Archive for febbraio 2013

Dettagli della cerimonia del té giapponese: l’uso del fukusa

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La cerimonia del té giapponese Chanoyu è la somma di tanti gesti e azioni che, presi uno per uno, sembrano e sono insignificanti, ma che tutti insieme concorrono alla perfezione dell’azione. Così ogni singolo oggetto contribuisce alla riuscita dell’intero rituale. Ogni utensile è ugualmente importante, dalla tazza/chawan, nella quale si prepara e si beve il té, al frullino/chasen per preparare il matcha, al mestolo di bambù/hishaku col quale si versa l’acqua calda nella tazza, fino al fukusa, l’umile fazzolettino quadrangolare di seta col quale si spolverano gli utensili.

Proprio il fukusa, oggetto che uno spettatore casuale di una cerimonia del té probabilmente neanche nota la prima volta che assiste ad un evento del genere, è centrale nei primi momenti della cerimonia.

Piegare il fukusa è uno dei primi movimenti che chi prepara il té deve imparare a compiere, con grazia e precisione (quanta ne può consentire un fazzoletto quadrato dalla forma non perfetta e scivoloso per via della seta). Il fazzolettino di seta va piegato, per prima cosa, a triangolo, e inserito nell’obi, la cintura del kimono, prima dell’avvio della cerimonia.

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Quando si comincia, il fazzoletto viene estratto con la mano sinistra dall’obi, quindi lasciato aprire, e piegato con una serie di movimenti che sembrano danza delle dita e dei polsi. Tutto questo serve per ridurre il fukusa alla dimensione giusta per pulire il coperchio del barattolo contenente il matcha/nazume.

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Un gesto apparentemente umilissimo e che si potrebbe tranquillamente compiere dietro le quinte di una cerimonia del té, assume invece una grazia e un’importanza tutta sua particolare: il perché si scopre subito dopo, quando viene pulito un altro strumento della cerimonia, il cucchiaino per il matcha/chashaku. Anch’esso va pulito col fukusa, che vi viene passato 3 volte, per togliere la polvere. Ogni gesto viene compiuto per conferire importanza alle singole cose, chi compie l’azione guarda con attenzione ciò che fa ed è osservato a sua volta dagli ospiti della cerimonia, primo tra tutti l’ospite d’onore. L’attenzione alle piccole umili cose, come possono essere i gesti della pulizia degli utensili è rivelatrice della grazia e dell’attenzione nel preparare il té.

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Il fukusa viene utilizzato ancora una volta prima dell’inizio della preparazione del té, e questa volta non per pulire, ma per sollevare il coperchio dal bollitore. Dopo quest’ultimo gesto, il fukusa, ripiegato, viene messo da parte, a lato di chi prepara il té, nascosto alla vista degli ospiti. E la preparazione del té può avere inizio.

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Le immagini della cerimonia del té di questo post sono tratte da http://www.guavarose.com/2012/06/chanoyu-the-way-of-tea-part-one/

Carnival tea

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…Perché anche l’occhio vuole la sua parte…

Personalmente non amo il carnevale: l’idea di travestirsi non mi ha mai fatto impazzire (tranne in quei casi in cui i miei travestimenti riuscirono talmente bene da rimanere negli annali, come quando mi travestii da astronauta usando una tuta da sci e il casco da motorino, oppure quando mi travestii da ballerina di tango…); mi piacciono però le feste tradizionalmente legate al Carnevale: per esempio seguo ciò che accade a Venezia, anche se non sono mai andata a vederlo dal vivo, perché ciò che mi piace sono i colori, più ancora che la bellezza di certe maschere. Colori… colori… come i coriandoli, che per me riassumono il senso della festa: migliaia di pagliuzze colorate che rimangono nell’aria e per le strade per le settimane a venire. Colori… colori… come i colori di certi té aromatizzati che ho in dispensa, e che per l’occasione mi sono andata a riguardare perché, come dicevo in apertura, anche l’occhio vuole la sua parte e i té aromatizzati sono belli oltre che profumatissimi.

Così, per festeggiare anche io a mio modo questo carnevale, invece che travestirmi da bustina di té come fa qualcuno che ho scovato online, ho preferito tirare la mia manata di coriandoli colorati prendendo 3 tra i miei té neri aromatizzati più vivaci e colorati:

Il mio té di Carnevale: Panettone by Stregaté, Té da Mille e una Notte from Dubai e Bonheur by Fauchon

Il mio té di Carnevale: Panettone by Stregaté, Té da Mille e una Notte from Dubai e Bonheur by Fauchon

Un té nero di Stregaté (si chiama Panettone, ma va bene per tutto il periodo invernale) aromatizzato con cardamomo, arancia, cannella e petali di rosa; il té Bonheur di Fauchon, di cui ho già parlato qui; il té dal Souk delle Spezie di Dubai, del quale vi ho già narrato le meraviglie. Meraviglie che non sono solo di profumi e sapori, ma anche di colori…

Da qui a martedì grasso ho tutto il tempo di prepararmeli tutti e tre, festeggiando nel modo che più mi si addice il Carnevale: con una tazza di té!

carnevale venezia

PS: però prima o poi il costume da bustina di té me lo devo fare… 🙂

Il servizio da té di Massimo d’Azeglio

Lo direste mai che un servizio in porcellana può valere 80.000 €?

