Archive for marzo 2017

La magia del fiore di té

Io lo chiamo fiore di té; altri lo chiamano bouquet di té, altri ancora blooming tea oppure flowering tea: si tratta di una pallocchia formata da gemme di té che avvolgono uno o più fiori cuciti insieme. Questa pallocchia, una volta messa in infusione in acqua calda piano piano si schiude e lascia libero il fiore al suo interno. Uno spettacolo davvero magico per chi vi assiste.

La magia di un fiore di té che si schiude

Lo spettacolo è ancora più magico se vi si assiste al buio, con la teiera in vetro trasparente illuminata da una lucina puntata direttamente contro, e se in sottofondo vi è una musica pacata e orientaleggiante, che ci porta in un mondo di sogno. È quanto è accaduto nel corso dell’ultima sera del corso di degustazione di té che ho seguito con Vania Coveri Tea-teller. Io conoscevo già la trasformazione del bozzolo in fiore, ma le mie compagne d’avventura no e scoprire sui loro volti la meraviglia è stato davvero incredibile. Anzi, forse è stato più bello il lato umano dell’infusione che l’infusione stessa.

Va detto che Vania non ha infuso un fiore qualunque: ha usato una grossa ghianda di té al cui interno si celava un fiore di crisantemo rosso. Effetto scenografico assicurato!

L’infusione data dal fiore di té è di un tenue giallo chiaro, dovuto alle gemme del té

Il rito del dischiudimento del fiore di té merita tutta la calma che ci si aspetta dall’assistere ad un fiore che sboccia. Dapprima viene messo nella teiera di vetro trasparente il bozzolo, poi gli viene versata l’acqua calda. Il bozzolo sale in superficie, poi piano piano, una fogliolina di té dopo l’altra, si apre e man mano che si apre va a fondo, liberando il suo prezioso contenuto. Il té è pronto quando l’intera composizione floreale custodita all’interno del bozzolo è liberata e il tutto si dispone sul fondo. Il té che ne risulta è delicato, anche perché realizzato con le gemme della pianta del té, dunque con le foglie più pregiate. Ogni fiore di té viene realizzato a mano, con estrema cura e delicatezza. Un lavoro certosino che merita ancora di più la nostra meraviglia nel vedere il miracolo che si compie.

Tutti noi possiamo riprodurre a casa questo miracolo: occorre una teiera in vetro o plexiglas trasparente, l’acqua calda e un fiore di té. E poi godiamoci lo spettacolo. La teiera trasparente è fondamentale, perché altrimenti non c’è modo di vedere il fiore che si schiude. Teiere trasparenti si trovano comunemente in vendita, di tutte le dimensioni e di tutti i prezzi. Quanto al té, possiamo ripetere l’infusione anche più volte, perché questo té si presta ad essere re-infuso. Quando sono stata a I Fatti Vostri da Magalli ho mostrato l’infusione di un fiore di té: nella mia collezione, infatti, non manca la teiera trasparente! E non mancano neanche i fiori di té.

Screenshot da I fatti vostri di Magalli, quando mostro il Fiore di té

Il fiore di té è un piccolo capolavoro che mette in pace con se stessi: se poi invitate le amiche un pomeriggio di primavera, anche se l’acqua calda magari non ispira molto perché ci stiamo avvicinando alla stagione dei té freddi, tuttavia avrete un grande successo! Mi immagino già la scena: un tavolino bianco in giardino, e il fiore di té in infusione che sboccia come uno qualunque dei fiori del prato e delle siepi e come quelli desta la nostra più profonda ammirazione.

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I giardini giapponesi

Poco tempo fa mi sono iscritta alla Società Toscana di Orticultura, presso la quale seguo un corso di degustazione di té tenuto da Vania Coveri Teateller. Approfittando di questo privilegio, e sperando di trovare un giorno per sfogliare i volumi della splendida biblioteca, sono andata a farmi un giro sui bollettini di quest’importante istituzione fiorentina. Ho trovato subito, neanche a farlo apposta, un articolo sui giardini giapponesi.

Ora voi mi direte: che c’entrano i giardini giapponesi con un blog del té? E io vi risponderò: c’entrano, eccome se c’entrano!

Giardino del Tè nello
Zuihoo-in, Daitoku-ji, Kyoto. Credits: Higan.com

Il giardino giapponese è infatti l’anticamera di accesso alla casa del té. È un percorso di purificazione, di astrazione dalle necessità e dalle preoccupazioni quotidiane e materiali per avvicinarsi sempre più alla natura e al naturale stato delle cose. Quindi a se stessi. Quando, attraversato il giardino del té, Roji in Giapponese, arriviamo a questa conclusione, possiamo accedere alla casa del té e alla Cerimonia del Té giapponese.

