Archive for maggio 2012

La collezione: il mio té da souvenir di Londra

Come raccontavo in qualche post fa, sono stata a Londra di recente. Come in ogni mio viaggio che si rispetti, non torno a casa senza la mia scorta di té acquistata in loco. A Londra, a maggior ragione, non mi tiro indietro, anzi! Questa volta, però, invece che fare i miei acquisti nel negozio Twinings, mi sono dedicata al té più comune, quello venduto, anzi svenduto, nei negozietti di souvenir. Lo dico chiaramente, e credo di incontrare il parere favorevole di chiunque: ho acquistato il té non per berlo, perché credo che se non la qualità di partenza, quantomeno le condizioni di conservazione   siano drammatiche! Per dirla in sintesi: quando comprate té a Londra in un negozio di souvenir non aspettatevi una grande qualità! Di conseguenza, se volete acquistarlo, scegliete la scatolina che vi attira di più, la tea-tin a tema più gradevole, più divertente, più da souvenir.

Sono giunta alla conclusione che il té dei negozi di souvenir non sia da bere, o comunque non sia di buona qualità, proprio acquistando il té in uno di questi negozietti: le scatolette di latta sono svendute a 1£ o poco più, in ceste esposte agli agenti atmosferici (pioggia, ma anche sole battente quando c’è) e senza contare gli sballottamenti continui dovuti a mani di turisti che ravanano a caccia delle scatolette più carine.

Le scatolette sugli scaffali all’interno del negozio, in confezioni regalo, hanno dall’altro lato il problema che non si sa quando sono state immesse sul mercato: quanti anni ha già una tea-tin a forma di big ben prima che io la acquisti? In fondo, ricordiamocelo, quando facciamo di questi affari, questi non sono altro che oggetti ricordo, da esibire su uno scaffale in casa propria, al pari di una calamita da frigo, al pari di una maschera di carnevale presa a Venezia o di una Tour Eiffel in miniatura presa a Parigi. Non è té fatto per essere bevuto. Piuttosto è té fatto per essere esibito.

Dopo questo lungo preambolo, vi presento finalmente i nuovi arrivati nella mia collezione: si tratta di 7 scatoline di cui avevo già dato qualche anticipazione. Ma vi mostro la foto, senza altri indugi:

english breakfast da collezione

Il mio té da souvenir, direttamente da Londra

Dunque abbiamo, dal basso verso l’alto, una confezione da tre briose scatolette “Pure English Tea Time“. I blend all’interno sono English Breakfast Tea, Earl Grey Tea e English Evening Tea. A seguire verso l’alto, le altre tre scatolette, collezione “Traditions of London“, sono particolarmente kitsch nelle loro forme: qui conta davvero più la forma della sostanza, più il contenitore del contenuto. Nella scatolina a forma di London Bus abbiamo il London Tea, mentre nella scatolina a forma di Big Ben (senza dubbio la più bizzarra della mia collezione) e in quella a forma di cabina telefonica è contenuto English Breakfast. Infine, sulla cima della piramide ho messo la scatolina singola di English Breakfast della linea New English Teas con il panorama londinese. E’ la scatolina più elegante di tutte, semplice, adatta come souvenir da regalare a persone di tutte le età, non stona su una mensola in cucina. Ma quando l’ho acquistata era in una cesta esposto alla pioggia, dunque, non credo che ne berrò mai il contenuto.

E questo è quanto. Questi i miei acquisti da souvenir a Londra. Cui si potrebbe aggiungere la tazza da té presa nell’m&m’s Store… ma questa è un’altra storia!

 

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Humour inglese

Chi se non un Inglese può fare ironia sul té e sul consumo che se ne fa in Gran Bretagna? E così ecco una simpatica vignetta suggeritami dalla blogger di 12mq di esperimenti botanici. Semplice (talmente semplice che la potrei disegnare anch’io!) ma efficace, non c’è che dire!

anarchy in UK

Un giardino giapponese a Firenze

Il bello di vivere a Firenze é che la città per sua stessa natura offre ogni volta occasioni sempre nuove di svago, di conoscenza, di scoperta, di crescita culturale.
Così oggi, complice la bella giornata che si é aperta nel tardo pomeriggio, io e mio marito siamo andati al Piazzale Michelangelo, da cui è sempre un piacere godere il panorama di Firenze anche se si abita qui: del resto non bisogna per forza essere dei turisti per apprezzare le cose belle. Subito sotto il Piazzale si apre, e l’accesso è libero, il Giardino delle Rose, un ampio spazio terrazzato che scende lungo il pendio e ospita aiuole fiorite di rose dai variopinti colori, delle varietà più…varie (!), dal profumo che riempie l’aria. Il giardino é arricchito da alcune sculture dell’artista Folon, e sullo sfondo c’é sempre lui, l’inconfondibile skyline rinascimentale di Firenze, con Palazzo Vecchio, Santa Maria del Fiore, il campanile di Giotto e Santa Croce.

