Di esperimenti “egiziani” e di profumo di loto dall’Oriente

Giornata a casa. Musica di quella che mi toglie via le preoccupazioni, perché quando la ascoltavo di preoccupazioni non ce n’erano, voglia di sgombrare la mente facendo ciò che più mi aggrada e che mi prende totalmente la concentrazione. Sarebbe troppo facile pensare che mi preparo una tazza di té. E infatti non è (solo) così.

Mia suocera mi ha portato da un suo viaggio nel deserto egiziano un pacchetto di menta e un pacchetto di fileia per preparare il té alla maniera dei beduini. Se vi state chiedendo cos’è la fileia, ve lo spiego subito: è un’erba, direi, che viene sminuzzata apposta per l’infusione, e che ha un profumo molto vicino a quello della menta, tuttavia differente. In realtà volevo cercare qualche informazione su questa pianta, ma cercando su Google l’unica voce che mi viene proposta è “fileja, pasta tipica calabrese” con un certo sgomento da parte mia, che certo non mi sarei aspettata questo risultato (Google propone ricette di fileja alla ‘nduja, ai fagioli… ma non è questa la sede, eventualmente chiederò lumi alle mie conoscenze calabresi..). Altre ricerche condotte in rete sulla cerimonia del té beduino non hanno prodotto alcun risultato utile, in quanto parlano solo dell’utilizzo della menta. Dunque, niente storia della fileia-pianta per noi, mi terrò la curiosità (suppongo a questo punto che si tratti della traslitterazione di una parola araba, ma siamo nel campo delle pure ipotesi).

La fileia sminuzzata, pronta per l'infusione

La fileia sminuzzata, pronta per l’infusione

Mia suocera mi ha raccontato che nel deserto egiziano i beduini utilizzano la fileia-pianta nella seconda infusione del rito del té: la prima infusione è soltanto a base di té verde e zucchero, nella seconda si aggiunge al té verde la fileia e nella terza si aggiunge la menta.

Il mio té verde dall'Egitto

Il mio té verde dall’Egitto

Naturalmente, per quanto io, da buona collezionista, possieda tutto l’armamentario per il té alla menta, non ho certo la pazienza di prepararmelo secondo il rito beduino. Però posso fare una cosa: posso mixare la fileia, intanto, con il té verde. Detto fatto, mi sono messa a caccia di té verde nella mia dispensa. Cerca che ti cerca, l’ho trovato, ma è un po’ pochino e mi dispiace finirlo tutto per quest’esperimento: vorrei assicurarmi, cioè, di averne dell’altro in casa da destinare ad altri mix, alla stessa menta, per esempio. Il té verde che ho trovato, tra l’altro, anche se un po’ vecchiotto, arriva anch’esso dall’Egitto: mi era stato regalato anni fa da un’amica cui era stato portato in quantità troppo abbondanti per il suo fabbisogno. E figurati se avevo rifiutato un tal regalo! Abbinamento perfetto, dunque, un té verde egiziano con la fileia egiziana per riproporre il té dei beduini del deserto egiziano.

Mi sono messa dunque di buzzo buono e innanzitutto mi sono procurata un contenitore adatto al nuovo té che stava per prendere forma. Vi ho versato dentro una parte delle foglie arrotolate di té verde egiziano, poi ho cominciato il lento travaso della fileia. Lento, perché andava ripulita dai numerosi rametti e stecchini finiti all’interno del sacchetto: non è certo una raccolta industriale quella che si fa nelle oasi del deserto egiziano… Ora non resta che assaggiarlo, e lo avrei anche preparato se non fosse che la mia attenzione è stata attirata da un pacchetto della mia collezione che è da qualche anno che posseggo, ma che non avevo mai aperto fino ad ora..

Gli strumenti per il Fileia Egyptian Green Tea

Gli strumenti per il mio té Fileia Egyptian Green Tea

Sempre cercando té verde, infatti, ho trovato un meraviglioso sacchettino in carta di riso decorato con scritto “Lao Green Tea”. Carramba che sorpresa! té verde proveniente dal Laos! Questo me lo portò mia madre qualche anno fa, ed era ancora sigillato! “Vai, ho trovato altro té verde!”, ho pensato. E invece ho scoperto che non trattavasi di semplice green tea, ma di té verde al loto, come mi ha rivelato il mio naso (e il loto è inconfondibile!). Ciò mi ha fatto pensare che non ho mai parlato qui del té al loto proveniente dalla Cambogia portatomi da quel giramondo di Piumino, contenuto in un bellissimo scatolino in foglia di palma e molto profumato (e finito in men che non si dica, perché personalmente adoro il té al loto). Ho trovato subito una sistemazione ad entrambi, nella mia vetrinetta delle meraviglie. E giudicate voi se quest’angolo non è una meraviglia per gli occhi e una suggestione continua…

L'angolo "orientale" nella mia vetrinetta...

L’angolo “orientale” nella mia vetrinetta…

Ah, naturalmente mi sono preparata il “nuovo” té al loto, che nonostante gli anni ha mantenuto intatto il suo profumo intenso (nel dubbio me lo sono preparato molto carico, e ha reso piuttosto bene). Quanto al té alla fileia vi racconterò l’esperienza nel prossimo post!

One response to this post.

  1. Allora: a me hanno portato il “tè” alla menta dal Marocco, che poi si è rivelato essere solo menta (e due cucchiaiate di menta pura infuse in una tazza… non si beve, te l’assicuro). Allora ho comprato il tè verde per mischiarcelo, come fanno “loro”. Ma su questo tè verde ci sono le istruzioni, e dice che l’acqua della prima infusione va buttata dopo circa un minuto, e poi si beve la seconda infusione. A questa io aggiunto la menta. Ora, se il risultato abbia qualcosa a che fare con quello marocchino non lo so, però mi pare parecchio simile a quello beduino!😀

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