Archive for novembre 2015

Il tempo del miele

Un novembre da favola, quello che si sta concludendo: 20 giorni di temperature calde, di bel tempo, di sole e di primavera: giornate in cui nelle aiuole vedi fiori che spuntano tra le foglie secche, perché se da un lato la natura fa il suo corso, dall’altra però si è ben confusa: ho visto rose di un rosso tonante rosseggiare ancora di più sullo sfondo di foglie gialle in bilico sui rami secchi. Ho visto addirittura primule e viole del pensiero sbocciate nei vasi sui poggioli, e ho visto ciclamini selvatici violacei all’ombra umida degli abeti.

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Ma negli ultimi giorni il calendario si è ricordato che siamo a Novembre e che le temperature dovrebbero essere un po’ più rigide. Ha mandato Attila dal Polo Nord a ricordarci che neanche quest’anno avremo scampo e che anzi il freddo, invece che arrivare graduale, lo beccheremo tutto in una volta.

Il solo rimedio è, ancora una volta, quello che vado sostenendo da anni: rifugiarsi in casa, copertina sulle gambe, tazza di té o infuso in mano, arricchito da un po’ di miele. Perché col freddo arriva il raffreddore, lo so bene. Col raffreddore il mal di gola, che io personalmente non sopporto e per eliminare il quale venderei l’anima al diavolo. Così, in vista delle sofferenze che potrei patire anche quest’inverno, ho già fatto scorta di miele per la stagione. Come al solito però, non tutti i mieli che ho preso finiranno in tazza. Perché alcuni sono buoni così, da mangiare a cucchiaiate da soli. Così dolci da far venire essi stessi mal di gola, ma volete mettere la goduria?

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In Provenza, ad Aix-en-Provence, mi sono procurata un profumato miele alla lavanda. È molto chiaro e pastoso, diverso dal solito miele color ambra quasi trasparente. Al contrario è denso, torbido, quasi una crema. Nelle terre della lavanda, il miele è uno dei prodotti più commercializzati: avete mai attraversato un campo di lavanda? È tutto un ronzare di api indaffarate a suggere il nettare dai piccolissimi fiori a tubicino; il loro lavoro non va sprecato, gli apicoltori provenzali si danno un gran daffare per ricavare un miele profumato che vendono poi su mercati regionali o nei negozi di souvenirs a Gordes, a Aix-en-Provence, ad Avignone e a Grasse.

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Sempre in Provenza, anzi in Costa Azzurra, all’estremo confine con l’Italia, a Mentone mi sono procurata il miele al limone. Mentone è rinomata per la produzione di limoni, e anzi una volta l’anno organizza la Fête des citrons, la festa dei limoni, con tanto di parata di carri allegorici realizzati tutti interamente in limoni e agrumi. Il miele ha un profumo intensissimo di limone, è di un bel giallo chiaro e può anche avere effetto balsamico su una gola arrossata. Ma soprattutto è buonissimo da solo, o su una fetta biscottata. Credetemi.

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Ci spostiamo in Toscana, e precisamente a Pescia dove, durante la Festa della Castagna, all’inizio del mese, mi sono procurata presso un banchino di apicoltori del Pistoiese un miele di castagno, per l’appunto. Buono, profumato, le api non devono aver fatto troppa strada per procurarsi la materia prima: nell’entroterra di Pistoia, nella Montagna Pistoiese, il castagno è di casa, e tantissimi sono i prodotti che derivano dal suo frutto: la farina di castagne innanzitutto, con la quale in Toscana non solo si fa il castagnaccio, ma anche i necci, buonissime crêpes (che crêpes non sono: il termine è improprio, ma è l’unico che mi consente di rendere l’idea) di farina di castagne servite arrotolate con la ricotta. E poi il miele, appunto, che al primo assaggio ti riporta direttamente nel bosco dove come una bambina felice ti sei divertita a raccogliere frutti, a svuotare i ricci e sì, anche a bucarti le dita spesso e volentieri (è andata proprio così infatti).

