Archive for maggio 2014

Una cartolina da Londra

Silvia del Fancyhollow mi conosce bene e lo sa che basta farmi vedere una teiera per mandarmi in brodo di giuggiole. Così, quand’era a Londra in vacanza mi ha mandato un paio di foto di teiere bizzarre in situazioni bizzarre che  ho subito adorato!

Al suo ritorno le ho chiesto un guestpost proprio su queste foto che mi ha mandato, perché chi meglio di lei che le aveva viste poteva raccontarvele? E allora Silvia, da vera creativa quale è, non si è limitata a scrivere un post, ma ha direttamente realizzato una cartolina speciale da Londra. L’ha spedita a me per tutti voi, quindi ve la inoltro.

cartolina_londra

Grazie mille Silvia! Ti aspetto per la prossima tazza di té! 🙂

Pausa Caffé Festival: a Firenze vince la cultura del caffé (ma tranquilli: io preferisco il té!)

012In questi giorni si sta svolgendo a Firenze in piazza della Repubblica il Pausa Caffé Festival: una manifestazione concepita per avvicinare la gente alla cultura del caffé. Assaggi di caffé e degustazioni gratuite, dal 7 al 9 maggio 2014: eh sì, ahimè oggi chiude, ma quel poco che ho visto, sentito e assaggiato ieri mi è bastato per ritenermi soddisfatta.

Oltre a bere il té, io bevo il caffé. Tanto caffé, lo ammetto. Lo bevo la mattina presto, unico elemento della mia colazione, perché ho la psicologica convinzione che mi dia la sveglia (di fatto non lo so se è vero, perché se capita di rimettermi a letto dormo comunque); lo bevo spesso, forse troppo spesso, a lavoro: ed è un momento di convivialità cui non rinuncerei per niente al mondo; lo bevo al bar, quando mi va, più come uno sfizio che non perché ne senta davvero il bisogno.

Però, diciamoci la verità, io di caffé non so proprio niente. So solo che personalmente non sono in grado di fare un caffé con la moka che sia decente, so che le cialde Roma della Bialetti sono più forti delle cialde Napoli e quindi le preferisco, so che non mi piace il caffé troppo lungo e aborro totalmente il caffé americano. Io sono per l’espresso: rapido e indolore. Ma non so riconoscere se un caffé è buono o cattivo, a mala pena mi accorgo se è bruciato, di sicuro non so riconoscere un’arabica da un monorigine, né tantomeno capisco se mi state propinando un decaffeinato di nascosto.

014Come me sono tantissimi, anzi la stragrande maggioranza della popolazione italiana, coloro che consumano caffé senza sapere però in realtà cosa stanno bevendo. Perché nonostante l’Italia sia una nazione in cui il caffé è un’arte, non esiste una vera e propria cultura del caffé. Per cui sostanzialmente noi, io sicuramente, trangugiamo qualunque cosa ci sia in quella tazzina che ci viene servita al bar. E se non ci piace, almeno io ragiono così, forse non è perché è cattivo, ma perché sono io che non lo capisco.

Si discuteva proprio di questo ieri al Pausa Caffé Festival in Piazza della Repubblica, col responsabile dello stand del caffé Piansa, un simpatico signore con tanta voglia di raccontare e tanta passione nel farlo. Mi fa provare un caffé prodotto in una piccola fattoria in Honduras e mi dice che il caffé è come il vino (e come il té, aggiungo io): esistono degli assaggiatori che sanno riconoscere le sfumature di profumo e di aroma, il raccolto di quest’anno dà una resa diversa rispetto a quella dell’anno scorso e dell’anno prossimo, e quindi anche l’aroma, il gusto, il profumo, ne risentiranno (e anche in questo è come il té, aggiungo io).

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Gli chiedo il perché di questa manifestazione e mi dice che serve proprio per avvicinare la gente alla cultura del caffé, perché “si fa presto a dire caffé”. Al tempo stesso è un modo per incontrare i distributori, i commercianti, i baristi, e questa manifestazione, a poche settimane dal servizio televisivo di Report in cui si denunciava la pessima qualità dei caffé nei bar italiani (compresi quelli di Firenze), la trovo più che mai appropriata.

Dopo questa chiacchierata sono senz’altro più consapevole. Certo, avere la cultura del caffé è tutt’altra cosa, ma sono comunque contenta. Dal mio punto di vista, di una che cerca di fare la stessa cosa con il té, trovo molto importanti manifestazioni di questo tipo. E forse varrebbe la pena di fare qualcosa di simile anche per il té. Perché anche nel nostro campo “si fa presto a dire té”, e sono ancora tantissimi coloro che credono che il té sia semplicemente la bustina twinings e non hanno idea che esista il té nero, il té verde, il té bianco… addirittura non sanno che il té deriva da una pianta (e pazienza sapere quale)! Io sono decisamente a favore di un consumo più consapevole dei prodotti che amiamo o che consumiamo maggiormente. Imparare a conoscere questi prodotti richiede molto tempo, anni almeno nel mio caso con il té, ed è un’apprendere che non si ferma, ma è in continuo divenire e non avrà mai fine. In Italia manca una cultura del té, come dico fin dai primi post di questo blog, anche se vedo intorno a me un interesse crescente e una certa curiosità verso le infinite sfumature che un té può assumere.

