Archive for agosto 2013

Merenda estiva

Premessa: io non cucino mai dolci. Ci vuole troppa precisione nelle dosi, nell’impasto, nella cottura, niente dev’essere lasciato al caso, tutto deve seguire un ordine preciso, ci sono regole che vanno rispettate. Io invece sono più raffazzonata, sono più da “q.b.”, da “a occhio”, da “regolate di sale e di pepe”.

susine scosciamonacheQuesta volta però ho fatto un’eccezione: mi sono piovute in casa quintalate di scosciamonache, piccole susine che è raro trovare al supermercato, ma che abbondano sugli alberi delle campagne toscane. Le conosco da sempre, ma ho scoperto il loro nome e una ricetta per cucinarle a dovere sul blog di Pane Libri e Nuvole. Siccome ho avuto modo di assaggiare la crostata preparata direttamente dalle mani dell’autrice del blog, e pertanto di apprezzarla adeguatamente, avendo con me una tale abbondanza di materia prima sarebbe stato quantomeno inappropriato mangiarle senza fare il tentativo di cimentarmi nell’impresa della crostata. Che donna di casa sei, Marina? E così mi sono armata di tanta (buona) volontà, ho indossato il grembiule e dopo aver ridotto la cucina a un campo di battaglia infarinato ho infornato la mia torta. Che, devo ammettere, mi ha decisamente soddisfatto e ripagato dell’impresa, per me titanica. La ricetta non ve la racconto, la trovate qui spiegata e illustrata molto meglio di come posso fare io: l’unica differenza con l’originale è che io ho preferito fare la frolla tradizionale, chiedendo anche per questa, naturalmente, le dosi a Pane Libri e Nuvole.

Ottima per la merenda, per una merenda estiva, ho deciso di accompagnarla con un té freddo alla pesca bianca, estivo anch’esso. L’ho preparato aggiungendo pochissime foglie di té nero ad un’infusione molto profumata, ma altrettanto delicata, alla pesca bianca della Dallmayr (che acquistai in aeroporto a Monaco di Baviera qualche tempo fa). L’aggiunta di té nero è servita principalmente a dare colore e carattere ad una bevanda che altrimenti, bevuta accompagnando la torta, perderebbe del tutto il suo profumo proprio per confronto con la torta che invece ha un carattere molto deciso.

Insomma, la merenda estiva è pronta. E, se permettete, questa è proprio l’ora giusta per gustarla! 🙂

merenda estiva

Pensavo fosse té e invece era benzina…

Oggi mi sono imbattuta in una notizia di cronaca a dir poco bizzarra, riportata da Il Corriere del Veneto: un signore di 77 anni si è intossicato ingerendo benzina contenuta all’interno di una bottiglia di té. L’anziano prima di andare in villeggiatura aveva messo della benzina in una bottiglia vuota di té freddo. Al suo ritorno, dimenticatosi completamente di questa sua trovata, ha bevuto di gusto dalla bottiglia di té. Non è chiaro dalla breve notizia riportata dal quotidiano online se il poverino vittima di se stesso si sia accorto subito dell’errore o se solo dopo un po’ abbia avvertito che qualcosa non andava. Fatto sta che un bel momento è stato colto da malore ed è andato in ospedale, dove il fattaccio è stato svelato.

Ora, pazienza che uno non si ricordi che ha utilizzato una bottiglia di té per conservarvi della benzina, ma non te ne accorgerai nel momento in cui apri la bottiglia, che non esce profumo di té alla pesca (o al limone, o al che-ne-so), ma un pungente e riconoscibilissimo odore di benzina? E ammettendo che hai il raffreddore e non senti gli odori, possibile che al gusto non ti accorgi di nulla? Non stiamo parlando di confondere del vino rosso col succo di mirtilli, ma un té freddo con la benzina! Non voglio neanche sapere di che sa la benzina, ma intanto credo che sia piuttosto oleosa al contatto, tutt’altro che dissetante come dovrebbe essere un té, che invece è a base d’acqua.

