Archive for ottobre 2012

Its’raining: have a cup of tea

Profumo di castagne sul fuoco – una nonna alla porta accanto sta preparando la merenda ai nipoti – come una luce arancione rischiara un tardo pomeriggio piovoso di fine ottobre. La pacchia è finita, arriva il freddo annunciato da questa lunga e incessante pioggia.

Fa freschino anche in casa: troppo presto per accendere il riscaldamento, troppo prosaica la vita di tutti i giorni per poter dire di accendere il caminetto (e chi ce l’ha, in un appartamento in affitto in città?).

Mi posso riscaldare solo con una tazza di té, da sorseggiare magari guardando fuori dalla finestra, anche se ormai sta sopraggiungendo il buio che presto avvolgerà ogni cosa, oppure tendendo l’orecchio, nel silenzio di casa, a cogliere gli scrosci di pioggia più o meno intensa, le variazioni di ritmo, come se fosse una sinfonia da ascoltare a teatro.

Mi voglio preparare un té che sia adatto alla stagione in cui siamo immersi. Un té che abbia note calde e profumate, ma intime, che risveglino piacevoli e golose sensazioni, come quella fragranza di caldarroste che ho avvertito poco fa. Sarebbe perfetto il profumo di torta appena sfornata del té Piccolo Principe che ho bevuto qualche sera fa al Teatro dell’Ozio, ma ahimè non ce l’ho. Oppure un té alla mandorla potrebbe andare bene, dal profumo forte e intenso di amaretto. Ma anche di té alla mandorla ho finito la scorta. Anche note di cacao e cioccolata sono ben accette: e un buon Wedding Imperial Mariage Frères, té nero con profumo di cioccolato e caramello risponde alle mie richieste. Sì, mi preparerò proprio questo, e sarà un piacere gustarlo in tazza, appollaiata sul divano – forse esagero se azzardo la copertina sulle gambe – mentre fuori è ormai tutto buio, ma la pioggia continua a danzare.

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James Bond è l’unico inglese che non beve il té!

Mi sto facendo una cultura di 007 questo mese, complice il canale 304 di Sky che celebra così il cinquantenario dei film dedicati alla spia più famosa del mondo, nonché l’uscita dell’ennesimo film della serie, e ho notato che questo mister inglese, dall’eleganza innata, lo spiccato sense of huomour, un dandy calato nel nostro tempo ha tutte le caratteristiche dell’inglese tipo, tranne una: non beve il té.

007 martini

Da Sean Connery a Daniel Craig nessun James Bond ha mai bevuto té durante le sue missioni

Al contrario, si intende di vino e champagne, beve tanti di quei vodka martini agitati non mescolati che dio solo sa come faccia a non ubriacarsi!

Nessuno, e dico nessuno, nei film di 007 beve mai il té. Forse una volta in un episodio in Giappone, ma non ci giurerei. L’unica volta che compare un servizio da té, almeno per quello che ho potuto vedere fin qui – qualcosa ovviamente può essermi sfuggito – è ne La spia che mi amava, film del 1977 con Roger Moore e la bella Barbara Bach. Qui passa per 3 secondi, forse meno, in un rapido rapidissimo cammeo, una delle invenzioni di Q per il servizio segreto britannico. Siamo ad Abu Simbel, in Egitto, nel quartier generale britannico approntato per l’occasione. Qui, tra le varie trovate più o meno esplosive, Q suggerisce ad uno dei suoi assistenti di laboratorio di perfezionare l’invenzione cui sta lavorando: un servizio da té bianco minimalista, posto su un vassoio bianco altrettanto minimalista che, sostenuto in aria da aria sparata al di sotto, vola velocissimo a decapitare il manichino di turno.

white tea set

Un servizio da té che fa da prototipo per una potenziale arma del servizio segreto britannico! Peccato però che questa soave apparizione, il servizio da té tagliagola, non avrà seguito nel corso del film…

Q 007

Il mitico Q con alcuni suoi gadgets. Ma del servizio da té tagliagola ahimé nessuna traccia!