Sempre il banchino di apicoltori pistoiesi ci ha rifornito di miele di melata. Che non sapevo cosa fosse, e che ho scoperto essere tratto non da fiori, ma dalla linfa delle piante. Il suo colore è scuro, al primo assaggio è molto aromatico e anche se non viene direttamente dai fiori, uno che non se ne intende non nota la differenza.

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Questa al momento la scorta per superare l’inverno. Ma non è escluso che altro miele arriverà in casa ad addolcirmi le fredde giornate invernali…

E voi amate il miele come me? Quale miele preferite? Scrivetelo nei commenti!

In principio era il cantuccino…

cantuccini

Il bello (e il buono) dei dolci tradizionali è che si prestano a infinite variazioni sul tema. Prendete il panettone, con uvetta, con i canditi, senza canditi, con le gocce di cioccolato, con le mandorle e la glassa in superficie… i dolci, come tutti gli altri piatti della tradizione, possono essere variamente interpretati (vero Alice?): il gioco è conoscere i propri ingredienti, amare i sapori, sperimentare e non aver paura di proporre qualcosa di nuovo.
Così, in principio era il Biscotto di Prato, o cantuccino. Un biscotto piccolo, allungato, sottile, arricchito con le mandorle e duro al morso. Va pucciato nel vinsanto perché se ne possano cogliere tutte le sfumature di sapore e di profumo e perché la durezza scabrosa dell’impasto si sciolga in bocca.
Il biscottificio Mattei in pieno centro a Prato sforna quintali e quintali di cantuccini al giorno: e la coda è lunga, ad ogni ora, per procurarsi quelli che, almeno fuori da Prato, sono considerati i migliori cantuccini.
Tradizionali.
Mattei non è ovviamente l’unico biscottificio di Prato, in parecchi producono questi biscotti, sia semplici (si fa per dire) forni di quartiere, sia biscottifici di lunga tradizione.
Alcuni di questi produttori di cantuccini, però, oltre a produrre il biscotto classico secondo la ricetta tradizionale, si lanciano in interessanti variazioni sul tema, alcune delle quali particolarmente ben riuscite.
Premetto che questa lista che vi presento è incompleta, sicché se conoscete altri biscottifici che sfornano altre varianti del cantuccino, non esitate a segnalarmele!
Cominciamo dal forno di quartiere: si chiama Cocciardi, a Chiesanuova, e prepara un cantuccino aromatizzato all’arancia. L’aroma è molto buono e questa variante profumata va comunque d’accordo con il vinsanto. Il Biscotto mantiene la sua consistenza dura e scabra, che si ammorbidisce al contatto col dolce vino liquoroso.

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Aromatizzato all’arancia è anche un altro cantuccino, prodotto dall’Antico Forno Santi di Migliana (con una succursale a Pistoia). Il Biscotto in questione però è al cioccolato con pezzetini di arancia candita dentro, ed è morbido. Un’altra cosa rispetto al cantuccino tradizionale, di cui mantiene però la forma e la ruvidezza in superficie. Il Forno Santi produce altre variazioni sul tema: il cantuccino ai fichi secchi è una di queste: impasto bianco, questa volta, con pezzettoni di fichi secchi all’interno dell’impasto.
Un altro che mette pezzettoni nell’impasto è il forno Steno, che realizza, tra gli altri, cantuccini con pezzettoni di cioccolato fondente. Provateli e poi mi saprete dire. Il forno Steno produce anche i cantuccini al castagnaccio. Ma viene il dubbio che utilizzi la ricetta di Pane Libri e Nuvole, che vi fornisco qui.
Ma la variazione delle variazioni, l’ultimo nato in quel di Prato, è il Biscotto del Papa, realizzato appositamente per la prima volta nei giorni scorsi per celebrare la visita di Papa Francesco a Prato e Firenze del 10 novembre. Cos’ha di speciale questo cantuccino? È realizzato nei colori del Vaticano, dunque è bianco e giallo. Giallo è l’impasto, mentre bianca è la glassa di zucchero aromatizzata al vinsanto nella quale ogni biscotto è pucciato per metà, a mano, uno per uno. L’ideatore è il fornaio del biscottificio Branchetti, che con un’idea semplice ma geniale si aggiudica il premio per la fantasia e l’astuzia di questa variante. Inutile dirvi che la glassa al vinsanto è buonissima e sostituisce tranquillamente il bicchierino nel quale il biscotto classico viene solitamente pucciato. L’impasto di questo cantuccino è quasi spugnoso, comunque, sicché può assorbire anche il vinsanto vero senza sbriciolarsi.

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E ora veniamo a noi, perché è inutile parlare di dolciumi su questo blog se poi non vi dico con che té abbinarli. Ci sarà pure qualche astemio tra voi, oppure vi può capitare di avere solo dei cantuccini come biscotti da mangiare a colazione… non vorrete mica iniziare la giornata con un bicchiere di vinsanto!
E allora ho pensato per i cantuccini i seguenti abbinamenti con il té. Ditemi anche voi se vi convincono oppure no.
Dunque, è vero che il cantuccino tradizionale prende profumo dal vinsanto. Ed è vero che il cantuccino aromatizzato all’arancia è molto delicato e buono. In assenza di vinsanto, un té all’arancia, all’arancia e gelsomino o all’arancia e zenzero può far risaltare l’impasto liscio. Il cantuccino aromatizzato all’arancia, invece, si presta bene con un té al gelsomino o floreale. L’importante è che si tratti di blend delicati, si deve avvertire il profumo, non deve cambiare il sapore del biscotto.
I cantuccini al cioccolato vanno assecondati con un té al cioccolato che risalti le note del cacao senza essere preponderante. I biscotti con i pezzettoni di frutta ormai del cantuccio conservano la forma e poco più, per cui possono tranquillamente accompagnare non solo la colazione, ma anche la merenda; si adatta tranquillamente un English Breakfast o un Afternoon Tea, a seconda del momento della giornata.
I cantuccini del papa… beh, sono più problematici, perché la glassa al vinsanto va in contrasto con l’idea del té. Se proprio non potete farne a meno, anche in questo caso un té nero non aromatizzato e delicato, come un darjeeling, può fare al caso vostro, o in alternativa un oolong semifermentato.
Dopo tutte queste dritte l’abbinamento non sarà più cantucci e vinsanto, ma cantucci e té nero… già mi immagino le rivoluzioni a Prato: se lo scopre la comunità cinese, grande consumatrice di té direttamente dalla madrepatria… taaac! Scatta il business! 😜

I Provenzali bevono il té

Come sempre quando viaggio all’estero, mi piace vedere quanto il té sia diffuso nella cultura e nelle abitudini del Paese che mi ospita.

teatime Questa volta il paese ospite è la Francia, o meglio la Provenza. Girando per le vie di Aix-en-Provence in particolare, e curiosando al mercatino dell’antiquariato di Avignone, ho potuto rendermi conto che anche i Provenzali bevono il té. Un po’ come lo beviamo noi, senza una cultura secolare alle spalle; inoltre è considerato un piacere di lusso. Se non ci credete, fatevi un giro per Aix-en_provence, dove ho individuato 3 o 4 comptoirs. Uno è quello coloratissimo di Kusmi Tea, dal quale mi sono fatta tentare: arredamento bianco, perché tanto a dare colore ci sono le tante scatole di latta delle numerose varietà di té: dal nero al verde, dall’aromatizzato agli infusi… Il comptoir di Kusmi Tea offre, naturalmente tutta la gamma dei té Kusmi, compreso il sempre ottimo té nero aromatizzato Anastasia (di cui vi ho parlato qui).

comptoir anglais des thèsOltre a Kusmi, ho incontrato Hediard, una mia vecchia conoscenza in terra di Francia. Sono particolarmente affezionata a questa casa di té perché comprai tantissimi anni fa, forse addirittura 15, un té nero al lychee. Io che mi stavo appena affacciando al variegato mondo del té, decisi di fare il primo di una lunga serie di esperimenti che hanno fatto di me la curiosa bevitrice di té che sono diventata L’avevo acquistato a Montecarlo, me lo ricordo ancora. Poi l’avevo ritrovato in vendita a La Fayette a Parigi e infine lo ritrovo qui, a Aix-e-Provence.

