Archive for gennaio 2013

Il saluto a Rykiu

Ho iniziato a fare un corso di cerimonia del tè. Lo faccio a Firenze, al Lailac, l’associazione Culturale Giapponese che cura una serie di manifestazioni di cui ho parlato qui in varie occasioni (Natsu Matsuri, i tamburi Taiko…). È da qualche anno che faccio la corte al corso di cerimonia del té, e quest’anno, 2013, le congiunzioni astrali hanno fatto sì che io riuscissi finalmente a iscrivermi. Ho assistito alla prima lezione mercoledì scorso. È un’esperienza interessante, che mi piacerà raccontare qui. Questo è il primo post che dedico all’argomento, pertanto l’ho intitolato con uno dei gesti rituali della cerimonia: il saluto a Rykiu, Sen Rykiu, colui che canonizzò la cerimonia del tè giapponese riportando lo spirito del tè ad un’essenzialità e una semplicità che si era persa nonostante la filosofia zen imperante nel Giappone del XVI secolo. A lui, dunque, si deve il canone del Chado, la via del tè, che viene praticata tuttora in Giappone.

Una stampa giapponese con una bella rappresentazione di una cerimonia del té

Il saluto a Rykiu si compie durante la cerimonia del tè, ed è l’omaggio che maestro del tè e invitati seduti sul tatami rivolgono a colui che per la prima e unica volta fissò le azioni, i movimenti, gli oggetti, tutto ciò che avviene durante il chanoyu. Senza il quale, probabilmente non esisterebbe più nulla di tutto ciò.

La cerimonia del tè, chanoyu, si svolge nella stanza del tè, una camera spoglia col pavimento coperto dal tatami. In fondo alla stanza bolle l’acqua e accanto, su un basso tavolino sta il tokonoma, un fiore o un’opera d’arte, realizzato o posizionato lì per deliziare la vista e lo spirito dell’ospite d’onore della cerimonia.

Ogni cerimonia del tè che si rispetti ha un ospite d’onore. A lui vanno le maggiori attenzioni, lui entra per primo, beve per primo, a lui spetta l’omaggio da parte degli altri invitati, che hanno l’onore di poter bere il tè con lui, a lui spetta di decidere quando la cerimonia del tè può avere termine.

Cerimonia del té, photo by Eliza R. Scidmore, National Geographic Archive

La prima lezione di corso è stata… curiosa: curiosa perché io ero curiosa e guardavo tutto con gli occhi aperti il doppio, con i sensi tutti tesi a cercare di carpire e capire quanto più possibile. Improvvisamente, infatti, sono stata sbalzata in un mondo totalmente nuovo, del quale poco conosco, eccetto quello che ho letto ne “Lo zen e la cerimonia del tè” di Kakuzo Okakura; un mondo fatto di cerimoniale, di cura e attenzione alle piccole, minuscole cose, attenzione che da fuori potrebbe sembrare maniacale ai gesti, gestualità che ha dell’artefatto e del sacro, forse: il tutto è un inno alla semplicità, ma quanto sono complicate agli occhi degli occidentali queste cose semplici!

Nella prima lezione abbiamo imparato ad essere ospiti, quindi a bere il tè. A bere il tè son buoni tutti, si potrebbe pensare, e invece no, perché anche per bere il tè ci sono regole da seguire, movimenti da compiere e pose da assumere.

una cartolina del 1931 raffigurante la cerimonia del té giapponese

una cartolina del 1931 raffigurante la cerimonia del té giapponese

Incredibile quante cose ci siano da imparare: a camminare innanzitutto, e a stare seduti. A stare seduti a lungo. Perché sul tatami si sta seduti, o meglio, inginocchiati per tutto il tempo della cerimonia. E noi occidentali abituati alle sedie e non a stare in ginocchio per ore, per quanti sforzi possiamo fare non resistiamo più di tanto: si comincia con un formicolio che diventa poi indolenzimento e infine dolore che distrae. E questo non deve accadere.

Da imparare ci sono anche alcune parole, i nomi giapponesi degli oggetti che vengono coinvolti nella cerimonia del tè, dal fukusa, che è il tovagliolo di seta non perfettamente quadrato che ogni maestro possiede, al chawan, che è la tazza in ceramica. La tazza ha sempre un decoro che ne identifica un “davanti” rispetto a un “dietro”: e la posizione del decoro è importante nel corso della cerimonia.

Chawan, chasen e nazuma, il contenitore del té matcha

Quando l’ospite entra nella stanza del tè per prima cosa deve rendere omaggio al tokonoma, poi prendere posto. L’ospite d’onore entra per primo, a seguire, in ordine di importanza, gli altri ospiti, che si vanno a mettere accanto. L’ospite d’onore beve per primo, per lui è preparata la prima tazza di tè. Chi viene dopo di lui, e dopo di lui berrà il tè, ha l’obbligo di rendergli omaggio, ringraziando per la possibilità di poter prendere il tè con lui, e all’ospite che viene dopo, scusandosi se beve il tè prima. Poi rivolge al maestro del tè la sua approvazione per la bevanda appena ricevuta.

