Archive for agosto 2012

Bustine di té in vetrina

L’altra mattina il solerte Piumino mi manda un’e-mail alle 7.38 (io l’ho letta con calma qualche ora dopo) con delle foto che testimoniano un fatto che necessita della mia attenzione: in centro a Firenze una boutique di moda utilizza come sfondo della sua vetrina un pannello di bustine di té usate. Tutto ciò, inutile dirlo, scatena la mia curiosità; urge un sopralluogo davanti alla boutique in questione! E così ieri pomeriggio, sotto il sole ancora cocente delle 18, sono andata a fare un giro in centro, non curandomi dei percorsi turistici (anzi, cercando quelle poche vie meno battute che consentono di camminare più spediti), nonostante la boutique sia lungo una delle strade più frequentate: si tratta di Raspini, in via Por Santa Maria, angolo via Vacchereccia, di fronte ad H&M e ad un passo dal porcellino, sulla via dunque, per capirci, che risale direttamente da Ponte Vecchio.

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La vetrina incriminata

E mentre i turisti scattano foto al porcellino, agli scorci più inconsueti (per loro) che da qui danno su Piazza della Signoria, il mio interesse é attirato dalla vetrina con il té. Si tratta per la precisione di una parete di bustine di té usate, colorate, principalmente rosso, rosa, bruno e verde. Davanti stanno le grucce con gli abiti appesi della collezione autunnale che si vuole presentare.
Guardo, osservo, studio, congetturo: troppo facile entrare nella boutique e chiedere da dove derivi l’idea. Molto più divertente provare a immaginare il perché, quali significati si nascondano dietro l’utilizzo di una parete di bustine di té.

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Un particolare della parete di bustine di té

Quando più tardi mi vedo con Barbara e Silvia, alias Piumino e Fancyhollow dei rispettivi blog, si dà il via ad un interessante brainstorming in merito, di cui qui riporto i tratti salienti: inizia Piumino, che vede nelle bustine di té le foglie contenute al loro interno e nei colori caldi dei filtri un riferimento ai colori delle foglie in autunno. Tornerà il freddo prima o poi, e con l’autunno verrà spontaneo farsi una tazza di té. Fancyhollow ci informa che con le bustine di té usate si possono tingere i jeans (deformazione professionale la sua), per cui il legame tra té e abbigliamento potrebbe non essere così bizzarro. In vetrina però non ci sono jeans, ma eleganti cappottini e scarpe. Uhm… Io dal canto mio ripenso ad un articolo letto ormai qualche mese fa sul fatto che in UK, dove il té in bustina é strautilizzato, non esiste un sistema di riciclaggio adeguato, dato che il contenuto della bustina dovrebbe finire nel compostabile, ma la bustina in sé no. Che sia allora un velato riferimento al riciclaggio di un oggetto talmente piccolo, comune e insignificante del nostro vivere quotidiano? Un’idea di portare anche in Italia la sensibilizzazione sul tema del riciclaggio attento e responsabile? Concludiamo il brainstorming sentenziando all’unanimità che sicuramente chi ha fatto la vetrina non aveva in mente nessun recondito significato, nessun simbolismo, ma semplicemente ha avuto un’idea originale (e forse gli avanzava qualche bustina di té!).
Il gioco però é stato divertente: sembrava di stare in una galleria d’arte a guardare un’opera d’arte contemporanea cercandone tutti i più nascosti, e spesso astrusi, significati. E il gioco, volendo, può continuare: voi che ci vedete, in una parete di bustine di té che fa da sfondo ad una vetrina di un negozio di abbigliamento?

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Idee per la domenica mattina: colazione alla provenzale

Il mio recente week-end in Provenza lungo i percorsi della lavanda, mi ha stimolato la fantasia: perché non inventare una colazione alla provenzale? Un “p’tit dejuner”, come lo chiamerebbero a Valensole e dintorni? Complice dell’idea un vasetto di miele alla lavanda acquistato a Gordes, vediamo come costruirgli intorno una coreografia degna.

colazione alla provenzale

Vediamo…la tovaglia provenzale ce l’ho, anche se non è sui toni del lilla, ma del giallo, piuttosto. Ho delle madeleines che vanno benissimo come biscotti, e un bel vasetto formato famiglia di yogurt bianco che addizionato col miele alla lavanda sarà superlativo!

