Archive for luglio 2012

Compleanno ricco…

Credo che sia decisamente facile farmi i regali. Credo, anzi, che sia molto facile capire in che ambito andare a cercare per farmi un regalo. Anche perché io poi dò parecchia soddisfazione. Se volete farmi un regalo sapete che potete andare su qualcosa che ha a che fare con il té e andrete sul sicuro. Le feste che vi faccio sono assicurate, non v’è dubbio (e anche il blog è contento)!

il mio té blog

Così è capitato che in occasione del mio ultimo compleanno pochi giorni fa (non vi dirò mai quanti anni ho compiuto), ho ricevuto ben 3 regali dalle mie favolose colleghe amiche (e tutte blogger tranne una – ma magari prima o poi convinco anche lei…) che hanno a che fare col mondo del té. Di due di essi ho già parlato: si tratta del teacaddy Diamond Jubilee e della tovaglietta per il té di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ad essi oggi si aggiunge una nuova scatoletta di latta per il té, regalatami da colei che si nasconde dietro Piumino di 12mqdiesperimentibotanici.

teatin

La new entry nella mia collezione: la scatoletta di latta floreale

Si tratta di una scatoletta cilindrica a tema floreale (e non poteva essere altrimenti, anzi, mi aspettavo quasi delle piante grasse come decorazione… 🙂 ), che ho prontamente riempito con del té nero alla fragola che da qualche tempo mi chiedeva una sistemazione consona. Naturalmente, considerato l’oggetto e considerato chi me l’ha regalato (ero con lei quando lo scoprii), il mio pensiero è andato subito a colui che non mi fa prendere sonno la notte, colui che ha tante, troppe teatins: Stano Breja! Sì, sempre lui, il più grande collezionista al mondo di scatolette di latta per il té! E questa mia nuova scatoletta lui non ce l’ha!

E’ stato decisamente un compleanno molto produttivo… grazie amiche!!!!

thank's tea

La cerimonia del tè in Russia

Fa caldo in questi giorni. Molto caldo. E allora perché non rinfrescarsi un po’ pensando a come si beve il tè nella fredda Russia? Un articolo molto ben articolato e particolareggiato sul sito moscowrockit.com permette di fare un’immersione – anzi, un’infusione – nella tradizione russa del tè. Che ha delle peculiarità che la rendono unica al mondo.

cerimonia del té russia

Il tè in Russia è una bevanda tradizionale e, complice il freddo, pare che si beva più tè qui che in Cina o in Giappone, Paesi dall’inossidabile tradizione in fatto di tè. Nonostante sia così diffuso, il tè non è in Russia da sempre, ma vi è arrivato nel 1638, al seguito dell’Ambasciatore della Cina che lo portò in dono allo zar dell’epoca, Alexey Mihailovic. Da allora iniziarono le importazioni di tè dalla Cina, solo ed esclusivamente via terra. E questa è la prima differenza con Gran Bretagna & Co, che importavano il tè via mare (e non solo dalla Cina). Alexandre Dumas, l’autore de “I tre moschettieri”, era a tal proposito un grande estimatore del tè russo proprio perché, trasportandolo via terra, le foglie non perdevano le loro qualità, come invece più facilmente avveniva via mare. Quello che è certo è che era ovvio importare dalla Cina via terra, attraverso la Siberia. La tradizione del tè in Russia può dirsi canonizzata intorno al 1820, mentre la prima sala da tè pubblica viene aperta a San Pietroburgo nel 1882. E se nei primi due secoli di importazioni, il tè era una bevanda da ricchi per via degli alti costi dovuti al trasporto via terra, l’avvento del treno agli inizi del Novecento permise di abbattere i costi di importazione e conseguentemente di rendere il tè una bevanda alla portata di tutti.

Ma veniamo nello specifico alla cerimonia del tè.

