Archive for giugno 2012

Giappone. Terra d’incanti

Il 1^ luglio chiude a Palazzo Pitti, Firenze, la mostra “Giappone. Terra d’incanti“.

Ero curiosa di vederla, ma tuttavia, poiché la data di chiusura si stava avvicinando vorticosamente, ho forse scelto per la mia visita la giornata meno adatta, tra caldo africano, sciopero degli autobus non proprio convinto (e di questo ringrazio!) e traffico disumano che hanno messo fin da subito alla prova la mia pazienza. Ma io, già entrata in pieno spirito zen, ho saputo accettare tutto con la serenità necessaria.
Problema però, quando sono arrivata a Pitti, é che nessuno mi ha spiegato come funzionava, quindi forse non ho fatto il percorso nel modo corretto. O forse sì. O non lo saprò mai.
La mostra sul Giappone in realtà si articola in 3 sezioni che si possono anche concepire separatamente le une dalle altre. Tre mostre, in sostanza, ciascuna col suo preciso tema, anche se forse un leit motiv, un fil rouge che collega il tutto c’é: l’incontro con l’Occidente, il determinarsi di influenze e suggestioni scaturite dall’incontro con l’altro, con l’esotico (che, a seconda del punto di vista, non é necessariamente l’Orientale).
La prima delle mostre-nella-mostra che ho visto (ma che forse doveva essere l’ultima, vista la cronologia della problematica e delle opere) alla Galleria Palatina, si intitola “L’eleganza della memoria. Le arti decorative nel moderno Giappone”. Il Giappone, a partire da fine ‘800 ha affrontato cambiamenti radicali nella situazione sociale ed economica, dovuti principalmente all’apertura all’Occidente, che comportò l’ingresso nel Paese di nuovi saperi e nuove tecniche anche nell’artigianato artistico, rischiando quasi di snaturarlo. Dopo la II Guerra Mondiale, invece, lo Stato diede vita all’istituzione dei beni culturali intangibili (rivelando verso questi temi una sensibilità non comune, precoce rispetto al resto del mondo) e per evitare la perdita della conoscenza delle tecniche tradizionali nel 1955 istituì il sistema del “Tesoro Nazionale Vivente” a sostegno dei detentori e degli eredi di tecniche e abilità artistiche tradizionali. Le opere in mostra vanno da fine ‘800 fino al 2006: si tratta dunque di una selezione di opere di artigianato artistico contemporaneo in cui alle tecniche tradizionali per la realizzazione di oggetti tradizionali (dalle ceramiche ai kimono ai paravento) si affiancano nuovi spunti decorativi e nuove sensibilità artistiche.

tazza da té

Tazza per il té in ceramica di tipo Shino, Arakawa Toyozo, 1957

La seconda sezione/mostra, alla Galleria del Costume, si intitola “Giapponismo. Suggestioni dell’Estremo Oriente dai Macchiaioli agli anni ’30”. A partire da Macchiaioli e Impressionisti l’arte giapponese si andò a inserire come suggestione e fonte di ispirazione nelle più diverse correnti dell’arte contemporanea occidentale. Nel percorso espositivo vengono poste a confronto opere d’arte giapponese, come le xilografie di Hokusai e di Hiroshige, con dipinti e opere di pittori italiani di fine ‘800 – inizi ‘900. L’ispirazione non riguarda solo i soggetti, ma anche gli schemi compositivi e le suggestioni, attraverso l’inserimento nell’opera di un dettaglio tipicamente giapponese, come il paravento, il ventaglio, oppure la stampa giapponese ritratta attaccata alla parete.