Ora guarderò gli altri film di James Bond proprio con l’occhio attento per andare a scovare té e teiere. Vi informerò se scopro delle novità. E se voi avete notizia del té in uno dei film della serie, o di 007 che per un qualche assurdo motivo beve il té, fatemelo sapere nei commenti!

Per esempio, qualcuno sa dirmi a quale film si riferisce questo fotogramma? Almeno la tazza c’è…

007 roger moore

Una sera al Teatro dell’ozio

Già solo il nome ispira. Poi arrivi lì davanti e attraverso la vetrina vieni catapultato in un’ambiente accogliente, rilassante, piacevole. Il salotto ideale di casa tua, in sostanza. E’ il Teatro dell’Ozio, un nuovo concept store (così si definisce) che ha aperto da poco a Firenze, ma che ha già conquistato il cuore mio e delle mie amiche, con le quali sono già andata una sera a prendere il té.

teatro dell'ozio

Sì, perché al Teatro dell’Ozio, sedute su divani o su poltrone d’arredamento, a tavolini a metà strada tra il vintage e il rustico, in mezzo ad un arredamento che ha quel tocco di eleganza e di confettoso che è esattamente il tipo di arredamento che ti aspetti da un posto del genere. Tutti i dettagli sono al loro posto, che si tratti di fiori in un vaso di vetro, di candele sulle mensole, di teiere e di soprammobili di una finezza incredibile. E poi c’è il té. Ho preso un té di produzione italiana, il Piccolo Principe, dal colore giallo e l’intenso profumo di torta appena sfornata. Le mie amiche si sono sbizzarrite, tra chi ha preso infusi fruttati e chi il té bianco. Ma soprattutto ci siamo confuse in mezzo al bene, quando si è trattato di scegliere con quale dolciume accompagnare le nostre tazze. I dolci sono il punto di forza del locale: tra macarons, cupcakes e torte, c’è l’imbarazzo della scelta, ed è difficile lasciare da parte la golosità.

teatro dell'ozio

Ma la cosa più bella del locale rimane senza dubbio il nome, che rispecchia ampiamente ciò che ti immagini che succederà all’interno: il piacere di sorseggiare una tazza di té, di gustare un macaron, di stare comodamente seduta su un bel divano avvolgente, e soprattutto di poter chiacchierare in totale relax, di ridere in compagnia, di potersela raccontare con spontaneità e in amicizia. E dove tutto è perfettamente al suo posto, perché l’occhio vuole sempre la sua parte. E’ il luogo ideale per un té con le amiche, con le quali è ancora più piacevole oziare…

Autumn breakfast

Gli ingredienti ci sono tutti: il castagnaccio cucinato ieri sera da mio marito (ebbene sì, mie care signore…), un English Breakfast delle grandi occasioni che ne arriva da Londra, un miele di castagne portatomi da un’amica che é stata in montagna. A corredo del tutto la mattina particolarmente pungente per il freddo e il desiderio di rimettersi sotto le coperte invece che sbrigare le faccende di casa.
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In fondo bastano veramente pochi gesti per trasformare un’azione meccanica e quotidiana, com’é il prepararsi la colazione, in un momento di coccole per sé. Bisogna coccolarsi ogni volta che ce n’é l’occasione, che sia alle 6 del mattino, a mezzogiorno, alle 5 del pomeriggio o alle 10 di sera.
La mia colazione autunnale é servita, né c’é bisogno di ulteriori commenti.
Buona giornata a tutti!

Nella boutique di moda il servizio da té é di lana

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Tutte la boutiques del marchio Falconeri hanno allestito, per presentare la collezione autunno/inverno del marchio, la stessa vetrina in tutta Italia: alla luce di una grande lampada da terra é allestito un tavolino tondo, apparecchiato con un servizio da té e una sedia. Il tutto é di lana, o meglio, rivestito di lana: lana colorata che rimanda all’inverno, al calore e soprattutto al prodotto in vendita, dato che il marchio in questione produce filati di lana.
La scelta del tavolino apparecchiato per il té, con tutto il suo rivestimento di lana, é molto azzeccata: ricorda l’inverno, il calore e il piacere di una tazza di té bollente quando intorno é freddo; ricrea l’intimità della casa, la pace che procura il prepararsi e il gustarsi una tazza di té, lasciando fuori dalla porta gli affanni e la fretta che ci assale durante il resto del giorno; anche i colori tenui delle lane utilizzate concorrono a ricreare un’atmosfera morbida e ovattata, come potrebbe essere prendere il té guardando fuori da una finestra rigata dalla pioggia che scroscia di fuori.
Complimenti a chi ha disegnato la vetrina: é riuscito a farmi sognare…

Nel continente nero…

Che bello che bello che bello! E’ così bello constatare che ogni volta che amici e parenti vanno in viaggio da qualche parte nel mondo al loro ritorno mi portano del té! L’ultima volta mi è arrivato del té dalla Georgia, e questa volta, udite udite… (rullo di tamburi…) dalla Tanzania! Silvia, la blogger di Fancyhollow ha fatto quello che faccio anch’io di solito quando vado all’estero: in hotel mi procuro qualche bustina di té del luogo. In questo modo posso assaggiare il té prodotto e commercializzato nella zona e accresco il mio bagaglio di esperienze, oltre che la mia collezione. Così questa volta mi sono arrivate, direttamente dalla Tanzania, alcune bustine di té, di cui dò conto immediatamente:

il mio té dalla Tanzania

Il mio té dalla Tanzania

Si tratta di 5 bustine prodotte e distribuite dalla Tasmania Tea Blender. Per la precisione sono 3 té e 2 infusi. I 3 té appartengono alla linea African Pride. Si tratta di un Vanilla Tea, un Masala Tea al cardamomo e cannella, un Ginger Tea. I due infusi, che appartengono alla linea Kilimangiaro Infusions sono un Tangy Lemon Grass e un Minty Peppermint. Di questi finora ho provato solo il Ginger Tea (beh, i té li ho ricevuti ieri sera e sì che bevo tante tazze al giorno però, ecco, c’è un limite a tutto!), che non è particolarmente pizzichino, anche se lo zenzero si avverte… mentre ho scoperto che il Masala Tea è un blend tipico di Zanzibar, tanto che sul sito di TanzaniaDiscovery.com danno la ricetta per prepararlo.

Non deve stupire che in Tanzania sia prodotto il té. Il té prodotto nel vicino Kenya è una delle basi per l’English Breakfast insieme al té di Ceylon e all’Assam indiano, per cui, deduco, anche nella vicina Tanzania vi saranno coltivazioni piuttosto diffuse, anche se certo il té prodotto qui è meno esportato rispetto al suo vicino keniota. L’Africa è un grande produttore di té a livello mondiale, dato che produce, riporta il buon vecchio sito web di Teatime, 365 tonnellate all’anno. Il té fu introdotto in Africa alla fine del XIX secolo naturalmente dagli Inglesi che cercavano nuovi territori da destinare alla coltivazione, dato il sempre crescente consumo in madrepatria. Le coltivazioni furono poi continuate da gruppi di coloni tedeschi ed è a loro che si deve l’introduzione del té in Tanzania. Se la memoria non mi inganna, in effetti Karen Blixen, l’autrice de La mia Africa, racconta nel suo racconto autobiografico, ambientato nella prima metà del ‘900, che la sera si preparava sempre il té.

Ancora una volta un té che viene da luoghi lontani, una semplice bustina, è capace di raccontare una storia, fatta questa volta di suggestioni, di ruggiti in lontananza di leoni e di barriti di elefanti che attraversano la savana. Perché è questo ciò che mi passa davanti agli occhi mentre sorseggio questo té africano, e mi sento un po’ come Karen Blixen nella sua tenuta fuori Nairobi. Oppure no, sogno di andare anch’io come Silvia a fare un intenso safari in Africa, e di tornare con ancora le zebre e le giraffe negli occhi, e le buffe scimmiette che rubano le zucche o i bizzarri marabù che osservano la scena dall’alto di un albero spoglio…

african tea by maraina on polyvore

Il mio té dall’Africa – see other creations on Polyvore

 

Un pacchetto di té dalla Georgia

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Poco tempo fa mi è stato recapitato un pacchettino: all’interno una scatola di té in bustina con la scritta Georgian Tea e altre due parole in un alfabeto a me ignoto, che immagino essere georgiano. La confezione è nera, con una M rossa che è il logo che si trova sulla bustina. Insieme ad alcune di queste bustine nere con le M rosse, che racchiudono un té nero non aromatizzato, la scatola conteneva (parlo al passato perché ormai buona parte è stata consumata) anche alcune bustine purtroppo senza altra specifica, qualcuna di té nero non aromatizzato, qualche altra ai frutti rossi, e per finire alcune bustine di Maryam Tea, té nero prodotto addirittura in Azerbaijan.

georgian tea

Il mio té georgiano

maryam tea

la bustina di Maryam tea, té nero dall’Azerbaijan

La mia mappa del giro del mondo dei té si sta riempiendo sempre più di bandierine, devo dire! Ringrazio perciò mio cugino, che mi ha fatto pervenire il prezioso pacchetto!

Siccome, tanto per cambiare, non sapevo nulla sul té georgiano, mi sono andata a documentare, ed ho scoperto anche questa volta una storia interessante, di quelle da leggere mentre si gusta una tazza di té.

La mia fonte è la più ufficiale possibile (e anche l’unica, sembrerebbe, visto che tutti gli altri siti che parlano di té georgiano raccontano la stessa identica storia quasi con le stesse parole!): il sito Geo-tea.ge, che produce e vende di conseguenza té georgiano per l’esportazione.

Secondo la mia fonte il té cominciò ad essere coltivato in Georgia intorno al 1830,  introdotto dalla Cina. Come? Il principe Miha Eristavi era stato in viaggio in Cina e aveva avuto modo di assaggiare alcune varietà di té che gli piacquero molto, soprattutto perché intravvide la possibilità, data la somiglianza del clima tra Cina e Georgia occidentale, di poterlo coltivare nella regione.

A quel tempo, però, era vietato esportare foglie di té dalla Cina. Il principe allora decise di nascondere i semi di camelia sinensis in un pezzo di bambù e in questo modo riuscì a far giungere nella sua terra quelle che sarebbero diventate le prime piante di una produzione che in pochi anni raggiunse un’importanza notevole per l’economia stessa del Paese.

Già nel 1864, infatti, il principe Eristavi poteva presentare il té georgiano all’Esposizione Universale di San Pietroburgo di quell’anno; nel frattempo la produzione si specializzò sempre di più nell’elaborazione di té pregiati, tanto da far meritare all’Esposizione Universale di Parigi del 1899 la Medaglia d’Oro! La buona terra, l’ottimo clima, la sapiente lavorazione da parte di chi confezionava e rilavorava le foglie avevano creato ormai un té dalla qualità inarrivabile.

Sull’onda di quest’entusiasmo, che aveva un ritorno economico non da poco nell’Est Europeo dei primi del Novecento, fu fondato ad Anaseuli, città della Georgia occidentale, il “Tea and Subtropical Cultures Research Institute”, presso il quale venivano studiate e sperimentate nuove produzioni di té anche aromatizzato, in vista della richiesta del mercato. La Georgia era diventata ormai una grande esportatrice di té in Russia. Ma la troppa richiesta da parte di quest’ultima comportò un inevitabile declino nelle coltivazioni, seguite in modo da puntare ormai sulla quantità piuttosto che sulla qualità.

E come sempre in questi casi, se peggiora la qualità decade l’offerta. Così il té georgiano cadde lentamente in disgrazia, si potrebbe dire, comunque nell’oblio, e la Russia tornò ad affidarsi alla sua fornitrice storica di té, la Cina.

georgian tea

Una piantagione di té in Georgia

Oggi c’è un tentativo di riscoperta del té georgiano. C’è, tanto per cominciare, il sostegno alla produzione da parte dello stato georgiano. I produttori di té sono riuniti in cooperative, e il té è esportato in Ucraina, nelle Repubbliche Baltiche, in Turkmenistan, Uzbekistan e addirittura negli USA, oltre che in Germania, Olanda e Polonia (per approfondire leggi qui). Senza raggiungere i fasti di un secolo fa, il té prodotto soprattutto nella regione chiamata Ozurgeti, è dunque conosciuto nel mondo. Anche da noi, come un recentissimo post del blog Una stanza tutta per (il) te mi conferma.