Bill Bryson e la storia del té

Bill Bryson, Breve storia della vita privata

Una mia collega ieri mi ha detto “sto leggendo un libro in cui raccontano la storia del té”; oggi me l’ha portato: è “Breve storia della vita privata” di Bill Bryson, autore che già conosco, per cui al vederlo mi si sono illuminati gli occhi! É infatti l’autore di “In un paese bruciato dal sole” e di “America perduta“, che ho letto per via del mio interesse per la letteratura di viaggio. Il libro in questione è anch’esso un viaggio, ma molto più ridotto: un viaggio alla scoperta della propria vecchia casa inglese, delle sue stanze, dei suoi arredi; e ogni stanza è occasione per infinite digressioni sull’origine e la storia di abitudini, oggetti, usi, consumi, del popolo inglese. In questo contesto, dunque, non poteva mancare qualche pagina sulla storia del té, o meglio del té per gli Inglesi.

Non è che nelle sue pagine si dilunghi particolarmente a descrivere l’uso o il rituale del té delle Cinque; preferisce tracciare una storia dell’importazione e dei consumi. Così ho scoperto alcune cose interessanti sulla storia del té nel mondo occidentale. Innanzitutto che la prima menzione del té nella lingua inglese si trova nel Diario di Samuel Pepys, personaggio politico dell’Inghilterra del Seicento, grande bibliofilo che redasse un diario in cui racconta pagine importanti della storia d’Inghilterra, come l’incendio di Londra del 1666. Tra le varie annotazioni riportate nel diario, Pepys il 25 settembre del 1660 scrive “E poi ordinai una tazza di tee (bevanda della Cina) che mai avevo bevuto prima“. In realtà il té era già noto in Inghilterra e anzi negli anni successivi avrebbe avuto un grande boom, racconta sempre Bryson, grazie alla Compagnia delle Indie Orientali.

Il problema del té e della sua importazione è che un bel momento, nell’Ottocento ormai, la Cina era l’unico Paese produttore ed esportatore di té e il fabbisogno dell’Inghilterra era troppo elevato per poter continuare a commerciare con un solo interlocutore che avesse l’esclusiva. L’ideale per Londra sarebbe stato introdurre la coltivazione di té in India, ma la Cina si guardava bene dal rivelare il metodo di coltivazione e soprattutto di trasformazione delle foglie di camellia sinensis in té. Per risolvere la questione, uno scozzese di nome Robert Fortune, travestitosi da nativo cinese (e poi mi dovete spiegare come fa uno scozzese, che immagino biondo con gli occhi azzurri, a farsi spuntare gli occhi a mandorla…) per ben tre anni girò la Cina per carpire i segreti della coltivazione, della raccolta e della lavorazione delle foglie e infine portò quanto aveva appreso, nonché 20mila piantine in India. Da quel momento iniziò la produzione di té indiano, e la Cina perse il primato nelle esportazioni. Gli Inglesi, ormai, il té se lo producevano in casa…

La Cina per lunghissimo tempo fu l’unico produttore ed esportatore di té al mondo.

Devo dire che questa se pur breve lettura mi ha appassionato e incuriosito. La figura di Robert Fortune, per esempio… roba da dedicargli un film(come infatti è stato fatto)! Chissà, proprio lui potrebbe essere l’ispirazione per il prossimo post! 😉

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3 responses to this post.

  1. […] e ad un avventuriero scozzese per riuscire ad impiantare una coltivazione in India come racconta Bill Bryson), questo gesto fu certo importante. Sir Grey tornato in patria commissionò alla Twinings la […]

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  2. […] In India in realtà il té arriva solo alla fine del Settecento, e per l’interessamento di Sua Maestà Britannica. La Gran Bretagna intratteneva infatti rapporti commerciali di importazione del té con la Cina, all’epoca unico Paese esportatore. Ma sull’“Isoletta” (come la chiama Bill Bryson) il consumo di té era andato aumentando vertiginosamente nell’ultimo secolo e occorreva trovare una soluzione per abbassare i prezzi della merce. L’unica soluzione era cominciare a coltivare la pianta del té. La soluzione arrivò grazie ad un avventuriero scozzese che si travestì da cinese (come fece a risultare credibile per me resta un mistero), lavorò in una piantagione in Cina, imparò le tecniche di produzione, quindi rubò quelle migliaia di piantine utili ad impiantare una coltivazione di té in India, all’epoca parte integrante dei possedimenti inglesi. Ed ecco come il té giunse in India. Questa storia la racconta Bill Bryson nel suo “Breve storia della vita privata”. […]

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  3. […] dal 1600, per essere precisi, quando fu scoperto grazie a contatti commerciali con la Cina. Come ho raccontato in questo post, per un bel po’ di tempo la Cina ebbe l’esclusiva della produzione e quindi dell’esportazione di té, poi un giorno, […]

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