Archive for novembre 2013

Di esperimenti “egiziani” e di profumo di loto dall’Oriente

Giornata a casa. Musica di quella che mi toglie via le preoccupazioni, perché quando la ascoltavo di preoccupazioni non ce n’erano, voglia di sgombrare la mente facendo ciò che più mi aggrada e che mi prende totalmente la concentrazione. Sarebbe troppo facile pensare che mi preparo una tazza di té. E infatti non è (solo) così.

Mia suocera mi ha portato da un suo viaggio nel deserto egiziano un pacchetto di menta e un pacchetto di fileia per preparare il té alla maniera dei beduini. Se vi state chiedendo cos’è la fileia, ve lo spiego subito: è un’erba, direi, che viene sminuzzata apposta per l’infusione, e che ha un profumo molto vicino a quello della menta, tuttavia differente. In realtà volevo cercare qualche informazione su questa pianta, ma cercando su Google l’unica voce che mi viene proposta è “fileja, pasta tipica calabrese” con un certo sgomento da parte mia, che certo non mi sarei aspettata questo risultato (Google propone ricette di fileja alla ‘nduja, ai fagioli… ma non è questa la sede, eventualmente chiederò lumi alle mie conoscenze calabresi..). Altre ricerche condotte in rete sulla cerimonia del té beduino non hanno prodotto alcun risultato utile, in quanto parlano solo dell’utilizzo della menta. Dunque, niente storia della fileia-pianta per noi, mi terrò la curiosità (suppongo a questo punto che si tratti della traslitterazione di una parola araba, ma siamo nel campo delle pure ipotesi).

La fileia sminuzzata, pronta per l'infusione

La fileia sminuzzata, pronta per l’infusione

Mia suocera mi ha raccontato che nel deserto egiziano i beduini utilizzano la fileia-pianta nella seconda infusione del rito del té: la prima infusione è soltanto a base di té verde e zucchero, nella seconda si aggiunge al té verde la fileia e nella terza si aggiunge la menta.

Il mio té verde dall'Egitto

Il mio té verde dall’Egitto

Naturalmente, per quanto io, da buona collezionista, possieda tutto l’armamentario per il té alla menta, non ho certo la pazienza di prepararmelo secondo il rito beduino. Però posso fare una cosa: posso mixare la fileia, intanto, con il té verde. Detto fatto, mi sono messa a caccia di té verde nella mia dispensa. Cerca che ti cerca, l’ho trovato, ma è un po’ pochino e mi dispiace finirlo tutto per quest’esperimento: vorrei assicurarmi, cioè, di averne dell’altro in casa da destinare ad altri mix, alla stessa menta, per esempio. Il té verde che ho trovato, tra l’altro, anche se un po’ vecchiotto, arriva anch’esso dall’Egitto: mi era stato regalato anni fa da un’amica cui era stato portato in quantità troppo abbondanti per il suo fabbisogno. E figurati se avevo rifiutato un tal regalo! Abbinamento perfetto, dunque, un té verde egiziano con la fileia egiziana per riproporre il té dei beduini del deserto egiziano.

Mi sono messa dunque di buzzo buono e innanzitutto mi sono procurata un contenitore adatto al nuovo té che stava per prendere forma. Vi ho versato dentro una parte delle foglie arrotolate di té verde egiziano, poi ho cominciato il lento travaso della fileia. Lento, perché andava ripulita dai numerosi rametti e stecchini finiti all’interno del sacchetto: non è certo una raccolta industriale quella che si fa nelle oasi del deserto egiziano… Ora non resta che assaggiarlo, e lo avrei anche preparato se non fosse che la mia attenzione è stata attirata da un pacchetto della mia collezione che è da qualche anno che posseggo, ma che non avevo mai aperto fino ad ora..

Gli strumenti per il Fileia Egyptian Green Tea

Gli strumenti per il mio té Fileia Egyptian Green Tea

Sempre cercando té verde, infatti, ho trovato un meraviglioso sacchettino in carta di riso decorato con scritto “Lao Green Tea”. Carramba che sorpresa! té verde proveniente dal Laos! Questo me lo portò mia madre qualche anno fa, ed era ancora sigillato! “Vai, ho trovato altro té verde!”, ho pensato. E invece ho scoperto che non trattavasi di semplice green tea, ma di té verde al loto, come mi ha rivelato il mio naso (e il loto è inconfondibile!). Ciò mi ha fatto pensare che non ho mai parlato qui del té al loto proveniente dalla Cambogia portatomi da quel giramondo di Piumino, contenuto in un bellissimo scatolino in foglia di palma e molto profumato (e finito in men che non si dica, perché personalmente adoro il té al loto). Ho trovato subito una sistemazione ad entrambi, nella mia vetrinetta delle meraviglie. E giudicate voi se quest’angolo non è una meraviglia per gli occhi e una suggestione continua…

L'angolo "orientale" nella mia vetrinetta...

