Yasushi Inoue, Morte di un maestro del Tè

Passando distrattamente in libreria, mi è caduto l’occhio su questo volumetto. Mi ha attratto la copertina, non c’è dubbio: un ritratto antico di un personaggio giapponese. Leggo il titolo: Memorie di un Maestro del Tè. Immediatamente capisco: si tratta del racconto della morte di Sen no Rikyu, il creatore del Canone del Tè, del Cha no yu, come i Giapponesi tuttora chiamano la Via de Tè.

Yasushi Inoue, Morte di un maestro del Tè, Skira 2016 (1° ed. 1981)

Yasushi Inoue, Morte di un maestro del Tè, Skira 2016 (1° ed. 1981)

Non ho esitato un istante. L’ho acquistato. Un attimo dopo ero già a leggerlo.

Conoscevo vagamente la storia: Sen no Rikyu alla fine del XVI secolo fu condannato a togliersi la vita dall’uomo all’epoca più potente del Giappone, Ideyoshi, del quale era stato maestro del té e presso il quale, però, cadde in disgrazia in circostanze mai chiarite. Avevo conosciuto questa vicenda leggendo Lo zen e la cerimonia del té di Kakuzo Okakura, libro illuminante che mi ha aperto un mondo che all’epoca ancora non conoscevo. Successivamente ho fatto anche un corso di cerimonia del té giapponese a Firenze con Lailac, quindi ho acquisito i rudimenti e imparato i termini tecnici giapponesi dei singoli oggetti.

Quella lettura e quell’esperienza mi sono stati fondamentali per capire questo romanzo. Perché Morte di un maestro di tè è un romanzo. La morte di Rikyu, personaggio storico realmente esistito, è infatti avvolta nella leggenda. L’autore allora ci fa credere di aver rinvenuto il manoscritto di un umile monaco che fu inserviente di Rikyu e che ebbe modo di apprendere, seppur da lontano, la cerimonia del tè, di conoscerne e riconoscerne gli oggetti, di incontrare illustri maestri del tè del suo tempo. Il manoscritto narra quindi degli incontri importanti e delle riflessioni che il monaco fa sulla morte del grande maestro e al tempo stesso sul senso della vita e sull’ineffabilità di cosa realmente sia la Via del Té intesa come stile di vita. In realtà nel romanzo non succede molto, il maestro è già morto da tempo e tutto gioca sul tentativo di ricostruzione delle cause che portarono alla condanna.

Per leggere questo racconto bisogna avere un minimo di infarinatura di che cosa sia il Cha no yu. Anche se c’è un bel glossario finale, tuttavia il testo è disseminato di termini giapponesi tecnici del rito del té e di riferimenti precisi ai vari passaggi della cerimonia, a partire dagli oggetti necessari per il suo svolgimento, che non sono per niente facili da imparare per chi ne è estraneo. Inoltre, anche se tutto ruota intorno alle sedute del té, non ne viene mai descritta una! Nel testo non troveremo mai la descrizione dei vari passaggi, dall’ingresso degli ospiti nel chashitsu, la stanza del tè, all’omaggio reso al tokonoma (l’opera d’arte che decora ogni casa del té durante le cerimonie), al versare la polvere di matcha nella tazza, quindi l’acqua e l’utilizzo del frullino. Solo chi già conosce la cerimonia del té riesce a capire in cosa consistono le sedute del té cui si fa continuo riferimento in tutto il testo. Del resto è un romanzo giapponese per un pubblico giapponese, che si suppone conosca a fondo la materia e ci sia nato, in mezzo al té.

Un aspetto interessante, sul quale l’autore del romanzo punta molto, è l’attenzione agli oggetti. Ogni utensile della cerimonia del té (che in realtà l’autore chiama sempre “seduta” e non cerimonia) ha un nome proprio, che si tratti della tazza o del chashaku (il piccolo e sottile legno di bambù col quale si prende ogni singola dose di matcha da versare nella tazza). Il nome proprio infonde personalità e identità ad ogni singolo oggetto, che è perciò unico. Ogni maestro del té dev’essere innanzitutto un grande esperto di oggetti, deve saper scegliere nel modo giusto quelli più adatti ad ogni singola seduta, in funzione anche dei suoi ospiti. Come si dice ad un certo punto nel testo, la conoscenza degli strumenti è il primo gradino, ma anche quello basilare, per diventare un maestro del té:

Tratto da Morte di un maestro del Tè

Tratto da Morte di un maestro del Tè

E ancora, è illuminante la spiegazione del Cha no yu che viene fatta da un maestro del té a proposito di Rikyu:

Tratto da Morte di un maestro del Tè

Tratto da Morte di un maestro del Tè

Sempre a proposito degli oggetti e della loro unicità, emerge un gusto estetico tutto giapponese che apprezza l’imperfezione: l’incrinatura nella ceramica, il labbro del vaso più spesso da un lato che dall’altro, il colore diffuso in modo non uniforme sono dettagli che aggiungono valore invece che levarne ad ogni singolo oggetto. Il protagonista stesso del romanzo, dopo la morte di Rikyu vive facendo da consulente di utensili per il té per i mercanti di Kyoto e di altre città del Giappone.

Chasen (il frullino), Chashaku (il cucchiaino di bambù), chaire (il contenitore per il té) e chawan (la tazza) della mia personale collezione: Sen no Rikyu avrebbe apprezzato?

Chasen (il frullino), Chashaku (il cucchiaino di bambù), chaire (il contenitore per il té) e chawan (la tazza) della mia personale collezione: Sen no Rikyu avrebbe apprezzato?

Più che leggerlo con lo spirito del romanzo, ho letto Morte di un maestro del Té con l’interesse di chi vuole affacciarsi ancora una volta sul mondo del Cha no yu. Mi sono ritrovata a sforzarmi di ricordare i passaggi della cerimonia del té per essere in grado di immaginarmi per bene le scene altrimenti appena accennate. Più che una lettura piacevole è stata una lettura interessante, che consiglio a chi vuole approfondire la conoscenza della cerimonia del té giapponese.

Dopo tutto il Tè è la giusta combinazione di fuoco e acqua” dice il maestro Rikyu: quanta semplicità rivelano queste parole e quanto invece è complesso il rito del té e quanto è difficile comprendere fino in fondo la Via del Tè!

2 responses to this post.

  1. Un testo davvero bello, devo assolutamente comprarlo!
    Proprio qualche giorno fa leggevo sul blog di Terza Luna qualcosa su questo libro, ma ora non riesco più a trovarlo😦

    Rispondi

    • Il libro è scritto sicuramente per un pubblico giapponese che conosce la materia, cioè la cerimonia del té, mentre chi non è addentro la questione può fare fatica. Un altro aspetto che può destare qualche perplessità è che nel romanzo non succede proprio nulla, mentre noi Occidentali siamo abituati a trame ricche di azione. Ma forse proprio questo è l’aspetto più affascinante, entrare in contatto con uno stile, con una letteratura totalmente diversa da ciò cui siamo abituati.
      Grazie per aver lasciato il tuo commento ☺

      Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: