Il té amarissimo che fa benissimo – Parte seconda: ecco a voi il Kuding cha

Nello scorso post vi avevo raccontato del mio incontro con un té sconosciuto, del quale ignoravo il nome, scritto sulla confezione solo a caratteri cinesi, e del quale avevo capito solo una cosa: era, è, davvero troppo amaro.

Chiudevo il post chiedendo a voi lettori se per caso conosceste questo té, se sapeste come si prepara e perché vale la pena di berlo. Non speravo di ricevere subito una risposta. E invece così è stato.

Té verde cinese a foglia lunga arrotolata. Amaro come il veleno

Ora lo so come si chiama: questo è il kuding cha, “chiodo amaro”

Se andate a vedere i commenti al post, c’è quello di Marina Pasotti, la quale non solo mi dice il nome, Kuding Cha, ma mi rivela che non è un té. La dritta è davvero insperata, e la seguo subito. Mi imbatto così in una pagina web in lingua inglese (in italiano non si trova nulla in merito, come mi conferma poi la stessa Marina) che spiega di cosa si tratta: il Ku Ding Cha è una bevanda che in Cina viene consumata comunemente, accanto al più diffuso té verde. Ma anche se viene chiamato cha, non deriva dalla camellia sinensis, ma è tratto dalle foglie di un’altra pianta, l’holly, (ilex aquifolium) che se ho capito bene è quello che da noi viene chiamato agrifoglio. La varietà specifica della pianta utilizzata è proprio Ilex kudingcha. Il nome Ku Ding si riferisce al carattere amaro (ku) dell’infusione e alla lavorazione delle foglie, essiccate e arrotolate su se stesse. In uno scambio di messaggi avuto sulla pagina fb de Il mio té, Marina mi spiega che il nome Kuding significa chiodo amaro. Come sospettavo, Marina mi conferma che bere il “chiodo amaro” apporta notevoli benefici: è altamente depurativo, attenua i bruciori di stomaco… ed è un febbrifugo. Insomma, come tutte le cose amare, fa bene. Ho chiesto a Marina come posso berlo, perché così come ho fatto finora è talmente amaro che io preferirei tenermela, la febbre! Mi spiega che il segreto è mettere in infusione una sola foglia per tazza in poca acqua molto calda, a 90°: così il té viene concentrato e lo si può diluire con acqua più fredda, cosa che oltre a stemperare il calore attenua anche l’amaro. Non solo, ma si possono fare più infusioni con una stessa foglia, così l’amaro si smorza sempre di più.

Le foglie di Kuding Cha

Meraviglia delle meraviglie! Marina mi ha raccontato tutto, mi ha spiegato tutto quello che c’è da sapere su questa bevanda. Allora una curiosità mi stuzzica: ma com’è che lei sa tutte queste cose? La risposta è semplice: Marina Pasotti ha un negozio a Casteggio, in provincia di Pavia, che si chiama Edonè l’ora del té e mi spiega: “sono 13 anni che diffondo la cultura del tè ma un pochino nell’ombra; non mi piace per carattere fare troppo rumore, un pò come il tè. Dico sempre ‘chi deve arrivare arriva, quello è il momento’.” E questo è stato il momento, per me. Marina vende nel suo negozio il Kuding Cha e ne ha sperimentato i benefici sulla propria pelle; per questo continua a venderlo e per questo, quando ha scovato il mio post si è sentita in dovere (dio gliene renda merito!) di intervenire.

Grazie mille Marina per le importanti rivelazioni! E adesso, con i suoi suggerimenti, potrò bermi in piena consapevolezza una tazza diversamente amara di Kuding Cha!

5 responses to this post.

  1. Posted by marina pasotti on 09/04/2015 at 19:35

    Grazie, bell’articolo felice d’ averti aiutato!
    un abbraccio
    Marina

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  2. Grazie a entrambe da parte mia, una scoperta davvero interessante!🙂

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  3. Grazie! Adesso so di che si tratta! L’ho preparato per la prima volta stamattina ed incuriosita dal sapore amarissimo ho cercato di che si trattasse sulla rete e…. ho scoperto il tuo blog e la pagina facebook!

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    • Grazie!
      Non credevo che questa bevanda fosse così “diffusa”, invece sto vedendo che siamo in parecchi ad averla provata a scatola chiusa e ad esserci chiesti cosa fosse solo dopo essere rimasti sconvolti dal sapore amaro! Ah, la curiosità!😀

      Rispondi

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