Hediard (che in realtà non produce solo té, ma tutta una gamma di prodotti alimentari di lusso) è in vendita ad Aix in Rue d’Italie, via sulla quale si affaccia un altro comptoir de thé, per la precisione Comptoir Anglais des Thès, che però non vende un marchio specifico, ma té sfuso principalmente di importazione cinese con un bel contorno di teiere, tazze e accessori per il té tutti accuratamente selezionati. Una bella boutique, altamente specializzata, per cui emerge una clientela sicuramente selezionata e appassionata.

Anche ad Avignone, in una traversa vicino a Place de l’Horloge, dunque centralissima, mi sono imbattuta in un comptoir di té d’importazione cinese. Ma ad Avignone mi sono imbattuta anche in un mercatino dell’antiquariato dove, naturalmente, non mancavano le teiere. E allora eccone un paio qui, che non si dica che certe chicche me le tengo solo per me:

Teiera dal mercatino dell'antiquariato di Avignone

Teiera dal mercatino dell’antiquariato di Avignone

 Tra l’altro, proprio il bookshop del Palazzo dei Papi ha in vendita tutta una linea di tisane e infusi ispirati ai papi che risiedettero ad Avignone nel corso del XIV secolo. E quasi quasi mi pento di non essermene procurato uno…

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Un perfetto pomeriggio irlandese

Tante volte ho scritto qui sul blog che bere un té spesso mi permette di compiere un vero e proprio viaggio, un viaggio che solitamente mi trasporta nel luogo di origine di quel té.
Avevo già annunciato, quando Silvia del Fancyhollow mi ha regalato l’Irish Afternoon Tea quest’estate che non l’avrei bevuto subito, ma che avrei aspettato la stagione giusta.
Ahimè la stagione giusta è arrivata. Chi mi conosce lo sa che non apprezzo particolarmente l’autunno e il freddo, e che una delle poche cose che accetto di questa stagione è proprio il fatto di poter bere tutto il té caldo che mi pare.
Aggiungiamo poi che finora ha piovuto parecchio, giornate e giornate si sono succedute buie, grigie, plumbee e umide. Un clima molto nordeuropeo, anzi British, anzi Irish respiravo nell’aria. Era giunto il momento di aprire, come una scatola di cioccolatini, il mio Irish Afternoon Tea.

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Il mio Irish Afternoon Tea e la mia tazza scozzese

Ebbene, l’esperienza è stata molto positiva. Questo té ha una personalità molto forte e decisa, proprio come gli Irlandesi, che con i loro capelli rossi e le loro lentiggini, il loro sorriso beffardo e il loro sguardo sveglio raramente si fanno mettere i piedi in testa: film su film ce ne raccontano il carattere caparbio nei secoli. Ebbene, tutto ciò si traduce nell’intensità di questo té, che non è il solito té nero amaro e basta in cui spesso purtroppo ci imbattiamo. No, questo Irish Afternoon Tea è una miscela potente, diversa, piacevole!
Fuori ovviamente piove, in casa la copertina sulle ginocchia è già un piacere irrinunciabile da qualche giorno. Sorseggio il té nella mia tazza (sempre regalo di Fancyhollow) di origini scozzesi e il quadro mi sembra perfetto! image
Da un momento all’altro mi immagino che il pavimento si trasformi in un prato di quadrifogli verdi verdissimi e che da qualche parte in lontananza qualcuno cominci a suonare una cornamusa. Ancora una volta è forte il potere evocativo che può esercitare su di me una tazza di té. Basta poco per trascorrere un perfetto pomeriggio irlandese. Ancora una volta grazie ad un’amica ho potuto compiere un viaggio. Un viaggio che non mi dispiacerebbe, un giorno, poter realizzare sul serio.