Mi manca solo un dettaglio per una tavola a tema di questo livello: il tè alla lavanda. Che esiste, naturalmente (l’originale è prodotto in Provenza, ma c’è chi lo vende in Italia), ma non è  presente nella mia dispensa. Mi devo accontentare (si fa per dire, naturalmente!) di un altro profumatissimo tè provenzale, il mio amatissimo tè alla violetta. Altrimenti posso prepararmi un tè nero non troppo forte, da addolcire con il miele alla lavanda. Sì, si può fare.

La colazione è servita! In attesa del tè alla lavanda questo primo esperimento di colazione alla provenzale (ah, non ve l’ho detto? Naturalmente fatta sul balcone, con vista sul piccolo parco del condominio e con gli uccellini che cantano) può considerarsi riuscito. E la sensazione di essere ancora immersi nei campi di lavanda oggi è palpabile.

lavanda valensole

Campi di lavanda a Valensole (fonte: Viaggimarilore)

La mia idea di té freddo

Le mie ultime scoperte in fatto di té freddo, prima la ricetta per prepararlo direttamente nel ghiaccio, poi la scoperta del Twinings Fresh, mi hanno fatto pensare un attimo a che cos’è il té freddo, a come lo vedo io, come lo vorrei bere io, come lo intendono gli altri, come in generale ce lo vendono. Perché le cose sono ben differenti.

In entrambi i casi di cui ho parlato io, Ice-brewed Infusion e Twinings Fresh, abbiamo a che fare con un té che si prepara ancora nel metodo più o meno tradizionale: al posto dell’acqua calda c’è il ghiaccio o l’acqua a temperatura ambiente, ma si parte sempre da un té da mettere in infusione, in foglie o in bustina.

Sulle confezioni di té sfuso che si acquistano ad esempio a “La via del té” a Firenze ci sono le istruzioni per preparare i té freddi: “Fare l’infusione del té e raffreddare con cubetti di ghiaccio” oppure per una “Preparazione alternativa per l’ice-tea alla frutta: mettere nell’acqua fredda la dose dell’infuso alla frutta e lasciare riposare in frigorifero per almeno 12 ore“.

A questi metodi che prevedono l’infusione, si può aggiungere quello del té turco, solitamente alla mela, che è un té solubile dal gusto molto accentuato, che va disciolto in acqua fredda. Non è propriamente un té, è un infuso, piuttosto, ma il risultato è quello che conta. Non incontra del tutto il mio favore, ma va accolto come prodotto tipico di una regione del mondo e come tale va sperimentato e provato.

Se proprio vogliamo fare il giro del mondo a caccia di té freddi non può mancare nel mio repertorio personale il Bubble Tea! La bevanda da passeggio che adoro di più in assoluto al mondo, che potrei consumare a litri senza che mai mi venga a noia, nelle sue varianti col latte o senza, può essere considerata un’invenzione orientale, poi esportata in mezzo mondo (tranne che da noi, sigh sob!), che funge anche da Ice-Tea: in effetti il Bubble Tea freddo – preferibile nella versione senza milk – è fresco, dissetante e divertente, con le sferette di tapioca o di gelatina di frutta da aspirare con la cannuccia. E il té è preparato a partire da bustine di té (lo preparano lì per lì, dunque si vede), poi raffreddato nel ghiaccio e addizionato con eventuali succhi di frutta. Io continuo a consigliarlo caldamente. W il Bubble Tea! W chi l’ha inventato!

bubble tea

Bubble Tea al Lychee

E poi vi è l’ultima categoria, quella che tutti conoscono come té freddo, ma che di fatto è più una bibita che altro, spesso zuccherata, sicuramente colorata artificialmente: sono i té freddi in bottiglia che riempiono gli scaffali dei supermercati. I vari Belté, Lipton Ice-Tea, EstaThé ecc ecc sono bibite, almeno a mio onesto parere, in cui ben poco è rimasto del té di cui portano il nome. Liberissima di sbagliarmi, naturalmente, ma per quanto mi riguarda il té freddo in estate me lo preparo da me. La materia prima, del resto, non mi manca…