Giappone. Terra di incanti

Mario Cavaglieri, Piccolo interno/Figura giapponese in salotto, 1920

La Toscana si scopre la capofila del Giapponismo in tutte le sue espressioni, anche nel collezionismo, grazie a personaggi come Stibbert, la cui collezione é tutt’ora visitabile al pubblico fiorentino nel museo che prende il suo nome. Scopro che anche il teatro occidentale viene ispirato dall’Oriente, e che un’opera come la Madama Butterfly di Puccini é proprio frutto del Giapponismo. Le opere esposte in questo settore, sia giapponesi che italiane  sono veramente belle, fanno capire come l’esperienza del nuovo e del diverso fosse per gli artisti – italiani in questo caso – un banco di prova continuo, una fonte continua di nuove idee in una fase artistica in cui, tagliato ormai da decenni il cordone ombelicale con le Accademie classiche, si cercavano nuove strade e sperimentazioni.
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Una famosissima xilografia di Hiroshige

La terza mostra-nella-mostra, al Museo degli Argenti, si intitola “Di linea e di colore. Il Giappone, le sue arti e l’incontro con l’Occidente”. Qui si fa un altro salto cronologico indietro, dato che si parla dei primissimi contatti degli Occidentali con il Giappone (e lo stesso Palazzo Pitti ospitò i primi ambasciatori giapponesi che vennero in Europa nel 1585!). Sulla Linea e sul Colore, dall’incontro e dal contrasto tra questi due elementi complementari, prende forma l’arte giapponese attraverso i secoli. La Linea, così essenziale, é di ispirazione zen, per questo permea ogni manifestazione artistica giapponese, dalla Cerimonia del té alla cura dei giardini, al teatro e alle arti marziali. Nella cerimonia del té Chanoyu, anzi, i dipinti a inchiostro monocromo e le calligrafie da sistemare nella nicchia Tokonoma (ricordate Kakuzo Okakura ne “Lo zen e la Cerimonia del té” a proposito della Casa del té?), gli utensili, l’ambiente e la disposizione d’animo dei partecipanti, sono il risultato di un processo in cui l’essenzialità della Linea assume un significato simbolico e artistico assoluto.

Giappone. Terra di incanti

Giara per le foglie di té, Nomonura Ninsei, XVII secolo

Tuttavia il Colore é però espressione del racconto, é poesia, ridondanza, non può non essere senza la Linea. Le narrazioni si fanno a colori, su vivaci paravento che illustrano “Le vedute di luoghi famosi di Edo”, oppure le grandi battaglie, con una freschezza, una vivacità, un’attenzione ai minuti particolari che effettivamente non stupisce in un popolo che ha fatto della calligrafia una disciplina quasi filosofica. Anche l’incontro con l’Occidente viene raccontato, da quando nel 1549 i Portoghesi giungono sulle coste nipponiche a quando nel 1639 tutti gli Occidentali vengono espulsi: nasce il mito del Nanbanjin, lo straniero, il barbaro del Sud, mentre la penetrazione del Cristianesimo fa sì che si produca una curiosa oggettistica cristiana, occidentale nei soggetti (croci, pissidi, tabernacoli a parete con immagini sacre), ma giapponese nelle tecniche e nelle realizzazioni.
La mostra é senz’altro interessante; le ultime due sezioni in particolare permettono di ammirare oggetti bellissimi e non comuni. Le famose xilografie di Hokusai e Hiroshige siamo abituati a vederle riprodotte su belle pubblicazioni, non ad ammirarle dal vivo, così come i vivacissimi paraventi di epoca Edo. Devo constatare la scarsa presenza di oggettistica legata al té, ma ho apprezzato che nella piccola sezione ad essa dedicata nella terza mostra vi fossero due vasi di fiori: ricordo che Kakuzo Orakura parla nello specifico di mettere un fiore nel tokonoma; vedere l’applicazione pratica di un’indicazione letta qualche tempo fa che così riaffiora alla memoria procura in effetti un certo piacere, quasi un senso di familiarità.
Sicuramente l’intera esposizione meritava una visita più attenta di quella che ho potuto dedicarle per mancanza di tempo: ho bevuto velocemente una bevanda che andava gustata e assaporata con più calma, proprio come bisognerebbe fare con una tazza di té.

