Archive for giugno 2016

EatPrato: come nascono i cantuccini?

È la seconda volta che parlo di cantuccini su questo blog. La prima volta a proposito di un loro eventuale abbinamento con il té, questa volta perché ho avuto l’opportunità e il privilegio di visitare il biscottificio di Prato che più di tutti ha legato il suo nome a questo biscotto: Mattei. Quest’opportunità l’ho avuta in occasione di EatPrato, una manifestazione enogastronomica che si è svolta lo scorso week-end dedicata alle eccellenze locali e ai prodotti del territorio. Tra questi, quindi, un posto di rilievo doveva averlo il Biscottificio Mattei! Così sabato mattina, con un nutrito gruppo di foodblogger (senz’altro più titolate di me a partecipare) ho potuto visitare il laboratorio.

cantuccini mattei
È stata un’esperienza ultrasensoriale, che ha coinvolto non soltanto la vista, ma tutti i sensi: il profumo dei biscotti è qualcosa che avvolge e coccola, e fa spuntare il sorriso senza che tu lo possa controllare; il rumore dei macchinari è un ronzio continuo, rotto dai movimenti ritmati di chi sistema le teglie, controlla la produzione, imbusta i biscotti pronti; al tatto il cantuccino appena tagliato non è come te lo aspetteresti: beh, è caldo, quello sì, ma è morbido e fragrante. E il gusto… beh, assaggiatelo voi un cantuccino appena sfornato o, ancora meglio, strappate un pezzo del filone da cui saranno tagliati i cantuccini al cioccolato fondente. Poi mi saprete dire.

cantuccini al cioccolato Mattei e il mio té al cioccolato: la colazione dei campioni

Cantuccini al cioccolato Mattei e il mio té al cioccolato: la colazione dei campioni

L’impasto dei cantuccini, lavorato in un’impastatrice, passa a piccole porzioni in una prima macchina che ne trae dei filoni. Questi vengono però rifiniti a mano e poi, posti sulla loro teglia, passati in forno: la teglia scorre dentro il forno, che cuoce in modo omogeneo, portando la superficie esterna alla giusta doratura. Un nastro trasportatore conduce i filoni in un’ulteriore macchina, responsabile dei tagli.

È qui, in uno spazio coperto alla vista che ogni singolo cantuccino prende forma. L’ennesimo nastro trasportatore conduce, e insieme raffredda, i nuovi nati, li fa salire per poi tuffarli in fondo al ciclo di produzione, dove i sacchetti per alimenti sono pronti ad accoglierli. Questi sacchetti vengono poi ulteriormente imbustati nel classico sacchetto blu per i cantuccini tradizionali, rosso per quelli al cioccolato, e i pacchetti vengono chiusi col filo. Queste ultime operazioni vengono condotte rigorosamente a mano.
Lo so, ho appena fatto una cronaca degna di Com’è fatto, la trasmissione di Real Time che racconta i cicli di produzione di qualsiasi cosa. Eppure è interessante sapere come nascono gli oggetti, e i cibi in particolare. Dà più valore a quello che mangiamo, fa capire che dietro il più semplice biscotto (e comunque il cantuccino non è semplice!) c’è un gran lavoro e un grande saper fare.
Ed è proprio a questo che penso mentre a colazione inzuppo il mio cantuccino al cioccolato in un té, rigorosamente al cioccolato, che ne esalta il profumo.
Buona colazione, gente!

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Il mio té alla menta a Tangeri

Tangeri è caotica. Anzi no, è un vero e proprio casino.

Tangeri è un grande immenso mercato. Non ci sono solo i mercati coperti, come il Grand Socco, che è una città nella città, e il Petit Socco, di dimensioni più ridotte, ma certo non da meno: su tutte le strade dalla tarda mattinata in avanti si aprono bazar e negozi, gioiellerie nella via dell’oro, botteghine minuscole appena fuori delle mura della città vecchia. Vendono di tutto: teiere, bigiotteria, scatoline, oggetti in cuoio e in legno, babbucce colorate, abbigliamento tipico maschile, piatti e vasi in terracotta dipinta, e ancora olio d’argan e tessuti. E poi ci sono le donne per strada, che si riparano dal sole con buffi cappelli a tesa, e che sui loro cenci stendono la loro mercanzia: bottiglie di latte appena munto, cipolle, ceste di prezzemolo, di foglie d’olivo, di cedrina e di menta. Sì, di menta.

Un cesto di menta a Tangeri

Un cesto di menta a Tangeri

In mezzo a questo gran bordello, a questo gran vociare di gente, a questo andirivieni di persone, di rumori, di profumi e di odori non sempre piacevoli, di colori sgargianti nel sole caldo di una giornata africana, ad un certo punto ti devi fermare, anche se ti diverte quell’usanza tutta araba di contrattare i prezzi di tutte (o quasi) le merci.

Se non ci sei abituato dopo un po’ ne esci frastornato.

Troviamo rifugio in un Caffé lungo la via principale che dal porto sale verso il Grand Socco. Una via che ora dopo ora si risveglia e che abbiamo la fortuna di percorrere una prima volta la mattina presto, quando ancora per strada non c’è quasi nessuno, e poi più tardi, quando il traffico umano aumenta. Il Caffé Tinjis avrebbe pretese di locale “all’europea”, con un dehors di dignitosi tavolini che affaccia sulla via e camerieri in divisa affabili come maîtres di un qualche ristorante di lusso. Ma l’interno è decadente, sporco e fatiscente; il bagno… meglio non commentarlo. Ma il té alla menta che beviamo seduti all’aperto, mentre sotto di noi scorre il fiume in piena della gente che va avanti e indietro (ma avranno davvero tutti una meta?) è la cosa più appagante e ristoratrice della nostra giornata a Tangeri: un momento di vera pace che attutisce il caos d’intorno, un bicchiere di dolcezza profumata e aromatica che ci accarezza come una mano gentile.

Il mio té alla menta a Tangeri

Il mio té alla menta a Tangeri

È semplicemente acqua bollente, zucchero e menta a profusione, quella stessa menta che abbiamo visto vendere un po’ ovunque per la città in quelle ceste poggiate per strada alla mercé di chiunque, all’altezza dei gas di scarico delle auto, delle code dei gatti randagi (tantissimi), delle mani di chi voglia saggiarne il profumo. Ma proprio per questo, o nonostante questo, il té alla menta che beviamo a Tangeri ha un sapore e un profumo che difficilmente troveremo altrove. E la nostra giornata tangerina, totalmente di scoperta di una cultura e di una vita totalmente estranea alle nostre, trova la giusta, degnissima, piacevolissima conclusione.