Archive for luglio 2016

Granada, il té, le teterias

Una cosa che a Granada non manca è il té. La città più arabeggiante di Spagna vuole mantenere il suo legame culturale con la costa africana del Mediterraneo anche con il rito del té e la passione per le spezie. Così, se i negozi di souvenir vendono principalmente artigianato arabo, molti localini si fanno chiamare teterias. Non potevo non andare in esplorazione.

Té in vendita fuori dalla cattedrale di Granada

Té in vendita fuori dalla cattedrale di Granada

Le teterias sono sale da té, né più né meno. A Granada si trovano nell’Albaicìn, il quartiere arabo che come un souk si sviluppa lungo una stradina che sale lungo la collina di fronte all’Alhambra, la reggia/fortezza dei principi arabi che governarono la città prima della Reconquista cristiana.

L'interno da mille e una notte della teteria Kasbah, Granada

L’interno da mille e una notte della teteria Kasbah, Granada

Ero incuriosita dalla possibilità di prendere un té in una teteria di Granada e nel quartiere arabo, per giunta: prima di partire mi ero un po’ informata sull’esistenza di questi locali, e avevo letto anche un articolo che avevo postato sulla pagina facebook del blog che mi dava un quadro più preciso dell’argomento.

prendere il té in una teteria è una delle cose da fare a Granada

prendere il té in una teteria è una delle cose da fare a Granada

Tra le varie teterias mi ispirava di più La Kasbah, per cui quando mi ci sono trovata davanti, proprio all’inizio di Calle Caldererìa Nueva, non ho perso tempo e ho detto: prendiamo un té.

Perfetto per dopocena. Ambiente assolutamente arabeggiante, atmosfera da Mille e una notte tirata pure un po’ troppo all’eccesso, profumo d’incensi e di cannella, e anche del narghilè che fumano al tavolo accanto. Ancora freschi dell’esperienza di Tangeri prendiamo un té alla menta e un té “sueño de Granada“. Ma il té alla menta non è all’altezza del suo simile bevuto in Marocco, com’è giusto che sia, del resto. Il locale è molto bello, ben arredato e la scelta del menu è molto vasta. Ma fa anche ristorante, fa fumare il narghilè e insomma più che una teteria sembra un caravanserraglio per turisti. Ma forse sono io che pretendo troppo. In fondo non c’è niente di male a voler arredare all’araba un locale che si trova nel quartiere storicamente arabo della città. E poi, parliamoci chiaro, tutti i negozini che si susseguono lungo la via, non sono poi fatti apposta per i turisti?

Il té a Granada viene venduto nei negozi di souvenir in piccoli pacchettini cilindrici trasparenti. A 2 € l’uno ti puoi portare a casa qualche té nero o verde aromatizzato dal nome fortemente evocativo: magia dell’alhambra, notte di Granada, Albaicin… e via di seguito su questo stile. Con i ricordi torno a quando venni qui per la prima volta nel 2003 durante l’interrail: stetti a Granada solo una notte, e proprio qui, nel quartiere dell’Albaicin, acquistai due té in pacchetti cilindrici trasparenti del tutto identici a questi. Questa volta, invece, non ho acquistato nulla.

foglie per infusioni in vendita vicino alla cattedrale di Granada

foglie per infusioni in vendita vicino alla cattedrale di Granada

Anche nel mercato dell’Alcaiceria accanto alla cattedrale (un tempo era un mercato serio, oggi ospita solo negozi di souvenir) si trovano gli stessi pacchettini di té. Intorno alla cattedrale, poi, qualche negozio vende té e spezie. La cosa che non sono riuscita a capire è se a Granada gli abitanti bevono il té perché gli è rimasto un qualche retaggio culturale, oppure se è solo un’invenzione per i turisti. Il dubbio mi è venuto e sinceramente non sono riuscita a scioglierlo.

Comunque alla fine il té l’ho comprato, verde al profumo intenso di fiori e frutta matura, in un negozio di spezie accanto alla cattedrale. E ho comprato anche le spezie. Che non si dica che sono monotematica. E poi, sempre in questo negozio, ho visto vendere le foglie d’ulivo, così come le vendevano anche a Tangeri. Ma scusi, a che servono? In infusione, come rimedio per l’ipertensione e il colesterolo alto. Infuso di foglie d’ulivo, dunque: il must-to-drink dell’autunno 2016. Ma ve lo racconterò a tempo debito 😉

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Le teiere di Tangeri e il mistero del marchio “Manchester”

Questo è il secondo post che dedico alla mia visita a Tangeri. Ci sono stata un solo giorno, eppure è stata davvero ricca di suggestioni per me. Il perché lo potete facilmente immaginare: per una come me, curiosa bevitrice seriale di té, il Marocco non può che essere una grandissima fonte di ispirazione e un luogo da studiare. E così se nel primo post ho parlato del té alla menta di Tangeri, in questo secondo post vi parlo delle teiere che si trovano a vendere in quantità industriali nei mercati e nei negozi della città.