Innanzitutto va detto che vi sono due tipi di cerimonia, uno da “sala” e l’altro “en plein air”. La prima si svolge in casa, nella sala da pranzo, mentre la preparazione avviene in cucina; la seconda si svolge all’aperto: in giardino, in un padiglione, in terrazza, ma anche in spiaggia o in un parco. Il simbolo per eccellenza della cerimonia del tè russa, il samovar, si usa nella cerimonia en plein air. Il samovar tradizionale va a legna o a carbone, ma esistono – più moderni – i samovar che impiegano la corrente elettrica. I samovar di migliore qualità sono prodotti a Tula, ma sono molto costosi (e forse è uno dei motivi per cui ormai sono in pochi a preparare il tè nel modo tradizionale). Il samovar durante la cerimonia solitamente è posto sulla tavola o vicino ad essa. Va spento il combustibile (carbone nel samovar tradizionale, oppure corrente elettrica) non appena l’acqua inizia a bollire.

samovar tula

Il samovar, elemento principe della cerimonia del té in Russia

Il tè utilizzato è il tè nero, di qualunque tipo purché sia cinese (i tè dall’India e da Ceylon sono stati introdotti molto tardi rispetto alla formazione della tradizione russa del tè). Quale che sia la scelta, il tè dovrebbe essere molto aromatico e leggero: un Keemun può andar bene, ma anche il Lapsang Souchong oppure direttamente un Russian Caravan Blend, che altro non è che una miscela di Keemun e Oolong con una punta affumicata di Lapsang Souchong.

russian caravan

Un té Russian Caravan Blend

Quanto alla preparazione del tè, la tradizione russa prevede che si prepari per prima cosa un tè forte e concentrato nella teiera di porcellana con un cucchiaino di tè a persona più un cucchiaino extra, cui si aggiunge dell’acqua bollente; si mescola il tutto con un cucchiaino, si copre la teiera e si attendono 5 minuti circa. Si versa poi un certo quantitativo del tè forte così preparato in tazza, che  si finisce di riempire con acqua calda versata direttamente dal samovar. L’aspetto più divertente, se vogliamo, viene ora, perché i Russi amano aggiungere qualcosa al loro tè, per personalizzarlo: e così si possono aggiungere frutti, bacche, erbe, qualunque cosa possa arricchire il tè in gusto e aroma, anche semplicemente il limone in fettine rotonde; a me ispira particolarmente l’idea delle fragoline selvatiche, o dei lamponi, dei mirtilli che, messi in tazza, non cambiano il sapore al tè, ma conferiscono un aroma più…meno…diverso, ecco. Stesso discorso vale per le erbe, melissa, menta, origano o timo; e poi i più comuni miele e zucchero. Altrimenti, naturalmente, si può bere il tè liscio senza alcuna aggiunta.

La cerimonia del tè russa prevede – ne è anzi un aspetto chiave – la possibilità di mangiare degli snacks. Non si può bere il tè a stomaco vuoto, e la cerimonia stessa può sostituire la colazione, il pranzo o la cena. Questo perché è previsto una doppia razione di snacks, salati innanzitutto, e dolci per terminare. Sia i salati che i dolci si distinguono poi in piatti “pesanti” e pietanze più leggere: per i salati si va da piatti a base di carne, pesce, verdure e funghi a sandwiches vari, mentre per i dolci si comincia con pancakes (detti bliny), miele e marmellata e si prosegue con frutta e varia. Tra il salato e il dolce si fa una pausa che è momento di condivisione, chiacchiere e compagnia, che poi è lo spirito e lo scopo della cerimonia del tè russa.

In Russia ormai sono pochissimi a preparare il tè secondo il metodo tradizionale e a mettere in piedi una cerimonia del tè come vuole tradizione: molti in Russia non possiedono un samovar o il servizio da tè in porcellana e, lo sappiamo bene anche noi, spesso non si ha a disposizione più del tempo necessario perché un po’ d’acqua possa bollire e un po’ di tè si possa mettere in infusione in tazza. Ma è bello sapere che esistono tradizioni, di cui si mantiene comunque memoria, e personalmente mi piace conoscerle. In questo caso, per esempio, la cerimonia del tè russo ha rivelato un aspetto della società russa che solitamente non ti aspetti: la voglia di condivisione, di socialità che si nasconde dietro lo stare tutti insieme intorno ad un samovar che scoppietta, parlando del più e del meno, mangiando frutti rossi e martellatine…