Ah, intanto che ero lì a sorseggiare caffé è passato un corteo di giapponesi in kimono, per il Wa! Japan Film Festival che si sta svolgendo in questi giorni a Firenze. E mi hanno riportato sulla retta via… del té… 😉

016In bocca al lupo a chi promuove in Italia la cultura del caffé, e a chi fa lo stesso con il té. Con l’augurio che in Italia ci siano sempre più consumatori consapevoli di prodotti di qualità. Perché io di bere acqua sporca (sia in un senso che nell’altro) mi sono sinceramente stufata.

L’ispirazione per una crostata…

Lo so, non è da me. Io non ho nel DNA l’indole della pasticcera. Cucino, sì, me la cavo dignitosamente, ma ecco, se c’è una cosa che mi mette ansia è preparare i dolci. E infatti non ne cucino quasi mai. Giusto una crostata per una merenda estiva circa 6 mesi fa.  Ma poi capita l’occasione ghiotta, è il caso di dirlo, con l’ingrediente giusto in casa e l’ispirazione che bussa alla porta. E così ho deciso: farò una crostata! Crostata con marmellata di limoni (preparata e fornitami da mia sorella) decorata con le fragole.

crostata alla marmellata di limoni e fragole. Un'ottima merenda primaverile

crostata alla marmellata di limoni e fragole. Un’ottima merenda primaverile

Mentre impastavo non potevo credere di essere davvero io quella cosparsa di farina fin sopra i capelli: sia perché, appunto, stavo preparando un dolce, sia perché ho inventato io l’abbinamento marmellata di limoni, per sua natura non dolce (ma molto buona, garantisco!), e fragole, neanch’esse mai troppo dolci. Avevo paura che risultasse una crostata nel complesso un po’ troppo pungente, per cui l’ho spolverata con dello zucchero a velo.

Il risultato è stato eccellente. Certo, mi devo ancora specializzare nella preparazione della frolla, che forse mi è venuta un po’ troppo secchina (ho seguito la ricetta che mi diede a suo tempo Alice di Pane Libri e Nuvole, però non capisco perché a lei viene sempre perfetta e a me no!); comunque non mi lamento e va bene così. Fino al prossimo dolce che, conoscendomi, cucinerò tra 6 mesi…

Ma una torta non è una torta, a casa mia, se non la accompagno con un té! Anche perché altrimenti perché ne parlerei qui? Il té da qualche parte ci dev’essere per forza!

biscottini di frolla alle fragole

biscottini di frolla alle fragole

Devo dire che sono un po’ indecisa sull’abbinamento… dunque.. la crostata, pur non essendo particolarmente dolce, ha un sapore molto forte. Quindi la accompagnerei, soprattutto se la mangio a colazione, con un té nero, magari un English Breakfast che è anch’esso molto marcato, ma non ha gusti fruttati che possano stridere. Con l’English Breakfast sicuramente accompagno quei pochi biscotti che ho ottenuto con l’impasto avanzato dalla crostata e che non sono altro che una frolla con una goccia di crema di nocciole e uno spicchio di fragola.

Per il pomeriggio invece opterei per un abbinamento totalmente differente: non più il carattere deciso ma insieme neutro dell’English Breakfas, ma un qualcosa di molto leggero e lievemente fruttato, che mi assecondi il sapore della crostata senza svilirlo, ma senza perdere di personalità a sua volta. Vi accompagnerei infatti un té bianco aromatizzato alla fragola, se solo ne avessi ancora. Ma poiché non ce l’ho più, la mia scelta cade su un té verde e bianco aromatizzato all’ananas, acquistato ai Mercatini di Natale di Monaco 2013 (tra l’altro, gulp e stragulp, non ho mai dedicato un post ai miei acquisti! Aaaargh!). Si chiama, nella fattispecie, Die Acht Schätze des Shaolin. Non chiedetemi che vuol dire, sappiate solo che è molto profumato e dolce, come i té e gli infusi che piacciono tanto ai tedeschi (da quello che ho potuto imparare sui loro gusti in fatto di té). Il té risulta molto dolce, ma l’ananas di per sé è un altro frutto, come il limone e la fragola, dal sapore pungente, che pizzica la lingua. Sì, credo che come abbinamento un té leggero all’ananas sia perfetto. Ora non resta che provarlo. E mangiare la torta. 😉