Nell’articolo del Bullettino, di cui vi fornisco il link, si racconta in realtà l’origine dei giardini giapponesi. Essi si diffondono in Giappone per il tramite della cultura cinese e coreana. L’aspetto più importante è la natura e l’esaltazione degli elementi naturali, come l’acqua, ad esempio. Il giardino giapponese è inizialmente identificato come luogo di culto, proprio perché la bellezza della natura diviene qualcosa di sacro. Ecco che allora molti giardini diventano veri e propri templi. Il giardino in Giappone è considerato una rievocazione del paesaggio, quindi una riproposizione in piccola scala di fiumi, laghi, anche alberi (saranno nati per questo i bonsai?). In questo contesto in Giappone il giardino diventa un luogo di pace e serenità, di ristoro dalle tribolazioni della vita quotidiana. Ed è in questo contesto che si sviluppa il Giardino del té.

Il Giappone prende dalla Cina non solo il concetto paesaggistico di giardino, ma anche il té! Lo declina poi con caratteristiche sue proprie, ma è pur sempre la Cina la grande madre che ne esporta la conoscenza. Il té arriva in Giappone tramite i monaci buddhisti cinesi e acquisisce ad un certo punto caratteristiche sue proprie: sono quelle che Sen Rikyu canonizza nella Via del té, il Chado, e nella cerimonia del té, il Chanoyu. Sen Rikyu è un monaco zen e lo zen d’ora in avanti (siamo nel XVI secolo) invade e pervade ogni aspetto della vita, della cultura e del pensiero giapponese.

Il giardino del té è luogo, dirà agli esordi del XX secolo Kakuzo Okakura ne “L’arte e la cerimonia del té”, in cui l’invitato alla cerimonia del té deve abbandonare, passo dopo passo, se stesso, le sue preoccupazioni, i suoi affanni, per immergersi in un mondo di apparente, naturalistica perfezione. Dico apparente, perché nel giardino del té tutto è meticolosamente ordinato, comprese le foglie non spazzate sul sentiero, che danno quel senso di romantico abbandono, ma che in realtà sono appositamente volute in quel modo disordinato. La bellezza, nella cultura giapponese, sta nella perfezione data dalle imperfezioni. Così, un vialetto totalmente spazzato via dalle foglie non restituisce le stesse emozioni e la stessa pacatezza di un vialetto lasciato alla mercé della brezza.

Uno scorcio del Giardino Giapponese di Firenze

A Firenze c’è un giardino giapponese, realizzato in occasione del gemellaggio tra Firenze e Kyoto, ormai qualche decennio fa. Si tratta di un piccolo versante del più grande Giardino delle Rose, che poco trasmette del senso di bellezza e perfezione naturalistica dei giardini giapponesi del Giappone: elemento sempre caratterizzante è l’acqua, ma gli spazi sono talmente esigui che è difficile calarsi nella parte. E soprattutto manca la casa del té al fondo del percorso. Nonostante ciò, però, bene che ci sia! Perché nella città campionessa del Giardino all’Italiana una realizzazione appartenente a un’altra cultura non può che essere un fattore positivo.

Un altro giardino giapponese, che visitai ormai quasi 20 anni fa (ossignore!!!) è il giardino giapponese di Montecarlo: uno spazio molto grande, con lo sfondo dei grattacieli del Principato, ma perfettamente isolato. Il rombo delle Ferrari sulla strada si perde, immersi come siamo a seguire i sentieri nei ciottoli e il corso d’acqua varcato da ponticini. Molto più grande e molto più suggestivo del giardino di Firenze, è giocato anch’esso sull’acqua e sulla pietra, con la riproposizione in scala di un paesaggio realistico. Se andate a Montecarlo ve lo consiglio, è qualcosa di veramente esclusivo, un’esperienza che pochi fanno perché pochi la conoscono.

Per approfondire l’argomento, in maniera eccellente direi, vi invito a leggere la pagina web dedicata ai Giardini giapponesi di Higan. Molto completa, dice tutto in modo molto curato e chiaro. Buona lettura!

Drink tea & eat cake

Ogni tanto dedico un post a un teatime con le amiche. Per cui non vi stupirà se dedico anche questo ad un evento del genere. In un mondo pieno di fretta, di chat veloci, di rapidi incontri e di ritmi forsennati, un pomeriggio con le amiche a bere una tazza di té e a mangiare una fetta di torta è un evento sempre più raro.