Non so dove sia stato in villeggiatura il nostro povero amico: magari è stato suggestionato dalla visione di una stazione di servizio di questo tipo, dove potrebbe essersi fermato a far benzina: effettivamente io potrei confondermi davanti ad un siffatto benzinaio…

teapot fuel_n

Ma dopo lunga e matura riflessione rimango comunque basita: va bene che l’incidente domestico è sempre in agguato, ma questo mi sembra troppo! E non mi dite che la teina è benzina per il nostro organismo…

 Nel dubbio, avverto i miei nemici: se pensate che sia una buona soluzione avvelenarmi cercando di rifilarmi benzina facendola passare per té, io me ne accorgo, la distinguo bene! Sapevatelo!

Ah, mi sembra giusto a questo punto approfondire l’argomento Teapot Gas Station. Questa che vi mostro è la Teapot Dome Gas Station, si trova a Zillah, nello stato di Washington, USA, ed è nella lista degli U.S. National Register of Historic Places; fu costruita nel 1922 lungo quella che diventerà la US Route 12 ed è un esempio di quella che viene definita Novelty Architecture, ovvero edifici dalle forme bizzarre, che copiano e rendono in forma gigante oggetti di uso comune o animali o piante. Se si guarda questa board su Pinterest si rimane stupiti al vedere quanta fantasia possano avere gli architetti. Cosa non si fa per lasciare il segno! Alla Novelty Architecture viene attribuita, oltre alla nostra Teapot Dome Gas Station persino la Statua della Libertà! Chi l’avrebbe mai detto? E così, grazie al sacrificio del nostro amico 77enne abbiamo imparato una cosa nuova! Che esiste cioè almeno una teiera al mondo che dispensa benzina. Che non va bevuta, però!

Grazie, allora, caro amico, e rimettiti in forma presto! 🙂

Sogni in una scatola di latta

Durante il nostro viaggetto estivo in Camargue siamo stati ad Aigues Mortes. Località turistica a livelli inimmaginabili e fastidiosi, tra i vari negozi di souvenirs, ristorantini, boutiques e chi più ne ha più ne metta, ci siamo imbattuti nel punto vendita di La Cure Gourmande, negozio di dolciumi, biscotti, confetti, cioccolatini (famose le sue olive di cioccolato, per esempio) noto e diffuso in tutta la Francia: un negozio si trova a Parigi lungo la salita che porta alla teleferica per MontMartre e non credo di sbagliare nel ricordarne uno anche a Mentone. Più simile ad un gioielliere che ad una dolciumeria, visti i prezzi, La Cure Gourmande completa la sua offerta con una meravigliosa collezione di scatole di latta a tema vario. E io, ahimé, ho scoperto ultimamente di non saper resistere alle scatole di latta, con la scusa di metterci il té. Le vendono piene, oppure vuote (da riempire con i loro preziosissimi dolciumi). E io ovviamente le ho prese vuote.

la cure gourmande

Ed eccomi, in modalità bambina in un negozio di caramelle (ah, beh, più o meno…) piazzarmi davanti al bancone con tutte le scatole di latta in esposizione: sono stata mezz’ora a scegliere. Volevo prenderne una sola, ma come al solito, quando l’ardua scelta si è ristretta a 2 opzioni, il cuore non ha retto ed entrambe le scatole finaliste sono tornate in Italia con me.

la cure gourmande

Sono latte piuttosto grosse, apposta per contenere biscotti, e io che di biscotti ne mangio pochi (giusto quelli cucinati da Pane libri e nuvole) devo trovare loro un’altra funzione. Beh, la scatola quadrata è facile da occupare: ho tante di quelle bustine da té cui trovare una sistemazione, che non mi sarà difficile riempirla. E’ sull’altra scatola che ho qualche perplessità: té sfuso? Ma dovrei averne a chili! caramelle, forse? Eh, questa potrebbe essere un’idea… ho ancora le caramelle al té di Mariage Frères da finire, per esempio…