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Rompe-té le regole…

Ormai ho visto proprio tutto, come dicevo qualche post fa a proposito del Coca-cola Matcha, pertanto non vi stupirà se vi propongo due metodi per crearvi un té tutto particolare e tutto personalizzato, senza passare per le normali “regole”, ma anzi rompendole decisamente! Le due idee che vi propongo, e che prima o poi intendo provare (una delle due anche nell’immediato futuro, visto che è piuttosto estiva…) rompono per l’appunto le regole, se così si possono chiamare, della normale preparazione del té, quella che passa per l’acqua bollente, la teiera e l’infusione di una tipologia di té. Le due idee naturalmente non sono mie (anche se la seconda delle due qualche volta mi è passata per la mente): la mia fonte è Operation:tea, una sala da té vietnamita (dalla quale mi aspetterei un certo rispetto per le tradizioni, invece…).

Ma basta perdere tempo, ecco le due idee, facili da realizzare, che mi sento di proporvi e che, vi assicuro, prima o poi sperimenterò io stessa:

1) Ice-brewed Tea – il té infuso nel ghiaccio

Per la stagione estiva può essere l’ideale, inoltre la preparazione non è più lunga del normale iter per preparare l’ice-tea a partire da un’infusione di té in foglie, qualunque esso sia. La mia fonte propone comunque di usare del té verde in foglie non aromatizzato, non meglio specificato. Le foglie vanno messe all’interno di una teiera secondo il normale quantitativo che si usa per un’infusione tradizionale (ci possiamo anche aiutare con un dosatore, ma le foglie in questo caso specifico devono poter stare libere all’interno della teiera), dopodiché la teiera va riempita con cubetti di ghiaccio e lasciata lì a temperatura ambiente ad aspettare che il ghiaccio si sciolga. La mia fonte avverte che si deve attendere all’incirca mezz’ora perché l’infusione sia conclusa. Avrete così una bevanda freschissima e senz’altro innovativa, leggera e dissetante. L’idea, decisamente di stagione, vale la pena di essere provata…

ice-brewed tea – fonte: operation:tea blog

2) Blend-by-Brew – tu tea is megl’ che  uan  🙂

Quante volte avete pensato di mischiare nell’infusione due blend di té differenti? In fondo è il principio stesso di blend famosissimi come l’English Breakfast… in questo caso però noi prepariamo due infusioni differenti (la mia fonte propone uno Yunnan e un Houjicha, quindi un té cinese e uno giapponese), dopodiché le mischiamo insieme al momento di servirle. L’idea sembra interessante, anche per mescolare té aromatizzati ai frutti, ai fiori oppure té affumicati, té speziati e chi più ne ha più ne metta… si può scatenare davvero la fantasia, anche perché non penso che possa “uscire” un té cattivo dalla somma di due té buoni, al massimo può succedere che i due té sono poco compatibili e uno sovrasta l’altro. Sta al buon senso e alla sensibilità con profumi e sapori cercare di capire quali abbinamenti possono stare bene insieme…

E voi, cosa sperimenterete quest’estate?

Shark Tea Party

Ha l’aria di essere tutto fuorché una tranquilla tazza di té quella che lo scorso febbraio alcuni sub del Sea Life London Acquarium hanno bevuto comodamente seduti ad un tavolino sommerso, nella vasca degli squali dell’acquario londinese… Lo scopo? Far diminuire nei più, soprattutto nei bambini, la paura nei confronti degli animali più feroci dell’Oceano. E così questo improbabile Underwater Tea Party si è svolto sotto gli occhi increduli dei visitatori: le immagini parlano da sole, con gli squali che nuotano, quasi volano sopra le teste dei sub accomodati al loro bel tavolino apparecchiato.

shark tea

Underwater Tea Party, with sharks!