Un'esposizione di teiere marocchine in uno dei mercati di Tangeri

Un’esposizione di teiere marocchine in uno dei mercati di Tangeri

Innanzitutto una premessa: a Tangeri vi sono mercati per i tangerini e negozi per i turisti. Anche se di turisti “a piede libero” cioè da soli, non in gruppi organizzati, ce n’è pochi, tuttavia i negozi ci sono, e sono quelli che fanno, ovviamente, i prezzi più alti, o che proprio provano a fregare (come il tipo che inizialmente mi stava per vendere un pacchetto di té a 50 centesimi di €, ma che poi per 3 pacchetti di euro ne voleva 45).

Teiere dorate in vendita in uno dei mercati di Tangeri

Teiere dorate in uno dei mercati di Tangeri

Il posto migliore dove fare affari è invece un mercato che si trova tra Avenue d’Angleterre e Rue San Francisco, alle spalle della moschea che affaccia su Place du 9 Avril 1947. Qui trovate il miglior artigianato, piatti, ciotole, tajine, bicchieri in terracotta dipinta, e poi ancora bicchieri di vetro e teiere.

Qui in effetti abbiamo trovato un’autentica teiera per il té marocchino: pesante, in metallo, che sicuramente era già stata usata in passato. Niente marchio di fabbrica sul fondo, peccato. La vendeva un tale che aveva un banco di oggetti vari in ferro e metalli: una sorta di antiquario del posto, se così lo si può definire. E in esposizione aveva una serie di teiere da incanto, anche dorate: veniva voglia di strofinarle come se fossero state tante lampade di Aladino.

Il mio té alla menta a Tangeri

Il mio té alla menta a Tangeri e un’autentica teiera marocchina

Anche i negozi di Tangeri vendono le teiere per il té marocchino (che non necessariamente è alla menta, ma può essere anche alla shiba, come ho raccontato qui), ma si vede subito che non si tratta di merce di qualità, ma di produzione industriale fatta apposta per il turismo. La cosa che mi ha incuriosito è stata la marca, apposta sul fondo di tutte queste teiere: Manchester. Non una scritta in arabo, come pensavo, ma il nome della città inglese. Ma pensa un po’, mi son detta, possibile che questi si facciano arrivare dalla Gran Bretagna le teiere marocchine? Possibile?

Teiere marchiate Manchester

Teiere marchiate Manchester

Così, una volta a casa ho fatto qualche ricerca, e ho scoperto una storia incredibile del tutto casualmente su un blog: pare che intorno al 1770 un certo Richard Wright, di Manchester, abbia cominciato a produrre ed esportare teiere in argento e silver plate in Marocco. Pare che producesse non solo teiere, ma altri oggetti legati al consumo del té come zuccheriere e tea-caddy. Il marchio impresso sugli oggetti di sua produzione era una scritta in arabo e in inglese, “Richard Wright Manchester“. La cosa buffa, però, è che di questo personaggio nessuno a Manchester sa nulla, non si sa se sia realmente esistito o se fosse uno pseudonimo di qualche produttore ebreo o direttamente marocchino impegnato nel commercio di té dall’Inghilterra. Sul mercato gli oggetti marchiati Richard Wright si trovano almeno fino al 1850. Dopodiché, complice il successo del marchio, divenuto un vero e proprio brand, in Marocco compaiono delle produzioni locali a imitazione dell’originale. E oggi, evidentemente, il ricordo di questa produzione è rimasto nel marchio Manchester di tutte le piccole teiere che vengono vendute a Tangeri e, immagino, anche nel resto del Marocco.

Ecco, dunque, spiegato perché le teiere di Tangeri sono marchiate Manchester! Mai avrei immaginato una soluzione del genere, e soprattutto mai avrei immaginato un’altra cosa incredibile: la cosa più interessante di tutte, infatti, è che da quello che ho capito, è questo Wright che avrebbe “inventato” la teiera marocchina col coperchio a punta. Ma questo è un aspetto che voglio approfondire. Poi, da brava archeologa, una volta che avrò messo insieme tutti i dati vi racconterò cosa ho scoperto. Nel frattempo terrò gli occhi ben aperti: che se nei prossimi mercati dell’antiquariato in cui girerò mi imbatterò in una teiera di Richard Wright, non me la lascerò sfuggire!

Natura morta. Viva la natura!

Domenica 19 giugno ho partecipato all’Instameet #poggioacaiano2016 organizzato dagli Igers Prato col comune di Poggio a Caiano (PO). La giornata, in parte ma non troppo, compromessa dalla pioggia, si è svolta principalmente alla villa Medicea di Poggio a Caiano. Si tratta di un capolavoro dell’architettura rinascimentale fiorentina, che funge da modello per tutte le successive ville signorili di campagna. Su progetto di Giuliano da San Gallo, la villa è aperta sul paesaggio circostante, che controlla dai lati, e che è un paesaggio fatto di campi coltivati, di vigneti, di oliveti, di panorami che spaziano fino a Firenze (la cupola, piccolissima, si vede laggiù in fondo).

