Archive for ottobre 2013

Halloween Tea Party

In genere Halloween non mi interessa, non è una festa che fa parte della mia cultura, pertanto la snobbo senza mezzi termini.

Ma quest’anno sono appena rientrata da un viaggio a New York e lì sì che Halloween è una festa sentita: tra addobbi degni di un set da film dell’orrore (qui trovate una galleria dei miei scatti in giro per la città) e mercati e negozi che vendono zucche, è impossibile restare insensibili al fascino dell’arancione in tutte le sue declinazioni. La zucca viene messa dappertutto, anche nei cupcakes, che per l’occasione vengono fatti a tema e serviti, volendo, con il té. Ma questa è un’altra storia…

Così, di ritorno da New York ho pensato bene di rendere omaggio anch’io, a mio modo, alla festa di Halloween: ho sequestrato mio marito e l’ho costretto a prestare le sue doti e le sue tecniche di fotografo alla causa. E così eccolo servito: è il mio Halloween Tea Party!

Halloween Tea Party. Photo: Lorenzo Bagnoli

Halloween Tea Party. Photo: Lorenzo Bagnoli

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Confusa in mezzo al miele…

Sono appena rientrata da una visita-lampo alla Fiera di Firenze, che si terrà per tutta la settimana alla Fortezza da Basso, ad ingresso gratuito. La Fiera di per sé non è un granché, e io che sono assidua frequentatrice di manifestazioni di questo tipo mi sono anche un po’ annoiata (forse perché ero da sola? Forse perché era davvero così scarsa? Non lo so, ci penserò). Anche la parte dedicata ai prodotti alimentari non è che sia particolarmente sviluppata: c’è un settore dedicato al cioccolato che piacerà ai più, poi per il resto ci sono i soliti (soliti per chi, ripeto, frequenta spesso questo genere di manifestazioni) banchi dalle varie regioni italiane, tra salumi, formaggi, dolciumi e altro. Unica nota positiva che ho trovato, in tutto questo, è il piccolo banchino dell’Azienda Apistica Di Mauro, che ne è arrivata da Massafra (TA) col suo bel carico di miele.

miele

Ora, chi legge questo blog sa che il miele mi piace, che durante l’inverno lo trovo un toccasana per il mal di gola e che lo ritengo l’unico eventuale dolcificante da abbinare al té. Purché gli abbinamenti siano realizzati con criterio. Poi, come sapete, a me piace sperimentare, non solo il té. Il miele più è strano, o aromatizzato, più mi garba, per dirla alla fiorentina, e se nel miele particolare di turno intravvedo la possibilità di qualche abbinamento strano con qualcuno dei miei té allora è fatta! E infatti è andata così.

Dopo aver assaggiato parecchi mieli aromatizzati, quasi simili a marmellate nel gusto (e parlo del miele al lampone, alla ciliegia, al mirtillo), mi sono fatta tentare da ben tre mieli diversi:

  • Miele al bergamotto, che ha un intenso profumo e sapore di bergamotto e che già so come impiegare: per arricchire qualche té nero acquistato nei negozi di souvenir a Londra che in genere non mi preparo mai perché sa di poco, ma che con questa soluzione potrebbe rivelare delle sorprese
  • Nocciomiel, che è un composto di miele e di pasta di nocciola, che sto sperimentando in questo momento in abbinamento con il mio té alla nocciola che, come vi dicevo nello scorso post, è tanto profumato quanto poco “saporito”. E la nocciola ora, con questa lieve aggiunta, torna a farsi sentire
  • Miele al fico d’India, infine, che è dolcissimo, e tutto sembra fuorché miele. Non credo che lo abbinerò con un té. L’ho preso, però, perché ci si sente tutta l’estate e il caldo e il sole e una dolcezza che fa venire mal di gola. E in questa giornata piovosa e solitaria ci sta proprio bene.

honey

Il mio té per l’autunno profuma di nocciola

Ho scoperto recentemente nella mia dispensa delle meraviglie una scatola di latta di té di cui non ricordavo l’esistenza: regalo di qualche tempo fa, ho ricostruito, di mia madre, giunto probabilmente in un momento in cui le mie scorte erano troppo ingenti per aprire un té nuovo. Così è rimasto lì, sigillato, in fondo al cassetto. Finché pochi giorni fa, avendo fatto spazio perché avevo finito un té, sono andata alla ricerca di qualcosa di nuovo. Ed eccolo, allora, il barattolo grigio-perla che si chiama Vento d’Autunno. Uhm.. apriamo e… meraviglia delle meraviglie! Un té alla nocciola! Dovete sapere che è da un po’ che ho voglia di assaggiare il té alla nocciola, e scoprire di averlo in casa è un po’ come quando fai ordine in una vecchia cantina  e trovi un giocattolo della tua infanzia che non ricordavi nemmeno più di avere, ma che quando lo rivedi ti trascina con tutta la sua potenza indietro nel tempo… ecco, forse è un po’ esagerato il paragone, ma insomma… ci siam capiti, no?

autumn banner

Il profumo di questo Vento d’Autunno è potentissimo, ti trascina davvero tra foglie gialle e rosse e torte di nocciole. Siamo in autunno del resto, che ci piaccia o no, e anche se questa è la stagione che mi piace di meno (perché è finita l’estate, perché giorno dopo giorno arriva il freddo sempre più freddo, perché le giornate si accorciano sempre più velocemente, perché… potrei andare avanti per ore), devo ammettere che qualche lato positivo ce l’ha, soprattutto per quanto riguarda i profumi e i sapori.