Va da sé che non tutti gli squali sono uguali, non tutti attaccano l’uomo, e soprattutto quelli della barriera corallina (che sono poi gli squali dell’acquario), non hanno nessun interesse nei confronti della nostra pellaccia (e io ne so qualcosa, perché in Australia mi è capitato di fare snorkeling in mezzo agli squali, ma questa è un’altra storia…). Tuttavia fa un certo effetto vedere i sub belli tranquilli con quei bestioni sopra le loro teste…

Va bene che ogni momento e ogni luogo è quello giusto per bere una tazza di té, però qui forse si comincia a esagerare, eh?

Coca-cola Matcha: da assaggiare, ma anche no

É una di quelle cose che fa rabbrividire anche una che, come me, in genere non si fa problemi ad assaggiare cose strane, anche e soprattutto in fatto di té. Eppure il té alla coca-cola, anzi, il té matcha alla coca-cola é una di quelle cose che proprio non mi ispira (ed é già tanto che non mi faccia urlare allo scandalo). Per me il té matcha va bevuto puro, semplice polverina verde brillante che fa disciolta nell’acqua con l’apposito frullino; c’é una tradizione che va rispettata quando si beve un té matcha, insomma, ci sono delle regole! Il té matcha ha una storia, é il protagonista della cerimonia del té giapponese, non posso mica contaminarlo con la coca cola!?

Eppure su un sito web americano, Red leaf tea, il Coca cola Matcha lo vendono, peraltro alla non proprio modica cifra di 15.99 $, tessendone le lodi come té adatto alla preparazione di molti cibi e bevande che acquistano così un “interesting adventurous twist“. La cosa più folle, poi, é che quello della coca cola viene definito un “natural flavor“… Commentate voi, perché io ho finito le parole.
Ho il terrore di come possa essere davvero. Vero é che non più cosa inventare… Poi, per carità, io sono la prima ad apprezzare i folli flavours di prodotti a base di té come i Bubble Tea/Milk tea che ho bevuto a New York e in Australia, però qui la questione mi sembra un po’ differente!
Comunque vi fornisco il link, così vi rendete conto che non me lo sono inventato…
http://www.redleaftea.com/matcha-tea/coca-cola-matcha.html

…e se volete, il té matcha è disponibile anche nella versione Bubble Gum Matcha…roba da intenditori…

Fairy teapot – la teiera dei folletti

Ormai la storia é sempre la stessa: Marina viene a sapere dell’esistenza di un piccolo mercatino dell’antiquariato, Marina si reca al mercatino, Marina trova una teiera, anzi LA teiera, quella senza la quale la sua collezione sarebbe incompleta, quella del cui mancato acquisto si pentirebbe fino al prossimo, Marina fa gli occhioni al suo paziente marito, il marito sorride accondiscendente e Marina infine acquista la teiera con un sorrisone da bambina felice.
Il mercatino di oggi era a San Bartolomeo al Mare, ridente paesino sul mare della Riviera di Ponente, in Liguria, con una bella passeggiata a mare. Sulla passeggiata ogni tanto si riuniscono quattro banchini (forse non proprio quattro, ma non raggiungono la decina) di gente che, presumo, approfitta dell’occasione per svuotare la propria cantina o le proprie mensole. Alla fine tutti questi piccoli mercatini di paese o di quartiere si somigliano sempre, vendono bene o male sempre le stesse cose: vecchi souvenir provenienti da chissà dove nel mondo, vecchi libri e vecchie stampe o cartoline d’epoca, vecchi prendipolvere, qualche oggetto in rame, tazze e vecchi servizi da té o da caffé. E ogni tanto salta fuori una qualche teiera bizzarra.
Così Marina, davanti alla teiera bizzarra non può dire no, non può far finta di niente. E di conseguenza, inevitabilmente, la compra (per fortuna, c’é da dire, i prezzi sono sempre molto bassi, per cui si può fare).
Ma basta con questa lunga e noiosa introduzione: date il benvenuto alla nuova arrivata nella mia collezione, che ho già chiamato Fairy Teapot – la teiera dei folletti. Il perché é presto spiegato:
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La teiera é una casetta cilindrica piena di fiori e con un gatto dormiente che si gode il sole, ricavata in un fungo. La cappella del fungo é il tetto, completo di lucernario e comignolo. Le tinte pastello completano fiabescamente questa teierina (che tanto piccola non é, é alta 15 cm).
Quando l’ho vista l’ho immaginata subito parte di un mondo fatato, popolato da fatine, folletti, elfi e gnomi, così ho pensato che la location ideale per ritrarla dovesse essere, per forza, un giardino, qualcosa che ricreasse un classico boschetto fatato abitato da invisibili spiritelli buoni.
Questo é il risultato.
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Personalmente sono molto soddisfatta del mio acquisto (che ha conquistato anche il cuore di mio marito..), e non vedo l’ora di farle spazio a casa, vicino alle altre mie meravigliose teiere da collezione.