Ma ora veniamo al perché della scelta: perché proprio queste 2 scatole e non un’altra?

la cure gourmandeLa scatola quadrata è abbastanza semplice da spiegare: nel corso del nostro viaggetto in Camargue abbiamo fatto tappa al Pont du Gard, raffigurato nel centro del coperchio: una scatola che è anche un souvenir, quindi. E poi diciamocelo: lo sfondo è giallo, per cui prende 100 punti già solo per questo! Nell’immagine centrale il Pont du Gard è lo sfondo per una piacevole gita in barchetta di inizio ‘900, un’immagine bucolica e impressionista. Le altre immagini, più piccine, sulla scatola raffigurano invece alcuni borghi e paesaggi del Sud della Francia, tra cui le paludi della Camargue con i fenicotteri rosa, il castello di Avignone e le mura di Aigues Mortes.

L’altra scatola di latta a mio parere non ha bisogno di giustificazioni: semplicemente doveva venire via con me! C’è raffigurata una Parigi di inizi ‘900 sorvolata da coloratissime mongolfiere: la Tour Eiffel si staglia sullo sfondo, mentre eleganti signore Belle Epoque salutano il volo nei cieli parigini.

Cosa mi piace incredibilmente di queste scatole? Cosa mi rapisce al punto di stare interi quarti d’ora a guardarle, ad osservare i dettagli dei disegni e dei paesaggi rappresentati? Avete presente Mary Poppins, quando lei, i due bambini e Bert lo spazzacamini saltano nel dipinto per terra che Bert ha appena finito di disegnare all’ingresso del parco? Ecco, esattamente quello: la bellezza, decisamente infantile, di guardare un’immagine e sognarsi tutto un mondo dietro, o oltre, e sognare di far parte di quel mondo; potessi, salirei su una mongolfiera e sorvolerei anch’io Parigi e la Tour Eiffel, potessi, andrei anch’io in barchetta sotto il Pont du Gard. Qualcosa della bambina che è in me ogni tanto salta fuori. Ho smesso di giocare con le bambole da un bel po’ ormai. Ma smettere di sognare, mai.

la cure gourmande

Il beverone energetico per iniziare bene la giornata (ma non chiamatelo Milk Tea!)

Tutto è cominciato quando l’altro giorno mi sono imbattuta nella ricetta dello smoothie con té matcha e frutti gialli proposta da FiveOClock. Ho spedito il marito a fare la spesa e con le opportune modifiche (a me non piace la banana), la sera ci siamo preparati un bello smoothie al matcha con ananas e mela golden. Lievemente acidulo, ho pensato che l’esperimento andasse comunque riprovato. Soprattutto il mattino dopo quando, ritrovandomi a questo punto un cartone di latte da utilizzare (e io, come potete ben immaginare, quando sono a casa solitamente faccio colazione con il té), mi sono allora messa a cercare qualche soluzione che mi consentisse da un lato, per l’appunto, di consumare il latte, dall’altra di utilizzare il mio matcha che, essendo aperto ormai da un po’, ha perso il suo bel colore brillante e si è un po’ sciupato per essere preparato puro per la cerimonia del té giapponese.

Ho cominciato allora a guardare un po’ in giro su internet, cercando qualcosa che potesse mixare le due cose: già, perché non l’ho pensato prima? Il Milk Tea è la soluzione! Il Milk Tea è l’altro nome del mio bibitone preferito, il Bubble Tea, e online si trovano diverse ricette, che prevedono però tutte l’impiego delle mitiche perle di tapioca. Perle di tapioca delle quali mi trovo sinceramente sfornita. Ma non mi sono persa d’animo. Ho trovato una ricetta particolarmente semplice, l’ho privata delle perle di tapioca, l’ho semplificata ancora di più e il risultato è stato un Milk Tea – battezzato Maraina Milk Tea, così mi metto al riparo da critiche perché la ricetta non è filologicamente corretta – al matcha che mi ha piacevolmente sorpreso! L’ispirazione me l’ha data la ricetta del Matcha Almond Bubble Tea pubblicata da La Finestra sul té; io non avevo il latte di mandorle, per cui il sapore è venuto totalmente diverso, ma comunque, a mio parere, molto soddisfacente; poi non avevo le perle di tapioca e infine l’ho voluto preparare freddo e non caldo. Insomma, ho fatto una cosa completamente diversa! Ma è l’ispirazione quella che conta…

