Archive for maggio 2013

#sedicogelato per me è il gelato al té verde del Japan Village!

Con il blog di Viaggimarilore sono stata chiamata a fare da blogger al Festival del Gelato di Firenze il 18 maggio 2013. In particolare dovevo, insieme ad altre blogger, lanciare #sedicogelato, promosso da Sammontana che al Festival ha una sua postazione, il Villaggio Sammontana, nella centralissima Piazza della Repubblica: e non potrebbe essere altrimenti: la Sammontana è un’azienda italianissima, anzi toscanissima, produttrice di gelato; la sua presenza è d’obbligo!

Firenze Gelato Festival in piazza Santa Maria Novella

Firenze Gelato Festival in piazza Santa Maria Novella

Nel post apposito sul blog di Viaggimarilore ho raccontato la mia giornata a tutto gelato. Qui, dato l’argomento molto specifico del blog, vi racconto di uno degli assaggi che ho fatto. Già, perché non vi ho detto come funziona il festival del gelato: si acquista una Gelato Card e si hanno 5 assaggi di gelato. Si può scegliere in tutta libertà quali gelati assaggiare: può essere il “cantuccio” al gusto cantuccini e vinsanto, nuova creazione della Sammontana, oppure uno dei meravigliosi gusti creati da vari gelatieri d’Italia e oltre, posizionati in piazza Santa Maria Novella, oppure il gelato al té verde e riso al Japan Village in Piazza Strozzi.

E indovinate che ho fatto io?

Certo! Ho assaggiato il gelato al té verde e riso!

Il gelato al té verde e riso del Japan Village

Il gelato al té verde e riso del Japan Village

Una coppetta bianca e verde, che già solo a guardarla mette allegria. In più è stato l’ultimo dei miei assaggi, per cui gli ho riservato un’attenzione tutta particolare. Sospendo il giudizio sul gusto al riso, dolce, molto simile al Risolat come sapore, mentre il gelato al té verde mi ha molto soddisfatto.

Naturalmente il té verde in questione è matcha. Un matcha talmente abbondante che nel mangiare il gelato si sentiva la pastosità della polvere in bocca. E anche se addolcito, per forza di cose, anche dalla presenza del latte, necessario per fare il gelato, l’esperienza del gelato al matcha è stata positiva.

Certo, da una che ha appena finito un corso di cerimonia del té giapponese forse vi aspettereste peste e corna su una tale aberrazione! Ma, come probabilmente avete imparato leggendo questo post, io sono aperta ad ogni forma di sperimentazione che riguardi il té (beh, ecco, giusto l’idea del té matcha alla coca-cola continua a lasciarmi perplessa…), e poi il matcha non è diventato ormai un ingrediente usato dalla pasticceria?

Comunque, per chiudere, se vi capita di imbattervi nel gelato al té verde, assaggiatelo, e poi fatemi sapere cosa ne pensate…

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Té nero al mirto: sensazioni mediterranee

Oggi ho fatto un esperimento: ho preso del té nero in foglie e alcune foglie da una piccola piantina di mirto che, mi duole dirlo, ho acquistato neanche 2 settimane fa e dopo 5 giorni stava già seccando (mi rifiuto di credere che sia colpa mia, per quanto io non brilli quanto a pollice verde… suppongo piuttosto che abbia qualche problema di radici: l’ho acquistata ad una fiera, non mi stupirei se questa che ho preso fosse una talea mal riuscita). Siccome non ho nell’immediato la possibilità di utilizzare le foglie come profumo per qualche arrosto o qualche altro secondo di carne, motivo per il quale l’avevo inizialmente voluta acquistare, mi dispiaceva però perdere tutte queste piccole foglioline non ancora secche del tutto, ma ancora verde e profumate.

rametti di una pianta di mirto

Ecco che allora mi è venuta l’idea: questo pomeriggio mi ci preparo il té! E così ho fatto: le ho prese, sciacquate, messe in infusione nell’acqua bollente insieme ad un cucchiaino di té nero: non volevo un té forte perché volevo capire se le foglie, non più fresche, erano in grado di rilasciare il loro profumo.

Il risultato è stato un té leggero, così come leggero è il profumo di mirto, che però lascia quel lieve sentore in bocca di erba e profumi mediterranei, quelli che si respirano quando si passeggia nelle pinete lungo le coste del Tirreno (ho presenti quelle del Ponente Ligure, dove ho passato la mia infanzia, o quelle della Sardegna, dove il mirto è il re del sottobosco).

