Archive for novembre 2012

Quando si dice Five o’Clock Tea…

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Era un pomeriggio come tanti a Roma, piovoso ma non troppo, autunnale, con tanto traffico per le vie del centro e tanta gente per strada, dentro e fuori da negozi, bar e boutiques. Un pomeriggio come tanti, ma non per me, che passeggiavo oziosamente per Roma con un’amica, alla quale di punto in bianco chiedo: ma dove possiamo trovare una sala da té? Così d’impulso – d’altronde sono quasi le 5 – ecco che mi viene voglia di fare qualcosa di diverso dal guarda-le-vetrine/fai-finta-di-interessarti-a-una-mostra/ricorda-l’ultima-volta-che-sei-stata-ai Fori-Imperiali/e potrei andare avanti. A Roma, in tutti questi anni che più o meno saltuariamente la frequento, non sono mai andata in una sala da té. Non l’ho neanche mai cercata, in effetti.

Comunque sia, all’incirca all’altezza di Piazza di Spagna rivolgo alla mia amica cicerona per l’occasione la fatidica domanda: “Sai se c’è una sala da té degna di questo nome da queste parti?” “Sì, certo! In Piazza di Spagna ce n’è una inglese, nientemeno.”

babington's tea room

L’insegna in travertino a lettere bronzee della Babington’s Tea Room in Piazza di Spagna

Inglese? Favoloso!!! E cosa c’è di meglio di una English Tea Room per celebrare il Five o’Clock Tea? Sì, vabbé, siamo a Roma e non a Londra, ma che importa? E poi sono curiosa di vedere una sala da té di tradizione inglese…

E la troviamo questa English Tea Room: è Babington’s, sala aperta in Piazza di Spagna all’angolo della scalinata fin dal 1893 ad opera di due sorelle, Isabel Cargil e Anne Marie Babington, le quali decisero di investire i loro risparmi, racconta il sito web, aprendo nella capitale una sala da tè e di lettura per la comunità anglosassone. L’impresa all’epoca comportava notevoli rischi soprattutto perché in Italia non era diffusa l’usanza di bere il tè che veniva venduto soltanto in farmacia! Ma nonostante ciò la sala ebbe successo, sopravvivendo anche alle due guerre e all’epoca fascista (Mussolini non vedeva di buon occhio la Gran Bretagna). Da allora, dunque, la sala da té serve tutti i giorni muffins e altri dolciumi per accompagnare i té neri, i verdi, i blend e i pregiati darjeeling e assam che tanto piacciono ai palati inglesi. Io e la mia amica ci comportiamo allora da perfette fanciulle inglesi: lei prende il Babington’s Earls Grey, un Ceylon profumato all’olio di bergamotto, mentre io mi butto su un Babington’s Royal Blend, una miscela di Keemun, Darjeeling Quality Leaf e Formosa Oolong Fancy che dev’essere particolarmente di pregio: è stato infatti donato alla regina Elisabetta II in occasione della sua visita a Roma nel 2000. E siamo talmente calate nella parte che decidiamo anche di provare il té col latte (che però, scopro solo ora essere un’invenzione francese!)! Effettivamente il mio blend è particolarmente intenso, per cui il latte aiuta a smorzare l’amaro dei tre tipi di té miscelati.

babington's tea room

La sala da té è elegante, un bell’ambiente con vaghe reminiscenze inglesi nell’arredamento, soprattutto nei tendaggi, nei tavolini e nei quadretti alle pareti, e, a proposito di quadretti, nei ritratti delle due fondatrici, che ancora oggi fanno bella mostra di sé nella prima sala della Tea Room. Le piccole teiere in ottone che ci vengono portate sono decorate con un simpatico gattino che piacerebbe tanto a Fancyhollow… Un gatto è in effetti il logo della sala da té.

babington tea room

Questione di stile e di dettagli: i gattini che decorano le teiere del servizio della Babington’s Tea Room

La qualità del té  e del servizio è di livello, personalmente sono decisamente soddisfatta della mia scelta: per una volta infatti non mi sono buttata su un té aromatizzato, come solitamente faccio, ma ho preferito un blend in perfetto english style, e la cosa mi ha dato molta soddisfazione! Grande soddisfazione, poi, poter dire di aver preso per la prima volta nella mia vita un vero Five o’Clock Tea: e quando mi ricapita di prendere il té alle 5 del pomeriggio in una sala da té inglese?

Ma ciò che più conta è, come sempre in questi casi, la compagnia, la possibilità di poter chiacchierare in tranquillità e amicizia del più e del meno, perfettamente rilassate e a proprio agio. Perché se il té, preso quando si è da soli, è quanto di più intimo possa esistere, quando si è in compagnia è la fonte della socialità e della voglia di stare insieme!