Le dosi per un bicchierone sono 180 ml di latte freddo, 50 ml di acqua, 2 cucchiaini di té matcha, un cucchiaino di miele. Passare tutto nel mixer che mescola gli ingredienti e frulla ben bene la polvere di matcha, quindi versare nel bicchierone e bere. Il colore è un verde tenue molto fresco, sormontato da una leggera schiumetta prodotta dal latte. Bellino a vedersi.

Il colore è lui, la schiuma anche. Al Maraina Milk Tea mancano solo le perle…

A breve mi attrezzerò di bicchierone/mug modello Starbucks americano, anzi, modello Bubble Tea, e l’illusione sarà completa… e poi, cosa pericolosissima, ho scoperto che vendono il preparato per Bubble Tea nei negozi alimentari asiatici, marca Xiang Piao Piao (dovesse mai interessarvi…)! E vuoi che ora non vado a fare una perlustrazione di tutti gli alimentari asiatici di Firenze a caccia di Bubble Tea? Magari trovo anche le perle di tapioca da sole in vendita, e allora sì che mi diverto! 🙂

Allora è deciso, si fa! Chi viene con me a caccia di perle? 😉

Infusione d’estate

Quest’anno va così. Ed è giusto che sia così. Fa caldo, molto caldo, talmente caldo che il ghiaccio ci mette pochissimo a sciogliersi. Talmente caldo che l’idea di bere un té può solo accompagnarsi all’aggettivo freddo. Talmente caldo che desideri qualcosa di fresco e dissetante, altrimenti piuttosto non bevi.

La scoperta, ormai un anno fa, dell’ice-brewed tea, di cui ormai non faccio altro che parlare, è stata una rivelazione! Anche se i tempi di preparazione non sono rapidissimi, e il quantitativo è legato alla quantità di ghiaccio che hai disponibile in freezer, l’ice-brewed tea risolve una serie infinita di situazioni, e si presta ad un discreto numero di esperimenti.

E poi ho lanciato una moda, con questa storia dell’ice-brewed tea. Scopro, ad esempio, che qualcuna delle mie amiche se lo prepara con la scusa di sbrinare il frigo, prima di partire per le ferie…

Ma veniamo a noi. Finora mi sono sempre fatta l’ice-brewed tea nella sua versione più semplice: il té verde sencha. Oggi ho osato. Ho preso un profumatissimo té acquistato da Tealicious a Firenze: si chiama Let it be, ed è un blend di té verde aromatizzato con fiori di camomilla e altri profumi che danno un che di dolce e stuzzicante all’intera infusione. Marcela, la ragazza che gestisce il punto vendita, mi ha assicurato che è stato studiato per dare il giusto sollievo alle fanciulle quando.. vabbé, ci siamo capite. Mi ha detto poi che è ottimo freddo e sentendo il profumo da subito non ho avuto difficoltà a crederlo. Così oggi ho fatto l’esperimento che, ve lo dico subito, è riuscito benissimo.

"Let it be" Ice

“Let it be” Ice

L’infusione è di un bel giallo colore del sole, dunque assolutamente estiva. Il profumo si riconferma nell’infusione a freddo, mentre in generale perde un pochino, e anche al sapore mantiene tutte le sensazioni che ti regala a naso. Un gran buon risultato, esperimento perfettamente riuscito con un té che si è rivelato decisamente all’altezza della situazione.

Let it be: l'infusione

Let it be: l’infusione

Un’infusione allegra anche a vedersi, con le foglioline verdi del té miste ai pois gialli di camomilla. Bello a vedersi, buono a gustarsi. Dopotutto l’estate così calda ha i suoi vantaggi… 😉