Breve storia del té in Italia

In Italia la cultura del té è ancora poco nota. La stragrande maggioranza degli Italiani identifica il té con quello “normale” in bustina, e nei bar esso viene servito sempre con la fettina di limone. Questa scarsa conoscenza del té non è da colpevolizzare: in fondo, l’Italia è piuttosto giovane e ha conosciuto il té solo negli ultimi 70 anni. Non abbiamo sulle spalle 3 secoli di esperienza come la Gran Bretagna, per dire, perciò siamo molto giustificabili. Già, ma da quando inizia la storia del té in Italia?

japan teaPer la verità la conoscenza del té in Italia si ha da tantissimo tempo: ma si trattava di sporadiche conoscenze, scritte su libri che per forza di cose avevano tiratura limitata e finivano nelle biblioteche di ricchi signori e cardinali. Il Papa conosceva il té, e forse poteva avere occasione di assaggiarlo, per via della presenza dei Gesuiti in Giappone che pare appresero il Chanoyu (ma, com’è descritto molto bene nel film Silence di Martin Scorsese, il rapporto tra Gesuiti e Giapponesi fuori dalla Casa del té non fu così pacato).

Per un’interessantissima trattazione della storia del té in Italia vi rimando a questo post, che ho trovato completissimo, di Mondo del té. Io invece vi racconto cosa ho appreso pochi giorni fa da Vania Coveri, una tea-teller di Firenze della quale seguo un corso di degustazione del té (di cui vi parlerò in seguito). Ebbene, ho scoperto che il té in Italia si è diffuso con la Seconda Guerra Mondiale. Prima era un affare da alti ufficiali e diplomatici e… ma andiamo con ordine.

Sì, è vero, nei grandi e sontuosi servizi da mensa delle famiglie reali italiane, come quella dei Granduchi Lorena di Firenze la teiera era presente, ma era appunto un vezzo, un oggetto d’ornamento che si esibiva in compagnia di ospiti stranieri o per interessamento di figure aristocratiche che provenivano da casate reali europee, come quella francese, ad esempio (e i Lorena erano legati agli Asburgo, austriaci). Tuttavia la prima vera conoscenza del té gli Italiani la fecero durante la Guerra di Crimea.

Guerra di Crimea. Credits: HuffingtonPost

Guerra di Crimea. Credits: HuffingtonPost

Una guerra?

Eh sì, una guerra che apparentemente non ci interessava, ma che fu fondamentale nel nostro Risorgimento per la costituzione del Regno d’Italia. Quella gran testa strategica che era Camillo Benso Conte di Cavour, nel desiderio di annettere al Regno di Sardegna il Lombardo-Veneto, all’epoca sotto l’Austria Asburgica, avrebbe venduto anche la su’ mamma. Ma siccome non era possibile cercò alleanze importanti. Ora, successe nel mondo che scoppiò la Guerra di Crimea nel 1953, vedendo contrapposti la Russia e la Francia che faceva gli interessi della Turchia. In questa congiuntura diplomatica Cavour intravvide la possibilità di farsi alleata la Francia intervenendo al suo fianco come alleato. Il Regno di Sardegna entrò in guerra nel 1855 e fu nel corso di incontri tra alti ufficiali dell’esercito e diplomatici che i nostri Italiani cominciarono a bere il té (i Francesi lo bevevano da almeno un secolo, i Russi da molto più tempo). Il té giunse fino a Torino. Uno dei padri dell’unità d’Italia, Massimo d’Azeglio possedeva un servizio da té, molto completo, che oggi appartiene al Museo di Palazzo Madama di Torino.

Il té comunque avrà la sua consacrazione nell’alta società, e poi nella classe borghese, con Pellegrino Artusi, che nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene parla del té, e consiglia di accompagnarlo con una fettina di limone.

Ed ecco che il limone entra nelle nostre tazze e sarà duro da far morire (anzi, non è ancora morto!).

Straordinaria foto di Robert Capa che racconta lo sbarco degli Alleati in Sicilia

Straordinaria foto di Robert Capa che racconta lo sbarco degli Alleati in Sicilia

Bisogna però aspettare qualche decennio, e un tragico evento, la Seconda Guerra Mondiale, per far sì che il té sia sdoganato in Italia a tutte le classi sociali. Esatto: i soldati Alleati che sbarcarono in Sicilia e risalirono la penisola liberandola città dopo città, oltre al cioccolato e al chewingum portarono anche il té in bustina.

Il té in bustina, nel frattempo era stato inventato agli inizi del Novecento da un distributore americano che per meglio presentare il prodotto ai suoi clienti offriva così dei campioni di prova.

Ed eccoci qui, negli anni ’50. L’Italia ha conosciuto il té grazie agli Alleati; alcuni, emigrati all’estero, in America o in Inghilterra, e rientrati, portano con sé l’uso del té (nel latte). Le famiglie italiane cominciano a berlo, diventa una consuetudine, entra nella colazione italiana accanto al caffelatte, al caffè, al latte. In Italia arriva la Lipton, così rassicurante (negli anni ’80 Dan Peterson dirà “Feeenomenale”), la Twinings, e per l’Italia il Tè Infrè (“È buono qui, è buono qui“) e il Té Ati sono protagonisti assoluti del mercato.

Qui la storia italiana diventa storia personale.

Suvvia, chi non ha avuto una confezione di té Ati nella propria dispensa?

Suvvia, chi non ha avuto una confezione di té Ati nella propria dispensa?

Perché io sono cresciuta in una famiglia in cui mio padre faceva colazione col té Ati e riutilizzava giorno dopo giorno la stessa bustina (chissà per quanti giorni riutilizzava la stessa, non ho mai chiesto); e quest’usanza l’aveva appresa in famiglia, in Sicilia, dalla quale veniva. Per me il té fino alla maggiore età è stato il té Ati. Sì, qualche incursione nel Twinings Prince of Whales l’avevo fatta (e non mi era piaciuto), e anche nell’Earl Grey Twinings (e mi era piaciuto). Ma poi sono arrivata a Genova e forse in città c’era più scelta, fatto sta che ho scoperto che esistevano i té aromatizzati (Twinings nero alla vaniglia, al cocco!, ai frutti rossi), esistevano i té verdi (incredibile, agli albori del 2000!). Ma la scoperta più grossa è stato scoprire il loose tea. Il té si beve sfuso, non necessariamente in bustina. Non è che il loose tea non ci fosse in Italia prima di quella data, ma era davvero poco diffuso. Col nuovo millennio invece ha cominciato ad affacciarsi alla grande distribuzione. Per fortuna, aggiungo.

Correva l’anno 2002. Ero appena all’inizio del mio processo di conoscenza del té. Il resto è tutto in queste pagine web.

 

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4 responses to this post.

  1. Posted by Mariarosaria on 15/02/2017 at 07:58

    Sempre interessanti e ben scritti i tuoi post. Grazie mille!

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  2. Complimenti per l’articolo!!! molto interessante 🙂
    ci vediamo giovedì al corso!
    ciao

    Rispondi

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