Archive for giugno 2013

Oggi un po’ di tempo lo dedico a me

Ultimamente non mi sono fermata un attimo. Tante cose da fare (fuori dall’orario di lavoro!), tante cose cui pensare, novità da imparare a gestire, e ancora ansia da prestazione per un lavoretto che sembra sia una cazzata, e lo è per gli esperti del settore, ma che in realtà per me è la prima volta che lo affronto (e non si smette mai di imparare, davvero!), in più segui 10 cose contemporaneamente, coordina 10 cose contemporaneamente, studia, manda avanti una casa cercando di non trascurare tuo marito e di non farti trascinare dagli eventi, di qualunque sorta essi siano… Sì, l’ultima settimana è stata decisamente impegnativa, l’ho patita fisicamente e anche psicologicamente, sempre sul nervosetto andante e con un più o meno latente mal di stomaco da stress che certo non ha aiutato. Non sono mai stata in casa: uscivo presto la mattina, rientravo la sera per cena, poi dopocena subito al computer per continuare quello che non avevo esaurito durante il giorno, trovando un certo compiacimento nel darmi da fare a questa maniera, io che fino a poco tempo fa puntavo ad alzarmi con calma la mattina, quando dovevo andare al lavoro al pomeriggio.

stress!

Oggi mi sono detta “basta”. Questa mattina mi sono comunque alzata presto, ma ho deciso di non correre in biblioteca subito, pronta ad affrontare un’altra giornata di studio. Andrò questo pomeriggio, con calma. E intanto, finalmente, dopo tutti questi giorni, trovo il tempo di prepararmi, del tutto in tranquillità, una tazza di té. Il tempo in effetti aiuta, visto che non fa per niente caldo e minaccia pioggia (e pioverà nel pomeriggio), per cui questa mattina, anche se sono sempre davanti al computer, una bella, calda e profumata tazza di té non me la toglie nessuno.

E guarda un po’, decido di bermela in una delle mie tazze preferite (oddìo, tutte le mie tazze sono le mie preferite, vuoi perché le ho scelte oculatamente, vuoi perché mi sono state regalate da persone d’oro, vuoi perché tutte, comunque, hanno una storia dietro…): la tazza che acquistai a New York, al bookshop del Museum of Natural History: una mug con i dinosauri che quand’è vuota e fredda mostra i dinosauri nel loro ambiente naturale e che quando è piena e calda trasforma quei dinosauri in scheletri al museo con tanto di cartellino sotto. Deformazione professionale, la mia, non potevo non amare questa tazza! In più a ottobre ritornerò a New York, quindi un omaggio stamani ci stava tutto.

E come té, per questa mattinata di ricercata tranquillità, ho scelto un té che non bevevo da tantissimo tempo, qualcosa insieme di strepitoso e pieno di ricordi, perché quando si è troppo presi dal presente è salutare cercare un po’ di conforto nel proprio passato… ho scelto allora un coloratissimo té di Fauchon, che si chiama significativamente “Bonheur“. Perché un po’ di felicità credo di essermela meritata. Come ce la meritiamo tutti, del resto.

Un salto al mercatino dell’antiquariato…

Passeggiare tra le bancarelle dei mercatini dell’antiquariato è una cosa che mi piace molto. Non è la prima volta che ne parlo, ma è la prima volta che, approfittando del fatto che vi passeggiavo da sola e senza fretta, ho fatto un bel servizio fotografico a ciò che dei mercati dell’antiquariato mi piace di più, e di fatto, uno dei motivi per cui li percorro volentieri: tazze, teiere e servizi da té. Più sono strani, bizzarri, o al contrario fini, eleganti, etnici, antichi o di design, basta che ci siano per suscitare la mia curiosità.