Al secondo piano, la villa ospita un Museo della Natura Morta. È di questo in particolare che vi voglio parlare (della villa ne parlerò su Maraina in viaggio). Niente teiere, i Medici non bevevano il té (che è arrivato in Europa dopo che la loro dinastia fu tramontata); tuttavia vale la pena spendere un post per raccontarvi ciò che di questo museo mi ha colpito.

Alzatine con frutta varia: Museo della Natura Morta

Alzatine con frutta varia: Museo della Natura Morta

Natura morta. Potrebbe sembrare un genere pittorico noioso, poco spettacolare: sono sempre vasi di fiori, ceste di frutta e oggetti inanimati disposti più o meno a caso su un tavolo. Sì, certo, ma è proprio questo il bello: che oggetti inanimati siano oggetto di un’osservazione tanto acuta da parte del pittore da saperne rendere il più minuto dettaglio, la resa alla luce, il rapporto con lo spazio e con gli altri oggetti presenti! Questa è la magia della natura morta, genere che, nato nel Cinquecento, ha avuto fortuna in tutte le seguenti correnti pittoriche, comprese quelle del Novecento, e che oggi è protagonista assoluta di tanta parte della fotografia (la foodphotography, alla fin fine, altro non è che fotografia di still life).

Vaso di fiori, dettaglio

Vaso di fiori, dettaglio

Tra tutti i collezionisti, e committenti, di nature morte, gli esponenti del casato dei Medici erano molto esigenti e anzi accolsero alla loro corte pittori specializzati proprio in questo genere pittorico. Il Museo della Natura Morta della villa medicea di Poggio a Caiano illustra la collezione mostrando la varietà e la vastità di interessi dei Medici in questo campo.

La pittura di natura morta era sì esercizio di stile per il pittore, ma era anche, in un’epoca in cui non esistevano ancora enciclopedie, un modo per rappresentare la varietà della natura e, dal punto di vista dei committenti, per mettere su tela la varietà e ricchezza dei frutti della terra sotto il controllo mediceo: così vanno intese le serie di dipinti che mi hanno entusiasmato di più: si tratta di una serie di grandi tele che illustrano, frutto per frutto, tutte le varietà e il mese di raccolta. Il pittore deputato alle nature morte, Francesco Bimbi, rappresenta un eccezionale tela che intitola Pere, nella quale rappresenta 5 vassoi pieni di pere di ogni forma, colore e dimensione, e dunque varietà, mentre una legenda sotto ne illustra il nome e il mese di produzione. La tela è inserita in una cornice nuovamente intagliata a pere, hai visto mai che qualcuno non avesse ben chiaro il tema. Stessa cosa si verifica con le mele, cui è dedicata un’altro grande dipinto.

Francesco Bimbi, Pere, Museo della Natura Morta Villa Medicea di Poggio a Caiano

Francesco Bimbi, Pere, Museo della Natura Morta Villa Medicea di Poggio a Caiano. Persino la cornice è a tema!

Un discorso a parte, anche se sostanzialmente il principio è lo stesso, va fatto per le tele che rappresentano agrumi. Una costante nelle residenze medicee è il giardino. Una costante nei giardini medicei è la limonaia, un luogo nel quale in inverno si ricoveravano limoni e agrumi piantati in vaso che potevano godere del tepore del calore del sole senza rischiare le gelate. I Medici amavano la varietà e i giardinieri medicei erano esperti nel trarre sempre nuove essenze e nuove forme, realizzando sempre nuovi innesti e nuovi ibridi. Una delle limonaie più famose era quella della villa di Castello a Firenze, tuttora portata avanti da esperti giardinieri.

Certo, molti degli ibridi che erano stati realizzati tra il Cinquecento e il Seicento si sono persi, ma oggi si sta cercando di recuperare ciò che il tempo e i ricorsi storici hanno cancellato. In questo senso anche le tele del Bimbi, sempre lui, dedicate a vassoi di limoni, ognuno di una varietà diversa come nel caso delle pere, è una fonte importante di conoscenza. La scusa di rappresentare tutti quegli agrumi era occasione di magnificare la ricchezza dei Medici, l’abbondanza della loro tavola e la fertilità dei loro terreni. Per noi rimane documento importante della biodiversità dell’epoca.

La varietà di limoni coltivati nelle limonaie medicee

La varietà di limoni coltivati nelle limonaie medicee

Il Museo della Natura Morta della Villa Medicea di Poggio a Caiano è una pinacoteca tutta particolare, la cui ricchezza si svela piano piano, tela dopo tela, sala dopo sala: così quando si arriva ai limoni, verso la fine del percorso, il trionfo è completo. Vi invito a visitarlo, e poi di scendere nel giardino della villa e di farvi un giro tra le piante di limoni ancora oggi coltivate e di passeggiare nel parco, vastissimo, che si stende intorno e dietro la villa. Poggio a Caiano è la villa medicea nella quale per la prima volta diviene centrale il paesaggio e la terra circostante. E non è un caso che la villa ospiti il museo che è il trionfo dei Medici e del loro buongoverno su una terra che erano bravissimi a far fruttare.