samovar

“It is always tea-time…”

alice in wonderland

It is always tea-time…” dice il Cappellaio Matto, e mai frase potrebbe essere più adatta al mio caso. Così la creatrice di Fancyhollow ha pensato bene di creare una favolosa tovaglietta appositamente per me, con tanto di Cappellaio Matto, Stregatto e una frase che ben mi rappresenta (e lei lo sa bene!): “It is always tea-time, and we have no time to wash the things between whiles“. Rimando direttamente al post dedicato dalla creatrice, per spiegare la nascita e l’elaborazione della tovaglietta, spiegazione che è molto interessante, perché racconta l’episodio da cui è tratta la frase, qualche aneddoto collegato (per esempio, cosa sapete dello Stregatto?), oltre che la tecnica utilizzata per la tovaglietta, che è sicuramente un’ottima idea per fare un regalo, come del resto è stato in questo caso.

tea-towel Alice in Wonderland by Fancyhollow

tea-towel “Alice in Wonderland” by Fancyhollow

Io aggiungo solo che è bellissima, fin dalla carta regalo, anch’essa realizzata a tema, e che verrà usata molto spesso in casa mia! Potrei iniziare già questo pomeriggio in effetti: Circe che soffia alle porte non mi lascia altra scelta se non quella di stare al caldo a godermi una bella tazza di té (magari l’English Breakfast del Giubileo della Regina d’Inghilterra, che non sarà la Regina di Cuori, ma è pur sempre una regina…)…

carta regalo by Fancyhollow

carta regalo by Fancyhollow

Decisamente sì, questa tovaglietta mi rappresenta più che egregiamente, perché oltre al té che berrei a qualsiasi ora del giorno e della notte, c’è dell’altro…

…effettivamente io ho molto del Cappellaio Matto: quando vado a fare shopping la prima cosa che provo sono i cappelli, più son strani più mi piacciono! Ogni tanto, poi, torno a casa con uno di questi fantastici cappelli che poi però non ho il coraggio di indossare in giro…; e sul fatto che son matta…beh, ai posteri (e agli amici!) l’ardua sentenza!

Il tea caddy al servizio di Sua Maestà Britannica

tea-caddy Diamond Jubilee Limited Edition Ahmad Tea

Il 2012 è l’anno di Londra. Oltre alle Olimpiadi che si terranno a breve nella capitale britannica, quest’anno il grande evento è stato il Diamond Jubilee della Regina Elisabetta II. Naturalmente i sudditi di Sua Maestà non hanno perso occasione per celebrarla in tutti i modi possibili e immaginabili, e anche il té ha fatto la sua parte. E come non potrebbe, del resto?

Ho approfittato del viaggio di una mia amica, che poi è la blogger di Pane libri e nuvole, per chiederle di portarmi una scatoletta da té che celebrasse il Diamond Jubilee, visto che quando sono stata io a Londra lo scorso marzo non ho trovato (forse neanche cercato, in effetti) nulla.

E la mia amica mi ha portato, direttamente da Windsor, un tea caddy che è un capolavoro: un’elegante scatola di latta rossa con scritte in oro e un ritratto della regina risalente a quando si insediò al trono nell’ormai lontano 1952, quand’era appena venticinquenne. Si tratta di una Limited Edition, cosa che le conferisce ancora più valore (e scommetto che Stano Breja non ce l’ha!), prodotta dalla Ahmad Tea, nota casa di produzione di té inglese, e contiene un delicato English Breakfast, blend di té dall’India, dal Kenia e da Ceylon. Non mi sento molto distante da Sua Maestà, in questo momento che lo sto sorseggiando durante il mio breakfast, mentre in sottofondo un cd manda i Beatles… il modo migliore di iniziare la giornata… 

keep calm and have a cup of tea

Esperimento riuscito!