Il Mercatino dell'Antiquariato a Firenze

Il Mercatino dell’Antiquariato a Firenze

Il mercatino dell’antiquariato in questione è quello che si svolge ogni terzo fine settimana del mese nei giardini della Fortezza a Firenze. Il servizio fotografico risale ad un tardo pomeriggio uggioso di fine aprile…

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Mi piace pensare, forse per deformazione professionale, che ogni oggetto in vendita su quelle bancarelle abbia avuto una storia, più o meno lontana, più o meno esotica, più o meno antica. Una storia che si può cercare di indovinare, o di immaginare, o di sognare, addirittura. Chissà, magari quella teiera cinese celeste ne arriva direttamente dalla Cina, e quel servizio da té giallo a fiori colorati ornava una vetrinetta in una cucina rustica. E il bollitore in ottone magari veniva utilizzato per servire il té in giardino… Dio solo sa quante storie si nascondono dentro la pancia di una teiera…

La cerimonia sul vassoio

In giapponese si chiama obon ed è il vassoio che viene utilizzato per fare la cerimonia del té senza tutti gli apparati previsti dalla cerimonia del té tradizionale. E’ una cerimonia solo in parte semplificata, perché ci sono meno strumenti e meno gesti, ma ciò non vuol dire che non richieda la stessa cura e attenzione nell’esecuzione sia da parte di chi prepara il té che da parte di chi lo riceve.

obon

Rispetto alla cerimonia tradizionale, di cui ho parlato, seppur limitatamente, in qualche post fa, nella variante col vassoio tutto si svolge intorno al vassoio, per l’appunto. Non è predisposto il bollitore, ma un contenitore con l’acqua bollente, che viene versata una prima volta per scaldare la tazza, poi per preparare il té e infine per pulire la tazza alla fine; viene portato il kensui, contenitore circolare di bambù nel quale viene svuotata l’acqua scartata, e viene portato l’obon, sul quale sono poggiati il chawan, la tazza, il nazume che contiene il té, il fukusa, che serve per pulire gli strumenti, il chakin, la garza bianca che asciuga la tazza, il chashaku, il cucchiaino di bambù col quale si versa il té in polvere nella tazza, e il chasen, il frullino per preparare il té matcha.

L'obon con gli strumenti prima dell'inizio della cerimonia del té

L’obon con gli strumenti prima dell’inizio della cerimonia del té

Appena il vassoio è posato sul posto davanti a noi, si spostano gli strumenti in modo da dare la caratteristica forma a tartaruga: così la tazza centrale è il corpo, il nazume la testa, il chakin fa da zampa sinistra anteriore e il chasen da zampa destra anteriore, mentre la zampa destra posteriore è formata dal chashaku e quella sinistra dal fukusa. La solita esigenza di ordine è alla base di questa bizzarra, ma simmetrica, disposizione degli oggetti.

Gli strumenti disposti "a tartaruga" nella cerimonia del té con l'obon

Gli strumenti disposti “a tartaruga” nella cerimonia del té con l’obon

I passaggi per la preparazione del té non sono poi molto diversi da quelli della cerimonia tradizionale: si puliscono per prima cosa gli strumenti, quindi si scalda la tazza, si prepara il té, l’ospite lo beve, quindi si puliscono gli strumenti e si conclude. Detta così sembra molto veloce e invece no, anche in questo caso ogni gesto viene compiuto con la giusta dose di solennità, in un mix di calma e di attenzione spasmodica ai dettagli.

La cerimonia del té col vassoio è la variante da esportazione, se così vogliamo definirla, della cerimonia giapponese tradizionale: mancano alcuni strumenti, come il bollitore, il mizusashi, che sarebbe il contenitore dell’acqua fredda, e l’hishaku, ovvero il mestolino di bambù col quale si prende l’acqua dal bollitore per versarla nella tazza. Nella cerimonia col vassoio al bollitore si sostituisce una teiera, pertanto l’acqua viene versata direttamente, senza passaggi intermedi. Dato che è una cerimonia più semplificata e che richiede meno strumenti, si può facilmente riprodurre (a patto, certo, di saper ricordare a memoria tutti i passaggi: e questa non è cosa da poco, anzi!) anche a casa nostra. Ah, ed essendo sul vassoio non è obbligatorio stare inginocchiati a terra… sapevatelo!

Detto questo, qualcuno vuole venire da me per una cerimonia del té fatta su misura? Sarete le mie cavie…

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