Beh, se il servizio è costituito da 43 elementi, è un servizio da té, caffé e cioccolata, è una manifattura di Meissen del 1730 e soprattutto è appartenuta a Massimo d’Azeglio, forse effettivamente il valore può essere elevato.

Riporto la descrizione del servizio a cura di Palazzo Madama:

Il servizio comprende 43 elementi:
1   caffettiera con coperchio
1   teiera con coperchio
1   bricco per il latte caldo con coperchio
1   portatè
1   zuccheriera con coperchio
1   tazza per gli avanzi del tè e del caffè
1   vassoio pentagonale per i cucchiaini
6   tazze da cioccolata, 12 tazze da tè e da caffè, 18 piattini

Ogni elemento è dipinto con lo stemma Taparelli (partito, controfasciato di rosso e di oro) entro una cartella dorata, sormontata da una corona e affiancata da rami fogliati. La decorazione riprende le porcellane giapponesi in stile Kakiemon con “fiori indiani” sparsi e bordi dorati arricchiti con palmette e girali in blu, rosso e oro. Le forme sono quelle in uso a Meissen tra il 1725 e il 1740. Sono da notare il manico a J della teiera e della caffettiera, e le tazze da cioccolata con un solo manico.

Il servizio fu realizzato per il Conte Pietro Roberto Taparelli quando egli era militare di carriera e poi ministro del governo di Sassonia. Tutti i pezzi recano infatti lo stemma di famiglia Taparelli, insieme a delicate fantasie floreali. Anni dopo la morte del conte, il servizio giunse a Torino, dove fu conservato nel bel palazzo di Casa Taparelli-D’Azeglio. Massimo D’Azeglio, che oltre ad essere protagonista politico degli anni del Risorgimento Italiano, nonché scrittore, si dedicò anche alla pittura, dipinse in una sua natura morta una delle tazze facenti parte del servizio. E’ da questo quadro che parte la caccia  alla tazzina. Nel 2011 dopo molto cercare, viene individuato non solo il singolo oggetto, ma l’intero servizio di 43 pezzi, miracolosamente integro e disponibile per l’acquisto al prezzo di 66mila sterline (circa 80mila euro). Nel 1903 infatti il servizio fu venduto e se ne persero le tracce fino al 2003 quando ricomparve sul mercato antiquario. Si poneva perciò il problema di riportarlo a casa.

Massimo D’Azeglio, Natura morta con fiori e oggetti, 1843; GAM, Torino

Il prezzo stimato per l’acquisto del favoloso servizio è, dunque, di 80.000 €. Il museo ha già messo da parte una cifra considerevole, ma non basta, e ha tempo solo fino al 31 marzo 2013 per raccogliere la cifra che serve.

L’iniziativa che il Museo di Palazzo Madama ha messo in moto è semplice ma geniale e coinvolgente: si chiama crowdfunding, termine inglese che indica una raccolta fondi pubblica per la quale si chiama a partecipare tutta la comunità che viene coinvolta e invitata a sostenere economicamente una spesa, un acquisto o un finanziamento. Nel caso di Torino, il Museo di Palazzo Madama vuole acquistare un lotto di oggetti significativo per il personaggio che l’ha posseduto, Massimo D’Azeglio, appunto, personaggio storico fondamentale per la storia dell’unificazione d’Italia. E’ la prima volta che in Italia si fa un’operazione di questo tipo, si scommette sulla generosità e sensibilità dei cittadini. La sfida è ancora più difficile, dato il momento di crisi, ma la speranza è ovviamente quella di riuscire nell’impresa.

La teiera del Servizio D'Azeglio

La teiera del Servizio D’Azeglio

Casi di crowdsfunding nel mondo della cultura e dei musei non ne mancano: un esempio è il Louvre, che con l’operazione Tous Mécenès (tutti Mecenati) coinvolge il pubblico nell’acquisto di opere che al contempo arricchiscono la collezione museale e fanno sì che quelle opere non finiscano sul mercato antiquario rischiando di far perdere le tracce di sé.

L’invito è quello di contribuire anche noi, nel nostro piccolo, all’acquisto del prezioso servizio. Sul sito web di Palazzo Madama è possibile donare anche solo 2 €. A me francamente non dispiacerebbe andare un giorno a Torino a visitare Palazzo Madama e, fermandomi davanti al servizio di D’Azeglio, poter dire “Questo è anche un po’ mio“…