Archive for gennaio 2017

Calmiamoci un po’

Tranquilli, non è un monito e non sto sgridando nessuno. Semplicemente, è un invito. Un invito a prendersi cura di sé, a coccolarsi, anzi, a curarsi, ad ascoltare il proprio corpo e la propria testa, per una volta.

La calma è la virtù dei forti, dice un vecchio proverbio. E in effetti riuscire a non farsi prevaricare dalle preoccupazioni e dalle azioni quotidiane non è impresa semplice. Di carattere le persone sono più o meno predisposte ad agitarsi anche per un nonnulla. Difficile è trovare qualcuno che non sia smosso da niente e da nessuno. Ciascuno di noi, chi più, chi meno, vive le sue preoccupazioni quotidiane. Vi è chi le esterna in modo pure troppo teatrale, vi è chi invece si tiene tutto dentro, ma ugualmente soffre.

 

 

Mi sono accorta ultimamente di aver avuto degli sbalzi di nervi che non mi appartengono, momenti di esplosione di rabbia che mi hanno preoccupato più del motivo stesso che li ha generati. In quel frangente avrei voluto calmarmi, avrei desiderato una camomilla. E mi sono accorta, invece, che di tutti gli infusi che avevo nella mia dispensa, la camomilla era l’unico che mancava. Così alla prima occasione utile sono corsa in erboristeria. Mi è stato consigliato un infuso di camomilla, melissa, fiori d’arancio, dal profumo di miele che riporta all’infanzia e che funziona già solo come aromaterapia.

Lungi da me pensare, e scrivere pubblicamente, che un infuso possa curare. Ma sicuramente le erbe con effetto calmante possono alleviare il senso di agitazione che uno ha. Il mio infuso non è una cura, dunque, ma un sostegno. Del resto si è sempre detto che la camomilla è un calmante, ma non è una medicina.

C’è un altro tipo di stress, che apparentemente non appare come tale, ma che in realtà affatica l’organismo perché sottoposto ad uno sforzo notevole: è lo stress da troppo cibo. Sotto le Feste appena concluse siamo stati bombardati da pranzi, cenoni, dolciumi. E basta aprire facebook per vedere tutte le vignette create appositamente per prendere in giro le sbafate di Natale e Capodanno e le diete che iniziano dal 7 gennaio. Luoghi comuni a parte, è vero che in tanti casi il corpo va in affaticamento: si mangia in maniera diversa rispetto al solito e per più occasioni ravvicinate, per cui l’organismo non fa a tempo a rilassarsi che subito arriva una nuova bordata di stress sottoforma di lasagne, agnello e panettone.

La mia tisana dopopasto

La mia tisana dopopasto

In mio soccorso è arrivata in regalo, proprio in occasione dell’ultimo pranzo delle feste, una bella e gradita tisana dopopasto: nuovamente un infuso di erboristeria, a base di malva, achillea millefolium, finocchio e rosa: un infuso fatto apposta per aiutare la digestione, il migliore amico che possiamo incontrare dopocena.

Il debutto del 2016 mi ha imposto di calmarmi. L’aiuto me lo offrono questi due infusi che vi ho descritto. Con essi calmo sia l’organismo ingolfato che l’animo alterato. Non sono una cura ma, spero, un supporto prezioso.

E voi? Ricorrete a camomilla e simili per calmarvi e a tisane dopopasto e digestive per andare a letto senza il peso sullo stomaco? Quali sono i prodotti migliori? Discutiamone insieme nei commenti e sulla pagina facebook de Il mio té!

Regali dal Giappone

Adoro la mia padrona di casa. È una persona carinissima ed ha un pregio: per lavoro vola spesso in Giappone. Così, ogni tanto quand’è laggiù mi pensa, e al suo ritorno mi porta del té.

Questa volta si è superata: un regalo di Natale in anticipo che mi ha tanto sorpreso quanto entusiasmato. Sì, perché non si tratta di té qualunque, ma di tre té decisamente rappresentativi del Giappone. E non solo, ma le loro confezioni parlano da sole.

I due contenitori cilindrici, rivestiti in carta giapponese, contengono l’uno bustine di GenMaicha, l’altro di Gyokuro.

Il mio té dal Giappone

Il mio té dal Giappone

In assenza di didascalie in caratteri europei – i soli caratteri riportati sono ideogrammi giapponesi a me incomprensibili – sono solo il profumo e l’aspetto fisico ad indicarmi di cosa si tratta.

Il mio té dal Giappone: le due scatole sono talmente belle che meritano di essere esposte :)

Il mio té dal Giappone: le due scatole sono talmente belle che meritano di essere esposte 🙂

Il Genmaicha l’ho riconosciuto a naso, davvero: il profumo del riso tostato è inconfondibile, conferisce un non so che di amarognolo e di tostato, appunto (la parola inglese roasted rende l’idea), che si mescola alla foglia del té verde già profumata di suo. Il té è in bustine piramidali setose, che consentono al té di conservare il suo aroma senza disperderlo, ma al contempo permettono di spiare il contenuto: il té è sminuzzato in foglia piccola, e il riso tostato, che assume il tipico colore ambrato, è poco più che polverizzato. In tazza rilascia tutto se stesso, la sua fragranza riempie la stanza e ne fa la bevanda ideale per accompagnare un pasto.

Il Gyokuro è un té verde particolarmente verde in foglia prodotto nella regione di Shizuoka. È molto ricco di clorofilla (a questo è dovuto il suo colore verde intenso) ed ha un sapore molto caratteristico, al tempo stesso delicato e strutturato. Il suo nome in giapponese richiama la giada, colore che risalta nell’infusione. Un té-gioiello, dunque.

Sono molto contenta di queste new entries nella mia collezione. Ma ce n’è un’altra di cui non vi ho parlato (ancora): è una scatolina dipinta, con il panorama del Monte Fuji. Spettacolare. Se avete pazienza ve ne parlerò in un’altra occasione!