L’angolo “orientale” nella mia vetrinetta…

Ah, naturalmente mi sono preparata il “nuovo” té al loto, che nonostante gli anni ha mantenuto intatto il suo profumo intenso (nel dubbio me lo sono preparato molto carico, e ha reso piuttosto bene). Quanto al té alla fileia vi racconterò l’esperienza nel prossimo post!

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Rivedere la Cerimonia del Té

Non mi è bastato fare un corso di cerimonia del té. Non mi è bastato imparare tutti i termini degli strumenti, i vari passaggi della cerimonia, provare a preparare io stessa il té proprio secondo il Chado, rifarlo a casa, allestire anche dei set fotografici con mio marito per immortalare il momento. No. Io quando so che in giro viene fatta una cerimonia del té, devo vederla, devo andare: da vera “collezionista” appassionata della materia, non mi basta vederla una volta per dire “ok, l’ho aggiunta all’archivio delle cose fatte e viste”, no: piuttosto sono come gli appassionati d’opera lirica, che sapranno a memoria tutte le arie di un’opera, ma vanno ugualmente, anno dopo anno, a rivederla a teatro (e casomai diventano così bravi da riuscire a fare confronti, sviluppando anche uno spirito critico oltre ad appagare il loro piacere). 

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Così, quando ho saputo che al XV Festival Giapponese a Firenze indetto da Lailac ci sarebbe stata una dimostrazione di Cerimonia del té, mi sono precipitata senza por tempo in mezzo! Nella tensostruttura montata davanti alla Limonaia di Villa Strozzi che ospita il Festival, sul palco approntato per i vari eventi della manifestazione, la ragazza che ha insegnato a me la cerimonia del té questo inverno ha illustrato tutti i passaggi della cerimonia. Per l’occasione hanno fatto provare due persone del pubblico, una che preparasse e l’altra che bevesse il té, cioè l’ospite (perché anche l’ospite ha un ruolo non di poco conto nella cerimonia). Mi sono proposta per preparare il té, ma la sorte non mi ha arriso, ahimè. Questo però mi ha consentito di guardare la cerimonia con una maggiore consapevolezza questa volta rispetto alle mie esperienze precedenti: così ho sorriso vedendo le difficoltà nel piegare il fukusa, ho ricordato i movimenti del braccio per muovere l’hishaku per prendere l’acqua calda, i giri col frullino all’interno della tazza per pulirla, l’inchino degli ospiti e il dolcino zuccherosissimo con il quale si accompagna la bevuta, le operazioni di pulizia e ancora il difficoltosissimo fukusa. 

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Non so, ma vedere la cerimonia con gli occhi di chi già la conosce mi ha permesso di apprezzarla forse ancora di più: perché se finora era stata semplice curiosità quella che mi aveva spinto a guardarla (e poi a provarla), oggi c’era soprattutto il puro piacere di vederla. Proprio come quando si va a vedere per l’ennesima volta il Barbiere di Siviglia e si canticchia tra sé e sé “Sono il factotum della città della città della città!“.

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I giovedì del té. A Firenze con Tealicious

I giovedì dell’autunno fiorentino profumano di té grazie agli eventi organizzati da Tealicious, quel piccolo e grazioso negozino di té in via Romana che evidentemente è molto più di quello che sembra. E ringrazio Marcela, che mi ha avvisato degli eventi in programma: se amate il té, e siete a Firenze, davvero non potete perderli!
Il primo si tiene a Palazzo Strozzi già questo giovedì, 14 novembre, dalle 19.30 alle 22. L’evento, gratuito, all’interno dei Giovedì al Quadrato proposti da Palazzo Strozzi, è “Un té per te“: un test sulla personalità stabilirà qual è il té più adatto a te! Divertente e interessante! Peccato che non potrò esserci, ma se del caso qualcuno di voi dovesse partecipare, mi raccomando raccontatemi, che sono avida di sapere!

tealicious strozzi

Il secondo è un appuntamento che si ripete e si ripeterà tutti i giovedì dalle 16 alle 18 alla biblioteca del British Institute of Florence: ogni giovedì al British al costo di 1.50 € la tazza (quindi davvero nulla!) viene servito un té con biscottini in perfetto English Style. L’evento ha uno scopo benefico, se così si può dire, perché i fondi raccolti serviranno al restauro dei libri della biblioteca. Questo appuntamento non ho intenzione di perderlo: riuscirò ad averlo un giovedì pomeriggio libero da qui in avanti? Mi auguro di sì! E se volete venire con me non avete che da dirlo! 🙂

tealicious british

L’autunno e il freddo inverno sono più sopportabili davanti ad una tazza di té. Cara Marcela, ci vediamo presto!