Londra festeggia il Giubileo della Regina…come non dedicarle una tazza di té?

Tutto il mondo anglosassone è in subbuglio da qualche mese a questa parte perché questo week-end si festeggia il Diamon Jubilee della Regina Elisabetta II. Per l’occasione la compassata Inghilterra si è vestita a festa scadendo in qualche caso anche nel kitsch, come alcune decorazioni in giro per la città lasciano intravvedere, tra Union Jack di strass a lenzuoli di Union Jack  che sventolano in Covent Garden e in Carnaby Street, per non parlare di quell’immensa gigantografia della famiglia reale che fa bella mostra di sé sulla facciata di un bel palazzone che si affaccia sul Tamigi.

diamond jubilee decorations

Il Giubileo della regina cade peraltro proprio l’anno delle Olimpiadi di Londra (o viceversa, le Olimpiadi sono proprio quest’anno che si festeggia il Giubileo della Regina), un’infinità di manifestazioni sono state organizzate durante l’anno e in particolare in questo week-end e il giubileo stesso ha ispirato una serie di cose, tra cui non poteva esimersi il té!

Dall’illuminante blog Visit London apprendo che esistono vere e proprie creazioni chiamate “Diamond Jubilee Afternoon teas“, menù inventati appositamente dalle migliori sale da té della capitale inglese. Vi rimando al blog per leggere l’intero resoconto (è inutile che ve lo traduco, anche perché lo tradurrei peggio di come potete farlo voi), ma vi segnalo qui la trovata migliore, più regale, se vogliamo restare in tema, o più kitsch, se usiamo un minimo di spirito critico.

La prima segnalazione che VisitLondon presenta, e che vale la pena di rendere nota anche qui, è il Pret-à-Portea di Berkeley, noto hotel e ristorante che per l’occasione ha creato una presentazione apposita, la “Royal Collection”: il pret-à-portea è in sostanza una produzione di biscottini a forma varia solitamente ispirata al mondo della moda. Nell’occasione l’ispirazione è data dalla Regina e dai suoi audaci cappellini:

Non è meravigliosa?

Il blog londinese presenta poi tutta una serie di luoghi dove prendere un menu ispirato al Giubileo della Regina, tra cui non manca un Afternoon Tea in una delle cabine del London Eye o su uno dei barconi da crociera che attraversano il Tamigi.

Insomma, giustamente anche il té vuole la sua parte in questa grande festa nazionale che è il Diamond Jubilee. Così ho fatto un giro sul web, per vedere un po’ che cosa hanno prodotto due grandi distributori di té a Londra, Harrods e Twinings. Ecco quello che ho trovato, e che vi ho impaginato utilizzando quello splendido gioiello che è Polyvore (un grazie enorme a Fancyhollow che me l’ha fatto conoscere…), social network di grafica e impaginazione che ha la straordinaria capacità di diventare una droga per chi, come me, è già sulla cattiva strada…
diamond jubilee tea