(Ri)scoperte archeologiche

Non torno nella mia casa natale molto spesso ultimamente. Ma anche qui quando torno, se la stagione lo consente, voglio prepararmi una tazza di té. Per ogni luogo in cui ho vissuto e vivo ho costruito i miei riti, fatti di oggetti, principalmente, di quel pentolino e non un altro per portare a ebollizione l’acqua, di quel fornello e non un altro, su cui porre il pentolino, di quel dosatore per il té e non un altro per mettere in infusione, di quella tazza e non un’altra (nonostante anche qui ne abbia una discreta quantità, tutte decisamente vintage, ormai) per bere. E anche qui, come in tutti i luoghi in cui ho vissuto e vivo è centrale il momento della scelta del té. Qui per la verità di té ce n’è rimasto ben poco (non è vecchio, eh? E’ che lo bevevo solo io in famiglia ormai!), mentre sono rimaste alcune scatolette per il té che mi sono sfuggite quando ho traslocato.

E oggi, rovistando nello scomparto della dispensa dove solitamente tenevo il té a suo tempo, ho riscoperto qualcosa che avevo dimenticato: una confezione di 3 scatolette di latta per il té della Whittard, Traditional Leaf Tea Collection che inizialmente contenevano English Breakfast, Caylon e Assam Tea. Di colpo sono riaffiorati come una schioppettata i ricordi: ma sì, certo! Me le aveva portate da Londra una cara amica dell’Università, oggi mamma di una bellissima bimba, nei primi primissimi anni in cui mi era scoppiata la passione. Non sbaglio se dico che queste sono state le prime tea-tins da collezione che ho posseduto, e che hanno dato il via alla collezione di tutte le mie altre tea-tins. Credo che siano di mia proprietà da 10 anni, perché il regalo dovrebbe risalire al 2002, massimo 2003, quando io e questa ragazza studiavamo insieme e insieme seguivamo i corsi di epigrafia latina.

whittard traditional leaf tea selection

Riguardandole le trovo bellissime come bellissime le trovavo all’epoca, quando attingevo da esse per prepararmi 1, 2, 3 tazze di té a pomeriggio nelle lunghe serate invernali imperiesi: una, che ha un fiore di cardo sul tappo, rappresenta un castello animato da uno scozzese che suona la cornamusa, una lady che dall’alto di una torre versa il té ad una lady affacciata alla finestra, un altro scozzese con cornamusa che percorre il camminamento di ronda; una, con foglia di trifoglio sul tappo, rappresenta un “Old England Tea Shoppe” che ha sede in un edificio che ricorda il Globe Theatre di Londra; una, con una rosa sul tappo, che rappresenta un “O’Malley’s Bar” e vari personaggi alla finestra che prendono il té. Miniature bellissime, che non possono che suscitarmi un sorriso, ora che le torno ad ammirare.

Sono bellissime, dunque. In più si sono ormai coperte di quella patina di fascino che solo i vecchi oggetti dimenticati e improvvisamente ritrovati suscitano nel cuore.

Dentro quelle scatolette anno dopo anno si sono susseguiti numerosi loose tea, di varia origine, qualità e provenienza. Mi sento un po’ in colpa per averle dimenticate negli ultimi anni, mentre loro, fedelissime, mi attendevano nel solito scomparto della dispensa, fiduciose che un giorno le avrei riscoperte.

Verranno con me a Firenze, allora. Troverò loro un posto degno nella mia dispensa, o forse no, le metterò nel mio cassettone delle meraviglie. Non lo so, non importa: l’importante è averle ritrovate, e ora che le ho, le porto via con me.

teatime

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