La cerimonia sul vassoio

In giapponese si chiama obon ed è il vassoio che viene utilizzato per fare la cerimonia del té senza tutti gli apparati previsti dalla cerimonia del té tradizionale. E’ una cerimonia solo in parte semplificata, perché ci sono meno strumenti e meno gesti, ma ciò non vuol dire che non richieda la stessa cura e attenzione nell’esecuzione sia da parte di chi prepara il té che da parte di chi lo riceve.

obon

Rispetto alla cerimonia tradizionale, di cui ho parlato, seppur limitatamente, in qualche post fa, nella variante col vassoio tutto si svolge intorno al vassoio, per l’appunto. Non è predisposto il bollitore, ma un contenitore con l’acqua bollente, che viene versata una prima volta per scaldare la tazza, poi per preparare il té e infine per pulire la tazza alla fine; viene portato il kensui, contenitore circolare di bambù nel quale viene svuotata l’acqua scartata, e viene portato l’obon, sul quale sono poggiati il chawan, la tazza, il nazume che contiene il té, il fukusa, che serve per pulire gli strumenti, il chakin, la garza bianca che asciuga la tazza, il chashaku, il cucchiaino di bambù col quale si versa il té in polvere nella tazza, e il chasen, il frullino per preparare il té matcha.

L'obon con gli strumenti prima dell'inizio della cerimonia del té

L’obon con gli strumenti prima dell’inizio della cerimonia del té

Appena il vassoio è posato sul posto davanti a noi, si spostano gli strumenti in modo da dare la caratteristica forma a tartaruga: così la tazza centrale è il corpo, il nazume la testa, il chakin fa da zampa sinistra anteriore e il chasen da zampa destra anteriore, mentre la zampa destra posteriore è formata dal chashaku e quella sinistra dal fukusa. La solita esigenza di ordine è alla base di questa bizzarra, ma simmetrica, disposizione degli oggetti.

Gli strumenti disposti "a tartaruga" nella cerimonia del té con l'obon

Gli strumenti disposti “a tartaruga” nella cerimonia del té con l’obon

I passaggi per la preparazione del té non sono poi molto diversi da quelli della cerimonia tradizionale: si puliscono per prima cosa gli strumenti, quindi si scalda la tazza, si prepara il té, l’ospite lo beve, quindi si puliscono gli strumenti e si conclude. Detta così sembra molto veloce e invece no, anche in questo caso ogni gesto viene compiuto con la giusta dose di solennità, in un mix di calma e di attenzione spasmodica ai dettagli.

La cerimonia del té col vassoio è la variante da esportazione, se così vogliamo definirla, della cerimonia giapponese tradizionale: mancano alcuni strumenti, come il bollitore, il mizusashi, che sarebbe il contenitore dell’acqua fredda, e l’hishaku, ovvero il mestolino di bambù col quale si prende l’acqua dal bollitore per versarla nella tazza. Nella cerimonia col vassoio al bollitore si sostituisce una teiera, pertanto l’acqua viene versata direttamente, senza passaggi intermedi. Dato che è una cerimonia più semplificata e che richiede meno strumenti, si può facilmente riprodurre (a patto, certo, di saper ricordare a memoria tutti i passaggi: e questa non è cosa da poco, anzi!) anche a casa nostra. Ah, ed essendo sul vassoio non è obbligatorio stare inginocchiati a terra… sapevatelo!

Detto questo, qualcuno vuole venire da me per una cerimonia del té fatta su misura? Sarete le mie cavie…

snoopy_chado

5 responses to this post.

  1. A pensarci bene se ci organizziamo per benino… se non è necessario inginocchiarsi per terra (che onestamente sarebbe un problema)… si fa? Daiiiiiiiiiii!!!!!!

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  2. Posted by Amalia on 20/10/2013 at 10:10

    Ciao sono Amalia ti ho scoperto il tuo blog mentre cercavo informazioni sulla cerimonia del tè. sono sempre stata appassionata della cultura e tradizione giapponese e in questo periodo ho deciso di approfondirla a partire dalla cerimonia del tè visto che il tè mi piace tantissimo. io sono di napoli è qui non è tanto facile trovare qualcuno con questa passione, qui vince il caffè!!!

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    • Eheh, me l’immagino! Poi a prescindere il caffé vince in Italia, per forza di cose!
      La cerimonia del té giapponese è un’esperienza favolosa, perché non si tratta solo di té, ma di tutta la cultura giapponese che attraverso la cerimonia si esprime. E’ come guardare la cultura giapponese attraverso una finestra piuttosto ampia, in effetti. Se riesci a trovare a Napoli qualche associazione che la fa o qualche dimostrazione ti consiglio di seguirla, perché è un’esperienza che arricchisce!

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  3. […] più che non saprei dove mettere e quando bere, ma sarei felice. E poi parteciperei ai workshop: la cerimonia del té giapponese l’ho già imparata in Italia, ma sarebbe sempre un piacevole ripasso; e poi potrei imparare a ricreare a casa il blend del […]

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