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Souvenir dalla Spagna…

Bisogna cogliere le occasioni al volo. O in volo. O tra un volo e l’altro. Così quando quest’estate sono partita per il Perù, durante lo scalo a Madrid, mentre girellavo oziosamente tra i negozietti del gate, la mia attenzione é stata attirata da una collezione di merchandising basata sulla piccola protagonista del celebre dipinto di Velasquez “Las Meniñas”: la bimba con l’abito principesco e i fiocchi nei capelli che tiene con le manine i lembi della gonna compare infatti su penne, portachiavi, mousepad, tazze e, udite udite, infusori per il té! Impossibile resistere! Non ci ho pensato su due volte, e ho acquistato il primo souvenir del viaggio ancora prima di arrivare a destinazione!

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Non immaginavo che il personaggio di un dipinto, per quanto famoso come “Las Meniñas” potesse diventare addirittura il simbolo di una linea di merchandising che viene venduta non solo al Prado, dove il dipinto é esposto al pubblico, ma anche in aeroporto, pronto per essere esportato. E sì che il dipinto ha scritto una pagina di storia dell’arte europea (e ricordo ancora quando lo vidi dal vivo, al Prado, ormai 9 anni fa durante l’inter rail. Oddìo! Son già 9 anni!), perché rappresenta una scena di vita quotidiana alla corte di Spagna nella quale lo spettatore é direttamente coinvolto per tutto un gioco di sguardi e di rimandi con i personaggi del dipinto che hanno fatto la fortuna di questo quadro, non a caso il più famoso di Velasquez. Il dipinto ha sempre avuto una grande notorietà, tanto che Picasso ne realizzò una sua personalissima versione, oggi esposta al Museo Picasso a Barcellona.

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Il celebre dipinto Las Meninas di Velazquez, Museo del Prado, Madrid

É un dipinto che evidentemente é ben impresso nell’immaginario collettivo spagnolo, per cui effettivamente non stupisce una linea di souvenir totalmente dedicata alla bimba protagonista: immortalata per sempre da Velasquez nella sua posa, con i fiocchi nei capelli, le gote rosse, immersa nei pizzi e merletti del suo abito, mentre regge i lembi della gonnellona, sorridente e maliziosetta come poteva esserlo una bambina della casa reale spagnola nel ‘600, ora fa bella mostra di sé nella mia cucina, e sembra che danzi, con quella sua gonnellona, mentre l’infusore cui é attaccata é in tazza. Piccolina, fragile, la sua presenza mette allegria. E chissà, se chiudo gli occhi ritorno a Madrid, al Palazzo Reale, nella sala da pranzo, dove nel ‘600 sicuramente non si beveva il té, ma dove splendevano ori e porcellane, argenterie e broccati, tappezzerie, ritratti alle pareti e giganteschi lampadari… Lo sfarzo di un mondo che non c’é più, di cui rimane una stanza arredata ma priva di vita, dove forse furono decisi i destini di tanti sudditi, eserciti e popoli.

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Las Meninas di Picasso, Museu Picasso, Barcellona

Il mondo cambia, tutto passa. E la protagonista di un dipinto importante diventa una miniatura attaccata ad un infusore per il té. Apparentemente é un semplice oggetto. Dietro, come al solito, racconta una storia, che é un piacere riscoprire mentre si sorseggia una tazza di té.

Un té con le amiche in un pomeriggio di pioggia

Gli ingredienti ci sono tutti: un pranzo pantagruelico da un’amica che abita a un’ora di macchina dalla città, in una bellissima casa che ha il sapore di antico, quell’antico romantico che piace a tutte noi; il tempo piovoso anzi piovosissimo che ci invita a stare in casa al calduccio, mentre passano le ore tra una chiacchiera, una battuta e una risata. Il tempo vola quando si sta bene insieme; non si è finito di sparecchiare dopo il caffé che già si appressa l’ora del té. E che fai, rinunci forse al più conviviale di tutti i momenti che delle giovani donne possono passare insieme in una giornata di assoluto relax, unite dal solo piacere di stare insieme? Assolutamente no! L’acqua viene messa sul fuoco, si sceglie insieme il té, si prepara il vassoio con le tazze e si attende.

Il té è quel fantastico Alexandra David-Néel di Mariage Frères che la nostra ospite si procurò a Parigi dopo averlo assaggiato dalla mia teiera circa un anno fa, quando per l’appunto andammo a farci un viaggetto a Parigi, nel cui programma ebbi cura di inserire una visitina alla sala da té di Rue du Faubourg-Tibourg… per le tazze invece la scelta ricade su un divertente servizio di tazze natalizie, che la nostra ospite colleziona…è il tempo autunnal/invernale che ce lo impone!

un té con le amiche

Grazie a Irene per la foto…

 