Ricordate che poco tempo fa avevo pubblicato la notizia/ricetta per preparare un innovativo té freddo, direttamente col ghiaccio? L’idea, alquanto curiosa ma fattibile, aveva ispirato la fantasia non solo mia, ma anche di qualche lettrice, in particolare di Phoebes, alla quale oggi comunico che sì, l’esperimento è riuscito! 

ice-brewed infusion

Ice-brewed infusion: il mio esperimento riuscito!

Per chi si fosse perso il post, l’esperimento è preparare un Ice-brewed Tea, così come lo consiglia il blog di Operation:tea, cui rimando per ogni ulteriore informazione. Io mi sono attenuta alle regole indicate dalla mia fonte, con la sola variante, obbligata nel mio caso, dato che non la possiedo, di non utilizzare una teiera in vetro (il cui unico scopo peraltro è vedere il lento sciogliersi del ghiaccio e la lenta infusione del té). Per il resto ho usato un té verde sencha che ho messo sul fondo della mia teiera English Style, quindi ho deposto i cubetti di ghiaccio e ho atteso. Tanto. Sì, perché nonostante faccia caldo, il ghiaccio ha i suoi tempi tecnici di scioglimento (altro che mezz’ora come diceva la mia fonte! [la quale, essendo vietnamita, forse gode di un clima vagamente più tropicale del nostro]).

Comunque sia, esperimento riuscito! Il té verde così prodotto è per forza di cose fresco e ben infuso, dissetante e ideale per le calde giornate estive che stiamo vivendo in questo periodo. Il mio té freddo per l’estate è servito!

Alfredo Jaar e il Rwanda Project. Cosa si nasconde dietro un’innocua piantagione di tè

Alfredo Jaar, Rwanda Project

Sembra una tranquilla, bella e rigogliosa piantagione di tè, questa distesa di piante che si trova in Ruanda, a 40 km a Sud di Kigali, e in effetti lo è, ma basta ampliare lo sguardo, e l’immagine serena e bucolica acquista tutto un altro significato. La piantagione si trova poco distante dalla chiesa cristiana di Ntamara Church; per raggiungerla si percorre una strada alberata, poi infine si attiva a Ntarama Church. Negli scatti che si susseguono – la piantagione di tè, poi la via alberata, infine una nuvola solitaria nel cielo azzurro, nei pressi della chiesa – nulla fa presagire quello che qui è successo nel 1994. La chiesa di Ntarama è stata infatti il teatro di un massacro, uno dei tanti di quell’anno, perpetrato ai danni della popolazione Tutsi nel corso del quale furono trucidate 5000 persone tra uomini, donne e bambini: si trattò di un genocidio, svoltosi davanti agli occhi chiusi della comunità internazionale. Non immagini neanche, dunque, che vicino a quella rigogliosa piantagione di tè, sotto quella placida nuvoletta, nei pressi della chiesa, c’è un terreno di morte.

Alfredo Jaar, Rwanda Project

I tre scatti in successione della piantagione di té, la via alberata, la nuvola solitaria nell’installazione di Alfredo Jaar Rwanda Project (credits: Alfredo Jaar, The way it is. An Aesthetic of Resistance, catalogo della mostra di Berlino)

Parte da queste tre apparentemente innocue immagini il Rwanda Project di Alfredo Jaar, artista, fotografo, video maker di fama internazionale che spesso, anzi sempre, nei suoi lavori guarda alla società contemporanea e ai suoi drammi, con l’intenzione di denunciare, di far aprire gli occhi al suo pubblico che, come nel caso del Rwanda Project, può ricevere dei veri pugni nello stomaco, tanto coinvolgenti sono le installazioni che allestisce.

Mi sono imbattuta nel Rwanda Project a Berlino, alla Berlinische Galerie, all’interno di una retrospettiva dedicata interamente all’autore Alfredo Jaar, dal titolo “The way it is. An aesthetics of resistance”. Totalmente impreparata a quello che mi aspettava e ignara di chi fosse Alfredo Jaar e di cosa si occupasse, sono stata subito attratta dalla foto della piantagione di tè, chiedendomi cosa ci potesse essere di “artistico” in un soggetto di questo tipo. Ma non c’è voluto molto per capirlo. E se si intuisce qualcosa man mano che dalla foto della piantagione si passa alla via alberata, quando si arriva alla nuvola si serra il cuore: perché è spiegato, a disegno, che la “lonely cloud” sta proprio sopra il teatro della carneficina; niente di più contrastante con la bella giornata di sole che quel cielo azzurro lascerebbe intendere.

