Sognando l’Africa

Non so perché, ma mi hanno sempre attirato queste storie di uomini bianchi che si trasferiscono per un certo tempo, o per tutta la vita, in Africa, nella savana, in una terra isolata, infinita e selvaggia. A suo tempo lessi Verdi colline d’Africa di Hemingway, poi La mia Africa di Karen Blixen (di cui ho adorato il film, forse perché interpretato magistralmente da Meryl Streep), mentre non ho mai letto Sognavo l’Africa, di Kuki Gallmann, anche se sapevo dell’esistenza del film, Sognando l’Africa, con Kim Basinger nel ruolo della protagonista.

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Lasciando perdere il racconto di Hemingway, che riesce a rendere epico un normalissimo (si fa per dire) safari, le altre due storie hanno molti punti in comune: due donne, anche se vissute in momenti differenti del ‘900, lasciano la loro vita in Occidente per seguire l’uomo che hanno sposato e occuparsi con lui di una tenuta in Kenya. Entrambe le donne affidano ad un diario, che poi diverrà la loro autobiografia, tutte le sensazioni, le difficoltà iniziali e nel corso delle stagioni, difficoltà dovute principalmente alla natura difficile, al clima, agli animali. Nessuna delle due donne ha vita facile: nel caso della Blixen, lei è costretta a rientrare in Europa dopo molti anni; la Gallman, invece, resta laggiù, ma prima deve seppellire marito e figlio, vittime di una terra ostile.

20140819_101337_1Due donne forti e coraggiose, pronte a lasciar tutto per seguire le persone che amano in una terra ignota, pronte a buttarsi in una vita assolutamente imprevedibile, difficile, pronte a partire da zero, a inventarsi daccapo, con una forza d’animo tale da essere in grado di resistere alle prove più dure, da rialzarsi dalle disgrazie più grandi. Entrambe avrebbero potuto tranquillamente dire, una volta rimaste sole, “beh, ci siamo bell’e divertite, potremmo anche tornare alla civiltà”, e invece no, resistono, resistono fino a che non è più inevitabile, o fino alla fine. La Gallmann è ancora viva e vive ancora in Kenya. Perché, a leggere le loro pagine, una volta che si è in Africa, ci si innamora di quella terra ostile a tal punto da non volersene più staccare.

Mi piacciono questi racconti di vita, proprio perché sono storie vere. La storia della Gallmann, forse, è ancora più vicina, perché lei, a dispetto del nome, è italiana, ma soprattutto è italiano il marito, un uomo ben diverso nello spirito dall’italiano medio che abbiamo in mente: un uomo irrequieto, un avventuriero che molla tutto per andare in Africa e ricominciare da zero, un uomo che non ama trovarsi la pappa pronta, uno spirito libero e appassionato.

20140819_101358_1Perché vi ho dovuto raccontare questa storia? Perché ieri ho finalmente visto Sognando l’Africa e c’è un unico fotogramma che mi ha risvegliato un desiderio: vedere l’Africa, partire per il safari. L’avevamo progettato con Lorenzo negli scorsi anni, poi abbiamo preferito altre mete e l’abbiamo accantonato per un po’. Ma quella scena di loro, appena arrivati in jeep, che si vedono attraversare la pista da un branco di gazzelle in corsa, mi ha riacceso la voglia di farlo.

Intanto stamani, per prima cosa, mi sono preparata uno dei té che mi ha portato Lorenzo da Zanzibar (lui sì che c’è stato in Africa, anche se Zanzibar è solo un’isoletta), té che conservo in uno scatolino che è assolutamente in tema con l’Africa e con questi miei ragionamenti.

E intanto che mi bevo il mio té dall’Africa penso ad un safari che potremmo fare: un sogno, che sarebbe bello, un giorno, poter realizzare.

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