Un dolce pomeriggio autunnale a New York, nel Paese delle Meraviglie

Per me New York è arancione. O meglio, per me New York in autunno è arancione. L’arancione delle zucche di Halloween, del fall foliage a Central Park, dei cupcakes più golosi, del sole basso del pomeriggio, delle luci calde di un interno…

Ero a New York la settimana scorsa, pardon, 2 settimane fa. Belìn come passa in fretta il tempo quando non vorresti… Comunque… Ero a New York negli scorsi giorni. E tra le tappe che ci eravamo prefissati con mio marito c’era una lunga passeggiata nel polmone di Manhattan, in Central Park. Volevamo cogliere il fall foliage, o almeno il suo debutto in questa stagione. E così, camminando camminando, ci siamo imbattuti nell’albero più bello che Madre Natura abbia mai creato…

Fall foliage in Central Park, NYC

Fall foliage in Central Park, NYC

In questo tripudio di arancione, di foglie che volano al minimo soffio d’aria, che si stagliano contro il cielo azzurro di una tersa (finché dura) giornata di fine ottobre, che creano un tappeto crepitante e fragilissimo sotto i nostri piedi, al freddo pungente del vento bisognerà pur opporre un qualche rimedio! E noi lo troviamo, quasi calandoci nella tana del Bianconiglio, in una piccola e accogliente sala da té. Il riferimento al Bianconiglio non è casuale. E non è casuale il fatto che io in questo viaggio abbia acquistato più cappelli del Cappellaio Matto. Perché la sala da té in questione è Alice’s Teacup, l’antro di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ti accoglie l’angolo negozio, che vende merchandising a tema Alice in Wonderland e non solo, mentre dietro si apre la sala da té. Ora, uno si potrebbe aspettare un arredamento decisamente fiabesco e insistito sul tema della favola di Lewis Carrol, e ne avrebbe anche licenza, e invece, tranne che per poche citazioni scritte in corsivo alle pareti, per qualche piccola foto appesa alle pareti e per la polvere magica con la quale viene cosparso il capo delle bimbe che si accingono a bere il loro té, non vi sono molti riferimenti alla storia che tutti noi conosciamo. Eppure, a ben guardare,  è proprio questo il Paese delle Meraviglie dove io vorrei vivere per sempre: tra cabaret incredibili di dolciumi, o anche semplici cupcakes e tartellette, le Meraviglie sono proprio i fantastici dolciumi che accompagnano il té!

Una tavolata da Alice's Teacup

Una tavolata da Alice’s Teacup

La carta dei té è abbastanza ricca. Essendo in America, per una volta che mi capita, voglio provare qualcosa di assolutamente diverso dal solito. E così sperimento il Chocolate Chai Latte, proposto come novità della stagione. E nonostante la mia avversione all’idea (ma solo all’idea) del té col latte, mi faccio tentare: il té che mi arriva è dolcissimo, torbido, per via del latte e del miele col quale è addizionato e dolcificato, mentre un intenso profumo di cannella gli dà una sua identità. Decisamente convincente. E, a dispetto dell’impressione iniziale, dissetante. Mica lo beviamo da solo, però! Lo accompagniamo con un dolcino degno del luogo e del momento: io personalmente mi faccio tentare da un cupcake alla vaniglia con copertura bella arancione di stagione! E cos’altro, sennò?

La nostra tavola imbandita! :-)

La nostra tavola imbandita! 🙂

Intorno a noi, agli altri tavoli gruppi di giovani donne festeggiano qualche ricorrenza insieme. Lo fanno con té e snack di ogni sorta, dolci e salati, per la gioia del palato, ma anche degli occhi e, senza dubbio, anche del cuore.

La nostra esperienza nel Paese delle Meraviglie è senz’altro degna del suo nome. Inutile dire che, tanto per rovinare la poesia, ho preso un fantomatico Chocolate Chai Latte anche da Starbucks, il giorno dopo. Ma l’incanto si era rotto, e mi sarei meritata che la Regina di Cuori saltasse su e urlasse contro di me “Tagliatele la testa!!!!”.

Per concludere questa dolce e un po’ arancione rassegna newyorkese, non mi resta che magnificare i favolosi cupcakes di cui mi sono ingozzata in zona Times Square, che certo sarebbero andati giù meglio se accompagnati da una bella tazza di té! Siete pronte? Siete pronti? Eccovi serviti! 🙂

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E comunque, divorare cupcakes (al plurale!) seduti sui gradini di Times Square non ha prezzo! Credetemi e, se amate il genere, concedetevelo un vizio così dolce!

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