbe mai nato nulla. Marina al termine della premiazione mi ha ospitato nella sua sala da té: davanti a una favolosa tazza di sencha nero (incredibile, vero? siamo abituati al té sencha verde!) abbiamo chiacchierato del più e del meno, del té, di come sarebbe bello fare rete tra di noi e di come Marina effettivamente ci sia riuscita e ci riesca, riunendo intorno a sé persone appassionate.

È bello incontrare persone così. La sala da té Edonè l’ora del té poi è bellissima: ma ve ne parlo nel prossimo post!

Storia di una caffettiera che si travestì da teiera per entrare nella mia collezione

Eh, evidentemente il richiamo della mia collezione è irresistibile. Dopo che le mie teiere hanno avuto la consacrazione televisiva con Magalli a I fatti vostri (clicca qui per saperne di più) le teiere che bussano ogni giorno alla mia porta si sono duplicate, triplicate, quintuplicate!

Vi presento la mia caffettiera Letizia, caffettiera italiana vintage degli anni ’70

Tra tutte quelle su cui si è posato il mio sguardo ce n’è una che, per farsi accogliere, mi ha ingannato!

Si chiama Letizia, come la mi’ nipote. E questo me l’ha fatta subito amare, nonostante si sia rivelata cosa ben diversa da quello che è.

Ma andiamo con ordine.

Qualche giorno fa sono entrata nel Mercatino dell’ANT, Associazione Nazionale Tumori, che si trova vicino a casa mia a Firenze. Come sapete amo curiosare tra i mercatini, a caccia di qualche nuovo vecchio pezzo e per scattare qualche foto. Rovistando tra i mille servizi da té e caffé ne ho notato uno che non sapevo classificare: sembrava una teierina con un qualche sistema di riscaldamento dell’acqua al di sotto, ma l’etichetta era perentoria: caffettiera.

Caffettiera? Con una teiera sopra? Abbiamo guardato bene e sì, è una caffettiera che ha la camera superiore in ceramica a forma di teiera, perfetta per servire il caffé senza portare in tavola l’intera caffettiera. Possibile? Ma da dove sbuca? Giuro che non ne avevo mai vista una.

L’acquisto è immediato, che ve lo dico a fare? Questa caffeteiera non poteva restare lì. L’ho presa con tutto il servizio da 5 tazzine (la sesta non pervenuta) e l’ho portata a casa.

La mia caffettiera letizia: l’interno. Purtroppo manca il cappuccio che consente al caffé di uscire senza sgorgare fuori dalla teiera

Ok. Funziona? È innegabile che sia un oggettino vintage, e a vederlo così ha avuto sicuramente una funzione pratica, non semplicemente da soprammobile. La proviamo subito. Il caffè esce, pure troppo! Manca un piccolo elemento che permetta di raccordare la ceramica della teiera con lo sfiato della caffettiera vera e propria. Poco male, troviamo il modo di metterci una pezza: viene su un caffè perfetto, come se Letizia (così recita il marchio di fabbrica sul fondo) non avesse mai smesso di preparare caffè.

Il mio servizio da caffé Letizia… con un intruso un po’ perplesso, made in Fancyhollow!

Finita la parte dell’incontro, inizia quella della conoscenza. E così scopriamo tutto di Letizia: è prodotta ad Altopascio, nell’azienda di Luciano Mangioli, figlio di Natale Mangioli che nella prima metà del Novecento aveva una grande azienda di ceramiche: sul sito del SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche) si trovano tutte le informazioni di cui ho bisogno. Altre info, altrettanto interessanti, le ricavo dal blog Caffettiere. Letizia segna proprio l’avvio dell’attività dello stabilimento di Altopascio dopo che quello storico di Montelupo fu alluvionato nel novembre 1966 e ne caratterizza l’attività negli anni ’70.

Di Letizia esistono vari modelli e varie pezzature, sia per la versione moka che per quella napoletana: se fate un giro su ebay troverete di che soddisfare gli occhi (ed eventualmente da acquistare)! Pare che a suo tempo abbia avuto un discreto successo. Ma ne ho parlato con un ormai anziano proprietario di una mesticheria in centro a Firenze e spergiura di non averla mai sentita nominare.

Io mi godo la mia Letizia personale. Sono contenta di averla incontrata: così non mi sentirò più in colpa ogni volta che al tè preferirò una tazzina di caffè!