Comunque, stamattina, complice un mal di testa feroce che non mi permetteva di far nulla (e che stenta ad andar via) ho deciso di non farmi sopraffare e di coccolarmi un po’ dedicandomi, io che non la faccio mai, una bella colazione. Eccola qui:

La mia colazione autunnale col té alla nocciola

La mia colazione autunnale col té alla nocciola

Una crostatina, il té alla nocciola, un allestimento da set cinematografico perché anche l’occhio vuole la sua parte. E devo dire che sono stata bene, anche se il té è tanto profumato, ma poi in infusione perde un po’ della nocciola con mia grande delusione…

Special Guest di questo allestimento, anche se dalla foto non si vede bene, è la tazza che ho usato per il té, che ne arriva direttamente dalla Scozia, regalo di Fancyhollow particolarmente adatto per il soggetto, che vedo particolarmente di stagione. E di moda. Perché voi tutte donnine che come me guardate le vetrine di Intimissimi con le teiere, avrete anche notato che nelle vetrine dei negozi di abbigliamento per l’autunno torna lo scozzese. E io, tiè, ho la tazza alla moda! 🙂

La tazza che arriva dalla Scozia

La tazza che arriva dalla Scozia

Quando si dice che la pausa del té è qualcosa di “intimo”…

Va bene che la pausa del té è qualcosa di intimo… ma forse il senso di “intimo” questa volta è stato travisato…  o.O

Così si presenta la vetrina del negozio Intimissimi di Verona:

La vetrina di Intimissimi (Verona) con tazze e teiere

La vetrina di Intimissimi (Verona) con tazze e teiere in primo piano

Esatto: lampadari di tazze e teiere e servizi da té ai piedi dei manichini che espongono i capi di intimo della stagione autunno/inverno 2013/2014. Non è la prima volta che il té compare nelle vetrine dei negozi (due casi, l’anno scorso:  Raspini, che vi avevo mostrato qui e Falconeri, di cui avevo magnificato la vetrina qui), ma questa volta non mi sembra molto azzeccato l’abbinamento con slip e reggiseni: forse davvero per evocare il freddo e l’inverno, per suggerire qualcosa di caldo e confortante come può essere un cardigan o una vestaglia da indossare nell’intimità della propria casa mentre si legge un libro accoccolata sul divano, nell’altra mano una tazza bollente di té?

intimissimi 2

Non lo so, il dubbio che mi è venuto è che siccome è da molto ormai che ho cambiato fornitore di intimo, Intimissimi abbia voluto attirare il mio sguardo sulla sua vetrina per cercare di riconquistare una cliente. In effetti, la vetrina sembra fatta apposta per me! Che dire, il mio sguardo l’ha catturato, la mia attenzione l’ha avuta. Ma non mi ha convinto a entrare… 😉

Quando finisce la Felicità (L’ultimo cucchiaino di té)

Stamattina ho terminato uno dei té della mia dispensa. Vi chiederete: “Embeh? Vabbé condividere tutto su ‘sto blog, però mo’ si esagera!”. Forse avete ragione, ma il fatto di trovarsi davanti all’ultimo cucchiaino di té, e di conseguenza all’ultima tazza di quel té, dà a quel té un’intensità che deriva proprio dalla consapevolezza che da domani non lo potrai più bere. Se poi il té si chiama Bonheur, che in italiano significa Felicità, comprenderete anche il titolo del post (vi eravate preoccupati, eh? Eh?).

Per me utilizzare l’ultimo cucchiaino di té (ma anche l’ultima bustina…) ha un valore in più, il valore dell’unicità dell’ultima volta. La preparazione allora diventa quasi un rito, condotto con calma e attenzione, perché, essendo, l’ultima volta, voglio che sia fatta per bene. Non solo, ma anche mentre sorseggio l’ultima tazza di quel té ho tutti i sensi all’erta, perché voglio raccogliere quante più sensazioni, emozioni, profumi e sapori che si sviluppano dall’infusione. Voglio che l’ultima tazza di té sia quella che ricorderò.  Non è una tazza come le altre.

C’è anche un altro aspetto che va considerato: io ho l’animo del collezionista, ormai lo sapete, il che vuol dire che difficilmente mi stacco dalle cose che ho messo da parte. Stando a questa logica, finire un té per me è una sorta di trauma, inevitabile e necessario se voglio andare avanti, eppure in qualche (lieve) misura doloroso, perché mi costringe ad un distacco. Ebbene sì, mi dispiace finire un té: ecco, l’ho detto! E infatti ho tutta una serie di té “quasi” finiti, per i quali sto aspettando l’occasione giusta per utilizzare l’ultimo cucchiaino: ad esempio c’è quell’Earl Grey di Singapore che sta aspettando la congiunzione astrale di colazione-inverno-mal di gola per essere terminato degnamente; poi c’è tutta la serie dei té a vario titolo di Natale che aspettano, per l’appunto, Natale, per essere terminati. Ricordo lo sforzo mentale che ho fatto per bere l’ultima bustina di té oolong italiano prodotto a Sant’Andrea in Compito (LU), perché non volevo – irrazionalmente, naturalmente – finirlo troppo velocemente! Manie, lo so, eppure sono quelle manie che mi permettono di apprezzare fino in fondo le cose.

Perché l’ultima tazza di té è come l’ultima sigaretta per un condannato: te la gusti fino in fondo, e l’apprezzi, come uno dei migliori e più cari piaceri della vita. Ma se il té si chiama Felicità, nessuno mi può impedire una piccola riflessione: nella vita non dovrebbe mai esistere l’ultima tazza di felicità, sia che si sappia che è l’ultima, sia che non lo si sappia. Perché spesso quando la si ha davanti, l’ultima tazza di felicità, non si sa che è l’ultima e la si beve con leggerezza, ma, quando lo si sa, sapere di doverla bere è ancora peggio..