Ripeterò l’esperimento, osando un po’ di più, se la salute della pianta me lo consentirà: la prossima volta userò foglie più fresche, in quantità più abbondante, e quasi quasi sperimenterò la versione con il té verde: un’infusione ancora più leggera, per far emergere ancora meglio le sensazioni mediterranee di quest’estate che si avvicina e che, se riuscisse davvero, potrebbe davvero diventare il mio té per l’estate 2013…

Lusso ed eleganza a Palazzo Pitti

Si trattavano bene i Granduchi di Toscana. E ancora meglio si trattavano i re di Francia: quelle porcellane finissime prodotte dalla manifattura di Sèvres, ricchissime e pretenziose nelle forme e nelle decorazioni, erano certo un ulteriore elemento di lusso della corte francese, guardate con ammirazione dagli ospiti internazionali che si trovavano a passare da Versailles.

La locandina della mostra di Palazzo Pitti (Firenze)

In Italia, Toscana, Sesto Fiorentino, anzi Doccia, nel 1737 apre i battenti la manifattura Ginori. L’evento coincide temporalmente con l’insediarsi, alla guida del Granducato, di Pietro Leopoldo di Lorena, il cui governo fu improntato alla crescita imprenditoriale e tecnologica del territorio. Se si visita il Museo di Doccia si può proprio vedere, vetrina dopo vetrina, oggetto dopo oggetto, lo svilupparsi delle tecniche, delle produzioni, che vanno verso il miglioramento tecnologico e le produzioni di lusso man mano che le innovazioni tecnologiche e i contatti con i vicini francesi portano nuove conoscenze e decorazioni.

Servito da té, manifattura Dagoty, 1810. Porcellana smaltata

Servito da té, manifattura Dagoty, riassortito a Doccia, 1810. Porcellana, biscuit e pasta smaltata. Firenze, Palazzo Pitti, Museo delle Porcellane

La mostra che si può visitare ora al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti (fino al 23 giugno 2013) ci racconta proprio del periodo in cui la manifattura di Doccia viene a contatto con le manifatture di lusso francesi, soprattutto durante il periodo dell’Impero Napoleonico e soprattutto grazie all’interessamento di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone e granduchessa di Toscana fino al 1814. Costei promosse un rinnovato interesse per le arti di cui da tempo a Firenze si sentiva la mancanza (eh, i fasti della Firenze rinascimentale erano in effetti ormai solo un ricordo..). Il suo mecenatismo richiamò a Firenze scultori, pittori, musicisti, e sostenne anche le industrie artigiane toscane, incentivando la lavorazione della seta, della mobilia e, per l’appunto, della porcellana. In questo contesto la manifattura di Doccia ebbe un posto di rilievo, accogliendo importanti influssi francesi sia nella ricerca delle forme che nelle decorazioni.
In particolare, la manifattura, sotto la direzione di Carlo Leopoldo Ginori Lisci fece sue importanti innovazioni tecniche e stilistiche provenienti dalla Francia.

teiera Asselin. Manifattura di Sèvres, 1813. Donata da Napoleone a Elisa BAciocchi, Granduchessa di Toscana

In mostra si ripercorre tutta questa fase e storia della produzione di Doccia, con il costante e continuo rimando alle lussuose porcellane francesi che fecero da modello alle produzioni di lusso di Doccia.

Come sempre io mi interesso soltanto ad una tipologia di oggetti esposti a mostre di questo tipo, ovvero le teiere e i servizi da té; e c’è da dire che effettivamente in questo caso scarseggiano, ma per un motivo molto semplice: in Francia e soprattutto in Italia a inizio ‘800 il té non è una bevanda diffusa, non vi è la pratica di berlo come invece avviene nell’Inghilterra di quegli anni (e poi soprattutto più tardi, in epoca vittoriana). Questa scarsa presenza non deve quindi stupire, anzi dà modo di concentrarsi sull’osservazione degli altri oggetti, tutti assolutamente bellissimi, elaboratissimi, sia che siano di manifattura francese o italiana. E’ quasi divertente, anzi, vedere i decori sulle produzioni francesi e ritrovarli pressoché uguali su quelle italiane, oppure stupirsi di fronte alle placche e alle lastre in porcellana dipinta che riproducono dipinti famosi dell’arte italiana rinascimentale… Le forme articolatissime di alcuni vasi, poi, alcuni immensi, altri con preziosissime anse, altri ancora placcati d’oro oppure blu, altri con inserti in materiale a contrasto che non fa altro che impreziosire l’insieme, si possono considerare veri e propri oggetti di design per un mercato di élite, e che élite: quella dei regnanti d’Europa e delle loro corti. Non certo oggetti da mercatino dell’antiquariato…

Abraham Constantin (1785-1855); manifattura di Sèvres (?) Venere Da Tiziano 1821. Lastra rettangolare in porcellana dipinta; cornice dorata contemporanea di fattura fiorentina Torino, Galleria Sabauda

Abraham Constantin (1785-1855), Venere; manifattura di Sèvres (?) 
Da Tiziano,1821. Lastra rettangolare in porcellana dipinta; cornice dorata contemporanea di fattura fiorentina. Torino, Galleria Sabauda. Credits: unannoadarte.it