Viene preparata una tazza di tè per volta, e mentre il maestro prepara, agitando nella tazza il chasen, il frustino di bambù che mescola la polvere di matcha all’acqua, l’invitato di turno mangia uno zuccherino o un dolcino, per compensare l’amaro del matcha. L’invitato riceve poi il suo tè, gira la tazza in modo da non bere sul lato “nobile”, quindi restituisce la tazza al maestro, che la pulisce e la riutilizza per servire il tè al prossimo invitato.

gli oggetti principali del chanoyu: la tazza chawan con il té matcha, il frustino in bambù chasen e il dolcetto per gli ospiti

Una cerimonia del tè, che si caratterizza per la calma e la lentezza dei suoi gesti, può durare anche ore. Ma quando l’ospite d’onore decide che ha bevuto abbastanza, allora il maestro ripone i suoi oggetti e conclude la cerimonia. Anche nell’uscire dalla stanza del tè si segue una regola: sempre per primo l’ospite d’onore, e a seguire gli altri invitati in ordine di importanza.

Non è facile ricordare tutti i gesti: sono tanti, minimi dettagli che contribuiscono a rendere speciale un evento del genere. Per riuscire al meglio bisogna calarsi nella parte (dando retta il meno possibile alle gambe doloranti), riuscire a pensare solo a quello che si sta facendo, ma nel più naturale dei modi: questo sarebbe lo spirito per partecipare ad una cerimonia del tè, che sempre più si connota come occasione per lasciare fuori dalla porta le preoccupazioni, gli affanni, le corse, la fretta che governa la nostra vita quotidiana, lasciandosi trasportare dalla calma, dall’attenzione ai singoli piccoli gesti che regolano la via del tè.

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Una cartolina da San Marino

Personalmente, ho sempre adorato le cartoline, sia spedirle che riceverle: del riceverle mi ha sempre fatto piacere pensare che chi me le invia lo fa perché ha speso un preciso pensiero su di me, come a dire “sono in viaggio e penso a te“. Ormai non vanno più di moda, le cartoline, soprattutto cartacee, e a mio parere è un peccato, perché sono un segno tangibile del fatto che chi ha avuto l’opportunità di partire non ha dimenticato chi invece è rimasto a casa.

Divagazioni pseudofilosofiche a parte, non dico niente di nuovo ammettendo che le cartoline cartacee, quelle che si spediscono nella buca delle lettere costringendo il viaggiatore/vacanziero di turno a una caccia al tesoro faticosa alla ricerca del francobollo, sono ormai passate di moda. Completamente eliminate, nella maggior parte dei casi, o sostituite dai potenti mezzi messi a disposizione della moderna tecnologia: una foto inviata dal proprio smartphone o tablet perennemente connesso a internet può tranquillamente sostituire la buona vecchia cartolina cartacea, e la reazione, da parte di chi riceve, è certamente la stessa.

Personalmente, mi piace ricevere una cartolina – cartacea o virtuale non fa differenza – per 3 motivi: innanzitutto per il riceverla in sé, che è sempre una sorpresa e una gioia, soprattutto se inaspettata; quindi per il soggetto della cartolina, che spesso è il motivo per cui è stata inviata; infine, cosa più importante, per la persona che  l’ha inviata. In realtà nella ricezione di una cartolina credo che la cosa più importante sia proprio il mittente e il rapporto che esiste tra  mittente e destinatario.

Tutto questo per dire che ieri ho ricevuto una cartolina su whatsapp. A mandarmela una cara collega in dolce attesa che non vedo da qualche tempo e con la quale mi sento saltuariamente. Ecco cosa mi scrive:

Mi sei venuta in mente! Saluti da San Marino!

teiere san marino

Ed ecco la cartolina da San Marino, che non poteva essere più gradita: la vetrina di un negozio che vende teiere di produzione inglese favolose per la fantasia e i soggetti rappresentati. Non è bellissima, ad esempio, quella a forma di cuccia del cane, oppure quella a forma di macchina per il caffé? Adorabili!

Divertente che lei abbia pensato a me nel passare davanti a un negozio di teiere. Bello che abbia voluto condividere con me quest’immagine. Bello che, così inaspettatamente, abbia pensato che a me avrebbe fatto piacere ricevere questa che è una vera e propria cartolina. Lei l’ha fatto con semplicità e spontaneità; quanto a me, per quel che mi riguarda è stato un gesto che mi ha regalato un sorriso e un piacere immenso. Rivela un’attenzione alla persona non da poco. Non è così scontato, dopotutto.

E allora grazie, mia cara collega, grazie di cuore. Questa tazza di té è per te!

