#invasionidigitali al Museo di Doccia

Non potevo esimermi. Le invasioni digitali, anzi #invasionidigitali hanno conquistato in meno di un mese tutta Italia, qualsiasi tipo di struttura culturale, dal museo al parco archeologico al giardino al centro storico; musei di qualsiasi categoria, poi, dall’archeologico, allo storicoartistico, al contemporaneo, allo scientifico… Ogni regione ha accolto le sue invasioni, toccando le corde giuste del cuore di ciascuno. E io da brava blogger, toscana di adozione, e amante del té, non ho potuto esimermi e ho preso la palla al balzo: e quando mi ricapita, del resto, di visitare il Museo Richard-Ginori di Doccia, a Sesto Fiorentino con una visita guidata approfondita? E così è stato, e ho aderito con entusiasmo all’iniziativa. Questo mio post è dunque sì un necessario plauso alle invasioni digitali, che hanno permesso di dare risalto ad una struttura quale il Museo di Doccia, ignota ai più, ma anche un resoconto, il mio personalissimo, sulla produzione di teiere in quel di Sesto Fiorentino, da metà del ‘700 a metà del ‘900. Altrimenti che ci sto a fare io?

Venite con me, allora, in questa invasione digitale fotografica, del Museo di Doccia. Il bottino? Le teiere e i servizi da té che il museo mostra al suo pubblico.

Teiera in porcellana. Circa 1750

Teiera in porcellana. Circa 1750

Siamo a metà circa del 1700. La neonata  manifattura di Doccia comincia i primi esperimenti con la porcellana: una porcellana bianca, semplice essenziale, come ben riassume questa teiera…

Museo di Doccia, porcellana, 1740

Museo di Doccia, porcellana, 1740

Già intorno al 1740, per rispondere alle esigenze del mercato, soprattutto di un mercato d’élite, la manifattura di Doccia si dedica all’imitazione di decori di ispirazione orientale. Questa teiera ne è un esempio…

Museo di Doccia, 1740

Museo di Doccia, 1740

Sempre intorno al 1740 avviene l’incontro con le manifatture viennesi, che ispirano agli artigiani/artisti di Doccia nuove forme e nuove decorazioni, come i paesaggi, ben evidenti su questo servizio da té…

Manifattura di Doccia, 1780-1820

Manifattura di Doccia, 1780-1820

Intorno al 1740 si diffonde presso la Manifattura di Doccia anche il decoro “a paesi”, cui col tempo si sostituiscono le vedute cittadine. Il colore predominante è il porpora, difficile da ottenere, ma proprio per questo ancora più ricercato…

Manifattura di Doccia

Manifattura di Doccia

Nello stesso periodo, rispondendo alle esigenze di mercato più disparate, la moda vuole che si colgano le ispirazioni dall’estremo oriente. Questa teiera, col suo beccuccio a forma animale e le decorazioni vegetali sulla pancia, ne è un brillante esempio, anche se, certo, le realizzazioni migliori si hanno sulle decorazioni dei piatti. La produzione, però, investe tutte le tipologie di oggetti, e testimonia della grande creatività dei maestri che lavoravano per la Manifattura di Doccia.

Manifattura di Doccia, produzione per Vittorio Emanuele II

Manifattura di Doccia, produzione per Vittorio Emanuele II

Salto in avanti di un secolo. La Manifattura di Doccia ha ormai un suo ruolo importante e riconosciuto non solo in Toscana, ma nell’Italia Unita, come produttrice di ceramiche e porcellane non solo per la tavola e per l’uso quotidiano, ma anche per oggetti d’arte, dai vasi decorativi alle sculturinte  in porcellana e alle statue di grandi dimensioni. Naturalmente Re Vittorio Emanuele II rimane estasiato dai prodotti di Doccia e durante il periodo di Firenze Capitale d’Italia commissiona alcuni servizi particolarmente preziosi, perché rivestiti in oro. D’altronde era il re, se lo poteva permettere…

Richard-Ginori, design industriale, 1954

Richard-Ginori, servizio Ulpia, 1954

Con un altro brusco salto temporale arriviamo nell’Italia post II Guerra Mondiale. Dopo il periodo di direzione artistica di Gio Ponti, coincidente con l’epoca fascista, la direzione artistica passa a Gariboldi, il quale, seguendo le logiche di mercato, apre alla produzione di forme di design industriale. Il servizio Ulpia è uno dei primi esperimenti.

Richard Ginori, servizio Colonna, 1954

Richard Ginori, servizio Colonna, 1954

Ma l’eccellenza viene raggiunta con il servizio “Colonna” nel 1954. Il perché del nome? Beh, è semplice: le componenti del servizio da té sono tutte impilate l’una sull’altra. Se non è una colonna questa…

Naturalmente il museo di Doccia è molto più ricco di quanto vi ho raccontato qui. A leggere questo post sembrerebbe un museo di teiere e invece no, è un museo dedicato ad una produzione artistica, che diviene piano piano industriale, e che è una realtà viva e vitale di Sesto Fiorentino. Dai piatti alle statue in porcellana, ai vasi dalle proporzioni monumentali e dipinti da artisti di livello, dalle forme sperimentali a quelle prese a prestito da manifatture straniere, il museo racconta un mondo che se a prima vista può sembrare noioso, in realtà è affascinante. Al museo di Doccia i piatti in cui pranziamo ogni giorno acquistano importanza, mentre scopriamo che artigianato e arte non sono mai andati così d’accordo.

Le foto che vedete in questo post sono quelle che ho pubblicato in tempo reale su instagram (account: @maraina81) durante le invasioni digitali del 24 aprile 2013,  nel corso della visita di 2 ore e 1/2 che la direttrice del museo ci ha dedicato. Questo post vuole essere un ringraziamento anche a lei, che ha dedicato preziose ore del suo lavoro a dei semplici visitatori. Semplici visitatori in grado però di poter raccontare al resto del mondo la loro esperienza.  Personalmente credo molto nel potenziale delle #invasionidigitali e nella loro forza. Mi auguro che a questa nostra invasione pacifica, ma famelica di cultura, seguirà un interesse da parte dei potenziali visitatori. E spero davvero che la nostra invasione sia stata utile.

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