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Verso il fondo del Giardino delle Rose la scenografia cambia: scompaiono le rose, fa la sua apparizione un ruscello, un sentiero segnato da pietre e alcuni allestimenti tipici del giardino del té.

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Scopro che la città di Kyoto, legata da profonda amicizia a Firenze, ha regalato un tipico giardino giapponese alla città, un angolo di pace lontano dal traffico e nascosto, intimo, come immagino debba essere un giardino del té. Gli elementi del giardino del té ci sono tutti: c’é il ruscello, appunto, c’é il sentiero segnato da pietre irregolari ma perfette nella loro concezione, c’é l’acqua che  scorre, c’é una panchina coperta presso la quale riposare o meditare: io mi siederei in attesa di prepararmi un té matcha, o di assistere ad una cerimonia del té con un vero maestro.

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Una piacevole scoperta, che conclude una bella passeggiata in un mondo a parte, com’é questo giardino, lontano dal frastuono della città, calato in una dimensione quasi senza tempo. E il cielo azzurro sopra di noi, e il sole caldo nel cielo sono la cornice più bella in questo tardo pomeriggio di primavera.

Profumo di gelsomino nell’aria…

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É da qualche giorno che, di ritorno dal lavoro, poco prima di arrivare a casa, mi imbatto in un giardino fiorito con una bella siepe di gelsomino che dà sulla strada. Non lo faccio apposta, ma sento prima il profumo di vedere la siepe, e vengo catturata, portata a immergerci il naso in questa trama di fiorellini bianchi, piccoli ma potentissimi nella loro fragranza. Tipo messaggio subliminale, neanche avessi visto la pubblicità in tv, entro in casa con un’irresistibile voglia di prepararmi un té al gelsomino.
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Non é poi un’idea così balzana la mia: innanzitutto il gelsomino è evidentemente un fiore di stagione, quindi é proprio questo il momento giusto per usarlo nel té, e poi perché questo periodo dell’anno, che non é ancora così caldo da farci desiderare il té freddo, ma non é neanche più così freddo da invogliarci a stringere tra le mani una tazza bollente di corroborante té nero agli agrumi, é l’ideale per prepararsi un té al profumo di fiori: sarà la primavera, sarà che i balconi e le aiuole sono fioriti, ma non vi fa gola un bel té al gelsomino, per l’appunto, verde o nero non importa, o alla rosa, o addirittura alla violetta? A me sì, e in questi giorni mi sto scatenando con ciò che offre la mia collezione: per esempio, ho un boccettino di vetro in cui custodisco gelosamente un té nero alla violetta che mi sono procurata a Grasse, in Provenza; per quanto riguarda le rose, ho un té nero che mi preparo quando minaccia pioggia e un té bianco “Passion de fleurs” di Damman Frères, acquistato a Parigi in Place des Vosges. I miei té al gelsomino vengono però da più lontano ancora: dalla California, Napa Valley, arriva un té verde in perle, per la precisione un Jasmine Dragon Pearls della Tillerman Tea Company regalatomi da una mia amica che sa bene che apprezzo questo genere di souvenir; gli altri jasmine tea che possiedo arrivano l’uno dalla Thailandia, l’altro dal Laos. Anch’essi mi sono stati portati: quello thailandese é verde in bustina, quello dal Laos é anch’esso verde ma loose tea, in una bella confezione che pare dipinta a mano. Ho l’imbarazzo della scelta, dunque, e non posso lamentarmi. Dietro ognuno di questi té c’é una storia, ognuno ha un suo luogo d’origine che lo rende unico nel suo genere e indimenticabile nella mia mente e nella mia memoria.

Rovine e camelie

Trovo finalmente il momento di pubblicare (e mi scuso con chi mi segue per la mia assenza da queste pagine negli ultimi tempi) questo scatto rubato qualche tempo fa. Si tratta di una camelia in fiore sullo sfondo di alcuni elementi architettonici in marmo di età romana.

Il contrasto tra i colori, tra la vivace irrequietezza del fiore rosa e l’aulica compostezza del marmo bianco, tra il presente fuggevole del fiore, che ieri era un bocciolo, oggi è in pieno splendore e domani sarà petali sparsi sul pavimento, e il passato ormai archiviato dei resti archeologici sullo sfondo a mio parere fa sì che questa foto sia una poesia in immagini.

rovine e camelie by ilmiote

Ma forse sono io che sono troppo sentimentale…