Ma la cosa più sensazionale del nostro Five O’Clock Tea è costituita dai biscotti a forma di bustina di té. Qualche giorno fa girovagando su Pinterest ho trovato l’immagine e l’ho condivisa subito pensando “Belli! Prima o poi li faccio”, poi è arrivata Silvia/Fancyhollow che ha visto l’immagine e ha detto “Belli! Che ci vuole? Li faccio!” E così è stato! Del resto io è da un anno che dico che voglio fare i cupcakes, se si sta dietro a me non se ne esce…. I biscottini sono tanto belli quanto buoni! L’impasto è una frolla normale tagliata col coltello e forata a imitazione di una bustina da té, pucciata nel cioccolato fuso e, una volta raffreddata decorata col classico filo da bustine, al quale è fissato il piccolo logo della bustina. Un lavoro di fino, questo, decisamente degno di Silvia.

dolci bustine di té

Le dolci bustine di té preparate per l’occasione da Silvia/Fancyhollow. Grazie ad Ada per la foto…

Il risultato è un altro gradevolissimo momento di convivialità, di risate e chiacchierate, nell’atmosfera calda e un po’ ovattata della luce bassa, la stufa accesa, la pioggia fuori mentre ormai cala la notte, noi accoccolate in divano e in poltrona, con in mano la nostra calda tazza di té. Un’atmosfera senza tempo, un’immagine di calore umano che scalda il cuore. E con quello che succede là fuori, ogni tanto ce ne vuole.

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Julius Leblanc Stewart, Five O’clock Tea, 1883

(Ri)scoperte archeologiche

Non torno nella mia casa natale molto spesso ultimamente. Ma anche qui quando torno, se la stagione lo consente, voglio prepararmi una tazza di té. Per ogni luogo in cui ho vissuto e vivo ho costruito i miei riti, fatti di oggetti, principalmente, di quel pentolino e non un altro per portare a ebollizione l’acqua, di quel fornello e non un altro, su cui porre il pentolino, di quel dosatore per il té e non un altro per mettere in infusione, di quella tazza e non un’altra (nonostante anche qui ne abbia una discreta quantità, tutte decisamente vintage, ormai) per bere. E anche qui, come in tutti i luoghi in cui ho vissuto e vivo è centrale il momento della scelta del té. Qui per la verità di té ce n’è rimasto ben poco (non è vecchio, eh? E’ che lo bevevo solo io in famiglia ormai!), mentre sono rimaste alcune scatolette per il té che mi sono sfuggite quando ho traslocato.

E oggi, rovistando nello scomparto della dispensa dove solitamente tenevo il té a suo tempo, ho riscoperto qualcosa che avevo dimenticato: una confezione di 3 scatolette di latta per il té della Whittard, Traditional Leaf Tea Collection che inizialmente contenevano English Breakfast, Caylon e Assam Tea. Di colpo sono riaffiorati come una schioppettata i ricordi: ma sì, certo! Me le aveva portate da Londra una cara amica dell’Università, oggi mamma di una bellissima bimba, nei primi primissimi anni in cui mi era scoppiata la passione. Non sbaglio se dico che queste sono state le prime tea-tins da collezione che ho posseduto, e che hanno dato il via alla collezione di tutte le mie altre tea-tins. Credo che siano di mia proprietà da 10 anni, perché il regalo dovrebbe risalire al 2002, massimo 2003, quando io e questa ragazza studiavamo insieme e insieme seguivamo i corsi di epigrafia latina.

whittard traditional leaf tea selection

Riguardandole le trovo bellissime come bellissime le trovavo all’epoca, quando attingevo da esse per prepararmi 1, 2, 3 tazze di té a pomeriggio nelle lunghe serate invernali imperiesi: una, che ha un fiore di cardo sul tappo, rappresenta un castello animato da uno scozzese che suona la cornamusa, una lady che dall’alto di una torre versa il té ad una lady affacciata alla finestra, un altro scozzese con cornamusa che percorre il camminamento di ronda; una, con foglia di trifoglio sul tappo, rappresenta un “Old England Tea Shoppe” che ha sede in un edificio che ricorda il Globe Theatre di Londra; una, con una rosa sul tappo, che rappresenta un “O’Malley’s Bar” e vari personaggi alla finestra che prendono il té. Miniature bellissime, che non possono che suscitarmi un sorriso, ora che le torno ad ammirare.

Sono bellissime, dunque. In più si sono ormai coperte di quella patina di fascino che solo i vecchi oggetti dimenticati e improvvisamente ritrovati suscitano nel cuore.

Dentro quelle scatolette anno dopo anno si sono susseguiti numerosi loose tea, di varia origine, qualità e provenienza. Mi sento un po’ in colpa per averle dimenticate negli ultimi anni, mentre loro, fedelissime, mi attendevano nel solito scomparto della dispensa, fiduciose che un giorno le avrei riscoperte.

Verranno con me a Firenze, allora. Troverò loro un posto degno nella mia dispensa, o forse no, le metterò nel mio cassettone delle meraviglie. Non lo so, non importa: l’importante è averle ritrovate, e ora che le ho, le porto via con me.

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