L’installazione prosegue con una serie di didascalie a immagini che non vediamo, ma che purtroppo possiamo figurarci piuttosto bene, istantanee del massacro, storie di singole persone che erano presenti. Una di queste storie è quella di Gutete Emerita, una giovane madre di famiglia che quella domenica mattina del 1994 era in chiesa a Ntamara Church quando la milizia Hutu irruppe e fece strage dei presenti. Lei sopravvisse, ma vide morire davanti a sé il marito e due figli, bambini di 10 e 7 anni. Un’intera sala è dedicata proprio ai suoi occhi, nei quali si riflette l’orrore per ciò che ha visto e vissuto, e che guardano dritti verso di noi, a chiedere aiuto, a chiedere perché.

Il Rwanda Project è molto più esteso; preoccupandosi di come poter portare al mondo, alla comunità internazionale, la notizia, la testimonianza e la riflessione su questo genocidio che appartiene alla nostra storia recente, Alfredo Jaar dedica tutta una sezione del suo lavoro alla stampa internazionale, al ritardo con cui la notizia cominciò ad avere quel risalto che si procura finendo in copertina. E il dato è sconcertante.

Altro che tranquilla, bella e rigogliosa piantagione di tè. Quel tè sa di sangue, dolore e distruzione. Non credo che dimenticherò mai quest’installazione, non voglio dimenticarla. Troppo crudo e impietoso è stato il suo messaggio. E non dimenticherò mai quella piantagione di tè.

A Berlino impazza il Bubble Tea!

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Forse qualcuno ricorda la mia insana passione per il bubble tea, quella strana bevanda da passeggio, una sorta di té freddo o di milk tea addizionato con perle di tapioca ottimo per una merenda alternativa da sorseggiare passeggiando per la città. Lo scoprii per la prima volta a New York, dove me ne innamorai, lo ritrovai in Australia, dove non persi mai occasione di prenderlo quando era possibile, a Sydney, a Melbourne, a Cairns e persino a Brisbane l’ultima mattina di viaggio, pensando che chissà quando avrei poi potuto avere la possibilità di berne nuovamente uno. Mai più immaginavo che l’avrei trovato a Berlino, nel cuore dell’Europa: perché il bubble tea é un’invenzione vietnamita, e ben distante dalle abitudini alimentari degli europei (escludendo me).
Quando ho visto il primo chiosco, nel sottopassaggio della metropolitana di Postdammerplatz, ho pensato che era un evento più unico che raro trovare un Bubble Tea, e che quindi lo dovevo provare per forza! Ho preso un Bubble Tea con té nero al lichee e perline al lichee che esplodono al contatto con la lingua. Molto dolce, fresco e dissetante.

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Quando il giorno dopo, però, ho trovato il bubble tea in stazione a Posdam, ho cominciato a sospettare che forse da queste parti é più diffuso di quanto pensassi. Qui ho predo un bubble tea versione milk al taro, una radice che dà un colore lilla e un gusto zuccheroso (che avevo scoperto a Brisbane), di nuovo addizionato con perle di lichee. Il sospetto, però, é diventato certezza quando ho visto la pubblicità del bubble tea al McCafé…

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E ancora! In Alexanderplatz ho trovato un chioschetto nell’edificio dei grandi magazzini Galeria, e non ho potuto fare a meno di prendere un coconut and taro milk tea addizionato con perle di tapioca – finalmente! Dolcissimo e favoloso, dal bel colore lilla che poco ha di naturale, probabilmente, ma che mi regala grandi soddisfazioni!

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Come mio solito, dunque, ho fatto indigestione di bubble tea. Che ora, però, é molto più vicino…