A special Gift from London

Nello scorso post vi preannunciavo un articolo dedicato interamente ad un regalo speciale che mi è stato recapitato da Londra al ritorno dalle feste natalizie: uno splendido tea caddy contenente una confezione di Twinings Winter Edition Mulled Spiced Tea in bustina. Una chicca da collezionisti che in Italia col piffero che arriva!

La confezione è elegantissima: in latta, nera, con una splendida figura femminile in abito rosso che interpreta il calore del fuoco di camino e del Natale. Il té è un assam arricchito con le “christmas spices“, così le definisce direttamente la Twinings, e dunque cannella e un tocco d’arancia, com’è nella classica tradizione dei té di Natale. Il profumo è intenso, la bevanda è un té nero twinings aromatizzato di qualità. Un té che, grazie anche alla sua bustina e alla sua confezione, ricrea molto quell’atmosfera invernale da lady inglese che legge un libro davanti al fuoco del camino…

Twinings Mulled Spiced Tea - confezione regalo edizione speciale UK

Twinings Mulled Spiced Tea – confezione regalo edizione speciale UK

Facendo ricerche qua e là, ho scoperto che la Twinings ha dedicato una collezione, se così la si può chiamare, o meglio una linea, dedicata ai “floral teas“, ovvero Rose Garden, Lavender Earl Grey, Blossom Earl Grey, Jasmine Earl Grey, caratterizzata dal tea caddy con figure femminili in eleganti abiti che richiamano i fiori coinvolti nei vari té. Anche questa linea in Italia credo che non la vedremo neanche col binocolo!

Floral Tea Twinings Limited Edition

Approfitto di questo spazio per ringraziare pubblicamente la mia amica la quale ha decisamente colpito nel segno portandomi un té e una confezione di prestigio, un’altra che da ora in avanti farà bella mostra di sé sulla mensola della mia cucina!

Babbo Natale è stato generoso con té?

Natale è passato, le feste si sono concluse così come la pausa che ho fatto dal blog. Mi pare giusto riprendere l’attività in concomitanza con il rientro al lavoro perché, se non c’è nulla da cui staccare, che pausa del té si fa? 😉

Stupidaggini a parte, è giunto il momento di presentarvi i nuovi arrivi natalizi che vanno ad arricchire la mia collezione di té, annessi e connessi. Come ho già detto altre volte, è molto facile regalarmi qualcosa: basta buttarsi sul té, accessori e derivati. Babbo Natale quest’anno è stato generoso… ecco qui cosa mi ha fatto recapitare sotto l’albero:

il mio té

In questa composizione ho raccolto la mia nuova tazza, per amanti dei viaggi, dedicata a Roma: me l’ha regalata un’amica di Roma che ha saputo raccogliere in un semplice oggetto 3 elementi importanti: l’oggetto stesso, la tazza, perché conosce – ed ha provato sulla sua pelle – la mia passione per il té; Roma, città che frequento per studio, dove dunque ci siamo conosciute e dove, mi augura, io possa tornare spesso; Piazza di Spagna, un dettaglio della tazza, dove si trova la Sala da té Babington’s, che lei mi ha fatto scoprire in un pomeriggio autunnale ozioso di pioggia. Appeso alla tazza c’è un bizzarro portabustine molto invernale, a forma di renna: questo me lo sono regalata da sola, per la verità, ma siccome l’ho acquistato il 23 dicembre a Bologna, ha tutto l’aspetto del regalo di Natale! Dentro il bizzarro poggiabustina è già depositata a scolare una bustina a prima vista anonima, ma che è un gradito regalo di Fancyhollow! Se leggete il suo blog sapete di che si tratta: una christmas teabox homemade, mentre alla bustina di té è attaccato un prezioso ciondolo in fimo.

Da Londra mi è arrivata invece una preziosa scatola di té Twinings Special Edition Mulled Spiced Tea, sulla quale però non mi dilungo ora, perché intendo dedicarle più spazio in un post apposito. Qui mi limito a dire, e sicuramente Piumino sarà d’accordo con me, che Stano Breja secondo me non ce l’ha!

Twinings Mulled SPiced Tea - confezione regalo edizione speciale UK

Twinings Mulled SPiced Tea – confezione regalo edizione speciale UK

Infine va detto che anche io ho fatto la mia piccola piccolissima parte, che se volete può diventare una semplicissima idea regalo per un pensierino poco impegnativo. Ingredienti: una bustina da té in mussolina piuttosto grossa (io me le sono procurate da Mariage Frères, ma simili le vendono tutti i negozi di té di un certo livello), un té sfuso (io ho scelto un profumato té alla violetta) e una molletta chiudipacco a tema natalizio (io le ho comprate, ma Fancyhollow qui vi spiega come farvele da sole).

Insomma, il Natale ha portato un sacco di novità nella mia collezione. L’anno nuovo inizia sotto i migliori auspici!