EatPrato: come nascono i cantuccini?

È la seconda volta che parlo di cantuccini su questo blog. La prima volta a proposito di un loro eventuale abbinamento con il té, questa volta perché ho avuto l’opportunità e il privilegio di visitare il biscottificio di Prato che più di tutti ha legato il suo nome a questo biscotto: Mattei. Quest’opportunità l’ho avuta in occasione di EatPrato, una manifestazione enogastronomica che si è svolta lo scorso week-end dedicata alle eccellenze locali e ai prodotti del territorio. Tra questi, quindi, un posto di rilievo doveva averlo il Biscottificio Mattei! Così sabato mattina, con un nutrito gruppo di foodblogger (senz’altro più titolate di me a partecipare) ho potuto visitare il laboratorio.

cantuccini mattei
È stata un’esperienza ultrasensoriale, che ha coinvolto non soltanto la vista, ma tutti i sensi: il profumo dei biscotti è qualcosa che avvolge e coccola, e fa spuntare il sorriso senza che tu lo possa controllare; il rumore dei macchinari è un ronzio continuo, rotto dai movimenti ritmati di chi sistema le teglie, controlla la produzione, imbusta i biscotti pronti; al tatto il cantuccino appena tagliato non è come te lo aspetteresti: beh, è caldo, quello sì, ma è morbido e fragrante. E il gusto… beh, assaggiatelo voi un cantuccino appena sfornato o, ancora meglio, strappate un pezzo del filone da cui saranno tagliati i cantuccini al cioccolato fondente. Poi mi saprete dire.

cantuccini al cioccolato Mattei e il mio té al cioccolato: la colazione dei campioni

Cantuccini al cioccolato Mattei e il mio té al cioccolato: la colazione dei campioni

L’impasto dei cantuccini, lavorato in un’impastatrice, passa a piccole porzioni in una prima macchina che ne trae dei filoni. Questi vengono però rifiniti a mano e poi, posti sulla loro teglia, passati in forno: la teglia scorre dentro il forno, che cuoce in modo omogeneo, portando la superficie esterna alla giusta doratura. Un nastro trasportatore conduce i filoni in un’ulteriore macchina, responsabile dei tagli.

È qui, in uno spazio coperto alla vista che ogni singolo cantuccino prende forma. L’ennesimo nastro trasportatore conduce, e insieme raffredda, i nuovi nati, li fa salire per poi tuffarli in fondo al ciclo di produzione, dove i sacchetti per alimenti sono pronti ad accoglierli. Questi sacchetti vengono poi ulteriormente imbustati nel classico sacchetto blu per i cantuccini tradizionali, rosso per quelli al cioccolato, e i pacchetti vengono chiusi col filo. Queste ultime operazioni vengono condotte rigorosamente a mano.
Lo so, ho appena fatto una cronaca degna di Com’è fatto, la trasmissione di Real Time che racconta i cicli di produzione di qualsiasi cosa. Eppure è interessante sapere come nascono gli oggetti, e i cibi in particolare. Dà più valore a quello che mangiamo, fa capire che dietro il più semplice biscotto (e comunque il cantuccino non è semplice!) c’è un gran lavoro e un grande saper fare.
Ed è proprio a questo che penso mentre a colazione inzuppo il mio cantuccino al cioccolato in un té, rigorosamente al cioccolato, che ne esalta il profumo.
Buona colazione, gente!

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2 responses to this post.

  1. […] Magari andate, in pieno centro, nel Biscottificio Mattei, un’autorità indiscussa nel campo. L’estate scorsa sono stata proprio dentro il biscottificio, e ho visto come vengono prodotti questi gioielli di farina, uova e mandorle. Provate anche, di Mattei, i Brutti ma buoni: non ve ne […]

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  2. […] buoni, per esempio, ma certamente troverete altre leccornie che soddisferanno la vostra curiosità. Il laboratorio, nel quale ho potuto assistere proprio alla preparazione dei biscotti in occasione di EatPrato 2016, profuma di dolce e di buono, come la cucina della nonna. Il […]

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