Twinings Fresh: il té freddo si fa in bustina

Tanto vale che lo dico subito: in Italia non si trova. L’ho acquistato a Berlino ai Magazzini La Fayette, la confezione parla solo in francese e in tedesco.

twinings fresh

In cosa consiste? La Twinings ha creato Twinings Fresh, un té che si prepara anche in acqua fredda, meglio a temperatura ambiente. La preparazione del té è dunque più semplice del solito: si prende un bicchiere, si mette la bustina, si riempie di acqua a temperatura ambiente, si lascia in infusione per 5 minuti. A piacere si può aggiungere del ghiaccio.

Fin qui l’idea sembra interessante, ma all’atto pratico, e all’assaggio, non posso dire di ritenermi soddisfatta.

La prima volta che l’ho preparato ho tenuto l’infusione per i 5 minuti che sono indicati. Il té è venuto poco meno di acqua sporca, un bicchiere d’acqua con vago sentore di menta (il Twinings Fresh che ho acquistato è alla menta, ma ho visto che esiste anche al limone e alla pesca); stamani l’ho riprovato, tenendolo più di 5 minuti, ed effettivamente è venuto più carico, forse anche troppo. Questo té freddo è concepito, però, a mio parere, per essere lievemente zuccherato, come il té freddo classico, per essere quindi una bevanda adatta ai bambini. Il problema, però, è che nell’acqua fredda lo zucchero si scioglie con molta difficoltà…

twinings fresh

Il mio té Twinings Fresh alla menta

Forse sono stata sfortunata, forse il té alla menta è quello che meno incontra il mio favore, quindi può darsi che se avessi trovato e provato il té alla pesca forse ora il mio post sarebbe zeppo di lodi e magnificherebbe la strepitosa invenzione. Ritengo, alla luce di questa esperienza, che se mi devo preparare un té freddo, allora preferisco metterci un po’ di più, ricavandolo direttamente dal ghiaccio: l’infusione in quel caso è perfetta, basta solo programmare quando si avrà voglia di bere un vero Ice Tea!

Lo sapevate? Esiste il Cactus Tea!

Su richiesta di Piumino, che oggi mi ha detto espressamente di “produrre” qualcosa, mi sono messa subito all’opera, a caccia di ispirazione. Di cosa poter parlare, che magari interessi anche Piumino? L’ispirazione non ha tardato granché ad arrivare: mi sono chiesta infatti “ma esisteranno dei té al cactus?”. La domanda non é così campata in aria dato che i frutti di alcune piante grasse, come i fichi d’india, si mangiano, le pale dei suddetti fichi d’india si possono mangiare (Piumino docet) e sempre dal fico d’India in Sicilia ci ricavano persino il liquore (invero molto buono). Dunque la mia domanda é più che legittima: si può fare il té al cactus?
La risposta, signore e signori, é SÌ! Esiste il Cactus Tea!
Per scoprirlo ho fatto una breve ricerca su Google, cercando cactus tea. I risultati non sono molti masono interessanti e ancora una volta mi consentono di ampliare le mie conoscenze in materia di cactus e di cultura generale.
Il Cactus tea viene utilizzato soprattutto in ambito medicinale in soggetti affetti da diabete, ma anche come supporto a cure di altro tipo. Il cactus utilizzato é il prickly pear, che altro non é se non il nostro versatile fico d’India, del quale impariamo così un nuovo uso.

Pic by Piumino

Ma come si prepara il cactus tea? Innanzitutto si utilizzano i fiori essiccati del fico d’India, che hanno proprietà medicinali note fin dai tempi in cui erano gli indigeni precolombiani a popolare il Messico e l’America Centrale (ricordiamo che il fico d’India é originario del continente americano, come pomodori, peperoni, patate e mais). Si riempie di fiori un infusore per il té, lo si mette in tazza e vi si versa dell’acqua bollente, dopodiché si lascia che si liberi l’infusione per 5-7 minuti, a seconda di quanto lo si vuole forte. Si tratta in sostanza di un’infuso, un interessante infuso ai fiori di cactus.
Se non vi soddisfa il semplice infuso ai fiori di cactus, esiste comunque anche il té verde aromatizzato: té verde sencha con menta nana e fiori di cactus, dal nome Cactus Mint. Che dici, Piumino, ce lo procuriamo?

Teiere Bauhaus

Sono archeologa di formazione, per me l’arte comprensibile arriva sino agli Impressionisti, dopodiché faccio molta fatica e salvo alcuni rari casi più comprensibili o studiati a random o conosciuti attraverso mostre ben impostate, per me il Novecento è un secolo di vuoto indistinto dove fluttuano alcuni nomi e alcune opere, mentre il resto è tutto un immenso “mah..“. Così della Bauhaus, questa scuola tedesca che nacque a Weimar in Germania nel 1919 e che ebbe tra i suoi insegnanti niente meno che Paul Klee, sapevo poco o nulla fino a qualche tempo fa, quando a Berlino, in opportuna compagnia di esperti della materia, sono andata a visitare il Bauhaus Archiv. Qui ho scoperto alcune cosette interessanti.

teiere bauhaus

Teiere Bauhaus dal Bauhaus Archive di Berlino

La Bauhaus, che esistette come scuola dal 1919 al 1933, quando fu chiusa per motivi principalmente politici, non era né un’accademia d’arte, né un’università, né una scuola di artigianato; era una fucina di idee e di innovazione che aveva uno scopo: progettare idee e prodotti che si potessero produrre industrialmente, sperimentando materiali, tecniche, idee in un’ottica di democratizzazione, che investe anche l’architettura. Martin Gropius ne è il fondatore e molti preziosi maestri si avvicendano nell’insegnamento delle varie discipline, tra cui la lavorazione dei tessuti, della ceramica e dei metalli (oltre che, naturalmente, la pittura e la fotografia). Proprio a proposito di ceramica e metalli, il Bauhaus Archiv propone una selezione di teiere prodotte nei primi anni ’20. Soprattutto quelle in metallo sono così moderne nella linea da sembrare incredibile che siano state inventate così indietro nel tempo. E il mio occhio clinico non poteva rimanere indifferente…

bauhaus teapot

Queste prime due teiere, realizzate da Theodor Bagler sono in grès, per la verità, ma in esse già vediamo la sperimentazione e la ricerca di forme nuove ed effetti nuovi, almeno per il mondo occidentale, visto che l’impasto (mi) ricorda molto certi impasti utilizzati per le teiere tradizionali.. ammetto però di non essere un’intenditrice e che le mie sono solo pure supposizioni.  Entrambe sono definite combination teapot, immagino perché impiegano materiali differenti nella loro realizzazione: l’una ha manico in metallo, mentre il corpo è in grès ricoperto da uno smalto grigio; l’altra ha manico tubolare, anch’essa in grès ricoperta da uno smalto grigio chiaro.

bauhaus teekanne

Qui invece abbiamo un contenitore per il té in metallo prodotto nel 1921 presso il metal workshop, ovvero il laboratorio dei metalli, di Weimar (chissà se Stano Breja ce l’ha… ecco, lo sapevo, l’ho detto!), abbinato ad una teiera in nickel-argento con inserti in ebano, di Christian Dell del 1922.

bauhaus teekanne

Per concludere, abbiamo poi una teiera “tea-extract pot” in ottone ed ebano e un servizio da té e caffé in argento, ottone ed ebano, entrambi di Marianne Brandt del 1924.

bauhaus archiv

E così, quella che doveva essere una normalissima visita ad un museo si è trasformata in una strepitosa occasione di ampliamento delle conoscenze in un campo, quello delle teiere, che mi interessa particolarmente! Chi l’avrebbe mai detto che al Bauhaus Archiv avrei trovato pane per i miei denti?