Raro, e prezioso.

Così, non vi stupirà se dedico un post all’ultimo pomeriggio tra amiche (e colleghe, evento raro che le due cose coincidano) che ho trascorso. Il protagonista in effetti non era il té, ma una torta. La torta, nello specifico, era una creazione bellissima di Alice di Pane Libri e Nuvole, la quale ci ha invitato a casa ed ha organizzato il teatime apposta per farcela provare. Questo è affetto sincero, io ve lo dico.

Teatime with Alabama Lane Cake

La torta in questione è la Alabama Lane Cake. Una torta bellissima da vedere, una di quelle che le hai sempre visto sulle riviste o in tv, ma che seriamente non pensi che possano esistere davvero. Non credi che sia davvero possibile prepararle. Poi però ti ritrovi l’amica foodblogger che te la fa trovare lì davanti sul tavolo della cucina di casa sua. E ti commuovi.

teatime with Alabama Lane Cake

L’Alabama Lane Cake è una torta bellissima, americana, con un’interessante storia alle spalle. Alice nel suo blog racconta molto bene la storia e la ricetta, per cui rimando direttamente al suo post e non sto a farne un doppione. Ciò che Alice nel post non racconta (e infatti tocca a me farlo) è dire come ha servito la torta, con quale accompagnamento in tazza. Perché vi ricordo che l’invito era per un té delle cinque con annesso dolciume.

La Alabama Lane Cake ci è stata servita con un té nero al maple syrup, ovvero allo sciroppo d’acero, ingrediente fondamentale dei pancakes tipici del breakfast americano. Questa scelta è stata particolarmente azzeccata, per via dei legami geografico/culturali che lo sciroppo d’acero ha con il popolo degli Stati Uniti, al pari di questa torta. Mancavano sul tavolo bandierine americane e poi l’illusione sarebbe stata perfetta. Ma per fortuna non siamo negli USA oggi, e ci siamo godute la torta, il té e le ciane (le chiacchiere) in tutta tranquillità, come una torta così elegante richiede.

Racconti di té: un concorso letterario a base di té

tea&readingL’ho sempre sostenuto a gran voce: la scrittura, la lettura e il té vanno di pari passo. Té e letteratura sono una bella coppia: vedrete spesso illustrazioni in cui c’è qualcuno, una signora distinta, una ragazza, un uomo adulto, che beve il té con accanto un libro o viceversa che legge un libro con accanto una tazza di tè.

Il té dà concentrazione: non è un caso che nella meditazione zen il té sia sempre stato un supporto per i monaci che dovevano trascorrere lunghe ore senza rischiare di addormentarsi. Il té dunque fornisce il giusto supporto in termini di caffeina, per tenere svegli: se si beve té nero la caffeina fa l’effetto del caffé, quindi dà la botta di sveglia necessaria per riprendersi; se si beve té verde la caffeina è a rilascio lento, come nel caso del caffè verde.

Io personalmente sono abituata a consumare il té proprio davanti al pc, mentre studio o ancora meglio mentre scrivo: che si tratti di post per i vari blog, di articoli per il magazine online Sopralerighe, di cose un pochino più scientifiche; oppure se devo preparare pps, infografiche o simili, il té è il mio silente compagno di scrivania: una mano al mouse e una alla tazza, poi il momento forsennato in cui batto i polpastrelli sulla tastiera, quindi il momento del relax, quando rileggo e intanto, finalmente, porto la tazza alla bocca.

La scrivania del perfetto scrittore :-)

La scrivania del perfetto scrittore 🙂

Tutta questa introduzione per dirvi che esiste un concorso letterario che si chiama Racconti di té indetto da Edoné l’ora del Té. Ci viene fornito un incipit sul quale elaborare il nostro racconto, che deve ruotare proprio intorno alla nostra amata bevanda. E secondo voi non parteciperò? Ma certo, è ovvio! Partecipate anche voi, però: c’è tempo fino a fine giugno. La pagina facebook del concorso è questa. Vi trovate tutto, il regolamento e soprattutto l’incipit, senza utilizzare il quale non si partecipa.

Che fate, vi cimentate? Io ora comincio a tirare giù qualche idea… mi raccomando: dapprima l’idea generale della trama, poi cominciate a scrivere, e quindi affinate ed eventualmente cambiate in corso d’opera. E leggete, leggete e rileggete ciò che avete scritto. La prima stesura non va mai bene. Dovrete curarla e rifinirla, e limarla e togliere le brutture e le ridondanze, le ripetizioni e le imprecisioni. Ma soprattutto buttatevi!