Quando finisce la Felicità (L’ultimo cucchiaino di té)

Stamattina ho terminato uno dei té della mia dispensa. Vi chiederete: “Embeh? Vabbé condividere tutto su ‘sto blog, però mo’ si esagera!”. Forse avete ragione, ma il fatto di trovarsi davanti all’ultimo cucchiaino di té, e di conseguenza all’ultima tazza di quel té, dà a quel té un’intensità che deriva proprio dalla consapevolezza che da domani non lo potrai più bere. Se poi il té si chiama Bonheur, che in italiano significa Felicità, comprenderete anche il titolo del post (vi eravate preoccupati, eh? Eh?).

Per me utilizzare l’ultimo cucchiaino di té (ma anche l’ultima bustina…) ha un valore in più, il valore dell’unicità dell’ultima volta. La preparazione allora diventa quasi un rito, condotto con calma e attenzione, perché, essendo, l’ultima volta, voglio che sia fatta per bene. Non solo, ma anche mentre sorseggio l’ultima tazza di quel té ho tutti i sensi all’erta, perché voglio raccogliere quante più sensazioni, emozioni, profumi e sapori che si sviluppano dall’infusione. Voglio che l’ultima tazza di té sia quella che ricorderò.  Non è una tazza come le altre.

C’è anche un altro aspetto che va considerato: io ho l’animo del collezionista, ormai lo sapete, il che vuol dire che difficilmente mi stacco dalle cose che ho messo da parte. Stando a questa logica, finire un té per me è una sorta di trauma, inevitabile e necessario se voglio andare avanti, eppure in qualche (lieve) misura doloroso, perché mi costringe ad un distacco. Ebbene sì, mi dispiace finire un té: ecco, l’ho detto! E infatti ho tutta una serie di té “quasi” finiti, per i quali sto aspettando l’occasione giusta per utilizzare l’ultimo cucchiaino: ad esempio c’è quell’Earl Grey di Singapore che sta aspettando la congiunzione astrale di colazione-inverno-mal di gola per essere terminato degnamente; poi c’è tutta la serie dei té a vario titolo di Natale che aspettano, per l’appunto, Natale, per essere terminati. Ricordo lo sforzo mentale che ho fatto per bere l’ultima bustina di té oolong italiano prodotto a Sant’Andrea in Compito (LU), perché non volevo – irrazionalmente, naturalmente – finirlo troppo velocemente! Manie, lo so, eppure sono quelle manie che mi permettono di apprezzare fino in fondo le cose.

Perché l’ultima tazza di té è come l’ultima sigaretta per un condannato: te la gusti fino in fondo, e l’apprezzi, come uno dei migliori e più cari piaceri della vita. Ma se il té si chiama Felicità, nessuno mi può impedire una piccola riflessione: nella vita non dovrebbe mai esistere l’ultima tazza di felicità, sia che si sappia che è l’ultima, sia che non lo si sappia. Perché spesso quando la si ha davanti, l’ultima tazza di felicità, non si sa che è l’ultima e la si beve con leggerezza, ma, quando lo si sa, sapere di doverla bere è ancora peggio..

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